Ordini Cavallereschi Crucesignati

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martedì 29 luglio 2008

LA COSNIL HA GIA' RACCOLTO MIGLIAIA DI FIRME CONTRO LA GIUNTA LOIERO

Sindacati: Cosnil ha gia raccolto migliaia di firme contro la Giunta Loiero La Confederazione Sindacati Italiani Lavoratori chiede lo scioglimento della giunta Loiero, annunciando che sta promuovendo una raccolta firme allestendo gazebo nelle citta' di Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia, e Catanzaro. il sindacato cosnil gia raccolto migliaia di firme. Ritengono questa giunta regionale fonte di crisi per la Calabria visto l'immobilismo e la grave crisi occupazionale ed economica di cui si e' resa responsabile", afferma il segretario della Cosnil Francesco Lucirino che aggiunge "A settembre proseguira' la campagna per lo scioglimento dell'esecutivo regionale entro l'anno" .


AZZOLLINI, LIMITI ASSEGNO SOCIALE SOLO PER IMMIGRATI .Aggiunge la cosnil assunzioni obbligatorie e pene severe per datori di lavoro che viola la legge. AZZOLLINI, LIMITI ASSEGNO SOCIALE SOLO PER IMMIGRATI - Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, spiega invece che i limiti per l'accesso all'assegno sociale non riguardano i cittadini italiani, ma solo gli immigrati. «La norma - afferma - pone come condizione accanto al soggiorno da almeno 10 anni, la produzione di reddito legale da altrettanto tempo. La norma, quindi, non riguarda i cittadini italiani, che hanno cittadinanza, residenza e domicilio, ma non certo soggiorno nel nostro Paese». L'obiettivo del governo non è quindi quello di negare l'assegno alle casalinghe e agli altri beneficiari italiani. «La lettura della legge - sottolinea Azzollini - esclude questa ipotesi e certo anche lo spirito della legge la esclude». Aggiunge La cosnil obbliglare i datori di lavoro l'assunzione obbligatoria dando tutti i diritti previsti dai ccnl e pene severissime per i datori di lavoro che che viola la legge.

La segreteria Generale cosnil chiede al governo di valorizzare la Vigilanza Privata La Cosnil chiede al governo di valorizzare con una legge la vigilanza privata che riscano quotidianamente durarante lo svolgimento del proprio lavoro sia nella difesa di attivita commerciali e sia nei trasporti valori.Conclude la cosnil che la vigilanza privata non solo riscano ma percepiscono stipendi da fame,la cosnil nel prossimo rinnovo del ccnl di categoria vigilanza privata chiedera per i lavoratori aumenti contrattuali del 30% della paga base e di indennita di rischio.Data: 28/7/2008--------------------------------------------Segreteria Nazionale COSNILConfederazione Sindacati Italiani LavoratoriVia Nicola Serra 6287100 CosenzaTel e fax 0984 481852Cell 340 8745514--------------------------------------------Da: www.cosnil.itEmail: segreteria@cosnil.it

lunedì 28 luglio 2008

LA COSNIL DEFINISCE LA NORMA SUI PRECARI

Norma sui precari :Lucirino: nel governo prevale l' antisociale ROMA - la cosnil la definisce la norma precari e'norma 'anti-precari' inserita nella manovra finanziaria , in realtà una misura che blocca le speranze e il diritto dei lavoratori che hanno fatto ricorso giudiziario e che anche la cosnil tramite i suoi legali hanno presentato davanti ai giudici di lavoro per difendere il lavoratore per avere un lavoro stabile.Conclude lucirino segretario generale cosnil: sono deluso che i vecchi amici di partito del msi e di alleanza nazionale che sono al governo e si schierati contro i precari e parlano di essere ancora sociali (vergogna),la cosnil in autunno scendera in piazza per difendere i precari e protestare contro il governo berlusconi e i partiti che lo sostengono. Data: 27/7/2008--------------------------------------------Segreteria Nazionale COSNILConfederazione Sindacati Italiani LavoratoriVia Nicola Serra 6287100 CosenzaTel e fax 0984 481852Cell 340 8745514--------------------------------------------Da: www.cosnil.itEmail: segreteria@cosnil.it

SEGRETARIO GENERALE COSNIL SU GIORNALI STRANIERI

Interviste del segretario generale cosnil dott. Francesco Lucirino, su giornali stranieri Italy hit by nationwide transport strike Reuters - USA "The unions are asking for the renewal of the national work contract for over 250000 employees," said Francesco Lucirino, secretary general of the Cosnil ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Italy hit by nationwide transport strike elEconomista.es - Madrid,Madrid,Spain "The unions are asking for the renewal of the national workcontract for over 250000 employees," said Francesco Lucirino,secretary general of the Cosnil ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Transportul public italian - paralizat de grevã Bursa - Bucharest,Romania "Sindicali tii cer reînnoirea contractului colectiv de muncã pentru 250.000 de angajaþi", a declarat Francesco Lucirino, secretar general al sindicatului ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Italien: Verkehrschaos in Italiens Städten durch Streik des ... FOCUS Online - Germany "Wir haben sieben Monate vergeblich darauf gewartet, dass sich die Regierung bewegt", sagte Francesco Lucirino, Generalsekretär der Gewerkschaft Cosnil, ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Landesweiter Streik legt öffentlichen Verkehr in Italien lahm Topnews - Neu Duvenstedt/Hamburg,Germany Francesco Lucirino, Generalsekretär der Gewerkschaft Cosnil, erklärte, dass man sieben Monate vergeblich auf eine Bewegung der Regierung gewartet habe. ... Data: 27/7/2008--------------------------------------------Segreteria Nazionale COSNILConfederazione Sindacati Italiani LavoratoriVia Nicola Serra 6287100 CosenzaTel e fax 0984 481852Cell 340 8745514--------------------------------------------Da: www.cosnil.itEmail: segreteria@cosnil.it----------------------------

