Ordini Cavallereschi Crucesignati

Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.

sabato 29 settembre 2007

I.R.C. Sito Ufficiale di Umberto DI GRAZIA (1)

L'Altra Informazione: Salute
Articolo del 22/08/2007

Per l’ipertensione il cioccolato va preso fondente


tratto da: Pensiero Scientifico (yahoo)di antonella sagone Pensiero Scientifico - Mar 21 Ago - 11.36 Piccole quantità di cioccolato fondente, ricco di polifenoli, potrebbero ridurre la pressione arteriosa altrettanto efficacemente di più complesse misure dietetiche; lo suggerisce uno studio pilota, illustrato sul Journal of the American Medical Association, effettuato in Germania su un gruppo di pazienti con lieve ipertensione. I ricercatori hanno selezionato 44 adulti di età compresa fra i 56 e i 77 anni, con ipertensione lieve e non trattata, per uno studio randomizzato e controllato, facendo assumere al gruppo sperimentale 6,3 grammi di cioccolato fondente (contenenti 30 mg di polifenoli) per 18 settimane, e per lo stesso periodo, al gruppo di controllo, una quantità equivalente di cioccolato bianco, privo perciò di polifenoli. Sono stati misurati nel plasma i marker dell’ossido di azoto (S-nitrosoglutatione) dal noto effetto vasodilatatorio, e quelli dello stress ossidativo (8-isoprostano), nonché la biodisponibilità dei polifenoli del cacao. Nel gruppo sperimentale la pressione sistolica si è ridotta in media di 2,9 mg/Hg e quella diastolica di 1,9 mg/Hg, a prescindere da cambiamenti nel peso corporeo e dai livelli plasmatici dei lipidi, del glucosio e dell’8-isoprostano. La prevalenza di ipertensione è conseguentemente diminuita dall’86% al 68%, mentre è parallelamente aumentato il tasso di S-nitrosoglutatione, e i tassi di polifenoli nel sangue sono risultati aumentati. Nel gruppo di controllo non è stato rilevato invece alcun cambiamento. I risultati sono stati evidenti in particolare per la classe di soggetti più avanti negli anni. L’apparente meccanismo di azione del cioccolato fondente sembra essere un aumento stabile nella produzione di ossido di azoto nell’endotelio vascolare. “I flavonoidi del cacao sono molto probabilmente i responsabili degli effetti osservati sull’S-nitrosoglutatione e sulla pressione”, osservano gli autori, anche se i livelli plasmatici di flavonoidi non sono stati direttamente osservati a causa della breve emivita di queste molecole. Ulteriori studi a doppio cieco e su campioni più vasti sono raccomandabili, per approfondire questo approccio promettente e di facile compliance potenzialmente in grado di abbattere dell’8% il rischio di ictus. Bibliografia. Taubert D et al. Effects of low habitual cocoa intake in blood pressure and bioactive nitric oxide. A randomized controlled trial. Journal of the American Medical Association 2007;298:49-60.
antonella sagone

I.R.C. - Sito di Umberto Di GRAZIA (medicina)

L'Altra Informazione: Salute
Articolo del 20/01/2002

Chi usa il cellulare in zone rurali può essere ad alto rischio per quanto riguarda la formazione di tumori al cervello.

tratto dalla rassegna stampa degli Schwartzreport del 17 maggio 2005
traduzione a cura di Biba

Uno studio eseguito da scienziati Svedesi pubblicato su "Occupational and Environmental Medicine" ha evidenziato che i soggetti che usano il telefono cellulare in zone rurali sono più esposti al rischio di sviluppare un tumore al cervello, rispetto a quelle che lo utilizzano nelle aree urbane. La scoperta è basata su un capione di oltre 1400 adulti di età compresa tra i 20 e gli 80 anni che vivono nella parte centrale della Svezia. A tutte queste persone sono state diagnosticate forme tumorali al cervello, maligne o benigne, tra il gennaio 1997 e giugno 2000. Il gruppo è stato confrontato con un uguale numero di adulti in buona salute, uguali per età e sesso, e residenti nella stessa area geografica. L'utilizzo quotidiano di telefoni cellulari e cordeless è stato accertato attraverso un questionario comprensivo della spiegazione del loro utilizzo. La quantità di tempo che gli utenti utilizzano il telefono non ha un grosso impatto per quanto riguarda il rischio di sviluppare un tumore al cervello, ma è il luogo dove si vive che fa la grossa differenza e riguarda tutti i tipi di telefoni che si utilizzano, specialmente i cellulari digitali. Gli abitanti delle aree rurali, che hanno utilizzato per più di tre anni i cellulari digitali sono stati colpiti maggiormente da tumore cerebrale (3 a 1), rispetto agli abitanti delle zone urbane. L'utilizzo per oltre cinque anni di questo tipo di telefono ha poi quadruplicato il rischio. Per quanto riguarda lo sviluppo di tumori maligni al cervello, il rischio è stato di 8 volte maggiore per gli abitanti delle aree rurali rispetto a quelli delle zone urbane, ma i soggetti colpiti fortunatamente sono pochi, ci comunicano gli autori dello studio. Questi ultimi, infine, ricordano che c'è una differenza nell'uscita di potenza di un telefono tra una zona rurale e una zona urbana. Questo perchè nelle zone rurali è richiesto un più alto segnale di intensità per permettere la ricezione. Il sistema compensatorio, conosciuto come APC, è usato per la rete (GSM) dei telefoni cellulari. http://www.newswise.com/articles/view/511891/

venerdì 28 settembre 2007

Progetti U.N.U.C.I. - Lonbardia "Training Day

La Pace fa Scuola di Solidarietà

Il 13 settembre 2007 presso l’Aula Magna della Scuola Militare “Teuliè”di Milano, è stato siglato un importante Protocollo d’Intesa tra l’Esercito Italiano e la Direzione Scuola della Lombardia, rispettivamente nelle persone del Comandante Militare Esercito Lombardia, Gen. B. Camillo de Milato e il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia, Dr. Anna Maria DOMINICI.

Questa Intesa regionale, che trova fondamento anche dall’impegno per la pace condiviso dai Ministri della Difesa e dell’Istruzione, on. Parisi e on. Fioroni nell’ambito del programma “La pace si fa a Scuola”, verterà su cinque progetti:
- “Solidarietà”: con il quale i nostri studenti italiani aiuteranno altri giovani meno fortunati di Paesi in guerra nello spirito di una cultura di pace;
- “Salute e benessere”: dove si darà conoscenza di alcune patologie e dissesti ambientali, affinchè lo studente sia in grado di costruire e curare il proprio stato di salute;
- “Civico-culturale”: mediante concorsi e mostre tematiche. Per esempio immaginando uno scritto alla famiglia di un Caduto, lo studente potrà esprimere i propri sentimenti verso chi - papà, mamma, figlio, marito o moglie- ha perso una persona cara in difesa della pace;
- “Training Day”: sarà una gara sportiva tra pattuglie di studenti. L’evento permetterà di avvicinare in modo innovativo e coinvolgente il mondo della Scuola alla Forze Armate, alla Protezione Civile, alla Croce Rossa ed ai Gruppi Volontari del Soccorso. In questo ambito verrà dedicata una giornata ai diversamente abili, per valorizzare le capacità di questi ragazzi;
- “Orientamento”: finalizzato a dare informazioni e presentare le proposte professionali della Forza Armata, con i relativi bandi di concorso.

Gli ultimi 2 progetti "Training Day" e "Orientamento" vedranno la partecipazione dell'UNUCI Lombardia con tutte le forze che sarà in grado di mettere in campo in tutte le province lombarde.
E' un impegno ed una responsabilità. Ma indubbiamente è anche la realizzazione di uno degli scopi statutari della nostra Unione che all'articolo 2 recita:
l'U.N.U.C.I., ispirandosi alle tradizioni militari italiane, provvede in special modo: a) a tutelare il prestigio degli ufficiali in congedo, a mantenere alto il morale e vivo l'attaccamento alle Forze Armate e al Corpi di appartenenza;b) ad aggiornare la preparazione professionale degli iscritti, curandone la cultura, l'addestramento e l'attività fisica e sportiva;
c) a rendere sempre più saldi i vincoli fra gli ufficiali in congedo e quelli in servizio di tutte le Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato;
E' quindi con onore e con orgoglio ci stiamo preparando a dare il meglio.

