Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.
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domenica 29 giugno 2008
IL PAST GOVERNATORE AVV. PINUCCIO VINELLI FA ONORE A TUTTI I LIONS...PUGLIESI.
Vi invio alcune foto del Centro Polifunzionale costruito dai Lions a Casalnuovo Monterotaro.
Siamo ormai in dirittura d'arrivo.
Per lunedì 30 giugno p.v. sono stati convocati nella nuova struttura il Comitato Casalnuovo Monterotaro, la Consulta dei Past Governatori ed il Gabinetto Distrettuale.
Alle ore 12:00 ci sarà un incontro con le autorità provinciali e locali.
Ci aspetteranno il Presidente della Provincia On. Antonio Pepe, il Sindaco, il Parroco ed il Maresciallo con tutte le altre autorità del Paese.
Siete tutti invitati all'evento.
L'inaugurazione ufficiale avverrà a settembre e ne avrete comunicazione per tempo dai nuovi organi distrettuali.
Vi comunico alcuni dati (ancora non definitivi): costo della costruzione € 385.000,00 - fondi raccolti € 350.000,00 - residuo da pagare entro 8 mesi dalla consegna del manufatto. Dobbiamo fare ancora un piccolo sforzo. Occorre, come sempre, la collaborazione di tutti.
Vi invio alcune foto della struttura scattate sabato scorso.
Vi invio ancora una mappa stradale, per coloro che vengono con l'autostrada, per raggiungere Casalnuovo. Chi viene da Foggia deve andare per Lucera.
Vi comunico, infine, le coordinate IBAN del c/c presso la Banca Popolare di Puglia e Basilicata intestato a Lions Clubs International pro Casalnuovo Monterotaro IT 16 Y 05385 15700 000006278992, sul quale potranno essere versati eventuali contributi, previa consegna di una copia del bonifico al Governatore.
Vi prego di diffondere la notizia ai Clubs ed a tuttii Lions del Distretto.
Vi abbraccio. Grazie ancora per la Vostra collaborazione.
Pinuccio
P.S. Ricordatevi: ""I veri vincitori nella vita sono i sognatori che non hanno mai mollato"".
sabato 28 giugno 2008
IL GEN. C.A G. VALOTTO AI MICROFONI DI RADIO WEST
Public Affairs Office KOSOVO Villaggio Italia
COMUNICATO STAMPA-Cap. Occhinegro
Il Gen. C.A. Giusepe Valotto in visita in Kosovo
(Pec/Peje) Villaggio Italia , 25 giugno 2008
Il Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Valotto, Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze, ha visitato il contingente italiano schierato in Kosovo.
La visita si è focalizzata sulle attività “sul terreno” svolte dalle truppe della Multinational Task Force West, comandata dal Generale di Brigata Agostino Biancafarina.
L’operatività dimostrata è il frutto non solo dell’intenso addestramento svolto in Madrepatria, ma anche del continuo e metodico impegno profuso dai nostri militari impegnati nell’Operazione “Joint Enterprise”.
I risultati sono stati estremamente positivi: il dispositivo interforze e multinazionale ha dimostrato di essere capace di poter assolvere tutti i compiti assegnati all’interno della missione NATO in Kosovo.
Infine, il Generale Valotto ha avuto l’opportunità di salutare, anche a nome del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Vincenzo Camporini, tutti i militari dai microfoni di “Radio West”.
