Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.
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giovedì 21 gennaio 2010
L'ORDINE DI MALTA VERSO PORT-AU-PRINCE
Original Message -----
From: Ordine di Malta Italia
To: comunicazioni@ordinedimaltaitalia.org
Sent: Friday, January 15, 2010 12:30 AM
Subject: FurHaiti: La prima squadra medica del Malteser International è partita - Altre squadre sono in attesa.
La Solidarietà del Sovrano Ordine di Malta (SMOM)
"l'Ordine è presente in silenzio ove più si soffre, l'Ordine è presente in silenzio dove manca tutto...."
Un'equipe medica, guidata dal coordinatore dei soccorsi d’emergenza del Malteser International Dr. Georg Nothelle, ha lasciato stamattina alle 12 l'aeroporto di Dusseldorf per raggiungere Haiti. Il dr. Nothelle è accompagnato da due medici e anestesisti e dal capo dei servizi di soccorso di emergenza del Malteser Germany. Ad Haiti, la squadra sarà rafforzata da due esperti medici del Malteser Francia, nonché da due membri delle Associazioni americane dell'Ordine di Malta. A Santo Domingo la squadra internazionale sarà ricevuta dall'Ambasciatore dell'Ordine di Malta ad Haiti e accompagnato nel suo viaggio verso Port-au-Prince.
Al suo arrivo ad Haiti il primo compito per il team sarà raccogliere informazioni e coordinare le misure di soccorso con le altre organizzazioni presenti. E, ovviamente, la squadra inizierà immediatamente a fornire soccorso e assistenza medica. La durata della missione di questa prima squadra è prevista di una settimana; altre squadre sono in attesa. Inoltre, l'attività di soccorso sarà supportata dall’ospedale “Sacré Coeur”, che l’Ordine di Malta sostiene a Milot - 130 kilometri a nord della capitale Port-au-Prince. Il Corpo di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta invierà altro personale solo quando si conosceranno con esattezza le necessità della popolazione.
Secondo le stime attuali, il numero delle vittime è di decine di migliaia di persone e il totale numero delle persone colpite dal terremoto di oltre tre milioni. A causa delle cattive infrastrutture, gli esperti temono un’ esplosione di epidemie e infezioni - il disastro al di là del disastro.
Il Malteser International è l'agenzia di soccorso internazionale del Sovrano Militare Ordine di Malta per gli aiuti umanitari. L'organizzazione prevede un aiuto in circa 200 progetti in oltre 20 paesi, senza distinzione di religione, di razza o di persuasione politica. I valori cristiani e il rispetto dei principi umanitari di imparzialità e di indipendenza sono il fondmento del suo lavoro. Per ulteriori informazioni: www.malteser-international.org e http://www.orderofmalta.org/ Pe0tra Ip Zavazal Senior Desk Officer International CommunicationsMalteser Hilfsdienst e. V.Malteser InternationalKalker Hauptstr. 22-24, 51 103 Köln
domenica 17 gennaio 2010
PAPA BENEDETTO XVI, ALLA SINAGOGA DI ROMA
Ecco il testo degli interventi Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ho l’onore di porgere a Lei, Papa Benedetto XVI, Vescovo di Roma, i saluti della Comunità ebraica di Roma per la gradita visita che ha voluto riservarci in questo giorno dedicato al dialogo ebraico/cristiano e per festeggiare insieme alla nostra Comunità il Moed di Piombo. Saluto anche tutte le Autorità religiose, civili e militari, il pubblico qui presente e tutti coloro che ci seguono. Beruchim Abbaim. Benvenuti.Quello odierno è un evento che lascerà un segno profondo nelle relazioni fra il mondo ebraico e quello cristiano, non solo sul piano religioso ma soprattutto per la ricaduta che auspichiamo possa avere tra le persone nella società civile. La nostra è la più antica Comunità della Diaspora occidentale. Vivace, vitale, orgogliosa della propria storia, sempre più osservante delle proprie leggi e delle tradizioni. Con scuole che negli ultimi 10 anni sono caratterizzate da una crescita costante del numero degli iscritti. Una Comunità che nel corso dei secoli ma, soprattutto dopo il 1870, ha potuto dare il proprio contributo alla crescita culturale, economica e artistica non solo della nostra Città, ma dell’intero nostro Paese; che ha combattuto per l’unità d’Italia e ha difeso la Patria nel primo conflitto mondiale. Una Comunità che ha contribuito alla Resistenza e ha dato uomini politici e premi Nobel. Raccogliamo l’eredità di uomini politici come Ernesto Nathan, sindaco di Roma nei primi del '900, difensori della laicità delle Istituzioni, consapevoli nello stesso tempo di come il senso di laicità non debba mai essere in contrapposizione con il contributo che le religioni monoteiste possono dare ai più importanti dibattiti nella società in cui viviamo. La nostra vitalità è testimoniata dalle 15 Sinagoghe oggi presenti nella Capitale, più che raddoppiate rispetto a quelle presenti nel 1986, l’ultima è la Shirat HaYam, che ha visto la luce da sei mesi a Ostia.Prima di tutto, sentiamo il dovere di riconoscere che il nostro Rabbino Emerito Professor Elio Toaff - che saluto con devozione - e Giovanni Paolo II, al quale va un commosso ricordo, ebbero la capacità di comprendere quanto la collaborazione tra uomini delle nostre diverse religioni potessero, da Roma, realizzare aspirazioni e dare vita a “sogni”.Rav Toaff, nel suo storico intervento di saluto a Giovanni Paolo II nel 1986, auspicava un impegno comune contro l'Apartheid in Sud Africa e la libertà religiosa nell'Unione Sovietica; le due vicende hanno avuto felici epiloghi.Nella stessa occasione il mio predecessore professor Giacomo Saban, qui fra noi, auspicò l’apertura di relazioni diplomatiche fra lo Stato d'Israele e lo Stato del Vaticano. Questo “sogno” si è avverato nel 1993. La presenza del vice primo Ministro d'Israele Silvan Shalom e dei nostri amici, gli ambasciatori Mordechai Levy e Gideon Meir, testimonia come tali relazioni, siano per noi ebrei, tanto nella Diaspora che in Israele, sentite e condivise.Per noi ebrei lo Stato d’Israele è il frutto di una storia comune e di un legame indissolubile che è parte fondante della nostra cultura e tradizione. Un diritto, che ogni uomo che si riconosce nelle sacre scritture Bibliche sa essere stato assegnato al Popolo d’Israele. Il nostro pensiero e le nostre preghiere vanno al giovane soldato Gilad Shalit, cittadino onorario di Roma, che da 1302 giorni è prigioniero e del quale attendiamo la liberazione. Sento il dovere di sottolineare con gratitudine che Lei è il primo Vescovo di Roma che rende omaggio alla lapide del piccolo Stefano Gay Tachè z.l., prendendo atto di come questa Sinagoga di Roma sia stata teatro di un brutale atto terroristico palestinese. E’ giunto il tempo di lavorare a nuove aspirazioni.Desideriamo esprimerLe tutta la nostra solidarietà per gli inauditi atti di violenza di cui sempre più spesso le comunità cristiane sono oggetto in alcuni paesi dell’Asia e dell’Africa ed abbiamo la sensazione che il mondo occidentale non esprima sufficientemente il proprio sdegno. L’azione sui Governi dei Paesi in cui è vietato costruire una Chiesa o una Sinagoga dovrebbe essere più energica. Vigilare affinché i diritti fondamentali delle donne e la libertà religiosa vengano tutelati in democrazia e libertà. Più di un milione di ebrei sono dovuti fuggire o sono stati espulsi dai Paesi arabi, alcuni dei quali oggi non tollerano i cristiani. Nel 1967 circa cinquemila ebrei sono dovuti scappare dalla Libia e si sono rifugiati in buona parte a Roma. In tale occasione la nostra Comunità ha dimostrato la capacità d’integrazione e accoglienza di una nuova presenza, dono di vitalità e dinamismo.Desidero, inoltre, manifestarLe il nostro vivo apprezzamento per la posizione coraggiosa che Lei ha assunto sul tema dell’immigrazione. Noi, che fummo liberati dalla schiavitù in terra d’Egitto, come ricorda il primo Comandamento, siamo al Suo fianco perché tale tema venga affrontato con “giustizia”. Possiamo e dobbiamo contrastare paura e sospetto, egoismo ed indifferenza; Rafforzare la cultura dell'accoglienza e della solidarietà, dell'altruismo e della sete di conoscenza dell'altro. Dobbiamo contrastare quelle ideologie xenofobe e razziste che alimentano il pregiudizio, far comprendere che i nuovi immigrati vengono a risiedere nel nostro Continente, per vivere in pace e per raggiungere un benessere che ha forti ricadute positive per la collettività tutta. Ricordandoci che ogni essere