domenica 27 luglio 2008

I GIORNALI STRANIERI INTERVISTANO IL SEGRETARIO GEN. DELLA COSNIL

Intervista del segretario generale cosnil Lucirino publicata su (Reuters)Italy hit by nationwide transport strike Italy hit by nationwide transport strike Mon Jul 7, 2008 11:50am BST Email Print Share Single Page Recommend (-) [-] Text [+] 1 of 1Full SizeROME (Reuters) - Italian trains, buses and subways ground to a halt on Monday as workers staged a nationwide strike to demand a renewal of their expired labour contracts. In most cities, buses and subways were to suspend services for most of the day apart from the evening rush hour. Train workers began a 24-hour strike late on Sunday. "The unions are asking for the renewal of the national work contract for over 250,000 employees," said Francesco Lucirino, secretary general of the Cosnil union. "We've been waiting for more than seven months for a move by the government and we have not received any answer on renewing contracts." The strike is expected to cost the transport system 350,000 euros in all, Lucirino said. It is expected to be the first of several strikes in Italy this month, with airport workers scheduled to strike later this month. Car traffic in Rome was heavier than usual. Frustrated commuters and travellers, who had hoped the strike would not be adhered to by all workers, formed long lines at bus stops and train stations across the country. "I wasn't organised, I had to travel anyway and if I arrive I have been lucky and if I don't I just won't get there. I think I will be here hanging around until this evening," said commuter Fiametta Stella.

Publichiamo interviste del segretario generale cosnil su giornali stranieri Italy hit by nationwide transport strike Reuters - USA "The unions are asking for the renewal of the national work contract for over 250000 employees," said Francesco Lucirino, secretary general of the Cosnil ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Italy hit by nationwide transport strike elEconomista.es - Madrid, Madrid,Spain "The unions are asking for the renewal of the national workcontract for over 250000 employees," said Francesco Lucirino,secretary general of the Cosnil ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Transportul public italian - paralizat de grevã Bursa - Bucharest, Romania "Sindicali tii cer reînnoirea contractului colectiv de muncã pentru 250.000 de angajaþi", a declarat Francesco Lucirino, secretar general al sindicatului ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Italien: Verkehrschaos in Italiens Städten durch Streik des ... FOCUS Online - Germany "Wir haben sieben Monate vergeblich darauf gewartet, dass sich die Regierung bewegt", sagte Francesco Lucirino, Generalsekretär der Gewerkschaft Cosnil, ... Mostra tutti gli articoli su questo argomento Landesweiter Streik legt öffentlichen Verkehr in Italien lahm Topnews - Neu Duvenstedt/Hamburg,Germany Francesco Lucirino, Generalsekretär der Gewerkschaft Cosnil, erklärte, dass man sieben Monate vergeblich auf eine Bewegung der Regierung gewartet habe. ...

LO STABILIMENTO DELLA BIRRA PERONI DI BARI...IN FUMO

CORPO DI POLIZIA MUNICIPALE-B A R I
Bari, 25.07.2008
Comunicato Stampa di Dott. Stefano Piccirilli

Questa mattina, verso le ore 10,25 gli Agenti della Centrale Operativa della Polizia Municipale di Bari, addetti alle telecamere per la videosorveglianza della Città, hanno notato, nel video della telecamera che monitora Viale Pasteur, una cortina di fumo proveniente dalla zona in cui è ubicato lo stabilimento della birra Peroni.
Gli Agenti hanno allertato e inviato la pattuglia in servizio di perlustrazione della zona per verificare quanto stesse accadendo.
La pattuglia in stato di emergenza raggiunto lo stabilimento della birra Peroni e resasi conto dell’incendio che si era propagando all’interno dello stabilimento, ne ha dato notizia alla Centrale Operativa che aveva già provveduto a inviare sul posto altre pattuglie ed alcuni Ufficiali.
La zona veniva circoscritta ed interdetta alla circolazione in alcune arterie principali, Viale Tatarella, Via Torre Tresca, Via Bitritto ex SS 271, per agevolare il transito dei mezzi dei Vigili del Fuoco .
Cinque pattuglie hanno provveduto a far evacuare d’urgenza i residenti di una decina di ville a ridosso del muro di cinta dello stabilimento, facendoli allontanare a bordo delle proprie auto parcheggiate nei giardini e potenzialmente soggette agli effetti dell’incendio.
Nell’operazione sono stati impegnati 22 Agenti e 4 Ufficiali, tutti coordinati dal Comandante Col. Donati e dal Dirigente di zona della viabilità Col. Cucurachi.
Le pattuglie della Polizia Municipale sono state dotate di maschere antigas per poter operare in sicurezza.
Alle ore 12.15 la circolazione in zona è tornata alla normalità