giovedì 26 giugno 2008
IL MALE COSMICO
L’esistenza del male è stata percepita presto dall’uomo, appena la scintilla dell’intelligenza si è accesa misteriosamente nel suo cervello. Il male non è un concetto, bensì è dotato di una sua oggettività, esiste al di là dell’uomo che lo percepisce, nel vuoto dello spazio siderale come nella coscienza dell’individuo, possiamo rintracciarlo nell’entropia come nel mangiare ed essere mangiati, è un buco nero nel processo della creazione, un abisso che si spalanca davanti all’espletamento del libero arbitrio. Tutte le religioni hanno cercato di spiegarlo come contrapposizione al principio del bene, hanno affermato che essi sono complementari ed indispensabili nel creare l’armonia: l’esistenza dei malvagi dà evidenza ai buoni, nella stessa maniera in cui le ombre concorrono a far risaltare la luce ed il silenzio e le dissonanze contribuiscono ad esaltare una sinfonia. I miti e gran parte della storia della cultura e della politica sono state una riflessione sul male, dal peccato originale, a Caino e Abele, da Giobbe a Prometeo, senza dimenticare il fascino sinistro esercitato dal perverso sull’arte, nella tragedia greca ed in letteratura da Sade a Baudelaire e Conrad. Tutte le filosofie hanno indagato su questa ingombrante presenza nella vita dell’uomo. L’antichità classica ed il cristianesimo hanno tentato di fornire una risposta al problema. Platone riteneva che il male non potesse derivare dalla divinità, perché estraneo alla sua essenza buona e perfetta; egli, con una concezione di straordinaria modernità, vedeva nella materia caos ed imperfezione, che solo parzialmente potevano essere ricondotti all’ordine dall’opera del divino artefice. Agostino, si pose all’infinito l’assillante domanda: “Si Deus est unde malum?”(Se Dio esiste da dove proviene il male?), giungendo alla conclusione che il male è una forma di non essere del bene, una privatio. Altri pensatori hanno proseguito le loro speculazioni fino ad ipotizzare una reversibilità tra filosofia della storia ed antropologia, che ha caratterizzato l’illusione dell’idealismo classico tedesco ed infine l’esperimento nichilistico di Nietzsche, da cui ha preso spunto Hitler, mentre la cupa follia del Novecento diveniva realtà con i campi di concentramento, apoteosi del male alla pari degli altri eccidi che hanno caratterizzato il XX secolo. La triste circostanza che questi aberranti episodi di discesa agli inferi siano avvenuti mentre la civiltà occidentale sembrava all’apogeo ha dimostrato il totale fallimento della cultura umanistica e la desolante illusione di ogni visione ottimistica della storia. Ogni intervento divino nelle vicende umane è stato assente, a dimostrazione lampante della sua indifferenza al nostro destino o della sua impotenza a fronteggiare le forze del male. La presenza del male nella vita dell’uomo è una cosa ovvia e da tutti accettata, ogni giorno dobbiamo fare i conti con esso e con le sue manifestazioni più eclatanti, tra le quali il dolore fisico occupa un posto di rilievo. Per poterlo percepire la natura ha previsto fibre nervose specifiche e mediatori chimici specializzati sia nell’uomo che negli animali. Il significato del dolore ci sfugge, anche se noi non riusciamo a sfuggire ad esso. Quando spostiamo la nostra attenzione dalle vicende umane al mondo che ci circonda pure scorgiamo il male, o almeno ciò che ci sembra sia il male: un leone che azzanna un’antilope e si ciba della sua carne, togliendo una mamma ai suoi cuccioli, ci sembra una riprovevole crudeltà, ma la natura, che certamente è più saggia di noi, ha previsto queste modalità nei carnivori, i quali vivono distruggendo il corpo di altri animali. Se poi andiamo a cercare il male cosmico nelle pieghe dell’universo le difficoltà di reperirlo con precisione aumentano e l’unica bussola che possa guidarci è l’intuizione che esso esista anche tra stelle e pianeti. Tutte le sacre scritture ci parlano di una creazione e tale concetto non è in contrasto con le più moderne vedute scientifiche, anzi è in perfetta sintonia con l’ipotesi del Big bang, la più accreditata a spiegare la nascita dell’universo. Nel cosmo noi individuiamo un ordine che prevede delle leggi, alle quali obbediscono i pianeti nel loro moto gravitazionale così come le più piccole molecole e la presenza di tali leggi ci fa supporre la presenza di un programma e di un programmatore. Viceversa altri pensano che materia ed energia, sorte in uno stato informe o esistenti ab aeterno, si siano autoregolamentate, facendo emergere, per puro caso, tutte le leggi di unità e di ordine che gli strumenti della fisica ci permettono di intravedere e di misurare. Il principio dell’entropia tende ad escludere che la materia esista da sempre, mentre il calcolo delle probabilità ci ammonisce come l’idea che l’ordine riscontrato nell’universo abbia avuto origine per caso è estremamente improbabile. Ma questa querelle non ci interessa in questa sede, perché in entrambe le ipotesi riusciamo ad intravedere in azione un principio del male. Nella prima ipotesi, scorgiamo nel caos che caratterizza alcuni punti della materia indirizzandoli verso il disordine, una precisa volontà di contrastare le leggi immutabili che sottendono all’armonia del cosmo. Nella seconda ipotesi, se il caso sovrintende da solo a generare regole ed accadimenti, vediamo dispiegarsi in tutta la sua potenza un principio malefico. Possiamo concludere che se il bene è armonia il male è caos, se il bene è ordine il male è disordine, se il bene è equilibrio il male è asimmetria, se il bene è aggregazione il male è separazione.