umano, secondo le nostre comuni tradizioni, è fatto ad immagine e somiglianza del Creatore.Siamo tutti preoccupati per il fondamentalismo islamico. Uomini e donne animati dall'odio e guidati e finanziati da organizzazioni terroristiche cercano il nostro annientamento non solo culturale ma anche fisico. Questo fanatismo religioso è sostenuto anche da Stati sovrani. Tra questi Stati ci sono coloro che sviluppano la tecnologia nucleare a scopi militari programmando la distruzione dello Stato d'Israele e il conseguente sterminio degli ebrei, con l'intento ultimo di ricattare il mondo libero. Per questo, dobbiamo solidarizzare con le forze che nell’Islam interpretano il Corano come fonte di solidarietà e fraternità umana, nel rispetto della sacralità della vita. In questa Sinagoga, sono presenti oggi alcuni di questi leader musulmani e con calore e affetto sento di dar loro il benvenuto.Il peso della Storia si fa si sentire anche sull’evento di oggi con ferite ancora aperte che non possiamo ignorare. Per questo guardiamo con rispetto anche coloro che hanno deciso di non essere fra noi. Lei ha reso omaggio a Largo 16 Ottobre, teatro del rastrellamento infame del '43; colgo per questo l’occasione di salutare con commozione e orgoglio i superstiti della Shoàh qui presenti.Zachor et asher asà lechà Amalek - Ricorda ciò ti che fece Amalek è scritto nel Deuteronomio capitolo 25 verso 17.Noi figli della Shoàh della seconda e terza generazione, che siamo cresciuti nella libertà, sentiamo ancor di più la responsabilità della Memoria. Chi le parla è figlio di Emanuele Pacifici e nipote del Rabbino Capo di Genova Riccardo Pacifici z.l., morto ad Auschwitz insieme alla moglie Wanda. Se sono qui a parlare da questo luogo sacro, è perché mio padre e mio zio Raffaele z.l. trovarono rifugio nel Convento delle Suore di Santa Marta a Firenze.Il debito di riconoscenza nei confronti di quell'Istituto religioso è immenso e il rapporto continua con le suore della nostra generazione. Lo Stato d'Israele ha conferito al Convento la Medaglia di Giusti fra le Nazioni.Questo non fu un caso isolato né in Italia né in altre parti d'Europa. Numerosi religiosi si adoperarono, a rischio della loro vita, per salvare dalla morte certa migliaia di ebrei, senza chiedere nulla in cambio.Per questo, il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoàh, duole ancora come un atto mancato. Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso, un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana, per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz.In attesa di un giudizio condiviso, auspichiamo, con il massimo rispetto, che gli storici abbiano accesso agli archivi del Vaticano che riguardano quel periodo e tutte le vicende successive al crollo della Germania nazista.Numerosi sono stati i gesti e gli atti di riconciliazione compiuti dal pontificato di Giovanni XXIII a quello di Giovanni Paolo II. Dalla Nostra Aetate alla visita che Lei ha compiuto in Israele e ad Yad Vashem, questi atti testimoniano che il dialogo tra ebrei e cattolici, seppur talvolta difficoltoso, può e deve continuare.Sarebbe bello che da questa Sua visita possa avviarsi un ulteriore impulso alle attività di conoscenza e divulgazione dell'immenso patrimonio librario e documentario relativo alla produzione ebraica che è custodito nelle biblioteche e negli archivi vaticani.Apriamo i nostri cuori e da questo storico incontro usciamo con un messaggio di solidarietà. Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo ai nostri figli. Per lasciare loro una eredità importante ed aiutarli al confronto fra individuo e individuo.Questo è il nostro modo di intendere il dialogo fra le religioni. Affinché si possano avere figli, da una parte e dell’altra, sicuri e consapevoli delle proprie tradizioni. Aperti al confronto, nella diversità, quale comune ricchezza per una società che si vuole definire libera e giusta.Renzo Gattegna, Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Nei confronti del Papa Benedetto XVI sono portatore, in rappresentanza delle ventuno Comunità Ebraiche Italiane, del più sincero benvenuto e dei più fervidi auguri per la Sua Persona e per lo svolgimento del Suo Alto Magistero.La Sua presenza oggi in questo Tempio genera nel nostro animo forti emozioni e stimola la nostra mente a considerare e a valutare quanta strada abbiamo percorso negli ultimi decenni.Questa Sua visita alla Sinagoga di Roma si collega strettamente a quella compiuta dal Suo predecessore, Papa Giovanni Paolo II, il 13 Aprile del 1986.Questi due importanti eventi costituiscono attuazione di quel nuovo corso, nei rapporti tra ebrei e cristiani, che ebbe inizio 50 anni fa e di cui fu promotore Papa Giovanni XXIII, il quale per primo comprese che un costruttivo dialogo e un incontro in uno spirito di riconciliazione, sarebbe potuto avvenire solo su presupposti di pari dignità e reciproco rispetto.Questi principi sono stati solennemente affermati nella Dichiarazione “Nostra Aetate” che, concepita e voluta da Papa Giovanni XXIII, fu promulgata il 28 Ottobre del 1965 dal Concilio Vaticano II.Da quel momento iniziò a svilupparsi un dialogo tra ebrei e cristiani finalizzato sia ad individuare obbiettivi comuni, per il futuro, sia ad eliminare incomprensioni e divergenze a causa delle quali, nei secoli passati, gli ebrei pagarono un prezzo altissimo, in termini di vite umane e di sofferenze, per la loro ferma determinazione a rimanere fedeli ai propri principi e ai propri valori. Rimane indelebilmente scolpito nella nostra memoria il nobile discorso da Lei pronunciato nel febbraio del 2009 allorché, annunciando la decisione di compiere il Suo viaggio in Israele, volle riprendere le parole che il Suo predecessore, Papa Wojtyla, pronunciò, nel Marzo del 2000, davanti al Muro Occidentale di Gerusalemme chiedendo perdono al Signore per tutte le ingiustizie che il popolo ebraico aveva dovuto soffrire e impegnandosi per “un’autentica fratellanza con il popolo dell’Alleanza”.Mi sono permesso di ricordare queste Sue parole perché oggi qui, davanti a noi, sono presenti alcune persone che, nonostante l’età avanzata, hanno voluto partecipare a questo incontro; a loro va il nostro rispetto, la nostra ammirazione e il nostro affetto; essi nel 1943 e 1944 furono deportati nei campi di sterminio nazisti e furono fra i pochissimi che riuscirono a sopravvivere; ho ritenuto che soprattutto loro, che hanno conosciuto l’inferno dei lager, siano i veri destinatari di quelle parole che Lei ha pronunciato e che rimangono oggetto delle nostre riflessioni.La nostra generazione, che è sopravvissuta alla Shoah, e che, poi, ha avuto la fortuna di vedere realizzata la millenaria aspirazione alla ricostruzione dello Stato d’Israele, si sente pronta ad affrontare le prossime sfide, di cui la principale sarà quella di contribuire ad instaurare nel mondo, per tutti, il rispetto dei diritti umani fondamentali, cosicchè le diversità non siano, mai più, causa di conflitti ideologici o religiosi, bensì di reciproco arricchimento culturale e morale.La nuova stagione è solo agli inizi e c’è un lungo cammino da percorrere, ma tutto sarà più facile se sapremo riempire di contenuto e dare il giusto significato a quel termine stupendo “fratelli” con il quale i nostri predecessori si salutarono ventiquattro anni fa, impegnandosi a costruire un prezioso rapporto di amicizia.Saluto con grande affetto i protagonisti di quel primo incontro, il Rabbino Emerito Professor Elio Toaff e l’allora Presidente della Comunità di Roma, il Professor Giacomo Saban, oggi qui presente, ed esprimo a loro tutta la nostra gratitudine per la saggezza e la lungimiranza con le quali ci hanno guidato; alla memoria di Papa Giovanni Paolo II rendo un commosso omaggio.A Lei rinnovo il ringraziamento per aver accettato il nostro invito; la Sua presenza è un grande onore e costituisce un rinnovato impegno a proseguire nel cammino intrapreso. Un cammino che deve essere proseguito insieme fra ebrei, cristiani e musulmani, come siamo qui oggi, per riscoprire la comune eredità, dare testimonianza del Dio Unico e, al di là delle differenze che rimarranno, inaugurare un’era di pace.Riccardo Di Segni, Rabbino capo della Comunità Ebraica di RomaUn saluto grato di benvenuto al Papa, Benedetto XVI, Vescovo di Roma, per il gesto che compie oggi visitando il luogo