Ordini Cavallereschi Crucesignati

Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.

giovedì 20 marzo 2014

BARI-SEMPLICI NORME CONTRO LE TRUFFE. A CURA DEL COMANDO PROVINCIALE DEI CARABINIERI

I CARABINIERI DI BARI: DOCENTI A DIFESA DELLA POPOLAZIONE PIU' DEBOLE.
Un fenomeno, quello delle truffe, che purtroppo è sempre più diffuso e colpisce in particolar modo le fasce più deboli della popolazione Proprio per questo motivo i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, in collaborazione con la commissione Cultura del Comune di Bari, hanno deciso di avviare una serie di incontri con le associazioni cittadine e l’Università della terza età, finalizzati a sviluppare nella cittadinanza una sempre maggiore sensibilità sul tema e in particolare sui reati commessi nei confronti degli anziani.
Il progetto è stato presentato questa mattina nella Sala Giunta del Comune di Bari dove hanno preso parte il Comandante Provinciale Carabinieri di Bari, Col. Rosario Castello, il Comandante della Compagnia di Bari Centro Cap. Luca Giandominici, componenti della Commissione Cultura del Comune, rappresentanti delle Università della Terza Età e Cooperative Sociali. Nella circostanza è stato esposto un decalogo contro le truffe agli anziani ed una serie di indicazioni su come prevenire i comportamenti di malintenzionati e come non cadere in raggiri prendendo le necessarie precauzioni.
Gli incontri, per la tutela degli anziani contro le truffe, voluti dal Comando Provinciale Carabinieri di Bari, proseguiranno nei prossimi giorni nella città di Bari ed in provincia.

DECALOGO CONTRO LE TRUFFE

  1. Prima di aprire la porta ad uno sconosciuto, anche se veste l’uniforme o dichiara di essere dipendente di azienda di pubblica utilità, è necessario verificare da chi è stato mandato e per quali motivi. Importantissimo accertarne l’identità richiedendo un documento e tesserino aziendale. Se non si ricevono rassicurazioni, non bi- sogna aprire la porta per alcun motivo e la prima cosa da fare è chiamare il “112”.
  2. Ricordare sempre che nessun ente o azienda di pubblica utilità manda personale a casa per il pagamento delle bollette per rimborsi.
  3. Nessun ente manda personale a casa per sostituire banconote false date erroneamente.
  4. Non fermarsi mai per strada per dare ascolto a chi offre facili guadagni o a chi chiede di poter controllare i nostri soldi o il nostro libretto della pensione anche se chi ci ferma e ci vuole parlare è una persona distinta e dai modi affabili.
  5. Nel corso di operazioni di prelievo o versamento in banca o in un ufficio postale, possibilmente è sempre bene farsi accompagnare, soprattutto nei giorni in cui vengono pagate le pensioni o in quelli di scadenze generalizzate.
  6. Se qualcuno ha il dubbio di essere osservato all’interno della banca o dell’ufficio postale è opportuno farlo presente agli impiegati o al personale di vigilanza. Se questo dubbio assale per strada la prima cosa da fare è quella di entrare in un negozio o cercare un carabiniere ovvero una compagnia sicura.
  7. Durante il tragitto di andata e ritorno dalla banca o dall’ufficio postale, con i soldi in tasca, mai fermarsi con sconosciuti e mai farsi distrarre.
  8. Ricordare sempre che nessun cassiere di banca o di ufficio postale insegue per strada i clienti per rilevare un errore nel conteggio del denaro che ha consegnato.
  9. Quando si utilizza il bancomat è bene essere prudenti: evitare di operare se ci si sente osservati.
  10. Per qualunque problema e per chiarire qualsiasi dubbio chiamate subito il “112”, i militari saranno a vostra completa disposizione per aiutarvi. In generale, per tutelarvi dalle truffe, vi consigliamo:
  • diffidate sempre dagli acquisti molto convenienti e dai guadagni facili: spesso si tratta di truffe o di merce rubata;
  • non partecipate a lotterie non autorizzate e non acquistate prodotti miracolosi o oggetti presentati come pezzi d’arte o di antiquariato se non siete certi della loro provenienza;
  • non accettate in pagamento assegni bancari da persone sconosciute;
  • non firmate nulla che non vi sia chiaro e chiedete sempre consiglio a persone di fiducia più esperte di voi.