Tratto da La Circolare Spigolosa-Direttore Matteo C. Sullivan
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mercoledì 25 giugno 2008
SABOTAGGIO ALL'ACQUEDOTTO PUGLIESE
All’inizio del 1941, mentre la guerra infuriava sui vari fronti, gli inglesi sapevano bene quale fosse il più grande acquedotto europeo. Si trovava in Italia e soddisfaceva le esigenze idriche di parte del Meridione. Un attacco ben centrato a questa struttura avrebbe potuto produrre un incalcolabile effetto propagandistico e ripercuotersi sul morale della popolazione. E, in più, avrebbe costretto da allora l’avversario ad immobilizzare una parte del suo potenziale nell’attività di prevenzione.
Lo spunto per l’azione partì da una ditta inglese che, avendo collaborato a suo tempo alla realizzazione dell’opera, possedeva gli opportuni elementi di conoscenza dei suoi punti deboli. Va detto che, poiché dalla nostra regione partivano molti dei convogli diretti in zona d’operazioni, un’interruzione del flusso di acqua avrebbe avuto effetti dirompenti. Fu quindi approntata in tutta segretezza una compagnia di commandos dello “Special Air Service” (SAS), da paracadutare presso un ponte di un affluente dell’Ofanto, il torrente Tragino, sito al confine tra la Campania e la Basilicata. Si pensò di utilizzare per il lancio otto aerei “Whitley MK V”, in uso nella prima scuola di paracadutismo di Ringway. L’operazione, denominata “Colossus”, prese avvio il 4 febbraio con destinazione Malta. Da lì, nel tardo pomeriggio di sei giorni dopo, mentre due bombardieri dello stormo partirono per un’azione diversiva su Foggia, gli altri sei veivoli con una quarantina di parà a bordo s’alzarono in volo diretti contro il ponte. Il malore di un militare costrinse però un “Whitley” a partire in ritardo, compromettendo in parte la missione perché a bordo c’era l’ufficiale incaricato di minare la struttura. Le prime cinque squadre di sabotatori presero terra quindi con forte anticipo. Rastrellarono sia alcuni contadini che un militare del luogo e li costrinsero, sotto la minaccia delle armi, al recupero del materiale esplosivo aviotrasportato lanciato nei paraggi. Poiché la sesta squadra non arrivava e i tempi stringevano, si decise di procedere ugualmente per non rischiare di vedere sfumare l’effetto sorpresa. Se non che, dato che la base del pilone centrale era immersa nell’acqua, gli inglesi dovettero rinunciare a minarla come sarebbe stato necessario per produrre i danni maggiori. Ripiegarono allora su un pilone laterale con un artificiere improvvisato, che non se la cavò del tutto male. Il piano fu completato facendo saltare pure un vicino ponte ferroviario, sì da impedire poi ad eventuali squadre di operai di affluire sul posto per rimediare. Per le ragioni che si son dette, il brillamento delle cariche di tritolo non provocò il disastro programmato perché ne derivò solo un arresto del flusso di acqua limitato a qualche giorno. Più persistente fu invece la psicosi del paracadutista nemico, che da quel momento serpeggiò tra le gente. A quel punto, i sabotatori affidarono i prigionieri ad un loro compagno che, rimasto ferito nell’atterraggio, non poteva certo seguirli nella fuga di 60 chilometri verso Paestum dove un sommergibile doveva recuperarli. Il militare inglese non riuscì tuttavia ad impedire la fuga del soldato italiano catturato, che lanciò l’allarme. E così i gruppetti in cui si erano suddivisi gli uomini del commando furono man mano facilmente catturati. Solo uno di loro riuscì ad aprire prima il fuoco, uccidendo due italiani. Avviati a Sulmona, i prigionieri furono ovviamente interrogati. E così con somma sorpresa venne fuori che tra di loro c’erano addirittura due italiani. Si chiamavano Nicol Nastri e Fortunato Picchi. Il primo se la cavò con la prigionia perché aveva preso la cittadinanza inglese, mentre l’altro finì davanti al plotone d’esecuzione per esser fucilato alla schiena. Non gli era servito dotarsi di documenti falsi o qualificarsi come “signor Pierre Dupont, francese libero”. Secondo quanto risulterà a fine guerra, venne infatti scoperto perché s’era messo a “fischiettare sommessamente il motivo di una vecchia canzonetta napoletana”. Si venne a sapere che, allo scoppio delle ostilità, Picchi viveva già da decenni a Londra. Qui, da antifascista conclamato aveva fatto richiesta di arruolamento, anche se aveva voluto mantenere la sua cittadinanza. Pur avendo già quarantasei anni, era riuscito persino ad entrare nel commando paracadutista in questione. Si giustificò adducendo di aver rivestito il semplice ruolo dell’interprete, ma per le leggi di guerra era null’altro che un traditore della patria. E, benché il comune di Carmignano in cui era nato abbia provato in seguito a rivalutarne la figura, egli restò “dopotutto un traditore del suo paese” anche per un suo commilitone del SAS, disposto a riconoscergli al massimo la tempra dell’idealista.