più importante di preghiera della nostra Comunità.Quando un nuovo Papa veniva eletto, il pontificato iniziava con una solenne processione per le vie di Roma. A questa processione dovevano partecipare anche gli ebrei della città, addobbando un tratto del lungo percorso. Tra gli addobbi c'erano anche dei grandi pannelli elogiativi. Si sapeva tutto del loro contenuto, ma nessuno li aveva mai visti in tempi recenti, fino a poco tempo fa, quando una scoperta casuale nell'archivio della nostra Comunità ha portato alla luce una collezione di quattordici di questi pannelli di cartone risalenti al diciottesimo secolo. Li abbiamo restaurati e abbiamo organizzato una mostra speciale nel nostro museo; il Papa oggi in visita da noi sarà il primo a vedere questi pannelli; sono un pezzo della nostra storia di ebrei romani da duemila anni in rapporto con la Chiesa, così come lo è l'evento storico che viviamo in questo momento. Ma quanta differenza di significato. I pannelli erano il tributo dovuto a forza da sudditi appena tollerati, chiusi in un recinto e limitati in tutte le loro libertà. Prima dei pannelli del diciottesimo secolo c'era ancora peggio, l'esposizione del libro della Torà al Papa che si riservava anche di dileggiarlo. I tempi evidentemente sono cambiati e ringraziamo il Signore Benedetto che ci ha portato ad un'epoca di libertà; e dopo la libertà conquistata nel 1870, possiamo, dai tempi del Concilio Vaticano, rapportarci con la Chiesa Cattolica e il suo Papa in termini di pari dignità e rispetto reciproco. Sono le aperture del Concilio che rendono possibile questo rapporto; se venissero messe in discussione non ci sarebbe più possibilità di dialogo.Il tratto di Roma che gli ebrei dovevano addobbare era quello vicino all'Arco di Tito, scelto non a caso per ricordare agli ebrei l'umiliazione della perdita dell'indipendenza politica. Ma per noi quel simbolo non è mai stato soltanto negativo; gli ebrei erano sì umiliati e senza indipendenza, ma continuavano a vivere, mentre gli imperi che li avevano assoggettati e sconfitti non esistevano più. A questo miracolo di sopravvivenza si è aggiunto il miracolo dell'indipendenza riconquistata dello Stato d'Israele. Sono passati 24 anni dalla storica e indimenticabile visita di papa Giovanni Paolo II in questa Sinagoga. Allora fu forte la richiesta rivolta al Papa dai nostri dirigenti di riconoscere lo Stato d'Israele, cosa che effettivamente avvenne pochi anni dopo. Fu un ulteriore segno di tempi cambiati e più maturi. Lo Stato di Israele è un'entità politica, garantita dal diritto delle genti. Ma nella nostra visione religiosa non possiamo non vedere in tutto questo anche un disegno provvidenziale. Nel linguaggio comune si usano spesso espressioni come "terra santa" e “terra promessa”, ma si rischia di perderne il senso originario e reale. La terra è la terra d'Israele, e in ebraico letteralmente non è la terra che è santa, ma è eretz haQodesh la terra di Colui che è Santo; e la promessa è quella fatta ripetutamente dal Signore ai nostri patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe di darla ai loro discendenti, i figli di Giacobbe-Israele, che effettivamente l'hanno avuta per lunghi periodi. Nella coscienza ebraica questo è un dato fondamentale e irrinunciabile che è importante ricordare che si basa sulla Bibbia alla quale voi e noi diamo, pur nelle differenti letture, un significato sacro.E' qui oggi presente ad accogliere Papa Benedetto una rappresentanza ampia e significativa della nostra Comunità insieme a rappresentanti di istituzioni estere. Ma più delle istituzioni forse contano le memorie, le biografie di ognuno, un documento vivo ed impressionante della storia ebraica di quest'ultimo secolo. Vorrei citare alcuni nomi e mi perdonino tutti gli altri. Solo riferendoci ai Rabbini qui presenti, rav Brudman, rabbino capo di Savion in Israele, ha trascorso tre anni della sua infanzia passando da un campo nazista all'altro; rav Schneier, di New York, era bambino nell'inferno di Budapest del 1944; rav Shearyashuv haKohen, rabbino capo di Haifa ha combattuto nella guerra di indipendenza di Israele del 1948 ed è stato prigioniero dei Giordani; rav Arussi rabbino capo di Kiriat Ono discende da una famiglia emigrata in Israele dallo Yemen. E pensando alla nostra Comunità abbiamo qui una rappresentanza del sempre più piccolo gruppo dei sopravvissuti ai campi di sterminio della Germania nazista. Vorrei sottolineare come la loro storia non è solo storia di sofferenze, ma storia di resistenza e fedeltà. Qualcuno forse si sarebbe salvato se avesse abiurato. Ma non l'hanno fatto. Cito la testimonianza, semplice e toccante, di Leone Sabatello, da poco scomparso: “Al Collegio militare –il luogo dove erano stati raccolti dopo la razzia del 16 ottobre- ci chiedevano se qualcuno era di religione cattolica o se volevamo diventare cattolici. Qualcuno ha detto di sì, ma noi ci siamo raccolti tutti quanti in famiglia e siamo rimasti quelli che siamo sempre”. “Siamo rimasti quelli che siamo sempre” è questa forza, questa tenacia, questo legame che rende grande e fa crescere la nostra Comunità. Viviamo una stagione di riscoperta della nostra tradizione, di studio e di pratica della Torà. Le nostre scuole crescono, crescono i servizi religiosi, le sinagoghe si moltiplicano nel tessuto urbano. E tutto questo avviene con una piena integrazione nella città, in spirito di amicizia, di accoglienza, di solidarietà e di apertura.Nella visita a questa Sinagoga, papa Giovanni Paolo II descrisse il rapporto tra ebrei e cristiani come quello tra fratelli. Il racconto del Sefer Bereshit, la Genesi, dà su questo delle indicazioni preziose. Come spiega rav Sachs, c'è nel libro, dall'inizio alla fine, un filo conduttore che lega storie diverse. Il rapporto tra fratelli comincia molto male, Caino uccide Abele. Un'altra coppia di fratelli, Isacco e Ismaele, vive separata, vittima di rivalità ereditate, ma si ritrova per un gesto di pietà alla sepoltura del padre comune Abramo. Una terza coppia di fratelli, Esaù e Giacobbe, parimenti conflittuale, si incontra per una breve conciliazione e un abbraccio, ma le strade dei due si separano. Finalmente la storia di Giuseppe e i suoi fratelli, iniziata drammaticamente con un tentato omicidio e una vendita in schiavitù si risolve con una conciliazione finale quando i fratelli di Giuseppe riconoscono il loro errore e danno prova di volersi sacrificare per l'altro. Se il nostro è un rapporto tra fratelli c'è da chiedersi sinceramente a che punto siamo di questo percorso e quanto ci separa ancora dal recupero di un rapporto autentico di fratellanza e comprensione; e cosa dobbiamo fare per arrivarci.Cosa dobbiamo e possiamo fare insieme. Un esempio. Si parla molto in questi tempi dell'urgenza di proteggere l'ambiente. Su questo punto abbiamo delle visioni comuni e speciali da trasmettere. Il dovere di proteggere l'ambiente nasce con il primo uomo; Adamo fu posto nel giardino dell'Eden con l'obbligo di “lavorarlo e custodirlo” (Gen. 2:15). Bisogna ricordare che nella Bibbia ebraica non compare mai la parola natura, come cosa indipendente, ma solo il concetto di creato e creatura. Siamo tutte creature, dalle pietre agli esseri umani. Il cantico delle creature di Francesco d'Assisi è radicato nella spiritualità biblica, soprattutto dei Salmi. Possiamo per questo condividere un progetto di ecologia non idolatrica, senza dimenticare che alla cima della creazione c'è l'uomo fatto a immagine divina. La responsabilità va alla protezione di tutto il creato, ma la santità della vita, la dignità dell'uomo, la sua libertà, la sua esigenza di giustizia e di etica sono i beni primari da tutelare. Sono gli imperativi biblici che condividiamo, insieme a quello della misericordia; vivere la propria religione con onestà e umiltà, come potente strumento di crescita e promozione umana, senza aggressività, senza strumentalizzazione politica, senza farne strumento di odio, di esclusione e di morte.Terribile responsabilità dell'uomo. Immagini potenti del pensiero dei nostri Maestri sono state spesso espresse cercando le allusioni nella lingua delle sacre scritture. C'è una frase dell'Esodo (15:11) che dice "chi è come Te tra i potenti, baelim, o Signore". Rabbì Ishmael, testimone di orrori storici e lui stesso martire della repressione di Adriano, leggeva questa frase