CONSIGLI UTILI PER LE PERSONE ANZIANE E SOLE


  • Accertati sempre che la porta sia sicura; se possibile, installa una porta blindata con spioncino.
  • Le finestre è meglio che siano dotate di maniglie con serratura; non te- nere in casa grosse somme di denaro, gioielli e altri oggetti di valore; in caso contrario riponili in una cassaforte che dovrebbe essere murata in un punto ben nascosto dell’appartamento
  • Prima di uscire dall’abitazione controlla sempre che tutte le porte e le finestre siano ben chiuse e non nascondere le chiavi all’esterno.
  • Chiedi ai vicini di ritirare la posta quando vai via per le vacanze (una cassetta delle poste piena indica che sei via da alcuni giorni) o di avvisare te o il “112” se notano qualcosa di sospetto.
  • Non aprire il portone o il cancello, con l’impianto automatico, se non sei certo dell’identità della persona che vuole entrare.
  • Presta attenzione se persone sconosciute, con pretesti di qualsiasi genere (tecnici comunali, operai del gas, venditori porta a porta) chiedono di entra- re in casa. Ricordati che nessun Ente o Ufficio invia personale dipendente a casa per il pagamento di bollette, per rimborsi o per sostituire banconote false “date erroneamente”.
  • Se ricevi spesso telefonate anonime, presta attenzione: potrebbe essere un modo per controllare quando in casa non c’è nessuno.
  • Se si presentano sconosciuti che dichiarano di appartenere a Enti, Associazioni, Corpi di Polizia, prima di farli entrare, telefona all’Ufficio a cui dichiarano di appartenere.

BARI: CARABINIERI E AMMINISTRAZIONE COMUNALE UNITI CONTRO LE TRUFFE AGLI ANZIANI

I Carabinieri in cattedra. Propongono il catalogo sulla prevenzione. La tavola rotonda con gli organi di informazione è stata proficua e istruttiva. Hanno partecipato all'evento personalità del mondo della politica e dell'Università della terza età.
 Fornire dieci facili ed importanti consigli per prevenire le truffe ai meno giovani, questo l’obbiettivo di una serie di incontri che l’Arma dei Carabinieri di Bari, in collaborazione con la Commissione Cultura del Comune di Bari, ha programmato con associazioni cittadine ed Università della terza età. La presentazione del progetto e i maggiori dettagli sull’iniziativa verranno forniti domani 20 marzo 2014 alle ore 10.00 presso la Sala Giunta del Comune di Bari, alla presenza del Col. Rosario Castello, Comandante Provinciale dei Carabinieri, unitamente ai componenti della Commissione Cultura del Comune.    
 Tutti i Signori giornalisti sono invitati a partecipare.


lunedì 17 marzo 2014

FESTA DEL TRICOLORE

Gli organi di informazione sono invitati: giornalisti e cineoperatori.
BARI.  Per il 18 marzo 2014, alle ore 09.30, è indetta una conferenza,  presso l’Istituto Tecnico  Economico “LENOCI” di BARI in via Caldarola Centro Studi Polivalente, dal titolo: Pensa all’Unione Europea pur nelle diversità delle singole Patrie e spiega il senso del Tricolore nell’Italia di oggi.
L’evento è stato organizzato dall’UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia) Sezione di Bari e dal  Comando Militare Esercito “PUGLIA”
Interverranno i seguenti relatori:
-         Generale di  Brigata (ris.) Amato MANSI, Presidente UNUCI Bari;
-         Dott. Giuseppe PACCIONE, esperto di Diritto Internazionale;
-         Generale di Brigata Natalino MADEDDU, Comandante Militare Regionale;
-         Dott. Gustavo DELGADO, giornalista (moderatore).