Ma l’operazione “Colossus” era destinata a provocare altre tragedie più o meno grandi persino attraverso due oggetti appartenuti ai suoi protagonisti. Nel primo caso, si trattava di un fazzoletto, su cui era ricamata una mappa, e riguardò il capitano Agostino Piscitelli che aveva interrogato Picchi scoprendone l’identità. Questo ufficiale dei carabinieri, pur avendo fatto solo il suo dovere, a fine guerra fu tradotto davanti alla Corte d’Assise Straordinaria, cavandosela per il rotto della cuffia vista l’aria che tirava in quel momento. Un suo collega in cerca di qualche benemerenza dell’ultima ora lo aveva infatti vilmente denunziato, avendone raccolto la confidenza secondo cui aveva sequestrato al Picchi il fazzoletto. L’altra tragedia riguardò il generale Nicola Bellomo, ben noto ai baresi per la difesa del porto dopo l’otto settembre. Era stato proprio lui a contribuire alla cattura della squadra del commando inglese, responsabile di aver aperto il fuoco contro gli italiani e di averne uccisi due. Nell’occasione, il generale, mentre si prodigava per sottrarre i prigionieri dal linciaggio popolare, si prese la colt dell’ufficiale nemico che guidava il manipolo. Fu la sua rovina. Quella stessa pistola egli aveva indosso anche in seguito, allorché due prigionieri inglesi fuggiti da Torre Tresca finirono uccisi nel corso del rastrellamento successivo. Fu accusato dagli inglesi di averla usata proprio in quel frangente, sparando ai due fuggiaschi. Accusa opinabile, perché, in ogni caso, egli avrebbe agito secondo le leggi di guerra che consentono di far fuoco contro i soldati nemici che tentano di sottrarsi dalla prigionia. In realtà, forse, quell’arma dava sui nervi agli imperturbabili sudditi di Sua Maestà. Ricordava infatti loro che la tanto decantata operazione “Colossus” si era risolta, in fin dei conti, in un mezzo fiasco.
lunedì 23 giugno 2008
LA KFOR ITALIANA DONA VESTIARIO E GIOCATTOLI
Public Affairs Office
KOSOVO Villaggio Italia
COMUNICATO STAMPA - Cap. D. Occhinegro
(Djakovica - Gjakove) Aeroporto AMIKO – 23 giugno 2008 Si è svolta oggi una donazione, a cura del contingente italiano in Kosovo, comandato dal Generale di Brigata Agostino Biancafarina, di vestiti e giocattoli devoluti da strutture del nostro paese.
La Task Force Ercole, di base a Djakovica su base 21° Gruppo Squadroni “Orsa Maggiore” che ha sede in sardegna, si occuperà della distribuzione.
L’attività è stata coordinata con la Cooperazione Civile Militare e i Liaison Monitoring Teams la donazione sarà svolta presso i villaggi di Maque, Pala Barda e Bez.
I villaggi individuati, ed in particolare quello di Pala Barda, si trovano nelle vicinanze dell’Aeroporto Italiano denominato AMIKO. Le condizioni di vita degli abitanti con particolare riferimento a i bambini è di grave indigenza.