con una piccola variante: bailemim "chi è come Te o Signore, tra i muti", che assisti alle sciagure del mondo e non parli. Il silenzio di D. o la nostra incapacità di sentire la Sua voce davanti ai mali del mondo, sono un mistero imperscrutabile. Ma il silenzio dell'uomo è su un piano diverso, ci interroga, ci sfida e non sfugge al giudizio. Ebrei, Cristiani e altri fedeli sono stati perseguitati e continuano ad essere perseguitati nel mondo per la loro fede. Solo Colui che è il Signore del perdono può perdonare tutti quelli che ci perseguitano.Malgrado una storia drammatica, i problemi aperti e le incomprensioni, sono le visioni condivise e gli obiettivi comuni che devono essere messi in primo piano.L'immagine di rispetto e di amicizia che emana da questo incontro deve essere un esempio per tutti coloro che ci osservano. Ma amicizia e fratellanza non devono essere esclusivi e oppositori nei confronti di altri. In particolare di tutti coloro che si riconoscono nell'eredità spirituale di Abramo. Ebrei, Cristiani e Musulmani sono chiamati senza esclusioni a questa responsabilità di pace. La preghiera che si alza da questa Sinagoga è quella per la pace universale annunciata da Isaia (66:12) per Gerusalemme, kenahar shalom ukhnachal shotef kevod goim , “la pace come un fiume e la gloria dei popoli come un torrente in piena”. Benedetto XVI“Il Signore ha fatto grandi cose per loro”Grandi cose ha fatto il Signore per noi:eravamo pieni di gioia” (Sal 126)“Ecco, com’è bello e com’è dolceche i fratelli vivano insieme!” (Sal 133)All’inizio dell’incontro nel Tempio Maggiore degli Ebrei di Roma, i Salmi che abbiamo ascoltato ci suggeriscono l’atteggiamento spirituale più autentico per vivere questo particolare e lieto momento di grazia: la lode al Signore, che ha fatto grandi cose per noi, ci ha qui raccolti con il suo Hèsed, l’amore misericordioso, e il ringraziamento per averci fatto il dono di ritrovarci assieme a rendere più saldi i legami che ci uniscono e continuare a percorrere la strada della riconciliazione e della fraternità. Desidero esprimere innanzitutto viva gratitudine a Lei, Rabbino Capo, Dottor Riccardo Di Segni, per l’invito rivoltomi e per le significative parole che mi ha indirizzato. Ringrazio poi i Presidenti dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Avvocato Renzo Gattegna, e della Comunità Ebraica di Roma, Signor Riccardo Pacifici, per le espressioni cortesi che hanno voluto rivolgermi. Il mio pensiero va alle Autorità e a tutti i presenti e si estende, in modo particolare, alla Comunità ebraica romana e a quanti hanno collaborato per rendere possibile il momento di incontro e di amicizia, che stiamo vivendo.Venendo tra voi per la prima volta da cristiano e da Papa, il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, quasi ventiquattro anni fa, intese offrire un deciso contributo al consolidamento dei buoni rapporti tra le nostre comunità, per superare ogni incomprensione e pregiudizio. Questa mia visita si inserisce nel cammino tracciato, per confermarlo e rafforzarlo. Con sentimenti di viva cordialità mi trovo in mezzo a voi per manifestarvi la stima e l’affetto che il Vescovo e la Chiesa di Roma, come pure l’intera Chiesa Cattolica, nutrono verso questa Comunità e le Comunità ebraiche sparse nel mondo.La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa. L’evento conciliare ha dato un decisivo impulso all’impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia, cammino che si è approfondito e sviluppato in questi quarant’anni con passi e gesti importanti e significativi, tra i quali desidero menzionare nuovamente la storica visita in questo luogo del mio Venerabile Predecessore, il 13 aprile 1986, i numerosi incontri che egli ha avuto con Esponenti ebrei, anche durante i Viaggi Apostolici internazionali, il pellegrinaggio giubilare in Terra Santa nell’anno 2000, i documenti della Santa Sede che, dopo la Dichiarazione Nostra Aetate, hanno offerto preziosi orientamenti per un positivo sviluppo nei rapporti tra Cattolici ed Ebrei. Anche io, in questi anni di Pontificato, ho voluto mostrare la mia vicinanza e il mio affetto verso il popolo dell’Alleanza. Conservo ben vivo nel mio cuore tutti i momenti del pellegrinaggio che ho avuto la gioia di realizzare in Terra Santa, nel maggio dello scorso anno, come pure i tanti incontri con Comunità e Organizzazioni ebraiche, in particolare quelli nelle Sinagoghe a Colonia e a New York.Inoltre, la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo (cfr Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 16 marzo 1998). Possano queste piaghe essere sanate per sempre! Torna alla mente l’accorata preghiera al Muro del Tempio in Gerusalemme del Papa Giovanni Paolo II, il 26 marzo 2000, che risuona vera e sincera nel profondo del nostro cuore: “Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome sia portato ai popoli: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti, nel corso della storia, li hanno fatti soffrire, essi che sono tuoi figli, e domandandotene perdono, vogliamo impegnarci a vivere una fraternità autentica con il popolo dell’Alleanza”.Il passare del tempo ci permette di riconoscere nel ventesimo secolo un’epoca davvero tragica per l’umanità: guerre sanguinose che hanno seminato distruzione, morte e dolore come mai era avvenuto prima; ideologie terribili che hanno avuto alla loro radice l’idolatria dell’uomo, della razza, dello stato e che hanno portato ancora una volta il fratello ad uccidere il fratello. Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta, in qualche modo, il vertice di un cammino di odio che nasce quando l’uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell’universo. Come dissi nella visita del 28 maggio 2006 al campo di concentramento di Auschwitz, ancora profondamente impressa nella mia memoria, “i potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità” e, in fondo, “con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno” (Discorso al campo di Auschwitz-Birkenau: Insegnamenti di Benedetto XVI, II, 1[2006], p. 727).In questo luogo, come non ricordare gli Ebrei romani che vennero strappati da queste case, davanti a questi muri, e con orrendo strazio vennero uccisi ad Auschwitz? Come è possibile dimenticare i loro volti, i loro nomi, le lacrime, la disperazione di uomini, donne e bambini? Lo sterminio del popolo dell’Alleanza di Mosè, prima annunciato, poi sistematicamente programmato e realizzato nell’Europa sotto il dominio nazista, raggiunse in quel giorno tragicamente anche Roma. Purtroppo, molti rimasero indifferenti, ma molti, anche fra i Cattolici italiani, sostenuti dalla fede e dall’insegnamento cristiano, reagirono con coraggio, aprendo le braccia per soccorrere gli Ebrei braccati e fuggiaschi, a rischio spesso della propria vita, e meritando una gratitudine perenne. Anche la Sede Apostolica svolse un’azione di soccorso, spesso nascosta e discreta.La memoria di questi avvenimenti deve spingerci a rafforzare i legami che ci uniscono perché crescano sempre di più la comprensione, il rispetto e l’accoglienza.La nostra vicinanza e fraternità spirituali trovano nella Sacra Bibbia – in ebraico Sifre Qodesh o “Libri di Santità” – il fondamento più solido e perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo. E’ scrutando il suo stesso mistero che la Chiesa, Popolo di Dio della Nuova Alleanza, scopre il proprio profondo legame con gli Ebrei, scelti dal Signore primi fra tutti ad accogliere la sua parola (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 839). “A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nella Antica Alleanza. E’ al popolo ebraico che appartengono ‘l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne’ (Rm 9,4-5) perché ‘i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!’ (Rm 11,29)” (Ibid.).Numerose possono essere le implicazioni che derivano dalla comune eredità tratta dalla Legge e dai Profeti. Vorrei ricordarne alcune: innanzitutto, la solidarietà che lega la Chiesa e il popolo ebraico “a livello della loro stessa identità” spirituale e che offre ai Cristiani l’opportunità di promuovere “un rinnovato rispetto per l’interpretazione ebraica dell’Antico Testamento” (cfr Pontificia Commissione Biblica, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, 2001, pp. 12 e 55); la centralità del Decalogo come comune messaggio etico di valore perenne per Israele, la Chiesa, i non credenti e l’intera umanità; l’impegno per preparare o realizzare il Regno dell’Altissimo nella “cura del creato” affidato da Dio all’uomo perché lo coltivi e lo custodisca responsabilmente (cfr Gen 2,15).In particolare il Decalogo – le “Dieci Parole” o Dieci Comandamenti (cfr Es 20,1-17; Dt 5,1-21) – che proviene dalla Torah di Mosè, costituisce la fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei Cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell’amore, un “grande codice” etico per tutta l’umanità. Le “Dieci Parole” gettano luce sul bene e il male, sul vero e il falso, sul giusto e l’ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta di ogni persona umana. Gesù stesso lo ha ripetuto più volte, sottolineando che è necessario un impegno operoso sulla via dei Comandamenti: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti” (Mt 19,17). In questa prospettiva, sono vari i campi di collaborazione e di testimonianza. Vorrei ricordarne tre particolarmente importanti per il nostro tempo.Le “Dieci Parole” chiedono di riconoscere l’unico Signore, contro la tentazione di costruirsi altri idoli, di farsi vitelli d’oro. Nel nostro mondo molti non conoscono Dio o lo ritengono superfluo, senza rilevanza per la vita; sono stati fabbricati così altri e nuovi dei a cui l’uomo si inchina. Risvegliare nella nostra società l’apertura alla dimensione trascendente, testimoniare l’unico Dio è un servizio prezioso che Ebrei e Cristiani possono offrire assieme.Le “Dieci Parole” chiedono il rispetto, la protezione della vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Quante volte, in ogni parte della terra, vicina e lontana, vengono ancora calpestati la dignità, la libertà, i diritti dell’essere umano! Testimoniare insieme il valore supremo della vita contro ogni egoismo, è offrire un importante apporto per un mondo in cui regni la giustizia e la pace, lo “shalom” auspicato dai legislatori, dai profeti e dai sapienti di Israele.Le “Dieci Parole” chiedono di conservare e promuovere la santità della famiglia, in cui il “sì” personale e reciproco, fedele e definitivo dell’uomo e della donna, dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita. Testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione di un mondo dal volto più umano.Come insegna Mosè nello Shemà (cfr. Dt 6,5; Lv 19,34) – e Gesù riafferma nel Vangelo (cfr. Mc 12,19-31), tutti i comandamenti si riassumono nell’amore di Dio e nella misericordia verso il prossimo. Tale Regola impegna Ebrei e Cristiani ad esercitare, nel nostro tempo, una generosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi. Nella tradizione ebraica c’è un mirabile detto dei Padri d’Israele: “Simone il Giusto era solito dire: Il mondo si fonda su tre cose: la Torah, il culto e gli atti di misericordia” (Aboth 1,2). Con l’esercizio della giustizia e della misericordia, Ebrei e Cristiani sono chiamati ad annunciare e a dare testimonianza al Regno dell’Altissimo che viene, e per il quale preghiamo e operiamo ogni giorno nella speranza.In questa direzione possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che vi sono tra noi, ma anche del fatto che se riusciremo ad unire i nostri cuori e le nostre mani per rispondere alla chiamata del Signore, la sua luce si farà più vicina per illuminare tutti i popoli della terra. I passi compiuti in questi quarant’anni dal Comitato Internazionale congiunto cattolico-ebraico e, in anni più recenti, dalla Commissione Mista della Santa Sede e del Gran Rabbinato d’Israele, sono un segno della comune volontà di continuare un dialogo aperto e sincero. Proprio domani la Commissione Mista terrà qui a Roma il suo IX incontro su “L’insegnamento cattolico ed ebraico sul creato e l’ambiente”; auguriamo loro un proficuo dialogo su un tema tanto importante e attuale.Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. Spetta a noi, in risposta alla chiamata di Dio, lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell’amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell’umanità in questo mondo creato da Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso.Infine un pensiero particolare per questa nostra Città di Roma, dove, da circa due millenni, convivono, come disse il Papa Giovanni Paolo II, la Comunità cattolica con il suo Vescovo e la Comunità ebraica con il suo Rabbino Capo; questo vivere assieme possa essere animato da un crescente amore fraterno, che si esprima anche in una cooperazione sempre più stretta per offrire un valido contributo nella soluzione dei problemi e delle difficoltà da affrontare.Invoco dal Signore il dono prezioso della pace in tutto il mondo, soprattutto in Terra Santa. Nel mio pellegrinaggio del maggio scorso, a Gerusalemme, presso il Muro del Tempio, ho chiesto a Colui che può tutto: “manda la tua pace in Terra Santa, nel Medio Oriente, in tutta la famiglia umana; muovi i cuori di quanti invocano il tuo nome, perché percorrano umilmente il cammino della giustizia e della compassione” (Preghiera al Muro Occidentale di Gerusalemme, 12 maggio 2009).Nuovamente elevo a Lui il ringraziamento e la lode per questo nostro incontro, chiedendo che Egli rafforzi la nostra fraternità e renda più salda la nostra intesa.[“Genti tutte, lodate il Signore,popoli tutti, cantate la sua lode,perché forte è il suo amore per noie la fedeltà del Signore dura per sempre”.Alleluia” (Sal 117)]
giovedì 14 gennaio 2010
ALTERNATIVA MONARCHICA (P.d A.M.)
Cell. 339 601 7911 COMUNICATO STAMPA 06/01/2010
Oggetto: carceri e senza tetto
Il Partito della Alternativa Monarchica comunica di ritenere che la grave situazione in cui si trovano i senza tetto e i carcerati, schiacciati dalla non-politica sociale della Repubblica Italiana, potrebbe trovare una parziale soluzione nell’utilizzo delle molte ex caserme presenti sul territorio nazionale. Molte caserme, a seguito della abolizione delle leva nelle Forze Armate, sono vuote e quindi potrebbero essere facilmente trasformate in dormitori per i senza tetto e in carceri per coloro, tra i criminali non pericolosi, che hanno ricevuto condanne lievi. Tale soluzione permetterebbe allo Stato di non dover investire nella edificazione di nuovi edifici carcerari e dormitori pubblici, ai cittadini di pagare meno tasse e alle comunità dei luoghi in cui sono presenti le molte caserme ora vuote, di rilanciare la microeconomia locale. Le caserme, come generalmente noto, sono strutturate in modo da essere difendibili dagli attacchi esterni e anche da non consentire a chi vi è alloggiato, di poter scappare; Inoltre sono già munite di camerate, cucine e servizi igienici; Da ciò consegue la loro idoneità all’utilizzo in funzione di carceri e anche di dormitori per i senza tetto, i quali sarebbero meglio protetti dal Generale Inverno che continua a mietere le sue vittime.
Matteo Cornelius Sullivan
Reggente del Partito della Alternativa Monarchica
Davide Pozzi Sacchi di S.Sofia
Commissario P.d.A.M. per Pavia e Piacenza
Pietro Vitale
Commissario P.d.A.M. per Bari
sabato 9 gennaio 2010
IDA PAUSA, MD LIONS QUEST ITALIA ONLUS.
di, Pietro Vitale, giornalista e scrittore
Il corso base di 3 giorni del progetto Adolescenza si è svolto a Latina per la prima volta il 24-25-26 gennaio scorso, presso l’Istituto Agrario S.Benedetto, organizzato dai Lions Clubs Latina Mare e Latina Host.
Il formatore Prof. Giacomo Pratissoli ha condotto il seminario per i 3 giorni. Grazie alla perfetta
organizzazione dell’Officer Distrettuale Lions Vanda Bellini e della Responsabile del Corso
Prof.ssa Donatella Gori Ciarla, 25 insegnanti sono stati impegnati nelle molte e svariate attività pratiche.
Grande è stato l’entusiasmo e la soddisfazione dei partecipanti, i quali hanno apprezzato e
consapevolmente seguito le varie dinamiche messe in atto dal Prof. Pratissoli, da 20 anni impegnato nel campo, il quale ha dichiarato “mi ritengo professionalmente fortunato perché la vita, dopo molte esperienze, mi ha portato ad occuparmi della dimensione affettiva dell’uomo, una delle componenti essenziali ed indispensabili al suo percorso. Inoltre ho avuto l’opportunità di condividere queste vibrazioni con degli educatori che si occupano della crescita dei giovani adolescenti e che sono, a loro volta, caratterizzati da ansie, da desideri e da grande generosità esistenziale”.