LA POLIZIA MUNICIPALE COMUNICA
Bari 70126 – Via P. Aquilino n. 3 –
Comandante Tel. 080 - 5773411
Ufficio Stampa Tel. 080 – 5773404/54 Fax 080- 5775412
Responsabile Ufficio Stampa Dr. Stefano PICCIRILLI
e-mail:
ufficiourp.poliziamunicipale@comune.bari.it
n. 169-08

COMMEMORAZIONE RE UMBERTO I

2008086 INFO 24/07/2008 Comunicato stampa di Matteo Cornelius Sullivan
Oggetto: 26/07/2008 commemorazione Re Umberto I a Monza - 108° del regicidio

Sabato 26 Luglio i cittadini, i monarchici e le istituzioni ricorderanno la figura di Umberto I Re d’Italia, assassinato il 29/07/1900, con una solenne cerimonia che si terrà a Monza alla presenza di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia. È la prima volta dal 1900 che un membro della Casa Reale torna alla Reggia di Monza che fu chiusa dal Re Vittorio Emanuele III in segno di rispetto per il padre assassinato. In occasione dello storico evento il Comune di Monza ha autorizzato l'ostensione della Corona Ferrea del Regno d'Italia che sfilerà per il centro del capoluogo della Brianza.
Programma della cerimonia: Ore 10.00 Ritrovo in Piazza del Duomo. Ore 10.30 Duomo di Monza – Solenne Ostensione della Corona Ferrea. Al termine dell’Ostensione corteo di commemorazione da Piazza del Duomo alla Cappella Espiatoria (Via Matteo da Campione). Ore 11.30 Deposizione delle corone. Trasferimento alla Villa Reale. Ore 12.00 Santa Messa in suffragio di S.M. il Re Umberto I presso la Cappella della Villa Reale. Organizza l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, delegazione di Milano, Monza, Lecco, Lodi e Sondrio.

Il P.d.A.M.

QUELLI CHE FANNO A MENO DI DIO...

Articolo pubblicato da “Focus” n. 170 del Dicembre 2006

Prima di riportare l’articolo su indicato esprimo una mia opinione: “atei e credenti sono ugualmente dogmatici”, infatti, non potendosi dimostrare l’esistenza o la non esistenza di Dio, entrambi affermano “senza prove”. C’è un altro elemento che unisce atei e credenti, infatti, sia chi nega che chi afferma Dio lo pone al centro della propria riflessione.
“E’ meglio non avere alcuna opinione di Dio che averne una indegna.” (Francis Bacon)

Non sappiamo se, o quando, Dio sia apparso all’uomo. Per i Credenti basta leggere quanto affermato nelle Scritture Sacre, gli altri generalmente legano la nascita del concetto di Dio a quando l’uomo cominciò a rispondere, prima con la magia poi con la religione, a domande cui non sapeva dare diversa risposta. Le “prove” di quest’affermazione possono essere trovate nei reperti fossili e nelle sepolture, e rinviano forse all’uomo di Neanderthal.
In ogni caso ci si riferisce ad un uomo non più nomade (cacciatore/raccoglitore) ma stanziale (cavernicolo, forse già allevatore/agricoltore), infatti, il primo abbandonava i cadaveri lungo il percorso e non aveva riti agresti, l’altro, essendo residente cominciò a tenere le salme vicino a sé, seppellendole sempre con maggiore cura, sia perché l’odore non disturbasse e non attirasse gli animali saprofagi sia perché attribuì alla sepoltura valori magici e religiosi, successivamente abbinandoli ai riti agresti (culto degli antenati, della fertilità, della semina e del raccolto).
Ai riti sepolcrali ed a quelli agresti sarebbe legata la nascita e l’evoluzione del concetto di religione ed la crescita del ruolo del sacerdote-astrologo nei confronti di quelli del mago o dello sciamano. Questi ultimi due, praticavano la stregoneria e l’astromanzia, avevano, cioè, bisogno di un oggetto di collegamento tra loro e la divinità (una pianta, il sangue, una reliquia ecc.), il primo, invece, praticava l’astrologia e la religione, derivando, cioè, direttamente dal Cielo e dal Dio il potere e la conoscenza, senza necessità di altro. Il rito che il sacerdote proponeva rappresentava un nuovo e diverso “sacrificio” per onorare la Divinità e le profezie si riferivano direttamente agli astri celesti che i credenti potevano vedere ed onorare.
Chi sono, da dove vengo, dove vado? Queste sono domande alle quali un Credente ritiene di saper dare risposte certe, ma dubbi irrisolti per gli atei che, rifacendosi simbolicamente al dipinto “La scuola di Atene” di Raffaello, affermano che con la magia è nato il trascendente, con il dubbio l’intelligenza e con la filosofia la razionalità, e che quest’ultima rappresenta il miglior gradino per conoscere le cose. Sulle altre cose, quelle che sfuggono ai sensi ed al ragionamento, è meglio sorvolare.