Veniamo alle questioni pratiche in particolare per Milano e Provincia. Per le altre province lombarde le vostre richieste di informazioni verranno indirizzate a chi è titolato a rispondere.
Progetto Training Day: in sintesi è una gara come quelle che organizziamo da anni (chiamate Pattuglie, marce di orientamento), tarata sulle competenze di giovani allievi che avranno svolto un corso base di 30-40 ore complessive su alcune materie tecnico-militari e non solo
siamo alla ricerca di Scuole interessate al programma, ovvero Professori, Genitori, Presidi interessati a sapere di che cosa si tratta e a supportare eventualmente la fase operativa.
siamo anche alla ricerca di istruttori per la fase di preparazione degli allievi nelle diverse materie su cui il corso propedeutico alla gara si articolerà: trasmissioni, topografia, diritto umanitario, primo soccorso, tiro sportivo, storia militare, queste alcune delle materie
Punti di riferimento per informazioni di dettaglio e per la relativa organizzazione: Cap. Castiglioni (coordinatore provinciale), Ten. Montali per la sezione UNUCI di Milano, Ten. Parolini per la sezione UNUCI di Monza (email allegate)
Progetto Orientamento: in sintesi una presentazione interattiva presso le Scuole con gli allievi nel momento in cui devono prendere una decisione sul proprio futuro per presentare una interessante opportunità come l'impiego nell'Esercito italiano
siamo alla ricerca di personale idoneo a presentare nelle scuole l'Esercito Italiano e le sue opportunità: persone capaci di un colloquio con una platea di giovani forse curiosi, forse interessati, forse condizionati dal loro ambiente di provenienza o da esperienze fatte; dotati di verve, leadership, prontezza.
Testi e documentazione saranno forniti dall'organizzazione
Punti di riferimento: Cap. Pedica per Milano
Non pretendiamo ovviamente di aver chiarito con poche parole i due progetti, ma siamo qui per offrire a chi fosse interessato tutte le nostre conoscenze per chiarire gli obiettivi e l'organizzazione dei due eventi.
Speriamo di avervi interessato. Aspettiamo le vostre email.
Grazie
Cap. Elio PedicaCeremony Manager & Webmaster of UNUCI LombardiaVia Bagutta 12 - 20121 Milanomobile 335.7693638web: http://www.unucilombardia.org/ email: unucilombardia@unucilombardia.orgSede: Via Bagutta 12, Milanotel./fax +39.02.76008863
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Ancora Sarajevo? Ispse Dixit

Nell’ignoranza e la Paura, non c’è SAGGEZZA!
Nella Violenza, anche solo mentale, non c’è vera FORZA!
Nell’Orientamento dell’Orrore, non c’è BELLEZZA…”

Un fraterno Amico leggendo la bella poesia “Sarajevo” di S.G. Franco, pubblicata nel numero scorso sui quaderni di Serenamente, ed il successivo articolo “Follia tra le genti”, contenuti nel numero precedente, dopo aver lodato l’autore della poesia, ha espresso parole di piena amarezza e disillusione su vicende quali quelle della Terrasanta e dell’Iraq, ma non esclusivamente su quelle, rilevando come popoli che si dicono amanti di Dio (Cristiani, Ebrei, Musulmani ecc.) non riescano a trovare proprio negli insegnamenti divini le ragioni per conquistare la Pace con se stessi e con gli altri. Conquistare, sì! La pace è un bene preziosissimo da conquistare, da conservare e da trasmettere ai nostri figli come nostra significativa eredità.

Analizzava poi il significato delle parole martire (colui che muore per la fede, ma non uccide gli altri); kamikaze (colui che si sacrifica per combattere un nemico armato); terrorista (colui che semina il terrore/uccide anche la popolazione inerme); fondamentalista/oltranzista (colui che per la sua rigidità ideologica, o la sua fede, rifiuta ogni opinione diversa giungendo anche a conseguenze estreme). Sosteneva che non sono le persone ma le armi, a parlare, con voce violenta, usando “parole” che non possono essere condivise, è vano sperare in soluzioni specifiche definitive che non potrebbero prescindere da accordi politici che esprimono un largo e diffuso consenso che, a suo dire, nessuno, sembra vuole credere.

Affermava che, avendo fallito gli uomini e non scorgendo prospettive diverse, solo un intervento esplicito di Dio avrebbe potuto ricondurre i contendenti alla ragiona, ma poiché Dio non interveniva, e non si può pensare che sia disinteressato, o per Lui è giusto che le cose proseguano così oppure Dio non esiste.
Come massone ho sempre speranza negli uomini che affermano l’esistenza di Dio, convinto, come sanno sia i credenti che gli atei, che non sia razionalmente possibile dimostrare l’esistenza o la non esistenza di Dio. Credere o non credere è un atto di fede, pertanto potranno affermare che sono altrettanto credenti e dogmatici sia coloro che credono in Dio che quelli che lo negano.

Non è questa la sede né ho io la capacità, per dissertare sull’esistenza di Dio. Come spesso faccio mi faccio aiutare da un libro, lasciando a teologi, sacerdoti, filosofi e liberi pensatori ed a quant’altri lo desiderino di approfondire la materia.
E’ un modo certo semplicistico,ma spero “leggero e divertente”, di affrontare un armento così impegnativo ed importante, quale è quello che riguarda l’Ente Supremo.
Scrive Laurence Cossè in “La sesta prova” edizioni Garzanti, presentando due religiosi che analizzando una lettera nella quale uno sconosciuto afferma di avere la prova dell’esistenza di Dio, così si esprimono:

“…Nessuna prova sull’esistenza di Dio ha mai retto…Alla ragione sono posti dei limiti. Kant lo ha dimostrato una volta per tutte, nessun ragionamento, nessuna teoria potrà dimostrare che Dio c’è e, a maggior ragione, che non c’è. Attenti però: si può e si deve sapere invece che cosa è Dio. Altrimenti come distinguerlo dal diavolo? L’idea di Dio non è contraddittoria”.
“…La scienza, che offre delle prove, non può avventurarsi oltre il mondo dei fenomeni. Il buon Newman lo diceva, non si perviene a Dio grazie a uno smart syllogism. Un costrutto razionale, che in una successione logica contenga proposizioni conosciute, come potrebbe pronunziarsi sulla sua inesistenza…E si pretende dimostrare l’esistenza di Dio, come pure se si pretende di dimostrare che Egli non c’è, non è più di Dio che si parla. Bensì di una stella lontana, di un’oggetto fisico e matematico come gli altri. Non del Dio che trascende spazio e tempo”.

“…La storia dell’esistenza di Dio nel corso dei secoli è la storia di Sisifo…Abbiamo quattro tipi di prove: la prova morale di Kant, a dire il vero, è un postulato; ma prima di essa ci sono prove-prove, ritenute logicamente cogenti. Questi i bei nomi:le prove cosmologiche, le prove teleologiche e le prove ontologiche.” Ndr: teologia=dottrina del finalismo.

“…Il gruppo cosmologico vede in Dio la causa prima del mondo. Il gruppo telologico ne ha il fine ultimo. Il gruppo ontologico non ricorre né al principio di causalità, ne a quello di finalità: dal fatto che la nozione di Dio è innata in ogni uomo deduce l’esistenza di Dio.

“…Con Platone siamo in ambito ontologico: ogni cosa partecipa delle idee eterne, che a loro volta partecipano dell’idea unica, Bene supremo, Bello originario e Anima del mondo. Aristotele prova l’esistenza di Dio seguendo il metodo scientifico. Prende in esame ciò che è reale, e si interroga sulla sua causa efficiente e finale.

…Veniamo a Kant e alla sua magistrale dimostrazione che le prove dell’esistenza di Dio non possono avere carattere scientifico. Per Agostino, solo una verità originaria ed eterna può spiegare le verità dimostrate dalla mente dell’uomo. Solo un Artista divino può spiegare la bellezza del mondo. Solo il bene supremo esaudisce l’aspirazione umana alla Beatitudine
Anselmo, il grande Anselmo di Canterbury: salta completamente l’esperienza empirica e il metodo scientifico…L’uomo ha in sé l’idea di un essere perfetto; non può averla avuta automaticamente, perché egli è imperfetto; questa sola idea implica perciò l’esistenza dell’Essere Perfettissimo. Semplice no?
Semplice…? Ditelo voi. Io non ne sono per niente sicuro e penso alla Fede con animo ingenuo, convinto che Essa sia più comprensibile con il cuore che con il cervello, come probabilmente avrà pensato anche il noto poeta dialettale romano Trilussa, allorché, interrogandosi su Dio scrisse questa quartina:

Credo in Dio Padre Onnipotente, ma…
Hai qualche dubbio? Tiettelo per te.
La Fede è bella senza li chissà,
senza li come, senza li perché.