La notizia del corso, che ha avuto un enorme successo e risonanza è apparsa sui giornali locali (Cfr.
Il Territorio, 27 gennaio 2008, pagina 18) con largo spazio e dettagliata informazione sui contenuti
e le finalità del Progetto Adolescenza.
Il Corso a Latina può essere definito un successo della determinazione, dell’entusiasmo e della
dedizione dei Lions, sempre al servizio della Comunità.
Il primo passo è stato fatto! Nel mese di maggio sarà attuato il secondo “step” del progetto, cioè il
c.d. “Follow-up”. Cos’è? La verifica, sempre con il Prof. Pratissoli, dell’applicazione pratica del
progetto in ben 25 classi di diversi Istituti di Latina (Liceo Scientifico G.B. Grassi, Istituto
Professionale di Stato per l’Agricoltura e l’Ambiente San Benedetto, Istituto Professionale Enaudi, Scuola Elementare I° Circolo Didattico, Scuola Media G.Giuliani, Istituto Tecnico Statale
Commerciale V.Veneto, Liceo Scientifico E.Majorana, Latina Formazione); 25 insegnanti forti
delle tecniche acquisite non solo attueranno il progetto con gli alunni, ma coinvolgeranno i genitori degli alunni suddetti, così che le due componenti educative possano lavorare in perfetta sintonia per il raggiungimento dello scopo di una “crescita armoniosa” e di un “service learning”. Il futuro della nostra società passa necessariamente dal benessere dei nostri giovani ed i Lions rispondono come sempre adeguatamente e con professionalità!
Ida Pausa
Coordinatore MD Associazione Lions Quest Italia Onlus
MESSAGIO DEL PRESIDENTE INTERNAZIONALE,EBERHARD J. WIRFS
Preparati a uscire dalla tana e a far sentire il tuo ruggito! Lion in Vista sta per arrivare.
Che cos'è Lion in Vista?
Molta gente conosce noi Lion in particolare per il nostro impegno a favore della vista, ma a dire il vero molto spesso non siamo "in vista" del pubblico. Alcuni Lion ci definiscono un "segreto mantenuto alla perfezione". Quindi per aumentare la nostra visibilità, ho chiesto a tutti i club e distretti di tutto il mondo di organizzare degli eventi informativi durante le ultime due settimane di Gennaio 2010, nell'ambito di una speciale campagna denominata Lion in Vista. Il nostro obiettivo è molto semplice: informare la gente su chi siamo e su cosa facciamo.
Per aiutarvi nell'iniziativa, sul nostro sito abbiamo aggiunto una speciale sezione Lion in Vista con suggerimenti su attività, idee promozionali e strumenti utili come comunicati stampa, poster da scaricare, annunci pubblicitari di quotidiani, un nuovo cartellone pubblicitario e altri materiali.
È facile : 3 punti fondamentali per organizzare un evento Lion in Vista che riscuota successo:
1. Informate la gente sul vostro club pubblicando un annuncio pubblicitario, affiggendo dei poster del club nelle vetrine o nei luoghi pubblici e inviando un comunicato stampa ai giornali locali o alle reti televisive.
2. Organizzate un incontro aperto a tutti o allestite uno stand informativo in un luogo pubblico dove i Lion possono presentarsi alla gente e informarla su chi siamo e di cosa ci occupiamo.
3. Organizzate un progetto a cui invitare la gente perchè possa vedere i Lion in azione e constatare il nostro singolare modo di offrire un servizio in maniera divertente.
Soprattutto siate creativi e utilizzate la vostra rete di conoscenze per creare nuove idee per eventi d'interesse e attività promozionali di successo.
Permetteteci di mettere sotto i riflettori la campagna del vostro distretto
Invito i governatori distrettuali a contattare, nel mese di Novembre, la responsabile della Divisione Pubbliche Relazioni, Dane LaJoye, con un'anteprima delle vostre attività Lion in Vista. Le attività più creative e originali saranno presentate sul sito web dell'associazione e alcune di esse saranno scelte da LCI come speciale contributo per le pubbliche relazioni. Vi invito a contattare Dane via e-mail o allo+1 630-468-6764.
Come incentivo, i governatori distrettuali che supereranno il 50% della partecipazione dei club, riceveranno un Certificato del Presidente appositamente creato e sarà espresso un riconoscimento nei loro confronti sul sito Internet di LCI.
Aumentando la nostra visibilità nelle 45.000 comuni tà che serviamo durante questa campagna, avremo la possibilità di far conoscere la nostra grande organizzazione a migliaia di persone desiderose di offrire un servizio proprio come noi.
Pertanto insisto, Lion, usciamo fuori insieme dalle nostre tane e facciamo sentire il nostro ruggito dal momento che "Avanziamo per crescere".
Cordiali saluti,
Eberhard J. Wirfs, Presidente Internazionale, Lions Clubs International.
ORCHESTA SINFONICA DELLA PROVINCIA DI BARI-PRESIDENTE, PROF. SCHITTULLI
di, Pietro VITALE - Giornalista e scrittore
Prosegue l’iniziativa “Natale nelle Cattedrali”, promossa dalla Provincia di Bari e articolata in 14 concerti dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, dall’ 1 dicembre 2009 al 12 gennaio 2010, nelle più suggestive chiese e cattedrali del capoluogo pugliese e dei Comuni della provincia di Bari.
Intenso il programma di gennaio che, dal 5 al 12, vedrà l’Orchestra, diretta dal maestro Nicola Samale e con solista il soprano Lidia Tamburrino, esibirsi in cinque Comuni del territorio con un programma dedicato ai più famosi brani di J. Strauss (“Sul bel Danubio blu”, “Marcia di Radetzky”, “il Pipistrello”, “Voci di Primavera”), di G.Verdi (“Ritorna vincitor” da “Aida”), G. Puccini (“Vissi d’arte” da Tosca), Cesar Frank (“Panis angelicus”).
Lidia Tamburrino, che ha esordito in Teatro, in “Boheme”, nel ruolo di Mimì, con la regia di Lino Capolicchio, è stata protagonista in numerose sale da concerti di grande tradizione, tra le quali “Carnegie Hall”, a New York, in molti Teatri italiani ed esteri e si è esibita in una serie di concerti per la Casa Reale Giordana.