Per approfondire questi argomenti, leggiamo di seguito l’articolo della rivista FOCUS.
…
< Quali sono le religioni più diffuse nel mondo? Secondo i dati più recenti quelli cristiana e quella musulmana. Ma tra le due c’è anche una “antireligione” rappresentata da 1,5 miliardi di persone (più cioè dei musulmani e quasi quanto i cristiani) non organizzate, che individualmente rifiutano di riconoscersi in una chiesa e di credere nel Dio proposto dalle religioni organizzate. In genere sono definiti “atei” (dal greco “senza dio”) ma tra di loro ci sono molte differenze. Ci sono per esempio atei epicurei, edonisti, neopagani***, scettici, semantici (quelli che sostengono che è senza senso ogni discorso su Dio) e perfino “pseudoatei” come sono stati definiti coloro che rifiutano di credere in Dio solo perché appare loro come un modo troppo semplice di sfuggire alle proprie responsabilità nel mondo.
La maggior parte degli atei è poi composta da “agnostici”, cioè persone che non escludono pregiudizialmente la presenza di un Dio, ma non vedono prove della sua esistenza, e sospendono l giudizio, rifiutandosi di credere solo per fede nel Dio proposto dalla Chiesa. Negli ultimi anni questa non-religione ha conquistato spazio e iniziativa, soprattutto nei paesi europei dove, secondo papa Benedetto XVI, è in corso “un’ondata di laicismo che esclude Dio dalla cultura e dalla vita pubblica” e che rischia di divenire il principale problema nei rapporti con i Paesi musulmani, dove ancora prevale il rispetto del sacro.
Ma chi sono veramente gli atei? E che cosa pensano?
L’ateismo ha radici antiche. Può essere considerata laica l’Epopea di Gilgamesh (di circa 4 mila anni fa), nella quale l’eroe mesopotamico Gilgamesch si fa rubare da un serpente la pianta dell’immortalità. Anche se la vicenda cita gli dèi, il testo avverte: ciò che conta non è sopravvivere dopo la morte, ma l’esperienza umana, che un testo di tavolette di argilla può tramandare ai posteri. Anche in Egitto non mancano gli scettici: “Nessuno ha mai visto tornare una persona dall’aldilà, la vita dopo la morte non esiste” è scritto sulla lapide di un antico egizio. Ma è stato il mondo greco a formare le basi dell’ateismo.
Già i filosofi naturalisti greci (7° e 6° sec. a.C.) considerati i fondatori della filosofia, proponevano una visione in qualche modo atea: spiegavano i fenomeni della natura non come capricci degli dèi ma con principi naturali, come l’aria, l’acqua e il fuoco. Poco dopo Leucippo e Democrito (5° sec. a.C.) individuarono le fondamenta dell’universo nel caso, che regola l’incontro tra atomi e quindi la nascita della realtà. Per Epicuro (346-270 a.C.) anche l’anima è formata da atomi e finisce con il corpo. Gli atomi avrebbero originato solo in modo casuale cose ed esseri viventi. Insomma nessuna creazione divina, né divina provvidenza. “Gli dèi, se ci sono” suggerisce Epicuro “non si interessano di noi”.
Nella politeista India antica, il maestro Ajita Kesa Kambali (6° sec. a.C.) sorrideva di fronte all’idea della reincarnazione, che giustificava le caste. Scrisse una Dimostrazione dell’inesistenza dell’anima. Secondo Remo Bodei, docente di storia della filosofia a Pisa “l’ateismo all’inizio non escluse l’esistenza del divino, ma evidenziò che questo è totalmente ininfluente, che i comportamenti corretti non derivano dal premio o dalla punizione divina, ma dal fatto che sono giusti per l’uomo”.
Il primo ateo integrale (che non ammetteva cioè un ruolo di Dio, neppure nella creazione) fu paradossalmente un prete, Jean Meslier (1664-1729). Voltaire, il padre dell’Illuminismo, nel 1762 rese noto il testamento di Meslier, che ne rivelava il pensiero. Il prete era in segreto un discepolo di Epicuro: “Non c’è alcun bene da sperare e nessun male da temere dopo la morte” scriveva. “Traete dunque saggiamente profitto dal tempo vivendo bene e godendo sobriamente, pacificamente, gioiosamente, se potete, dei beni della vita e dei frutti del lavoro”.
L’attacco più deciso al Dio delle religioni arrivò però dagli Illuministi francesi, in particolare dal barone Paul Heinrich d’Holbach (1723-1789) nella cui casa si riunivano i collaboratori dell’Enciclopedia. Per il barone, le leggi della materia non derivano da un intervento divino, ma dipendono dalla necessità delle cose di regolarsi tra loro, così come la successione delle stagioni non è regolata da Dio, ma dalla rotazione della Terra intorno al Sole. “La natura, voi dite” scriveva rivolgendosi alla Chiesa ” è inesplicabile senza Dio. Per spiegare ciò che capite ben poco avete bisogno di una causa che non capite affatto”.
Ma è soprattutto nell’800 e nel ’900 che, grazie anche agli scienziati, si è diffuso l’ateismo. Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860) negò, vista l’infelicità e il male che dilaniavano nel mondo, non tanto l’esistenza di Dio, quanto la sua provvidenza e bontà. Poi Ludwig Feuerbach (1804-1872) sostenne che la religione è la sintesi delle aspirazioni dell’uomo, dotato per natura di saggezza, volontà, giustizia e amore. L’uomo cerca, rendendolo sacro, di dare più valore a questo insieme di regole e di conferirgli un valore educativo: la religione sarebbe un espediente per educare l’umanità ai valori più nobili.