RIFORME COSTITUZIONALI: UN NODO DA SCIOGLIERE

Intervista al Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo
Il ruolo delle autonomie locali – Il dibattito sul Titolo V della Costituzione
di Antonio Laurenzano
E' in corso nel Paese un dibattito a più voci sulla Riforma del Titolo V della Costituzione, quello che disegna le autonomie locali: regioni, province e comuni. la Legge di riforma del 2001 modificò sostanzialmente il riparto delle competenze legislative e finanziarie fra Stato e Regioni nell'intento di dare allo Stato italiano una fisionomia più' "federalista", si tratta ora di riequilibrare il rapporto fra i vari livelli di governo e renderli compatibili con l'autonomia di spesa e fiscale.
Per fare luce su un tema di vitale importanza per il futuro delle comunità' locali e quindi dei cittadini, ne parliamo con il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo.
-Quale utilità hanno le Regioni? I livelli intermedi di governo locale servono davvero o sono soltanto enti inutili, come spesso vengono dipinti dai mass media all'opinione pubblica?
Il dibattito è stato riaperto dal neo premier Matteo Renzi che ha ributtato sul tavolo il tema delle riforme costituzionali. Il Consiglio regionale ne ha discusso il 13 e il 25 febbraio durante ben due sedute tematiche nelle quali, su mia proposta, abbiamo approfondito il tema delle riforme approvando un ordine del giorno e un allegato condiviso a Roma con i Presidenti di tutti i Consigli regionali italiani. Il tema delle riforme istituzionali è certamente di grande attualità nel dibattito politico ed è sotto gli occhi di tutti il formidabile attacco che in questi mesi si sta attuando nei confronti delle autonomie locali: dal patto di stabilità che ha amputato la capacità di azione dei comuni, alla prospettata cancellazione delle province, trasformata poi nella mera eliminazione dei livelli elettivi.

-Ma l’attacco alle autonomie locali è soltanto una variabile della “spending review”? Qual è la vera posta in gioco?
Contrastare la deriva in atto è necessario innanzitutto per una ragione ideale: senza più alcun livello istituzionale tra il cittadino singolo e lo Stato, senza corpi intermedi, società di mezzo, autonomie locali e sociali ci sarà solo meno libertà reale, meno difese dalle invadenze dello Stato e meno benessere per tutti. Non è certo un nuovo centralismo che potrà risolvere i problemi del Paese. Ma è ancor più grave che sfugga ai più nel dibattito attuale - tutto centrato sul tema dei costi della politica, delle indennità, degli sprechi (che certo, sia ben chiaro, vanno contrastati) - la consapevolezza che le autonomie rappresentano un baluardo reale per la libertà di tutti.

-Qual è il ruolo dei corpi intermedi nel rapporto fra Stato e cittadino? In cosa si concretizza la loro centralità istituzionale?
Una società senza corpi intermedi è una società più debole e più esposta a tentazioni autoritarie. Il rischio che stiamo correndo è altissimo: sacrificare le autonomie locali, buttandole via senza renderci conto del danno che facciamo alla vita concreta di tutti. Ambiti come la sanità, scuola, agevolazioni per le imprese, regole per il commercio, il territorio, l'ambiente, giusto per fare alcuni esempi, sarebbero veramente gestiti meglio delegando le competenze a Roma anziché sul territorio? Ecco perché la Lombardia sul tema del Senato delle Regioni, riforma del Titolo V e revisione degli assetti dei livelli intermedi di governo ha ritenuto di lanciare una proposta. Innanzitutto, sul superamento del bicameralismo perfetto, attraverso la costituzione di un Senato delle Regioni e delle Autonomie che dovrà essere composto per almeno due terzi da rappresentanti provenienti dalle Regioni e per il terzo rimanente dagli Enti locali, entro un numero complessivo non inferiore a 80 e non superiore a 200, tenendo conto della popolazione di ciascuna Regione.

-A quali risultati dovrebbe pervenire la Riforma del Titolo V? Si arriverà a un nuovo e più equilibrato rapporto fra Stato e Regioni?
Sulla riforma del Titolo V, l'idea è quella di lasciare la potestà legislativa esclusiva dello Stato solo per le materie sulle quali vi è un oggettivo e prevalente interesse nazionale. È anche opportuno riflettere sulla riduzione del numero attuale delle Regioni italiane con l’obiettivo di costituire enti regionali più ampi (si può ad esempio scendere da 20 a 9), mantenendo le province o comunque enti di area vasta elettivi in numero inferiore all'attuale (50/60 anziché 107) e limitando al minimo la creazione di città metropolitane (ne bastano 3).

-La Regione Lombardia come si pone nel dibattito in corso a difesa delle autonomie locali?
La Lombardia all’interno di questo dibattito per prima ha tenuto una posizione costruttiva e di contenuto, consapevole del suo ruolo di traino del regionalismo italiano. Il mio auspicio è che ora anche in sede di Conferenza delle Regioni sia possibile ottenere una posizione unanime di tutti i governatori, così come già avvenuto durante la Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative. Solo una posizione forte e univoca di tutte le Regioni potrà contribuire a preservare il patrimonio inestimabile delle nostre autonomie.