Con gli occhi del cuore puoi vedere oltre il possibile e sognare l’impossibile (Don Luigi Guanella).
Bibliografia:
Dai Quaderni di Serenamente-S.O.M.I. - Alberto Vacca

L' Iscrizione sull'ingresso della Scuola di Platone

Non entri nella mia scuola chi ignora la geometria!

Lo giuro per colui che ha trasmesso alla nostra anima la tetractys nella quale si trovano la sorgente e la radice dell’eterna natura. (detti Aurei)

Due brevi passi per avvicinarsi ad un mondo trascurato da molti massoni.

“…per studiare la proprietà dei numeri sacri ai liberi Muratori e la loro funzione in Massoneria, la via che si presenta spontaneamente è dunque quella di studiare l’antica aritmetica pitagorica; e di studiarla sia dal punto di vista aritmetico ordinario, sia dal punto di vista dell’aritmetica simbolica od aritmetica formale, come la chiama Pico della Mirandola, corrispondente al compito filosofico e spirituale assegnato da Platone alla geometria.
I due sensi si trovano direttamente connessi nello sviluppo dell’aritmetica pitagorica. La comprensione dei numeri pitagorici faciliterà la comprensione dei numeri sacri della massoneria…I cinque poliedri regolari erano chiamati figure cosmiche perché erano considerati come simboli dei quattro elementi e dell’universo. Il dodecaedro era il simbolo dell’universo. Se vogliamo vedere il perché non vi è che da leggere alcune pagine del “Timoteo” di Platone.

Riassumiamo servendoci della versione di Francesco Acri; Timoteo osservava che “ogni specie di corpo ha profondità e ogni profondità deve avere il piano, e un diritto piano è fatto di triangoli”, in altri termini ogni superficie piana poligonale è composta di triangoli e corrispondente ogni poliedro si decompone in tetraedri: dimodochè il piano corrisponde al numero tre dei vertici determinati il triangolo, ed il quattro al numero dei vertici che determinano il tetraedro. Il due, com’è noto, corrisponde alla retta che è individuata da due punti. Il punto, la retta, il piano o triangolo, ed il tetraedro sono elementi della geometria, come i numeri: uno due tre e quattro sono i numeri il cui insieme dà l’intera decade. Per il fatto che ogni poligono è composto di triangoli, i pitagorici dicevano che il triangolo è il principio della generazione (Proco).
I triangoli, prosegue Timoteo, nascono poi da due specie di triangoli, il triangolo rettangolo isoscele ed il triangolo rettangolo scaleno. Questi vengono posti come principi del fuoco e degli altri corpi (elementi); e con essi si compongono i quattro corpi (i quattro elementi, ossia le superfici dei poliedri simboli dei quattro elementi…”

La Scienza di Dio

Non intendo affrontare in questa sede, ed in poche righe, una riflessione così importante e personale, ma solo riportate alcune affermazioni del noto scienziato Antonino Zichichi, ricavate dal suo libro: “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo - Edizioni il Saggiatore” . Come credente mi riconosco in molte delle affermazioni di Zichichi, certamente espresse meglio di quanto potrei fare io, ed a chi ama questi argomenti suggerisco di leggere questo libro, ricco di passi interessanti, modernamente affrontati”.
…L’uomo sa di non poter dimostrare tutti i teoremi possibili nella logica dell’Immanente. Ecco perché non ha senso dire: Crederei in Dio se esistesse il Teorema di Dio e se qualcuno riuscisse a dimostrarlo”.
“…Se la Scienza e la Matematica arrivassero un giorno a scoprire Dio, cosa dovrebbe essere questa entità cui alcuni di noi credono e altri no? Dio, se fosse la Scienza a scoprirlo, non potrebbe essere che fatto di Scienza e basta. E se fosse la matematica ad arrivare al teorema di Dio, il Creatore del Mondo non potrebbe che essere fatto di Logica Matematica e basta. In nessun caso Dio resterebbe quello che deve essere Dio. E cioè tutto”.
“…Nata con un atto di Fede nel Creato, la Scienza non ha tradito suo Padre. Essa ha scoperto – nell’immanente – nuove leggi, nuovi fenomeni, inaspettate regolarità, senza però mai scalfire, anche in minima parte, il Trascendente”.
“…Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio”

Eppur si muove (Galileo Galilei)

Bibliografia:
Dai Quaderni di Serenamente (S.O.M.I.) di Alberto Vacca.
Pezzo ricavato da “La Tradizione pitagorica massonica” - Arturo Reghini.

Shatan-Aher

Il Diavolo esiste per davvero?

“Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano alcune offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che gettava due spiccioli e disse: “In verità vi dico: questa povera vedova ha messo più di tutti.” (Luca 21,1-3)

Cari Amici, non pretendo di esaurire questo controverso e difficilissimo argomento sull’esistenza del Demonio. Teologi, Filosofi, Antropologi, Sociologi, Umanisti e Santi non ci sono riusciti nella loro totalità. Razionalmente riflettiamo solo un attimo: a cosa potrebbe corrispondere l’archetipo del “diavolo” nell’inconscio Collettivo della Specie Umana? Di sicura ad una paura. Quella di un potenziale incontrollato di un “Male Assoluto” nascostosi nei meandri della mente e associato a ciò che le pulsioni e le passioni hanno di più irruente. Occorre quindi dargli un viso e un nome e farlo uscire dal buio e dal torbido per meglio combatterlo. Si tratterebbe quindi e tutto sommato di una entità interna a noi stessi, di una nostra proiezione e riflesso da espellere. Del resto, molte Culture “primitive”, tutt’oggi, considerano le malattie del corpo o della mente come manifestazioni palesi della presenza di “spiriti cattivi” nell’ammalato. Bene dunque cacciarli fuori in modo di sanare il malcapitato. Solo lo Sciamanno, Medicine-man del gruppo tribale, può svolgere le delicatissime azioni rituali necessarie al successo dell’operazione.
Questo fenomeno sociologico è onnipresente e senza ombra di dubbio ci riporta ad un nostro remoto e comune passato preistorico. Siamo comunque in tal caso ancora molto lontani dal concetto di un “diavolo/anti-Dio” e agli antipodi del suo “culto”.
Nell’Ebraismo, matrice originaria degli altri monoteismi, non esiste neanche questa immagine; bensì vi è invece la figura di un Angelo denominato “Shatan”, la cui mansione, alla domanda dell’Altissimo, è di mettere gli uomini alla prova, anche duramente, e di riferirne (Libro di Giobbe). Già la tradizione più spiccatamente Cabalistica differisce dal Giudaismo corrente, facendo allusione a “Shatan-Aher, l’Altro, colui che divide”, ravvicinandosi in tal modo alla Tradizione classica Greco-Egizia che contempla in “Tifone-Seth” l’allegoria del “Diabolos” , ossia dell’Energia di divisione, frammentazione e isolamento; e la combatte .
Abbiamo finalmente trovato la parola che genererà per adattamenti successivi “Diabolus” in Latino e “Diavolo” in Italiano.
Frammenti ricavati dai quaderni di Seranemente - Direttore Alberto VACCA.

martedì 25 settembre 2007

Religo-legare insieme

“C’è una locandina all’entrata della Chiesa di San Giuseppe a Taormina: Visitatore qualunque sia la tua fede, dedicati un minuto di silenzio ringraziando “Qualcuno” per il dono della vita”

Il mio Fraterno amico Pancrazio AUCELLO, da Taormina, è autore di questo articolo tratto dai quaderni di SERENAMENTE il Direttore Editoriale è il dott. Alberto VACCA rivista ad uso interno per l’Associazione del S.O.M.I., che mi accingo ad esporVi, amici lettori, * de il “Palazzuolo”.
Dato l’enorme interesse socio-religioso del pezzo, Vi prego leggerlo con attenzione, in quanto l’articolo, non vuole essere oggetto di provocazioni per nessuno e, in nessun caso.