Un altro filosofo tedesco, Karl Marx (1818-1883), fondatore del comunismo, aggiunse che se quello è lo scopo della religione, per farne a meno basta eliminare lo sfruttamento e la sofferenza nella società. A quel punto la religione, che è “l’oppio dei popoli”, cioè un modo per tenerli buoni, non avrebbe più ragione di esistere.
Nel secolo scorso infine, mentre l’ateo Sigmund Freud (1856-1939), studiava l’inconscio e sosteneva che liberarsi dall’ossessione di Dio significa emanciparsi verso un’umanità adulta e consapevole, il filosofo Friedrich Nietzsche (1844-1900) decretava che “Dio è morto” e l’uomo deve trovare da sé nuovi valori. Altri filosofi, chiamati “esistenzialisti” e non lontani dal pessimismo del poeta (e ateo) Giacomo Leopardi (1798-1837), come lo scrittore Albert Camus (1913-1960) e il filosofo francese Jean Paul Sartre (1905-1980), hanno sostenuto l’assurdità del mondo, invitando l’uomo a crearsi da solo, con una vita piena, un significato contro il nulla.
Nel frattempo la scienza aveva posto le basi per una comprensione del mondo, che fa a meno, in gran parte, di Dio. La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin (1809-1882) fornisce una spiegazione credibile di come la vita abbia potuto evolversi dalle forme più semplici fino all’uomo. E secondo alcuni ricercatori la parte ancora inspiegabile del processo di formazione del cosmo è solo quella iniziale, il “Big Bang”, l’esplosione da cui ebbe origine l’universo. Ma dura 1043 secondi, in pratica 0,0000000000000000000000000000000000000000001 secondi, la più piccola unità di tempo misurabile. E oggi alcuni fisici, come Stephen Hawking, sperano che si possa arrivare presto a una “teoria del tutto” che ci porterebbe a una comprensione completa della logica e delle leggi del cosmo. Questo non esclude l’esistenza di Dio, ma sembra essere un ritorno a una vecchia teoria, chiamata “deismo” diffusa nel ‘600 ad opera soprattutto del filosofo inglese Francis Bacon (1561-1626), che vedeva Dio come un orologiaio: costruisce il cosmo, lo fa “partire” e poi lo lascia funzionare per conto suo.
Ma si può davvero fare a meno delle religioni, dei loro valori? L’assenza di religione non è necessariamente assenza di regole morali: la storia ha mostrato che gli atei non sono in genere smodati peccatori e che è possibile darsi regole morali non basate sull’esistenza di una “entità superiore”. Molti atei si soni battuti per il bene dell’uomo e l’ateismo militante (e spesso persecutorio) di molti regimi comunisti (che proponevano una specie di “fede” alternativa nella rivoluzione, con tanto di dogmi ed eresie) appare, se lo si osserva con una prospettiva storica, solo una breve parentesi.
Per Michel Onfray, autore di un Manuale di ateologia non è vero che i valori religiosi siano così chiari. I “libri sacri che si ritengono di diretta ispirazione divina, come Bibbia e Corano, contengono messaggi contradditori: di pace ma anche di violenza contro gli infedeli, i diversi e le donne”. Quanto ai cristiani, che dispongono dei Vangeli, più tolleranti, ci pensarono i padri della Chiesa, come sant’Agostino con la nozione di guerra giusta o san Bernardo di Chiaravalle che divinizzò l’uccisione degli infedeli, a cambiare il messaggio cristiano. “Un Dio buono non avrebbe mai permesso gli orrori delle crociate, la strage degli eretici catari” dice Onfray “e nemmeno il nazismo, con la scritta ‘Dio è con noi’ sulle cinture delle SS”.
Sono pensieri simili a quelli del filosofo agnostico inglese Bertrand Russell (1872-1970): indicano un possibile limite dei valori religiosi. Ma forse oggi proprio nel riconoscimento dei reciproci limiti è possibile perfino un’alleanza tra atei e credenti. In fondo, dice Bodei “solo la fede nelle proprie possibilità, non importa se religiosa o no, può salvare l’uomo in questa vita”. Lo storico francese Georges Minois arriva a dire che “l’ateismo e la fede religiosa hanno qualcosa in comune: portano a pensare globalmente il mondo, cosa necessaria per ridurre la sofferenza”. Anche perché, come spiega il filosofo Giulio Giorello, la solidarietà è il valore fondamentale: “Non implica un principio divino e nemmeno lo esclude. E’ disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi Chiesa purché s’impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica, prima ancora che nella teoria”. Una potenziale alleanza che ha trovato il favore, nella Chiesa, del cardinale Carlo Maria Martini, secondo il quale “gli atei virtuosi ed eticamente corretti vanno in paradiso”.>
*** molti di loro vogliono essere considerati religiosi e sacerdoti a pieno titolo.