mercoledì 12 marzo 2014

MOSTRA ALLA PINACOTECA DI ALTAMURA

Comunicato stampa della dottoressa Elena SAPONARO. Giovedì 13 marzo ore 17,00
 presso  la Pinacoteca A.B.M.C. Piazza Zanardelli n. 30 si svolgerà una MOSTRA BIBLIOGRAFICO - DOCUMENTARIA sul tema:"Le Donne tra analfabetismo ed emancipazione.
Dalle carte di Tommaso Fiore "

Interventi:
Onofrio Introna Presidente Consiglio Region Puglia Mario Stacca Sindaco di Altamura Elena Saponaro Presidente A.B.M.C. Rosanna Galantucci Presidente Fidapa sez. Altamura
Gabriella Liberati Presidente del CUG del CNR Eugenia Vantaggiato Direttrice Biblioteca Rosa Maria Capozzi Responsabile Biblioteca Area di Ricerca CNR Bari Pietro Pepe già Presidente del Consiglio Regione Puglia Michele Ventricelli Consigliere Regionale Luigi Marsullo Valutatore Fondi UE/CIPEVito Antonio Leuzzi Direttore IPSAIC Rosa Vulpio Consigliera Distrettuale Sud/Est Fidapa
 Modera: Antonella Daloiso, Giornalista

Con cortese preghiera diffusione La sua presenza è particolarmente gradita. Elena Saponaro Presidente dell'Archivio Biblioteca Museo Civico di Altamura


domenica 9 marzo 2014

CONSIDERAZIONI SUL VOLUME "AMO LA CACCA".

Il Direttore del blog dottor Pietro VITALE, presenta il volume dell'autore: Paolo De Santis
  "Tu implori il tuo Dio che ha creato il Tutto, l'universo, io imploro il mio che ha creato il Nulla.
Ma sono cose molto vicine" (Buddha)