Martedì 5 gennaio alle ore 20.30 “Natale nelle Cattedrali” farà tappa nella Cattedrale di Monopoli, il 7 gennaio alle ore 20.00 nella Cattedrale di Terlizzi, l’8 gennaio alle ore 20.30 nella Chiesa Santa Maria del Rosario in Piazza Garibaldi a Bari, l’11 gennaio alle ore 20.30 nella Parrocchia del Sacro Cuore a Conversano ed il 12 gennaio nella Chiesa della Santissima Annunziata a Modugno. Bari, 29 dicembre 2009. Con cortese preghiera di pubblicazione
MEDITAZIONE, UN SEGRETO A PRIMA VISTA
Cari amici, che mi leggete. Incominciamo bene il 2010 con
Se vi dicessi che posso farvi diventare più intelligenti, migliorare la struttura del vostro cervello, ridurre i vostri livelli di stress, farvi sentire meglio, aiutarvi a concentrarvi di più, farvi dormire sonni più profondi, farvi avere un sistema immunitario più efficiente e diventare amanti migliori, riuscirei a catturare la vostra attenzione? Se vi dicessi che potreste ottenere tutto ciò per costi irrisori e che vi richiederebbe solo pochi minuti del vostro tempo al giorno, sareste interessato? O pensereste che sono un artista dell’imbroglio che vi sta spillando soldi con affermazioni al limite dell’oltraggioso? Non mi sorprende se avete scelto la seconda opzione. Ma la verità è che ognuna delle affermazioni di cui sopra è sostenuta da riviste scientifiche e revisionate da esperti di cui se ne contano a migliaia. Sto parlando di meditazione. Il suo potere di cambiare le nostre vite rivitalizzando le nostre cellule – fino a un rafforzamento delle nostre capacità creative – è straordinariamente ben documentato. È il percorso che ci consente di aprire la consapevolezza non locale, la parte di noi che è fuori dal controllo dello spazio tempo. I bramini la descrivono così:
A cura di Pietro Vitale – (giornalista e scrittore)“... in questo stato di esaltazione vedo chiaramente cosa c’è di oscuro nel mio stato d’animo ordinario; poi divento capace di trarre ispirazione dall’alto, come fece Beethoven [...] Le vibrazioni assumono la forma di immagini mentali ben distinte [...] Immediatamente le idee fluiscono in me [...] e non solo vedo con chiarezza le cose nell’occhio della mente, ma esse assumono la giusta forma, armonia e orchestrazione. Quando mi trovo in quei rari momenti ispirati, il prodotto finito mi si rivela a mano a mano [...] Devo raggiungere uno stato di semi-trance per ottenere questo risultato – una condizione che si verifica quando la mente conscia è temporaneamente assente e il subconscio è sotto controllo, poiché è attraverso la mente subconscia, che rappresenta l’Onnipotenza, che arriva l’ispirazione.” Sebbene venga associata soprattutto al misticismo, il percorso interiore con cui esperiamo la trascendenza, e sia un fondamento della maggior parte dei percorsi spirituali asiatici, la meditazione in quanto tale nacque in queste culture sulle stesse basi razionali ed empiriche su cui si svilupparono l’agopuntura e le arti marziali. Si è osservato per generazioni che sviluppare l’abilità di guardarsi dentro porti grandi benefici. È comune credere che la meditazione sia una pratica prettamente orientale, ma la verità è che essa appartiene anche alla saggezza ebraica – in particolare alle pratiche cabbalistiche – cristiana e islamica. La meditazione è il nucleo su cui si fondano le scuole sufi dell’Islam, per i non musulmani meglio noti come dervisci, le cui danze li portano in una dimensione che esiste fuori dal tempo e dallo spazio. È anche parte integrante delle tradizioni pre-colombiane delle culture americane. La consapevolezza espansa della ricerca della visione è un esempio del suo utilizzo. E questa litania si perpetua lungo l’arcobaleno della cultura umana. La meditazione può essere fatta in nome di qualsiasi fede, ma non è esclusiva di nessuna di esse. Infatti, un’indagine sulla letteratura della meditazione rivela che è un termine singolo con cui si definiscono molte pratiche. Non richiede nessuna appartenenza religiosa e molte sue tecniche non hanno nemmeno una componente spirituale. La ricerca di Harvard condotta dal medico Herbert Benson, che ha utilizzato la risonanza magnetica per documentare i cambiamenti che si verificano nel corpo quando una persona medita, ha osservato che tutte le forme di preghiera e meditazione studiate evocano ciò che lo scienziato chiama una “risposta di rilassamento” – un cambiamento nello stato psicofisico che riduce lo stress, calma il corpo (abbassando ad esempio la pressione del sangue) e promuove la guarigione. Gli esperimenti di Benson rappresentano una delle tante ricerche da laboratorio; infatti nel mondo ci sono moltissimi ricercatori che conducono studi sulla meditazione. Dal 2006 al 2009 sono state pubblicate più di 1000 ricerche. Ciò che accomuna le diverse tecniche di meditazione è il controllo centrato di chi le pratica, che influenza i processi psicofisici come la pressione del sangue, i livelli di serotonina e le funzioni cerebrali. È lo stesso tipo di controllo prodotto dall’effetto placebo e che forse rappresenta la prova più chiara del suo potere. Attraverso migliaia di studi, dal 35% al 40% di coloro che hanno ricevuto un placebo tendono a sperimentare effetti molto più potenti di coloro che ricevono il trattamento reale. Non c’è dubbio che la connessione del corpo-mente sia uno strumento incredibilmente potente non solo psico-spirituale ma fisico. Spogliati dei pregiudizi del dogma o della fedeltà, è interessante osservare quanti rituali simili esistono al mondo; per citare un esempio, considerate l’uso di suoni, parole o frasi ripetute ad alta voce o nella mente. Talvolta basta il suono sibilante del respiro che si muove dentro e fuori dei polmoni. È la concentrazione su un suono ripetuto che aiuta a produrre l’effetto della meditazione. Tutto ciò mostra un quadro in cui la complessa attività cerebrale è associata alla meditazione. Quando i praticanti della meditazione si immergono nella loro disciplina, sebbene il corpo si calmi, nel lobo parietale del loro cervello avviene un’intensa attività. Questa porzione del cervello controlla l’orientamento fisico nello spazio ed è responsabile delle distinzioni che facciamo “tra il sé e il mondo esterno, che è altro dal sé”. Il neurologo Olaf Blanke dell’Università di Ginevra, Svizzera, e i suoi colleghi hanno pubblicato un articolo che descrive come il cervello produce esperienze fuori dal corpo. Il gruppo ha ipotizzato che tutti i lobi del cervello giochino un ruolo importante in una sorta di esperienza che è tanto complessa quanto religiosa, ma che la giunzione temporo parietale sia il primo nodo di quella rete. Secondo uno studio più recente condotto da Eileen Luders e i suoi colleghi dell’Università della California, Los Angeles, e pubblicato su “NeuroImage”, la risonanza magnetica ha rilevato una massa particolarmente corposa di materia grigia che compariva più frequentemente in coloro che praticavano la meditazione rispetto agli altri membri del gruppo di controllo. Questi ricercatori hanno descritto tale massa come posizionata “ai lati, tra il giro frontale inferiore e quello medio e a una distanza approssimativa dalle aree di Brodmann (BA)”. Le ricerche degli ultimi due secoli hanno confermato che la meditazione apporta un tipo di profonda “calma” che influenza l’intero cervello. Quando questo avviene, sembra si disattivino i circuiti dei lobi frontale e temporale che identificano il tempo e creano la consapevolezza di sé. La connessione corpo-mente si dissolve. Secondo questi studi, il sistema limbico è responsabile dell’assegnazione di valori emozionali alle persone, ai luoghi e a qualsiasi cosa appartenga alla nostra esperienza complessiva di vita. Queste assegnazioni si basano su un complesso di risposta a stimoli che assieme danno la qualità che definisco “numinoso”. Poiché il sistema limbico tra le altre cose regola la relazione e controlla il sistema nervoso, il battito cardiaco, la pressione del sangue e il metabolismo, quando reagiamo alla qualità numinosa di uno specifico oggetto, persona o luogo numinoso esso produce effetti sia emozionali che psicologici. Queste reazioni producono stati emozionali e psicologici. Ecco perché i capelli ci diventano ritti, sentiamo i brividi e le farfalle nello stomaco e il cuore ci batte più forte. Spesso la risposta non si limita al singolo esempio di una categoria ma alla categoria stessa, perché anche la memoria interagisce col sistema limbico. Ad esempio, se quando da giovani avete vissuto l’esperienza di un arresto, oggi potreste avere una reazione guardando la foto di qualsiasi poliziotto. Se da piccoli avete vissuto una brutta esperienza in un cimitero, la foto di un cimitero qualsiasi potrebbe evocare in voi lo stesso tipo di risposta. Poiché la meditazione influenza il sistema limbico, sviluppando la disciplina della meditazione diventiamo più padroni del controllo di queste risposte. La pratica ha un effetto calmante che ci rilassa e regola il corpo. Questo, d’altro canto, permette di centrarci meglio poiché siamo meno distratti dai nostri dialoghi ed emozioni interiori e dalle relative risposte psicologiche. Qual è l’importanza di tutto ciò? Attualmente sta crescendo lo spettro delle malattie – dall’obesità all’ipertensione – che ci costano decine di miliardi di dollari all’anno in trattamenti medici. Ma questo è solo l’inizio. Come conseguenza di questi problemi, spendiamo ancora più soldi per una serie di disfunzioni sociali, che attanagliano soprattutto i nostri giovani. Visti i benefici della meditazione, e dando al suo valore una portata non solo individuale ma sociale, dovremmo chiederci come mai non ci avvaliamo di tali benefici, visto il potere trasformante di queste pratiche? Immaginate come sarebbe un mondo in cui ai bambini si insegna una tecnica di base non settaria contemporaneamente al patto di fedeltà e in cui nelle scuole vengano dedicati 20 minuti al giorni alla auto-regolamentazione psicofisica non settaria. E ora immaginate di aver dedicato anche voi 20 minuti al giorno a fare tutto ciò.
domenica 27 dicembre 2009
BILANCIO DI FINE ANNO DELLA PROVINCIA DI BARI
il programma dei primi mesi di Governo della Provincia di Bari in “pillole”
Sintesi della relazione del Presidente, Francesco Schittulli
Una Provincia Nuova, una Provincia che sta cambiando e che, in pochi mesi, nonostante i gravi problemi ereditati (BAT, Museo Archeologico, Petruzzelli, grave disagio sociale e poca attenzione alle politiche giovanili e comunitarie) ha già realizzato parte cospicua del programma di governo. I numeri parlano chiaro, 28 sedute di Giunta con 216 delibere approvate e n. 10 consigli provinciali celebrati, di cui nessuno è andato deserto.