Disse Sant’Agostino: “Ciò che oggi chiamano Religione Cristiana esisteva fin dall’origine del genere umano, fino a che essendo venuto il Cristo, si incominciò a chiamare CRISTIANA la vera religione che esisteva già da prima”.
I primi uomini in possesso integro di tutte le loro facoltà intellettuali elevate al supremo grado, professavano la vera religione conforme alla pura verità ma, a misura che l’umanità si allontanava dalla loro culla, essa generava intellettualmente di grado in grado fino all’abbruttimento di alcune razze selvagge, ed in proporzione uguale si alterò la religione.

Un altro elemento di differenziazione fu portato dalle influenze ambientali onde quelle, che a torto, sono chiamate religioni.

A misura però che lo spirito umano, riaccendeva, in seno ai vari popoli sorsero Maestri e Profeti i quali restaurarono in maniera imperfetta la religione, ora GESU’ è l’ultimo di questi restauratori antichi ed è venuto per completare e perfezionare l’opera di quelli che lo avevano preceduto, per richiamare gli uomini alla religione primitiva.

Da quanto sopra viene spontaneo pensare a Macchiavelli quando dice: “PER FAR VIVERE LUNGAMENTE UNA SETTA O UNA REPUBBLICA E’ NECESSARIO RITRARLA, OGNI TANTO, VERSO I SUOI PRINCIPI, LE SUE ORIGINI, AFFINCHE’ LE SOVRASTRUTTURE APPOSTAVI DAGLI UOMINI, NEL CORSO DEI TEMPI, NON LA SOFFOCANO”.

Facciamo un passo indietro: più di 2000 anni fa, per un povero artigiano e la sua sposa, benchè discendenti da Davide, non si apre nessuna porta ospitale. I due trovano rifugio in una stalla, in essa riparano ed in essa nasce il FIGLIO DI DIO, Il SALVATORE DEL MONDO. Una stella è la sua reggia, una mangiatoia è il suo trono, alcune fasce ed alcuni cenci il suo paludamento regale.

Egli cresce e diventa Maestro, insegna l’amore e per amore del prossimo affronta il martirio e sparge il suo Sangue, VITTIMA INNOCENTE.

I suoi seguaci abbandorarono i loro averi e viaggiando per il Mondo trasmisero la dottrina Cristiana. OGGI NEL MONDO SONO CIRCA 900 MILIONI I CRISTIANI CATTOLICI OSSIA IL 57% DI TUTTI I CRISTIANI.

Ed ancora:
Anglicani 68 milioni
Protestanti 290 milioni (18% di tutti i Cristiani)
Luterani 44 milioni
Battisti 36 milioni
Metodisti 26 milioni
Pentecostali 24 milioni
Evangelisti Valdesi 46 milioni
Ortodossi 130 milioni

Sommandoli ai primi, quindi sono circa il 40% della popolazione mondiale Come se non bastasse, esistono 670 religioni con altrettante verità dogmatiche. Tutte separate da gravi malintesi e mancanza di dialogo.

Giuliano Kremmez nella sua SCIENZA dei MAGHI dice: “LA VERITA’ E’ UNA sotto tutti i meridiani e tutti i paralleli, chi la conosce ha la chiave di tutte le religioni e di tutti i culti. UNO è il DIO universale, UNO è l’uomo e UNO lo spirito di fede. In questi tre mondi di causa, di spirito e di realtà materiali, si sintetizza la VERITA’ ASSOLUTA. Le religioni ebbero origine dall’idea di legare le turpe umane travagliate dalle passioni bestiali ai tipi divini, allo scopo di frenarle, con la paura dell’ignoto, e modificare la vita sociale”

Ci sono nel mondo oltre 4 milioni di persone ed ogni giorno ne muoiono sempre di più in modo orribile e violento. Il calderone comincia a ribollire, già si vedono scoppiare le prime bolle.
Gli intrighi internazionali si modificano, aiutati dalle società dei computer. In cielo centinaia di occhi girano su orbite diverse per scrutarci.

Il veleno si trova ormai in tutte le parti: gli uccelli malati si abbattono al suolo, i pesci muoiono nei torrenti, le alghe tossiche infettano il Mediterraneo: sono tutti campanelli di allarme, ma che importa, tanto ogni giorno migliaia di nuove anime si affacciano alla vita, anche se milioni di persone agonizzano là fuori.
Ma l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio non può soccombere al potere, sia esso economico, politico e dell’integralismo cattolico clericale, che pareva superato dopo Giovanni XXIII e Paolo VI.
Non dimentichiamo che il Papato ha bruciato Giordano Bruno, ha tenuto, avvinto in catene il Libero Pensiero, ha torturato Galilei agli albori della scienza e della vita moderna e ancora oggi, magari, con altri metodi subdoli continua nella sua opera sostenuta dal denaro dei potenti e dell’obolo degli umili. Questo il Vicario di Cristo? Di quel Cristo che visse nella povertà? Lo Stesso che scacciò i mercanti dal Tempio e che oggi…lo sono ancora con la loro banca? E non hanno disdegnato gli affari con i Massoni. Povero Calvi!

Come ho detto prima, le religioni Cristiane controllano il 40% circa dell’umanità, ma questo non serve a niente fino a quanto resteranno disunite, così sono i circa sette milioni di Massoni nel mondo.
Mi è d’uopo riportare un trafiletto di Vincenzo Soro i (la Chiesa di Paracleto): “Nell’agosto del 1992 doveva tenersi in Ungheria un convegno generale sulle varie Chiese Cristiane, allo scopo di gettare le basi di un’intesa per una azione comune, specialmente in rapporto all’eventuale minaccia di nuove guerre”.
La Curia Romana a mezzo dei suoi compiacenti ed attrezzati portavoce sparsi nei vari giornali si affrettò a far sapere, che la Santa Sede Romana Chiesa, se invitata, non sarebbe intervenuta se non a condizione che il suo Delegato fosse preventivamente riconosciuto dal Convegno come suo Presidente, nato ed esclusivo.

Dopo 84 anni nulla è cambiato. Tant’è che mio nipote Terziario Francescano, trovandosi ad assistere, sulla nave per la Grecia, alla funzione celebrata dal Pope Cristiano Ortodosso, mentre si apprestava a ricevere la Comunione ha sentito il Pope rifiutarsi affermando “A lei non posso dare la Comunione perché Cattolico”. E sarà sempre peggio fino a quando Re e Principi non si vestiranno di umiltà, non abbandoneranno tutti gli orpelli riprendendo il messaggio di CRISTO nella sua pienezza di amore e UMILTA’.
Svolgere, cioè, tale opera che conduca i sacerdoti di tutti i culti ad incontrarsi nel TEMPIO UNICO e a riconoscersi FRATELLI e ministri dello stesso “UNICO VERO”, sia pur conservando ciascuno i suoi riti e i suoi metodi di adorare IDDIO che è UNO, ma senza che uno qualsiasi di tali riti e modi sia il migliore, perché tutti non sono altro che le diverse lingue in cui il trascendente esprime il suo unico pensiero. Ritroviamo la PAROLA PERDUTA, essa ci porterà al GRAN TEMPIO dell’UMANITA’.

Occorre un forte messaggio contro l’internazionale del male che alimenta odi e rancori, occorre che l’umanità venga aiutata a riscoprire gli ideali religiosi, politici, etici e sociali che siano l’opposto dell’attuale stato di cose. Ricordo a tutti gli uomini di qualsiasi ceto e classe sociale che non vi è alcuna differenza quando al mattino ci si serve del gabinetto di decenza nel completare il transito del cibo. Mi scuso per la volgarità. Uno studioso americano, tanti anni fa, volle analizzare il corpo umano e monetizzarlo, tenendo presente che il 70% sono liquidi, stabilì il suo valore in L. 700. Io credo che l’Anima sia felice quando si libera dalla materia pesante che la tiene avvinta. Essa continua a vivere, tranne quella dei malvagi che muore con il corpo.

Prima di concludere (riferisce Augello) è doveroso, da parte mia, portare a conoscenza la mia appartenenza all’Ordine Iniziatici Massonico; in Italia esistono circa 90 Comunioni e come per le religioni non esiste alcun dialogo: usiamo lo stesso rituale, stesse sono le regole, stesse sono le tradizioni, stessi i Padri lontani, eppure siamo separati da stupidi malintesi. Io credo che sia il tempo di finirla. Preti e Massoni dovrebbero aprirsi al dialogo, ben comprendendo che il loro odio è inutile, non più discordia ma armonia.