Nel villaggio di Pala Barda, composto da varie etnie ROM, mancano tutti i servizi e l’unico gioco che conoscono i bambini è rappresentato dall’impastare con i piedi nudi il fango con cui vengono realizzati i mattoni per i ricoveri della notte. Con questo gesto i militari italiani, ancora una volta, dimostrano la particolare propensione ad aiutare chi è meno fortunato.
Alla donazione parteciperà il Comandante della Task Force Ercole il Tenente Colonnello, in patria comandante del 21° Gruppo Squadroni “Orsa Maggiore”, Vincenzo Di Mitrio che ha fortemente voluto, realizzato e condotto questa attività.
Cap. Domenico Occhinegro
dom.occhinegro@esercito.difesa.it
venerdì 20 giugno 2008
ULISSE E CALYPSO
13 dicembre 2006
Dei e Miti...Greci:..Calypso
Calipso era una ninfa bellissima,dai capelli meravigliosi,nata da Atlante e la dea del mare Teti.Il nome Kalypso significa "colei che nasconde",compare nel mito di Odisseo,nel poema omerico l'Odissea. Calipso viveva sola nella splendida isola Ogigia, dove accolse il naufrago Odisseo,diventandone l'amante, amandolo intensamente pur non essendo contraccambiata e lo trattenne sull'isola per sette anni,promettendogli se fosse rimasto con lei di renderlo immortale.Odisseo insisteva invece di voler tornare da sua moglie Penelope e nel suo regno. Trascorsi sette anni,sollecitato da Atena e approfittando dell'assenza di Poisedone, nemico di Odisseo, Zeus inviò Ermes ad Ogigia con l'ordine a Calipso di liberare Odisseo. Calipso dapprima si oppose,ma poiché gli ordini di Zeus erano indiscutibili,aiutò Odisseo a costruire una barca e farlo partire.I sette anni di Odisseo con Calipso possono essere interpretati come la raffigurazione delle distrazioni del piacere contro i doveri del comando.-Vulcanochimico-
Ulisse e Calypso" A.Boklin 1883-Un saluto e un abbraccio a tutti....A presto-Vulcanochimico.
ULISSE E CALYPSO
13 dicembre 2006
Dei e Miti...Greci:..Calypso
Calipso era una ninfa bellissima,dai capelli meravigliosi,nata da Atlante e la dea del mare Teti.Il nome Kalypso significa "colei che nasconde",compare nel mito di Odisseo,nel poema omerico l'Odissea. Calipso viveva sola nella splendida isola Ogigia,dove accolse il naufrago Odisseo,diventandone l'amante, amandolo intensamente pur non essendo contraccambiata e lo trattenne sull'isola per sette anni,promettendogli se fosse rimasto con lei di renderlo immortale.Odisseo insisteva invece di voler tornare da sua moglie Penelope e nel suo regno. Trascorsi sette anni,sollecitato da Atena e approfittando dell'assenza di Poisedone,nemico di Odisseo, Zeus inviò Ermes ad Ogigia con l'ordine a Calipso di liberare Odisseo. Calipso dapprima si oppose,ma poiché gli ordini di Zeus erano indiscutibili,aiutò Odisseo a costruire una barca e farlo partire.I sette anni di Odisseo con Calipso possono essere interpretati come la raffigurazione delle distrazioni del piacere contro i doveri del comando.-Vulcanochimico-
Ulisse e Calypso" A.Boklin 1883-Un saluto e un abbraccio a tutti....A presto-Vulcanochimico-
martedì 17 giugno 2008
ENNIO REMONDINO AI MICROFONI DI RADIO WEST
Public Affairs Office
KOSOVO Villaggio Italia
COMUNICATO STAMPA: Cap. Domenico Occhinegro
(Pec/ Peje) Villaggio Italia – 14 giugno 2008 Ennio Remondino, che con la sua troupe ha girato alcune immagini in Kosovo per un servizio televisivo per Rai 1, è stato ospite di Villaggio Italia dove ha pranzato con il Generale di Brigata Agostino Biancafarina, comandante della multinational task force west, e tutto lo stato maggiore.
La profonda conoscenza, da parte del Dottor Remondino, dell’area Balcanica è stata il pretesto per un’intervista presso Radio West. In un clima di estrema cordialità ha risposto a tutte le domande con la sua proverbiale schiettezza di genovese.