tratto dai quaderni di SERENAMENTE-A.Vacca




LUCIRINO NEL GOVERNO PREVALE L'ANTISOCIALE

Norma sui precari.

ROMA - la cosnil la definisce la norma precari e'norma 'anti-precari' inserita nella manovra finanziaria , in realtà una misura che blocca le speranze e il diritto dei lavoratori che hanno fatto ricorso giudiziario e che anche la cosnil tramite i suoi legali hanno presentato davanti ai giudici di lavoro per difendere il lavoratore per avere un lavoro stabile.Conclude lucirino segretario generale cosnil: sono deluso che i vecchi amici di partito del msi e di alleanza nazionale che sono al governo e si schierati contro i precari e parlano di essere ancora sociali (vergogna),la cosnil in autunno scendera in piazza per difendere i precari e protestare contro il governo berlusconi e i partiti che lo sostengono.

Data: 27/7/2008

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LA MORTE E' FONTE DI VITA..."SACRIFICHIAMO UN GALLO AD ESCULAPIO"

“La fine è nel principio
la meta è nella sorgente
l’albero si trova nel seme

nell’alfa si trova l’omega”
(Osho)
La Morte è il fenomeno più sottile e straordinario che esista, nulla è più misterioso: quando qualcuno muore si assiste a un evento sacro.
In Oriente la Morte è più rispettata della vita, le si dà il benvenuto come ad un ospite divino: se bussa alla porta è il segno che l’Universo è pronto a riaccoglierti.
In Occidente, al contrario, viene trattata come una realtà a sé stante. La nostra società si sforza di cacciare il pensiero della Morte: rifiutandolo protegge e sviluppa il nostro bisogno di vivere, vivere ancora e meglio.
Una volta la Morte era al centro della vita, così come il cimitero era al centro del villaggio. Oggi i cimiteri e i defunti sono stati allontanati dalla vita quotidiana. Spesso l’uomo muore da solo o davanti al personale ospedaliero. Si è passati dalla Morte pubblica al decesso privato, dalla Morte che riguarda tutto il villaggio a quella che riguarda solo i parenti stretti; del defunto si occupano in forma riservata solo il coniuge o i genitori, separandolo dal mondo.
Nell’Africa rurale la Morte riguarda tutta la famiglia, ma anche il villaggio partecipa attivamente ai funerali con canti, danze, costruzione del feretro, riti del lutto, come avveniva ancora pochi decenni or sono nel nostro Meridione.
In Indonesia mi sono trovata ad assistere ad una cerimonia funebre. Tutti rendevano omaggio al defunto con collane di fiori e cesti di frutta; i congiunti salivano sull’alto baldacchino di legno, sul quale egli era adagiato tutto vestito di bianco, per accarezzarlo e sussurrargli nell’orecchio. Una piccola banda di musicanti suonava e tutti cantavano. Al tramonto i parenti hanno bruciato la salma e tutti in processione, cantando, sono andati a gettarne le ceneri in mare.Ad un’altra di queste Morti serene e “accompagnate” ho assistito in Nepal, dove sulla riva del Fiume sacro, ho visto, tra le lacrime di commozione, un uomo disteso con l’acqua che gli lambiva i piedi, morire serenamente, mentre il medico gli teneva la mano e tutti i parenti e gli amici lo attorniavano affettuosi.
In Occidente la desacralizzazione della Morte rischia di portare con sé una de socializzazione, il cui processo negli ultimi decenni si è notevolmente accelerato, al punto che morire diventa un atto totalmente individuale. Quasi ovunque il rifiuto del lutto ha cause sia psicologiche sia sociali. Negli U.S.A. dove le convenienze considerano disdicevole la deplorazione della Morte e dei riti che l’accompagnano, colui che perde una persona cara, dovendo reprimere la possibilità di una manifestazione liberatrice di sofferenza, viene sottoposto ad una tensione a volte insostenibile ed è questa una delle cause del moltiplicarsi delle depressioni nervose. Sono, a proposito, emblematiche le parole di Simone de Beauvoir, scrittrice e psicologa francese di fama internazionale: “E’ inutile pretendere d’integrare la morte alla vita e di comportarsi in modo razionale di fronte ad una cosa che razionale non è: ognuno si tragga d’impiccio come può dalla confusione dei propri sentimenti”.
Così la Morte, respinta, diventa un nemico di cui avere paura, a volte diventa un’ossessione. Ossessione di morire vuol dire essersi identificati con il proprio corpo, corpo che è solo un meccanismo, di durata limitata come tutti i meccanismi, ed essersi lasciati sfuggire l’intero significato della vita. Vita che è un processo di cui la Morte è il culmine, la realizzazione. Se si praticasse una disciplina del vivere bene e del bene morire, si vivrebbe con più consapevolezza, cercando di penetrare la vita e di conoscere meglio la Morte. L’Uomo comprenderebbe come nell’esistenza vita-morte sono un’unica entità, così come aspirazione-inspirazione sono un unicum nel nostro respiro.

“La Morte è il fiore dell’albero che è la Vita”. Con la Morte vengono meno il corpo, i sentimenti, i pensieri, le amicizie, il mondo esterno si dissolve completamente, ma noi restiamo, scompare il nostro “io”, ma resta la nostra “essenza”, la nostra energia spirituale. Morire consapevoli vuol dire rinascere consapevoli, poiché il cammino dell’evoluzione spirituale riprende dallo stesso punto in cui morendo l’abbiamo interrotto.
Chi approfondisce cos’è la Morte incontra la vita eterna, chi fugge dalla Morte non vive la vita. “Si vis vitam para mortem” . Sono parole di S. Freud.
Osho, il grande maestro mistico, per far comprendere la “falsità” della Morte come fine di tutto, usava portare un esempio; “Una goccia di mare, quando evapora, viene creduta morta dalle altre gocce, essa invece continua ad esistere nelle nuvole ed è destinata a ricadere sulla terra, ma le altre gocce non possono conoscere il percorso che sta completando quella goccia, finché non lo affronteranno anche loro.”