All’uopo riporterò brevemente qualche trafiletto tratto da un articolo pubblicato dal giornale “Il Campo Nuovo di Siena” del 28/10/93. Il Titolo: apertura al dialogo dell’Arcivescovo di Siena “MA LA MASSONERIA NON E’ IL DIAVOLO. Lo stesso Cardinale Ratzingher, (diventato Papa Benedetto XVI) in una intervista del 1992, riteneva che vi siano anche tra i massoni “fratelli aperti a un dialogo sincero con la Chiesa”. Come sempre, saranno le persone rette e bene intenzionate a modificare le trutture. MI PARE CHE I TEMI SIANO MATURI.

Concludendo, quanto detto vuole essere un invito alla pace fra i popoli, niente più guerre, niente più distruzioni, niente più spargimento di sangue innocente; creare un fronte comune contro tutte le violenze. La diplomazia che tanto si affanna otterrà solo risultati effimeri: PAROLE, PAROLE, scelte più per l’effetto che per il significato. Io credo, (continua Augello) forse per la simpatia che mi ispira, che se Kofi Annan invitasse il capo ebraico ed il capo islamico, soli, ad una cena di lavoro si potrebbe raggiungere una intesa leale e duratura. Impedire la fabbricazione e vendita di armi se non a eserciti regolari, limitare il consumo dei prodotti petroliferi, anche se questo per il Presidente USA significa andare contro l’economia del proprio Paese.

Scusatemi per la puerilità. Chiudo con un fatto inedito che riguarda il Santo Padre Giovanni XXIII mentre celebrava una funzione religiosa in una Chiesa Romana. Un ufficiale ed un sott’ufficiale dell’Arma prestavano servizio in prossimità dell’Altare maggiore. Il Santo Padre trovandosi a guardare verso i tutori dell’ordine vede il sott’ufficiale in un bagno di sudore per cui rivolgendosi al sacrestano dice: “Dai un bicchiere di vino a quel povero maresciallo”. Tale gesto del Vicario di Cristo, si commenta da se.

La Casa Imperiale Etiope

e i suoi Ordini Cavallereschi

“La verità e la Conoscenza non si raggiungono con i buoni propositi ma con la determinazione, adottando decisioni; e comportamenti adeguati, coerenti e conseguenti”.(proverbio)

La Casa Imperiale d’Etiopia è la più antica Casa Sovrana del mondo, secondo la tradizione risalirebbe a Re Salomone ed alla Regina di Saba. Dispone di numerosi ordini cavallereschi con una storia decisamente interessante. L’ultimo ad essere stato fondato, in ordine di tempo, è stato l’Ordine Imperiale Etiopico di S. Maria di Zion, questa è la sua esatta denominazione. Consta di cinque classi, dalla più bassa, quella di Cavaliere, a quella più alta di Gran Collare; è aperto, come ormai avviene per tutti gli ordini, sia ad uomini che a donne. La fondazione risale al 2001 quando S.A.I. il Principe Zere Yacob Asfa Wossen Haile Selassie, che ha di diritto il titolo, l’autorità e la dignità di Capo Imperiale di tutti gli Ordini, prese la decisione di procedere alla sua erezione. Nella primavera del 2003, poi, Egli nominò suo cugino S.A.I. il Principe Philip Makonnen Haile Selassie primo Gran Maestro dell’Ordine e procedette alla nomina di S.A.I. il Principe Stefanos Mengesha Seyoum come Cancelleriere Imperiale dell’ordine stesso. Per quel che riguarda S.A.I. il Principe Philip egli è nato il 18 marzo 1954 ad Addis Abeba, è figlio del Duca di Harrar ed è nipote di S.M.I. Haile Selassie. Numerosi sono i discendenti di S.M.I. Haile Selassie e tutti fanno parte del Consiglio della Corona; la linea di successione al Trono è descritta nella prima sezione della Costituzione del 1955. La Casa Imperiale, dal 1974, risiede all’estero a seguito del colpo di stato effettuato dal Derg che operò una rivoluzione comunista nel paese. Dopo il colpo di stato il paese fu trasformato in una repubblica nell’orbita, allora, della Unione Sovietica. Verso la fine degli anni Novanta, caduto il comunismo il paese divenne una repubblica federale. Oggi solo Stephanos vive in Etiopia, tutti gli altri membri della Casa Imperiale, tuttavia, pur dall’esilio, seguono le vicende etiopiche. Gli altri ordini della Casa Imperiale sono l’Ordine del Sigillo di Salomone, l’Ordine di Salomone, l’Ordine della Regina di Saba, l’Ordine della Trinità, l’Ordine di Menelik II, l’Ordine della Stella d’Onore dell’Impero Etiopico ed il Salomonico Ordine di Merito. L’Ordine del Sigillo di Salomone fu creato dal Negus Giovanni IV nel 1874 ed in origine si chiamava Croce di Salomone; era in tre classi e si dice che fu il Consigliere italiano Naretti a spingere il sovrano ad istituire tale ordine. Sotto il regno di Menelik divenne in cinque classi più una categoria speciale. Ras Tafari Makonnen, sotto la Reggenza dell’Imperatrice Zauditu, nel 1922, istituì il collare riservato a Sovrani stranieri, non risulta però che tale collare sia mai stato concesso prima che lo stesso fosse incoronato Imperatore nel 1930. In seguito il collare divenne ordine a se stante col nome Ordine di Salomone e la concessione fu molto rara. L’Ordine della Regina di Saba fu istituito nel 1922, era solo per donne di sangue reale e non fu conferito prima del 1930. L’Ordine della Trinità fu istituto dopo l’ascesa al trono di Haile Selassie, è conferito per servizi prestati al trono sia in campo civile che militare e fu concesso a diversi reggimenti etiopi nella guerra italo-etiopica e nella guerra successiva contro gli italiani nel periodo 1936-1941. L’Ordine di Menelik II fu fondato nel 1924 da Ras Tafari Makonnen, è uno degli ordini etiopi più prestigiosi ed è citato talvolta anche come Ordine del Leone di Giuda o Ordine del Leone d’ Etiopia. Nel 1996 il Consiglio della Corona stabilì di trarne due ordini diversi con diverse decorazioni e differente nastro. Le decorazioni dei vari ordini etiopici furono solitamente prodotte da Arthus-Bertrand di Parigi, mentre le decorazioni dell’ Ordine del Leone furono e sono prodotte da Spink a Londra. L’Ordine della Stella d’Onore dell’Impero Etiopico fu invece fondato da Menelik II nel 1884-85 come Negus dello Scioà; egli diventò Imperatore 26 anni dopo, nel 1889. È in cinque classi e, una curiosità, il titolo dell’investito della Gran Croce è Negus, perchè tale rango è conferito solo a sovrani. Vi è poi un gran numero di medaglie per benemerenze militari e civili. Per quel che riguarda i titoli nobiliari essi non erano conferiti solo dall’ Imperatore, ma anche dai re delle differenti regioni etiopiche: il sistema dei titoli era molto più complesso di quello europeo ed erano circa una trentina, oggi si tende a cercare di riportarli al modello europeo. (Davide Pozzi di S. Sofia, autore dell’articolo, è da diversi anni il legale rappresentante in Italia di S.A.I. il Principe Philip Makonnen e dell’Ordine Imperiale di S. Maria di Zion di cui è Gran Croce)

Articolo di Davide Pozzi S. Sopfia - tratto da La Circolare Spigolosa – Alternativa Monarchica-

Il Posto Occupato dal "Divino" Costantino

nella chiesa da lui fondata

"Nessuno arriva in paradiso con gli occhi asciutti" (proverbio).