L’intervista, incentrata sulla professione di inviato in zone di crisi, ha evidenziato molti punti in comune con la vita di noi militari, professione, che spesso ci porta lontano dagli affetti della famiglia. Ovviamente non poteva mancare una domanda sulla nostra nazionale di calcio che improvvisamente ha legato, scherzosamente, l’intervistatori pugliesi con il genovese per tramite di Cassano.
L’incontro si è concluso con i saluti a tutto il contingente italiano ed è stato esteso a tutti coloro che operano in Kosovo per il mantenimento della pace per tramite di una dedica “auguri a tutti gli amici del Kosovo da un vecchio Balcanico”.
domenica 15 giugno 2008
CHI MI HA MESSA INCINTA?
di Angelo Scialpi(membro del Comitato Scientifico del blog. Intern)
Non c’è limite all’inferno, ma forse nemmeno al paradiso. Scendere, però, è più agevole e lo si fa velocemente e senza accorgersene, quasi piacevolmente. Il piacere, quasi sempre, ci accompagna nelle discese, fino a quando, giunti in basso, non abbiamo più la forza di tentare la risalita, ammesso che si riesca a trovare il primo gradino.
Come non gridare rabbia per la devastazione interiore che va impadronendosi sempre più dei giovani, dei ragazzi, degli adolescenti, dei bambini; una devastazione che è alimentata dalla ignoranza, dalla perdita di dialogo con i genitori, dalla diffusione alta della droga, dalla ricerca dei giocattoli nel sesso.
Mi ha colpito, e non poco, quella frase: “Uno di voi tre mi ha messa incinta.”, ma anche l’arresto di ieri di tre adolescenti che hanno stuprato una altra bambina… e poi… e poi.
Eravamo rimasti al gruppo, alla filosofia del gruppo guidato dal fighetto, al quasi abbattimento del tentativo di ricerca di un ragazzo (o ragazza) perbene con il quale apprendere ad amare, ad avere un sentimento, a cominciare a costruire dei valori che soltanto in due si possono costruire; avevamo anche capito quanto difficile fosse l’accettazione del ragazzo che viene escluso dal gruppo, della ragazza che viene derisa perché ancora morigerata, ma non avevamo ancora capito che il gruppo, che talvolta chiamavamo branco, è diventato davvero un branco.
Chiedo: “E’ possibile che una ragazza possa fidanzarsi con un gruppo di ragazzi?” Dopo uno sguardo particolare, realizzato il fatto che poteva rispondere, una ragazza adulta ribatte: “Capita!” In quella risposta è depositata una verità allucinante, forse una delle peggiori che possa capitare ad una adolescente in cerca della vita, alle prese con la scoperta di se, felice di poter incontrare la persona meritevole, magari scoprirsi innamorata, poi sposa e quindi mamma. No, non è possibile che si possa raggiungere una tale dimensione umana e che il non vivere si impadronisca sempre più delle persone in tenera età e quindi per sempre. C’è quasi da chiedersi perché si nasce! Perché accadono cose così incredibili! Qualcuno può avere delle colpe? In questi casi la considerazione cede il passo all’interrogativo, al massimo alla cronaca, come siamo orami costretti a fare ed a sentire, anche quando non si vuole ascoltare per non conoscere fatti che la dignità dovrebbero celare per sempre.
Vengono in mente tante considerazioni, ma anche tante terribili scene possibili nella realtà che abbiamo sempre saputo appartenere a branchi, ma non di uomini, e ci rimane impossibile continuare a pensare, persino a ricercare delle motivazioni, tanto è devastante la condizione, saccheggiato il dono della vita. Non si riesce a dare colpa a nessuno, o forse a tutti, ma il pensiero che una mamma possa soltanto venire a conoscenza che la sua bambina ha subito certe esperienze che le hanno aperto le porte della non vita e che si è osato mettere a sacco un corpo creato per contenere la bellezza e per crearne di altri, rimane come una colata di gelo che trasforma in pietra le cose più delicate, il corpo come i sentimenti, l’amore di madre come quello di Dio.
Arginare la corsa al sesso pare sia una delle emergenze della società contemporanea, così, come la sicurezza, la giustizia, l’economia. Ci sono altri fenomeni devastanti che andrebbero combattuti con ferocia, ma limitiamoci a considerare quello che ci fanno vedere e che sono ad alto rischio di imitazione, il riferimento va alla pornografia traboccante che non da il tempo a nessuno di rendersi conto di che cosa sia il sesso al di fuori dei sentimenti. Nelle parole la fine di tutto. “Adesso che ho confessato, posso andare a casa?”, quasi a evidenziare il fatto che il perseguire l’infinito di cane sia divenuto uno degli obiettivi dei ragazzi di oggi.