Vita-Morte-Rinascita: il Cristianesimo ha unificato le prospettive. Dopo la morte fisica arriverà il ricongiungimento con il Divino, da cui siamo solo temporaneamente separati e vivremo per l’eternità.
Nell’Africa nera l’uomo vive e “rivive”, al ritmo incessante della natura, giorni, mesi, stagioni, anni, nascita, matrimonio, procreazione, morte, ingresso nella collettività dei defunti, eventuale reincarnazione. I “cicli della stagione e della luna” rappresentano per lui la prova della Morte e del nuovo Inizio, a cui nessun uomo si può sottrarre.
Gli Indiani del Nord America interpretano il messaggio della luna, crescente e calante, come un fenomeno a cui è soggetto tutto l’Universo; morire e rivivere: “Come la luna muore e ritorna, così noi risusciteremo dopo la morte”.
Appare evidente il divario esistente tra i due sistemi culturali. Per le società ad accumulo di beni, che cercano rendimento e profitto, il mondo è oggettivato, utilizzato e forse a lungo andare condannato a morte. Per l’uomo arcaico il mondo è in qualche modo un suo alter ego, un nucleo di forze viventi che bisogna rispettare ad ogni costo, con il quale vengono stabiliti dei rapporti quotidiani significativi e con il quale si vive in stretta simbiosi: il mondo è fonte di vita ed è vita esso stesso.
Nell’800, quando l’Europa con l’avvento di Napoleone, cade nell’angoscia, il nostro poeta Ugo Foscolo non inasprisce la sua anima, come era accaduto al Leopardi nell’ultima parte della vita, e non si rifugia come il Manzoni nella Chiesa. Egli cerca di trasfondere le certezze e le oscurità, le passioni e il destino degli uomini, nei suoi scritti. Scherza sulla etimologia del suo nome: fos-cholé, luce e bile, luce e furore passionale. La Morte è quasi sempre presente nei suoi versi ed è accompagnata a volte da lirica malinconia, ma più spesso da luce e passione, come appunto indica il suo nome. Nel bellissimo sonetto “Alla sera”, dedicato alla sua nativa Zacinto, terra dove egli non potrà più essere sepolto perché divenuta territorio austriaco, c’è una serena attesa della Morte. “Forse perché della fatal quiete tu sei l’immago a me si cara vieni, o sera” e ancora “vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme che vanno al nulla eterno”. Anche nella malinconia struggente, che accompagna il pensiero del crepuscolo a quello della Morte, il poeta è sereno e chiama “cara” la sera, come il Leopardi chiamerà “caro” l’amato solitario colle “dell’ Infinito”, e l’immagine delle “inquiete tenebre” è mitigata da “zefiri sereni”. Versi che negano un’idea lugubre della Morte.

Seneca scrive che, il prepararsi all’ineluttabilità della Morte, non significa rinunciare a vivere anzi egli propone una vita ideale dedicata al distacco dalle passioni e al perfezionamento interiore. Tuttavia nelle “Epistolae” raccomanda a Lucilio, suo discepolo, il suicidio nei casi in cui il saggio, per l’ostilità dei tempi, non potrà più praticare la virtù.
C’è però chi non sa sottrarsi al desiderio di dare fine volontariamente alla propria vita. Un individuo compie un atto di aggressione verso se stesso, procurandosi la Morte, spinto da cause le più diverse: depressione, solitudine, malattia, lutto, protesta, ecc.
Risulta dai dati statistici che, a maggior benessere e civiltà, corrispondono un numero superiore di morti per suicidio. In Africa, se non si considerano i suicidi sacrificali, il tasso di morte per suicidio è bassissimo. Questo perché non esistono sindromi di depressione o malinconia, certamente per il legame ed inserimento del singolo in una rete di gruppi famiglia e clan, per la forte solidarietà familiare e del villaggio, ed infine per l’assenza di un super-io interiorizzato. Tutti motivi che fanno da sbarramento alle depressioni e al “fascino” del suicidio. Viceversa nella nostra società l’individuo è spesso solo in mezzo alla gente, gente indifferente ai suoi problemi e malinconie, ed inoltre deve fare i conti con il suo “io” e la sua coscienza sottoposta a continue prove di scelta, al contrario di quanto avviene nei clan dove si agisce per regole certe e stabilite.
Tra le Morti per suicidio si possono ipotizzare anche cause di “suicidio passivo”. La Morte di Socrate e quella di Cristo, pur essendo molto diverse, ne rappresentano due esempi. Essi vanno consapevolmente incontro alla propria Morte. “Sacrifichiamo un gallo ad Esculapio” dice l’orgoglioso Socrate che vuole morire e, mentre il veleno lo avvicina alla fine, dice parole di serenità e di conforto ai suoi discepoli. Diversamente Cristo, pur non volendo essere complice dei suoi persecutori, non fa nulla per sottrarsi ad un destino imminente, limitandosi ad affidarsi alla misericordia di Dio: “Padre mio, se possibile, allontana da me questo calice”.
Il Grande Architetto, artigiano supremo, quando ci ha creati, sapeva cosa creava, quindi ognuno di noi incarna un certo concetto che è il Pensiero Divino. La nostra anima o essenza parte ab initio da Lui ed incarnandosi entra nel ciclo delle proprie esistenze; ogni volta che torna in terra deve riprendere il suo cammino spirituale, là dove lo ha interrotto. Nessuno può insegnarle la “verità”, ognuno deve trovarla in se stesso. E’ la ricerca della Luce, che non è luce del sole, ma della conoscenza ricercata all’interno della propria coscienza. E’ la ricerca della verità metafisica, la verità che riguarda la natura e il destino dell’Uomo e non la verità di qualche religione inculcata. E’ la conoscenza di Dio e dei suoi misteri divini. E’ il lavoro che ogni Libero Massone deve dedicare alla sua pietra grezza per renderla così levigata da lasciar penetrare la luce.
Allora nelle nostre Agapi potremo con gioia unire ai brindisi dedicati alla Libertà, all’Uguaglianza e alla Fraternità, anche l’esclamazione latina originaria:
Vivat, vivat, vivat, semper vivat !(tratto dai quaderni di Serenamente di A.Vacca)