Cari amici, come ho avuto modo di dire, nelle mie precedenti esposizioni a proposito di Costantino il Grande, il vertice gerarchico e culturale cattolico ha sempre cercato di far apparire il comportamento dell’imperatore Costantino nei confronti della Chiesa Cattolica da lui fondata, diversamente da quello che è per la storia.
I più noti indizi e le tracce più evidenti di tali manomissioni da parte del vertice cattolico.
Se leggiamo qualsiasi storia della Chiesa Cattolica, scritta da cattolici, per trovarsi una risposta vera e schietta riguardo il posto che occupò il Divino Costantino nella Chiesa da lui fondata, ci tocca di restare profondamente delusi.
Infatti in ognuno di esse si evidenzia un notevole interesse a far apparire la Chiesa di Costantino identica a quella cristiana odierna. Il che è assolutamente falso.
Per chi è addetto ai lavori, invece, tra la Chiesa Cattolica fondata da Costantino e quella Cattolica odierna c’è la stessa differenza che passa tra una stalattite all’inizio della sua formazione e quella che essa è divenuta dopo moltissimo tempo. La Chiesa Cattolica odierna, la Romana, infatti, è frutto di un lunghissimo processo evolutivo, molto abilmente programmato e guidato.
Anche la persona di Costantino imperatore lungo il corso dei secoli è stata sottoposta a continua “epurazione” o “cristianizzazione”, che rivela il pochissimo rispetto del vertice ecclesiastico cattolico di tutti i tempi per la storia.
Conseguentemente non è tanto facile per i critici odierni avvalersi di documenti sicuri che possono provare questo lungo e sistematico procedimento di falsificazione. Il vertice cattolico ha “sistemato” tutto o quasi tutto con la massima prudenza e circospezione, per cui è ben difficile raccogliere prove schiaccianti contro la sua ampia sistemazione. Ma per fortuna tanti dati sono sfuggiti all’attenzione degli autori di tali interventi. Per cui di tale sistematica manomissione ci sono pervenuti indizi e tracce evidenti. E questo ha cercato di farlo con tutti i mezzi, sia dottrinali che iconografici, come se Costantino non fosse stato pontefice massimo di tutte le religioni ed il divino Augustus di tutto l’impero. Anche il vescovo di Roma di quel tempo viene presentato come papa, mentre è risaputo che il papato risale al secolo VIII. Ritengo, pertanto, utile riferire i più comuni e i più noti indizi di tali manomissioni cattoliche, che sono i seguenti: Costantino, ogni qual volta ha a che fare con vescovi ed i pontefici della sua Chiesa da lui nominati, sia individualmente che riuniti tutti insieme in concilio, li tratta sempre come può farlo il loro “pontefix maximus”, un dittatore, un tiranno; li depone, li trasferisce, li manda in esilio, li incarcera, senza dovere dar conto a nessuno, così come ha fatto per eleggerli e investirli di potere. Anche il trono su cui egli siede e le vesti che indossa in tali occasioni esprimono chiaramente che lui è il loro dio, che presiede a tutta la Chiesa Cattolica. Costantino indice sinodi e concili di tutta la sua Chiesa, presiede tutti i lavori sinodali e conciliari, e da valore di legge al documento finale, ratificandolo con la sua sola firma. La sua volontà, da sola,sempre in ogni caso, possiede valore di legge. Costantino, essendo poco preparato culturalmente per dirimere difficili questioni teologiche sorte qua e là e dovendosi tuttavia comportare da arbitro assoluto su ogni questione, incontrò spesso difficoltà nel governare i vescovi da lui creati, quando essi si opposero alle sue decisioni e che ovviamente finirono malamente i loro giorni. Non vi è alcun dubbio che i vescovi a lui disubbidienti in materia religiosa e disciplinare siano finiti regolarmente quando meno in esilio.
Costantino non tollerò mai su questioni religiose e morali che i suoi sudditi disobbedissero ai suoi ordini ed alle sue decisioni, ne intese delegare ai suoi pontefici o vescovi o flamini la sua autorità. Lo stesso avvenne durante il periodo in cui il trono imperiale successero i suoi figli ed eredi.
Basti pensare allo scontro durato per molti anni tra l’imperatore Costanzo II (337-361), ed Atanasio, il vescovo di Alessandria d’Egitto. Questi dopo essere stato mandato in esilio da Costantino nel 335, fu mandato in esilio per altre due volte dal figlio Costanzo II. Atanasio trascorse in esilio quasi tutto il tempo della sua vita. Addirittura dall’ottobre del 365al febbraio 366 per sottrarsi nella città di Alessandria alle ricerche da parte di Valente pare che si sia nascosto a lungo dentro la tomba di suo padre. E’ da notare che il vescovo egiziano Atanasio (295 – 373) fu un osso molto duro per Costantino, ma soprattutto per suo figlio Costanzo II. Atanasio lo fece passare davanti agli occhi dei fedeli di Alessandria per “anticristo”. Egli nei suoi scritti e forse anche oralmente gli contestò il suo atteggiarsi a divinità. Nella sua Storia degli Ariani, scrive che Costanzo II entrando nelle basiliche e nelle altre chiese e vi si comportava da padrone assoluto, vi stava in piedi o seduto a suo piacere e non voleva nessuno del clero intorno a sé, imponendo con la forza i suoi decreti”(Cfr. Atanasio, Contra Arianos, P.G., III, 33,77). In proposito vi è la storia della Chiesa d’Africa un altro episodio che è estremamente eloquente. Si tratta dell’intervento armato che l’imperatore Costantino ordinò contro la fazione dei Donatisti, per cui la popolazione ribelle al suo ordine fu esemplarmente punita con la morte e sterminata dall’intervento dell’esercito imperiale, che non risparmiò neppure i vecchi, le donne ei bambini.
Il caso è molto rappresentativo ed emblematico, per cui voglio riferirlo.
L’episodio avvenne nella comunità cattolica dell’Africa Proconsolare. Qui il cattolicesimo era molto diffuso. Tra i vari vescovi della regione ve n’era uno, un certo Donato, che aveva un gran seguito per il suo personale carisma e per la sua concezione morale molto rigida, in palese contrasto con la linea del vescovo di Roma e dello stesso imperatore Costantino. Ecco casa avvenne. Siamo a Cartagine. Qui muore Mensurio, vescovo della città nel 312. A succedergli fu eletto il diacono Ceciliano, notoriamente implicato durante una precedente persecuzione per pubblica defezione ed apostasia. A questo punto, la chiesa di Cartagine si spaccò in due: da una parte stava il vescovo Donato ed i suoi numerosi sostenitori, e dall’altra il vescovo Ceciliano, sostenuto dalla fazione lassista, cara a Roma. La questione fu portata davanti all’imperatore Costantino. Questi rispose deponendo i due vescovi, cioè Donato e Ceciliano. Ma le due parti non accettarono la decisione salomonica. Scoppiarono liti e tumulti. Per ordine di Cosatntino, Donato fu mandato il esilio. Ma la cosa non finì li. I donatisti non si piegarono. Allora l’imperatore Costantino emanò un editto con cui li dichiarò eretici i donatisti e li condannò tutti alla pena di morte. Ad eseguirla inviò in Africa un esercito. Era il 12 marzo del 317. Tutti i ribelli, indistintamente, compresi i vecchi, le donne ed i bambini, furono spietatamente trucidati dai militari, insieme al loro clero ed al vescovo. Non si salvò proprio nessuno. Fu una strage vera e propria.
In conclusione, si può affermare che il posto dell’imperatore Costantino nella sua Chiesa è molto più importante di quello dell’attuale papa e di quello di tutti i vescovi riuniti insieme a lui. Egli nella sua Chiesa era addirittura Dio in terra.
Sono pertanto adulterati tutti i testi fatti apparire come originali e dell’epoca, in cui Costantino lo si presenta come un timido agnellino del gregge cristiano, come un fedele che in fatto di religione delega ossequiente e riguardoso verso i suoi vescovi, come un sovrano docile ed ubbidiente ad essi. Sono pure tutti falsi i dipinti e le sculture che lo riguardano, in cui lo si raffigura come uno che si inchina e si prostra davanti al papa ed agli altri vescovi. Del resto tutti sappiamo che il papa allora non esisteva ancora, essendo il papato un’istituzione ecclesiastica che nella sua più importante fase evolutiva risale al lungo periodo che va dal secolo VIII in poi, come vedremo, fratelli miei, in seguito nel corso di questa opera. Appaiono, pertanto, pietosi e maldestri quei tentativi, compiuti dal vertice cattolico, finalizzati a cancellare o quanto meno a tentare di cancellare o distruggere documenti capaci di provare la falsità delle sue affermazioni di fondo in sede teoretica sull’origine della chiesa costantiniana. Per tutti i suddetti motivi ritengo utile puntualizzare la terminologia che va usata quando si tratta della storia del Cattolicesimo. E questi sono i dati più importanti.
Revisione della terminologia da usare a proposito della Chiesa Cattolica e di quella Cristiana.
La Chiesa Cattolica è quella fondata dall’imperatore Costantino agli inizi del secolo IV. Come abbiamo visto e letto, essa è tutta un’altra cosa rispetto alla Chiesa fondata da Gesù Cristo la quale è scomparsa del tutto dalla Terra durante la persecuzione dioclezianea. Essa durante il suo lungo periodo evolutivo ed in tutta la sua storia, può distinguersi in Protocattolica, Deutorocattolica, Cattolicopapale, Cattolica Romana e Cattolicocristiana.
La Chiesa Cristiana, invece, come dice la stessa parola, è quella fondata personalmente da Cristo. Però, dopo la nascita delle Chiese Riformate, dopo il 1517, per distinguerle da quella Cattolica, si chiamano “cristiane” tutte le altre Chiese che in qualsiasi modo si ispirano e risalgono a Gesù Cristo. In questo senso, anche la Chiesa Cattolica può dirsi cristiana. E’ bene però che a scanso di equivoci la Chiesa Cattolica non sia chiamata cristiana, ma semplicemente Cattolica, che è il suo originario nome datole dal suo fondatore Costantino.
La Chiesa Cattolica, durante il suo lungo periodo evolutivo e lungo tutto l’arco di tempo della sua storia, può distinguersi nel seguente modo:

Chiesa Protocattolica è quella che va dal 315 al 365.
Chiesa Deutorocattolica è quella che va dal 365 agli inizi del secolo VIII.
Chiesa Cattolicopapale è quella che va dal secolo VIII al 1054.(La Chiesa Cattolicopapale è quella che si è già creato uno Stato temporale ed è pronta per scontrarsi con la Chiesa Greco Ortodossa e separarsi da essa).
Chiesa Cattolica Romana è quella che va da 16 luglio del 1054 al 1122. (E’ quella che si è già separata dalla Chiesa Greco Ortodossa e si è liberata da ogni dipendenza dall’imperatore col concordato di Worms.
Chiesa Cattolicocristiana è quella che va dal 1122 e giunge sino ai nostri giorni.

E’ bene notare che la Chiesa Cattolica, quella posteriore al 1122, cioè la Chiesa Cattolicocristiana, grazie alla fondamentale opera dei Padri della Chiesa, ha decisamente lasciato alle sue spalle i caratteri originari di chiesa pagana ed ha assunto in parte ed in modo apparente i più importanti contenuti ed aspetti posseduti dalla Chiesa fondata da Gesù Cristo, riuscendo così a presentarsi come se fosse tale. Per cui, in un certo senso e dal punto di vista unicamente esteriore, l’aggettivo sostantivo di “cattolico” e quello di “cristiano”, originariamente del tutto diversi ed estranei, sono diventati e possono considerarsi quasi sinonimi. Lo stesso può dirsi di tutte le altre Chiese Riformate: esse, pur essendo derivate da quella Cattolica, e create da uomini, quali Lutero, Calvino, Zuiglio, Enrico VIII e simili, possono in un certo senso chiamarsi “cristiane”.
Ma sia ben chiaro che, a mio avviso, nonostante l’apparenza, e contrariamente a quello che affermano gli scrittori di parte da molti secoli, la Chiesa Cattolica, la chiesa fondata da Costantino, e quelle da esse derivate, rimangono ugualmente ed irrimediabilmente del tutto diverse da quella fondata da Gesù Cristo. Esse, pertanto, rimangono sempre chiese umane, fondate da uomini, e che niente e nessuno può trasformare nella sua intima sostanza, chiese che stanno alla Chiesa di Gesù Cristo come una pianta di plastica sta ad una pianta viva e vera con fiori e frutti.

Bibliografia:
Capitolo tratto dal libro: Architettura Arte e Religione di Angelo Scarpulla

Il "Teorema" della Basilica Costantiniana San Giovanni in Laterano Roma.

“Abbiamo bisogno di amici sinceri e di nemici accesi. Entrambi ci aiutano a correggere i nostri errori: i primi con le critiche, i secondi con le invettive”(proverbio)

Si sa che la Basilica Lateranense in Roma fu costruita dall’imperatore Costantino nella area del quartiere Laterano, la quale era di proprietà della moglie Fausta che aveva ricevuta come dote matrimoniale dal padre, l’imperatore Massimiano. Accanto a tale area vi erano i numerosi edifici di un’enorme caserma degli Equites Singulares, che erano un corpo speciale della cavalleria di Stato al diretto servizio della persona dell’imperatore. Per ordine di Costantino il corpo speciale degli Equites Singulares, che erano un corpo speciale della cavalleria di Stato al diretto servizio della persona dell’imperatore. Per ordine di Costantino il corpo speciale degli Equites Singulares fu sciolto, e la caserma rasa al suolo, per i motivi che dirò a proposito del tempio funerario eretto da Costantino in Tor Pignattara in onore di Elena sua madre.
Fu così che l’intero quartiere del Laterano nel secondo decennio del trecento divenne la nuova zona residenziale imperiale, in cui Costantino edificò il suo quartiere generale costituito dal Palazzo residenziale e di Governo e da una propria Basilica, intitolata a se stesso, cioè all’Aghion Soterion o Santissimo Salvatore, che volle che fosse la più importante e la più grande da tutte le basiliche da lui erette e tutte dedicate al culto della propria persona, pur nell’ambito della nuova religione da lui fondata. Attiguo a questa basilica eresse un Tempio funerario, destinato ad accogliere le sue spoglie mortali e naturalmente anch’esso dedicato al proprio culto a partire dal momento della sua morte. Questo è il mio “teorema” (riferisce il Prof. Angelo Scarpulla, nel suo libro Arch. Arte e Religione) archeologico sulla storia della basilica costantiniana di San Giovanni in Laterano e dell’attiguo omonimo Battistero. Per risolverlo poniamo alcune utili premesse. Sappiamo da tradizione immemorabile che l’attuale basilica di S. Giovanni in Laterano fu dedicata da Costatino al Divin Salvatore, e che in seguito ala vertice cattolico mutò la titolarità originaria di essa, che così assunse il nuovo titolo di S. Giovanni Battista in Laterano. Si noti che il Divin Salvatore di tal titolarità viene fatto coincidere con la persona di Gesù Cristo.
Questa interpretazione, acriticamente accettata dagli storici da sempre, mi ha fatto sorgere dubbi e problemi, che ho cercato di risolvere nelle stessa maniera in cui si risolve un teorema. Sappiamo tutti che cos’è un teorema e quale è la tecnica per risolverlo. In sintesi, ci si basa su una serie di dati certi per scoprire altri ignoti. Così, per esempio, avviene nel notissimo teorema di Pitagora (sec. VI a. C.), il cui enunciato, che mi riporta ai lontani anni del ginnasio, così recita: “In ogni triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti”.
L’imperatore pagano Costatino, che si riteneva ed era ritenuto dio in base alla legislazione romana, costruì e dedicò al proprio culto la Basilica Lateranese del Santissimo Salvatore, nello stesso sito dell’attuale basilica di S. Giovanni Battista in Laterano. Nella zona ad essa contigua edificò un tempio funerario, che in seguito, dopo la morte di lui e dei suoi figli, il vertice cattolico romano trasformò nell’attuale Battistero di S. Giovanni in Laterano. Non vi è alcun dubbio che Costantino avesse pieno diritto di far ciò. Prima di lui, tutto questo era stato fatto da tutti gli altri imperatori romani. Dunque lo fece legittimamente.