Ci sono tante difficoltà e sofferenze, ma l’immagine di una genitrice che abbraccia il volto senza sorriso della sua bambina porta con se la scritta: The end (La fine). (15.5.08)
SERVONO MAESTRI DI VITA
di Angelo Scialpi(Membro del Comitato Scientifico del blog International)
Le intercettazioni telefoniche sono una opportunità tecnologica della quale si è abusato (e forse si continuerà a farlo) per scoprire eventuali reati, verità nascoste e per navigare nella privacy di ognuno, o meglio della persona per la quale si nutrono invidia, gelosia, eventuali responsabilità amministrative e penali.
Il governo, giustamente, vuole provare a mettere ordine all’orecchio del grande fratello, ma, come sempre accade, quando si discute di un problema vengono fuori circostanze e fatti prima impensabili. La persona onesta (e ce ne sono ancora tante per fortuna), non teme alcuna interferenza, anche se, comunque, la vita privata va salvaguardata e difesa da eventuali attacchi di panico di gente che vive andando a caccia di credibili responsabilità, del debole di turno, dello scemo del quartiere, della persona fragile (anche queste ultime sono tante) e molto spesso indifesa, della persona bisognosa. Abbiamo ascoltato le diverse posizioni dei partiti, abbiamo inteso la volontà politica di intervenire per riordinare una materia di indiscusso rischio collettivo, ma abbiamo anche saputo che grazie alle intercettazioni telefoniche molte persone hanno pagato il loro tributo di colpa che diversamente non sarebbe mai stato scoperto o individuato. Si sono levate contro voci autorevoli, ma anche categorie di professionisti che, grazie alla intercettazione telefonica, hanno potuto svolgere la loro professione con maggiore sicurezza e fiducia nel risultato. Viene da dire che anche questo è giusto, forse necessario per assicurare alla giustizia quanti delinquono e arrecano danni alla società ed al patrimonio pubblico.
E’ stato posto un tetto per quanto riguarda la condanna, al di sotto del quale non è possibile intercettare, mentre ai giornalisti è proibito severamente pubblicare eventuali intercettazioni. La nostra complessa società continua ad avvolgerci e, per certi versi, a stritolarci, rendendoci ancora più deboli e indifesi. Stiamo parlando di condanna finale, non stiamo parlando delle procedure legali, delle mille trovate della difesa, delle lungaggini della giustizia, e non stiamo nemmeno parlando delle intercettazioni (pare che sia una operazione non sempre autorizzata) a scopo di estorsione, di usura, di tradimento, di pedofilia, di prostituzione, di allegra brigata… e tante altre opportunità.
Diventa difficile riuscire ad individuare il limite giusto e corretto entro il quale è possibile utilizzare le opportunità che la moderna tecnologia mette a disposizione. Il grande fratello ha finito con il coinvolgere l’intera esistenza della persona umana in una condizione che si sviluppa a cascata.
L’esperienza della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi non ha consentito nemmeno di poter ritirare quanto frettolosamente pubblicato; l’occhio della telecamera è la sola che ci da la garanzia della colpa e della responsabilità, forse anche della difesa personale; l’autocertificazione in molti casi diventa prevaricazione e ottenimento illecito di privilegi, tanto è difficile andare a verificare quanto dichiarato per ottenere un beneficio, e via di seguito con tante coperture che hanno inaugurato nuovi fraudolenti, truffatori e disonesti.
E’ difficile legiferare in materia così delicata, come nelle tante altre a cui si è fatto riferimento, ma rimane, alzando lo sguardo, viva la speranza che si possa ricostruire la ragione dentro ognuno di noi, la consapevolezza di essere cittadino, la certezza di essere uomo assennato in grado di utilizzare e non di essere utilizzato dalla scienza e dalla tecnologia. Il cammino rimane difficile, ma qualche voce si è levata in difesa della formazione, dei mastri di vita, della ricerca di un divenire che veda l’uomo partecipe e non strumentale alla tecnologia, per non correre il rischio di essere parcheggiati sulla terra, magari utilizzati per fare denaro.