In particolare si segnalano i seguenti interventi:
• Teatro Petruzzelli: contributo decisivo, anche grazie allintervento del Ministro Fitto alla riapertura in data 4 ottobre 2009, con lorchestra sinfonica della Provincia di Bari protagonista di questo evento;
• Disabili e fasce deboli: Cartellone delle manifestazioni natalizie denominato Natale di cuore con spettacoli all’interno di strutture deputate ad accogliere le fasce sociali più deboli (oratori, centri sociali, case di cura, carcere) per consentire a tutti anche ai meno fortunati di poter vivere il Natale.
Concerto di Natale dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari con Fiorella Mannoia organizzato per i diversamente abili alle cui associazioni di riferimento sono stati donati i biglietti per stasera del 23 dicembre;
• Museo Archeologico:Sbloccato liter amministrativo per la riqualificazione e restauro del Museo Archeologico Provinciale nel complesso di Santa Scolastica;
• Scuole:Investiti 20 milioni di Euro per manutenzione ordinaria e straordinaria;
• Espletate le procedure relative al Bando per linstallazione dei pannelli Fotovoltaici su 105 Edifici scolastici per un importo di 25 milioni di euro.
• Sottoscrizione dei contratti per la realizzazione di 11 edifici scolastici in altrettanti Comuni della provincia per un importo di 60 milioni di euro.
• Censimento dei beni patrimoniali
• Viabilità: Approvati progetti per c.ca 40 milioni di Euro tra cui si citano:
1. realizzazione di oltre 10 rotatorie nei comuni della provincia;
2. aggiudicazione gara per l’Andria –Trani riuscendo ad attivare e portare a termine tutte le procedure amministrative entro la scadenza prefissata dal CIPE (31.12.2009), pena la perdita del finanziamento di Euro 12 milioni;
3. completamento appalto di c.ca 5 milioni di Euro sulla s.p. 231;
• Centro Ricerche Bonomo: Risoluzione dei problemi economici con il pagamento degli stipendi arretrati ai dipendenti
• Laboratorio di Biologia Marina: Trasferimento della sede dal Molo Pizzoli sede fatiscente - allIstituto Vittorio Emanuele di Giovinazzo.
• Ambiente: pianificazione delle modalità per il recupero e smaltimento dei rifiuti scongiurando una seconda Napoli.
• Personale: Attuato il trasferimento del personale alla nuova Provincia BAT, nel rispetto del programma di governo che ha limitato la mobilità coatta dei dipendenti e riorganizzato i servizi con la riduzione del numero da 30 a 23;
• Conferenza dei Sindaci: Promosso la prima conferenza dei Sindaci al fine di programmare, coordinare, indirizzare e promuovere la nostra attività nellottica di uno sviluppo integrato del territorio.
• Riduzione dei costi: Applicato la Legge 102/09 art 22 bis ( decreto anticrisi) teso alla riduzione dei costi della P.A. In particolare si fa riferimento alla riduzione degli emolumenti degli organi amministrativi e di controllo della STP spa
• Formazione professionale: emanati 6 bandi formativi diretti ad offrire servizi alle imprese, a formare nuovi imprenditori, a promuovere e qualificare il lavoro delle donne e degli immigrati, a contrastare la dispersione scolastica, a diffondere informazione e cultura sulla sostenibilità ambientale;
• Agricoltura: Stilato un documento congiunto stipulato con Comuni, le 5 Provincie Pugliesi e le organizzazioni professionali di categorie per fronteggiare la crisi agricola in atto e portato allattenzione del Governo Nazionale;
• Politiche Comunitarie:Presentati 23 Progetti di iniziativa comunitaria Interreg per un valore di 23 milioni di Euro
• Protezione Civile: Predisposizione linee guida per i settori della P.C. Polizia Provinciale e Sicurezza. Piano di Sorveglianza contro gli incendi Boschivi;
• Attività produttive: Stanziamento di risorse che consentono per le ditte individuali e micro-piccole imprese la contrazione di mutui per oltre 1 milione di Euro
• Bilancio: Rispettato il Patto di stabilità senza sacrificare la programmazione, nonostante la diminuzione di c.ca una quarto delle risorse per la nascita della nuova provincia BAT
Cristiana d'Alesio
Ufficio Stampa Provincia di Bari
Via Spalato 19 - 70121 Bari
Tel. 080/5412338 - Fax 080/5530867
EFFETTIVAMENTE GESU' E' NATO IL 25 DICEMBRE
Permalink: http://www.zenit.org/article-20824?l=italian
La storia conferma la nascita di Gesù il 25 dicembre
di Michele Loconsole*
ROMA, lunedì, 21 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Molti si interrogano se Gesù sia nato veramente il 25
dicembre. Ma cosa sappiamo in realtà sulla storicità della sua data di nascita? I Vangeli, come è noto, non precisano in che giorno è nato il fondatore del cristianesimo.
E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? È vero, inoltre, che questa festa cristiana - seconda solo alla Pasqua - è stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di Gesù?
Cominciamo col dire che il solstizio d’inverno – data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus - cade il 21 dicembre e non il 25.
In secondo luogo è bene precisare che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di
nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte.
Dato che è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana - risultata
fedelissima al vaglio degli storici contemporanei - e che ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di Gesù,
ossia dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina.
E allora, se la Chiesa ha subito fissato al 25 dicembre la nascita di Gesù, abbiamo oggi prove documentali e
archeologiche che possono confermare la veneranda tradizione ecclesiale? La risposta è si.
Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di
Qumran, un’arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La località era stata sede della comunità
monastica degli esseni, che oltre all’ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati
israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantità di testi, poi nascosti in
grandi anfore per salvarli dall’occupazione romana del 70 d.C.
All’indomani della fortunata scoperta, archeologi di tutto il mondo avviarono una grande campagna di scavi
nell’intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e
migliaia di manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati.
Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: è il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C.
La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere, dopo quasi due millenni, le date in cui le classi sacerdotali di
Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno. ZENIT
La storia conferma la nascita di Gesù il 25 dicembre 1
martedì 22 dicembre 2009
I RE MAGI DEL LIONS CLUB BARI HOST
Lettera inviata per conoscenza a tutti i Soci del Lions Club Bari Host, il 20/12/2009
Cari amici Lions del Bari Host, chiedo venia se, in questi giorni di felice animazione per l’approssimarsi delle festività del SS. Natale, disturbo le Vostre intimità. Ma, l’evento che desidero porre alla V/s attenzione credo sia pertinenziale con l’atmosfera che tutto il mondo in questo periodo sta vivendo. Ed è proprio in questo magico momento che ogni essere umano dovrebbe partecipare e contribuire attivamente verso le tante persone meno fortunate di lui.
E’ ciò che abbiamo fatto noi Lions del Bari Host con il Presidente Mimmo Pellegrino domenica 20 dic. u.s. alle ore 10.00. L’incontro è avvenuto nella chiesa di San Rocco, in via S. Visconti – Bari. In gruppo, dopo aver assistito alla S. Messa, ci siamo recati in sagrestia ed abbiamo avvicinato il dinamico e volitivo sacerdote don Benedetto, al quale il nostro Presidente, dal mittente al destinatario, “brevi manu”, gli ha consegnato una busta… motivandola con poche e significative frasi:
“Carissimo don Benedetto, è con vero piacere che, a nome del Lions Club Bari Host, Le consegno un piccolo dono che abbiamo voluto fare a questa Parrocchia, affidandolo alle Sue mani, per contribuire alla realizzazione del Vostro nobile progetto per il Villaggio Mdunundu Shuleni in Tanzania.
Questa è una terra che si dibatte tra mille difficoltà, con completa assenza di infrastrutture oltre che delle più elementari forme di assistenza…(ha continuato il Presidente Pellegrino). Sicuramente l’azione del singolo o di pochi non può risolvere alcunché, però, se diventassimo tantissimi, qualcosa di concreto in più si riuscirebbe certamente a fare….”
Tanti auguri, don Benedetto, per la Sua alta missione di umanità e di pace nel continente africano. Che il SS.Natale non sia solo una favola per bambini ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca di fratellanza e di solidarietà tra tutti i popoli dell’Universo. (La nota è mia)
Il Presidente e i Soci tutti del Lions Club Bari