Si può ipotizzare che la Basilica Lateranense sia stata creata da Costatino per il culto della persona?
A sostegno della tesi che l’imperatore abbia costruito la Basilica Lateranense per il culto della sua divina persona, vi sono parecchi argomenti in favore, che voglio esporre e che sono i seguenti.
1) Il cambiamento della titolarità della Basilica Lateranense.
2) La prassi abituale, per cui accanto ad ogni importante basilica sorgeva un tempio funerario.
Punto primo: Dato che l’attuale titolo della Basilica Lateranense non è quello originario, mi chiedo: perché circa un secolo dopo la sua costruzione, a questa basilica, che originariamente era stata dedicata al Divin Salvatore, stranamente la titolarità originaria fu poi cambiata in quella di S. Giovanni Battista?
Premetto che non mi risulta che qualcuno prima di me si sia posta questa domanda e le abbia dato una risposta soddisfacente, rendendola poi di pubblica ragione.
Ciò premesso, questa è la mia risposta che formulo con il seguente dilemma, cioè con una doppia possibile ipotesi.
Con la Prima, ipotizzo che la dedica della Basilica al Divin Salvatore si riferisca a Gesù Cristo, come da sempre sostengono acriticamente i cattolici.
La seconda, invece, ipotizzo che la dedica della Basilica al Divin Salvatore si riferisca all’imperatore Costatino. Si noti bene che nella prima ipotesi, appare molto improbabile a rigor di logica il fatto che ad una basilica che originariamente era stata dedicata a Nostro Signore Gesù Cristo, in un secondo tempo il supremo vertice cattolico possa averle cambiato la titolarità, attribuendole il nome di un semplice santo, quale Giovanni Battista. E’ infatti, ovvio che, in tal caso, il cambiamento della titolarità equivarrebbe ad una grave offesa per Gesù Cristo, assumendo il fatto un chiaro significato di degradazione.
Se, invece, nella seconda ipotesi, il titolo di Divin Salvatore corrispondesse a quello di Costantino, il suo cambiamento si spiegherebbe benissimo, in quanto esso ci apparirebbe come la cancellazione di un titolo, come quello di Dio Ottimo e Massimo, che, in un secondo tempo, cioè in seguito al passaggio dell’ideologia cattolica dalla fase protocattolica a quella deuterocattolica, poteva apparire chiaramente idolatrico e blasfemo o quanto meno equivoco.
Conseguentemente, se così non fosse stato, se ciò originariamente fosse stata dedicata a Gesù Cristo Divin Salvatore, non ci sarebbe stato alcun ragionevole motivo per cancellare quel titolo originario e barattarlo con quello di grado molto inferiore come è quello di un santo qualsiasi, come S. Giovanni Battista. Dunque è molto probabile che la Basilica Lateranense originariamente fosse stata dedicata a Costantino a se stesso, in quanto Santissimo Salvatore, per promuovere il proprio culto divino. Il che ovviamente, date le premesse della sua divinità in base alla costituzione romana, mi sembra, in un certo senso, anche giusto, sebbene da un altro punto di vista sia certamente idolatrino e blasfemo. Si noti che questo cambiamento di titolarità in una basilica da parte delle autorità deuterocattoliche è avvenuto tantissime altre volte, anzi è la norma che regola la prassi del vertice cattolico in questo settore. Mi limito a citare alcuni casi. Il primo che mi viene in mente è quello che è avvenuto a Ravenna e di cui mi occuperò in seguito, riguardante la Basilica edificata dal re barbarico Teodorico e da lui dedicata al Santissimo Salvatore, che è poi lo stesso Todorico. E’ bene notare, infine, che quanto detto per la Basilica Lateranense, si potrebbe logicamente pensare e dire anche per tutte le altre basiliche costantiniane, in quanto esse furono tutte fatte edificare da Costantino sia in Roma che altrove, per promuovere il culto della propria persona o della persona di altri membri della sua famiglia , ma il titolo attuale di ognuno di esse non è mai quello originario.
2) La prassi abituale, per cui accanto ad ogni importante basilica sorgeva un tempio funerario. Esaminando attentamente l’area interna e quella circostante della grandi basiliche protocattoliche, risulta una costante particolare ed interessante per cui accanto ad ognuna delle più importanti basiliche protocattoliche sorgeva un tempio funerario, di solito di forma rotonda e di piccole dimensioni. I casi del genere da me riscontrati sono tanti. Mi limito a citarne alcuni, di cui tre esistenti in Ravenna e tre a Roma. I tre casi di Ravenna: Il “Mausoleo” di Gallia Placida. Sorge accanto alla Basilica di San Vitale. La connessione tra i due edifici è probabile, in quanto sappiamo che molto probabilmente la costruzione di San Vitale iniziò ad opera di Galla Placidia, nel 526, il che è molto plausibile per il fatto che tale data coincide con la sua ascesa al trono imperiale, ed anche perché la Basilica di San Vitale fu consacrata nel 547, cioè tre anni prima che l’imperatore Galla Placida si trasferisse a Roma, chiudendo i suoi giorni. Ma è ancora più probabile la connessione tra il “Mausoleo” di Galla Placidia con l’antica basilica di Santa Croce. Data la maggiore antichità della Basilica di Santa Croce rispetto a quella di San Vitale, è lecito ipotizzare che il rapporto con la Basilica di S. Vitale possa ridursi a quello di sola vicinanza, mentre quello di S. Croce potrebbe essere un vero e proprio rapporto di integrazione complementare.
Il “Battistero” Neoniano o dei Cattolici, che originariamente non era un battistero ma un tempio funerario dedicato al culto delle spoglie mortali di un personaggio di somma rango a cui spettavano onori divini. Esso è contiguo alla Cattedrale, la quale sorge sulle fondamenta della Basilica del V secolo che era a cinque navate e che consideratamente fu abbattuta nel 1733 per ordine dell’arcivescovo Farsetti per riedificarvi sopra l’attuale che è completamente in stile moderno.
Il “Battistero” degli Ariani, che è contiguo all’attuale Chiesa dello Spirito Santo, la quale è il rifacimento della Cattedrale dei Goti il cui titolo era “Aghia Anastasis”: la Santa Resurrezione o meglio la “Gothorum Resurrectio”, dedicata alla glorificazione dei Goti.
I tre casi di Roma:
Il Tempio funerario “Mausoleo” di S. Costanza in via Nomentana, che è contiguo alla Basilica di S. Agnese, di cui mi occuperò nelle pagine seguenti di quest’opera;
Il Tempio funerario o “Mausoleo” di S. Costanza in via Nomentana, che è contiguo alla Basilica di S. Elena e le omonima basilica di Tor Pignattara, di cui mi occuperò nelle pagine seguenti di quest’opera;
Il Tempio funerario, meglio noto come Il “Panteon”, fatto costruire nel 27 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, e che sorge in piazza della rotonda. Fu completamente rifatto al tempo dell’imperatore Adriano. In seguito, nel 609, fu dedicato al culto della Madonna (S. Maria ad Martyres)
Dunque, è lecito ipotizzare che, sia la Basilica di S. Giovanni in Laterano che il Battistero omonimo ad essa attiguo, contrariamente a quanto si suol dire, non siano nati per volontà di Costantino rispettivamente come la basilica cristiana e battistero annesso in epoca protocattolica, ma lo divennero nel periodo immediatamente successivo o deuterocattolico. I due monumenti attuali, pertanto possono essere la risultante di numerosi e consistenti adulterazioni sistematicamente da essi subite nel corso dei secoli. La sola cosa che è rimasta immutata è il loro abbinamento, che fa si che essi siano un complesso architettonico unico ed unitario, oggi come ieri. E così, anche se non siamo pervenuti alla chiara soluzione del problema del teorema, ci siamo almeno avvicinati ad essa. In mancanza di prove lampanti, possiamo contentarci delle suddette. Se si tiene conto della cura meticolosa con cui il vertice cattolico ha cercato di far scomparire ogni traccia delle trasformazioni effettuate, possiamo considerarci più che soddisfatti per il traguardo raggiunto. Infatti, come può facilmente vedersi, oggi, nella Basilica di S. Giovanni in Laterano e nell’attiguo Battistero , di costantiniano originario rimane ben poco. Tutto è stato rimaneggiato accuratamente.
Un caso a sé è la grande statua di Costantino, attualmente posta sotto il portico della Basilica Lateranense, perché estranea al complesso monumentale, in quanto proveniente, a giudizio di esperti, dalle Terme di Costantino.
Essa, però, può essere considerata una specie di lapsus freudiano, in quanto la sua collocazione nell’area della massima basilica costantiniana può assumere inquietanti significati incosci. Non si sa, invece, nulla di dove sia finita la gigantesca statua di Costantino, che originariamente troneggiava al centro dell’abside della Basilica Lateranense. Dell’attuale Battistero Lateranense, cari fratelli, adiacente all’omonima Basilica, mi occuperò ancora prossimamente, di quest’opera, quando sarà trattato l’argomento dell’amministrazione del battesimo per immersione totale negli appositi battisteri.
Capitolo tratto dal volume Architettura Arte e Religione di Angelo Scarpulla.
(contributo alla storiografia delle origini del cristianesimo)