L'ESICASMO E IL MONTE ATHOS

Nei mesi di maggio e giugno la Basilica di S. Maria in Aracoeli di Roma ha ospitato una mostra di icone bizantine contemporanee provenienti dal Sacro Monte Athos. Questo monte, pur essendo parte del territorio greco, e quindi Europa Unita, è soggetto ad una particolare legislazione restrittiva che impedisce la libera circolazione e limita l’ingresso delle donne.
Nel territorio che occupa l’intera parte superiore della penisola calcidica, circa 350 km quadrati, è consentito l’accesso per quattro giorni a coloro che otterranno il Dhiamonitirion (permesso di soggiorno) e che avranno la fortuna di trovare posto sull’unico traghetto che, partendo dal porto greco di Uranopoli arriva al porto di Dafni dal quale con una piccola corriera ci si potrà trasferire a Karyai, la cittadina che funge da capitale e nella quale risiede il Governatore greco. Nella bella stagione, un piccolo battello, assicura un altro modesto collegamento.
A Karyai, sorta nel IX secolo in un luogo dedicato alla dea Artemide, è conservato il Tragos, il rotolo di pergamena redatto dagli Igumeni dei monasteri e controfirmato dall’Imperatore bizantino Giovanni Zimisce (965-76) che sancisce l’indipendenza perpetua di Monte Athos.
Per una decisione dell’Imperatore persiano Serse, ricordata da Erodoto, per alcuni anni la penisola fu trasformata in isola mediante la costruzione di un canale che aveva lo scopo di facilitare la navigazione delle navi persiane.
I monaci, sono circa 1.500 e risiedono in 20 Monasteri principali o laure, 12 Skity (piccole comunità di monaci sorte accanto alle chiese) e 120 Celle o Eremi. La giurisdizione appartiene ai Monasteri principali ognuno dei quali elegge il proprio Superiore (che resta in carica fino alla sua morte) ed il Rappresentante per la Santa Assemblea, alla quale è demandato il potere legislativo.
Tutti i monasteri vivono in cenobio, quindi, tutta la vita sia materiale che spirituale è in comune. Il pranzo, anche quello al quale partecipano i visitatori, si svolge in 15 minuti, ascoltando le Sacre Scritture, infatti, il pasto per durata e abbondanza non deve essere motivo di eccessiva distrazione.
A Monte Athos ed al Monastero di S. Caterina nel Sinai, si praticano ancora le preghiere esicastiche. L’esicasmo (parola che significa pace, tranquillità) è una pratica ascetica diffusa fin dai tempi dei “Padri del deserto” per promuovere la ricerca della pace interiore, in armonia con il Creato e in unione con Dio.
Divulgato da Evagrio Pontico (IV secolo), l’esicasmo ricevette un forte impulso verso il XIV secolo.
Gli esicasti praticano la cosiddetta preghiera del cuore, ripetendo incessantemente, nel corso della giornata sempre la stessa formula, armonizzandola con il ritmo respiratorio, chinando il capo verso il basso. Secondo la tradizione occorrono sette anni per imparare bene la pratica che consente anche di praticare la meditazione ricettiva, quella cioè che permette alla mente di estraniarsi dai pensieri, raggiungendo il massimo livello di consapevolezza e, senza consapevolezza, come sostenevano Clemente Alessandrino ed Origine è impossibile raggiungere il traguardo della vera Fede.
Oggi l’esicasmo, una sorta di yoga o mantra cristiano, è considerato pienamente ortodosso ma in passato non fu così, ed i monaci che lo praticavano furono accusati di eresia perché sospettati di praticare l’onfaloscopia, cioè l’ammirazione del proprio ombelico e delle parti intime sottostanti.
Si racconta che Papa Giovanni Paolo II, durante la sua famosa visita a Gerusalemme, volle visitare il Monastero di S. Caterina, l’unico monastero dipendente dalla Chiesa di Roma in cui si pratichi l’esicasmo ma, secondo voci di corridoio, non so quanto veritiere, i monaci, pur con la deferenza ed il rispetto dovuti al Sommo Pontefice, lo ammisero solo parzialmente ai luoghi più riservati del Monastero, ai quali tradizionalmente possono accedere solo coloro che partecipano al cenobio. (tratto dai quaderni di Serenmente di A.Vacca)