"Il sorriso e la satira sono appannaggio esclusivo delle società di cultura liberale. In Italia di liberale non è rimasto nulla. La mia generazione se ne porterà nella tomba solo il ricordo"
(Indro Montanelli)
Amici, quando un non addetto ai lavori accetti, quasi sempre da un amico, di fargli una presentazione del suo lavoro letterario, non compie mai un'azione prudente.
Giacché egli ha sempre solo da perderci. Se si mostra freddo o sincero, se suona il clarinetto o il violino, è facile che perda l'amico. Se invece s'infuoca o fa finta d'infuocarsi e da fiato alle tronbe, è sicuro che perda la faccia. Scomoda del tutto è in particolare la mia situazione, perchè non sono un recensore di mestiere e non ho nemmeno alcuna dimestichezza col vasto universo della letteratura in versi.
A mio parere credo che Paolo De Santis, non abbia bisogno di presentazione. Nell'agone della poesia è già entrato in illo tempore, sin dalle sue primissime raccolte. AMO LA CACCA, Paolo per tutta la vita, come egli esprime, ha ricercato i valori dell'esistenza e il senso della vita...nell'uomo universale, nelle religioni in particolare del Dio unico, compreso il Grande Architetto dell'Universo, infine il senso nobile dell'uomo.
Il poeta insomma, si rivela ai lettori attraverso uno stile semplice, spontaneo e incisivo che gli consente di tradurre in versi ogni suo sentimento ed ogni suo estemporaneo pensiero, esprimono l'ansia interiore e l'amore per l'Uomo, il desiderio o il sogno di una serenità sempre cercata e a volte faticosamente raggiunta.
Lo spagnolo Ortega Y Gasset scrisse che il poeta comincia dove finisce l'uomo Io non mi sento affatto di scindere il mio amico Paolo poeta dal Paolo uomo, perché il poeta è il frutto della forza interiore dell'uomo, della sua rabbia e del suo soffrire, delle sue passioni e delle sue attese, della sua continua ricerca, parafrasando la *Lanterna di Diogene.
Questa sua quarta raccolta di poesie ha qualcosa di più intimo, anche se i temi ricalcano un po' quelli del passato, ma qui c'è meno compiacenza nel denudare i sentimenti e la realtà dei suoi molteplici aspetti: è come se prendesse in mano la sua anima, con i turbamenti, le malinconie, le esaltazioni, la rabbia, la felicità, la conoscienza e soprattutto: l'immaginazione. Il Dio occulto. Riflessioni spirutuali da vero iniziato...che ne facesse dono considerandola l'unica parte vera e profonda della sua vita.
Quindi poesie di interiorità e di malinconica consapevolezza, poesia crepuscolare percorsa dal brivido delle illusioni don chisciottesche e del mistero: l'odio e l'amore, la bellezza, la delusione, la nostalgia, la solitudine, la stella guida, Cristo non è risorto, la Maddalena, l'uomo è figlio unico, porgi l'altra guancia...addentrati in questo caleidoscopio panorama dell'animus, ne cogliamo la luce più suggestiva e più segreta.
Paolo ha un segreto desiderio la tentazione di fermare il tempo, egli vibra in quasi tutta la sua poesia, simile a un sottofondo musicale di magiche sirene...egli pensa: COMBATTERO' LA NOTTE...PER RAGGIUNGERE UN SOGNO...FERMERO' IL TEMPO...ALL'OMBRA DEL BOSCO...Ma la sua limitatezza umana gli fa soltanto filtrare, attraverso come un ARCOBALENO, attimi fuggenti del passato e, forse per questo...”invoca: voglio tornare alla vita...voglio rivivere l'amore della mamma, ritornare nel tuo grembo in tutta sicurezza e in posizione fetale, nelle notti di luna piena, palpiti, silenti, tremori”.
Paolo parte dall'inferno per librarsi nell'empireo del cielo piu alto, ma la musica che accompagna quest'ultima sua fatica non sgorga da tube celestiali, la musica che ne segna i passi...IL NUOVO TERRITORIO:Sì ho vissuto assai velocemente, travolto dagli impegni della vita, a spada tratta ho dovuto lottare perchè aggredito da vili predatori, che mi hanno impedito osservare il giusto senso dell'esistenza” in questo intermezzo egli si definisce un uomo ruspante.
Non sono purtroppo capace di tanto, ne, forse, il mio amico Paolo lo merita. Per cui devo acconciarmi all'onesta fatica di leggere, rileggere, riflettere e ancora scrivere. Spero di essere all'altezza. Il libro contiene una lirica poetica di assoluto valore certo. La costante ispirativa è un gioioso, pieno, insaziabile, *Dionisiaco amore per la vita. Che mi ha richiamato subito alla mente i grandi poeti di quella Grecia del V secolo a.C. detta pagana perchè, per sua fortuna, antecedente a quel cristianesimo che sul senso di colpa e sul rimorso delle coscienze avrebbe edificato le sue fortune.
Non per nulla nel leggerle e nel rileggerle m'è parso più volte di trovarvi *Saffo. Saffo esprime la pena e l'ansia per l'amore non sempre corrisposto e il penoso tormento che questo le dà.
Questa lirica assume la forma di una preghiera in cui, con il richiamo di un incontro precedente, cerca di coinvolgere la dea in suo favore ed ella pronta interviene in maniera diretta con la promessa che Saffo si aspetta.
Dicendo ciò non vorrei essere frainteso, ma trattandosi di Paolo penso che il pericolo non incorra..., ma uguali nei due poeti sono la concezione dell'amore, della soavità e della sofferenza che esso genera nel cuore umano, uguali l'assoluto attaccamento alla vita e il rammarico per la sua brevità. Con unica differenza che Saffo temeva la morte, mentre il mio amico mi pare che va sostenedo di esserne fatto una ragione: “la morte come per dirla con Goethe: la prima notte di quiete...
Nel suo ultimo libro ho trovato spendide: L'animo dei giovani è come uno specchio riflette ciò che gli adulti mostrano! Il senso della poesia; Ma i giovani ce l'hanno l'anima ed è anche pulita; L'orgoglio nazionale; Ubiquista-Facoltà di essere contemporaneamente presente in luoghi diversi, propria di Dio. ; Il ragazzo Down; La legge della piramide; Non c'è pena maggiore per chi vede dove gli altri non riescono a vedere, che non essere creduto da chi non vede; L'occulto Dio; Segmento; Carta assorbente; L'amore dei vecchi; L'odio e l'amore; La stella guida; (in questo meraviglioso racconto io aggiungo che il destino dell'uomo sta nel proprio carattere); L'ultimo tratto;Ingombrante; Il Cinquettio dell'asino cip cip-oo cip oo cip oo cip oo.


*SAFFO:
C'è chi dice sia un esercito di cavalieri, c'è chi dice sia un esercito di fanti, c'è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra
la cosa più bella, io invece dico che è ciò che si ama» (vedi l'ultimo canto di Saffo (Giacomo Leopardi)
La poetica di Saffo s'incentra sulla passione e sull'amore per vari personaggi e per tutti i generi. .

*DIONISIO «Le baccanti cominciano ad agitare il tirso per i loro riti... l'eccitazione si era trasmessa all'intero bosco, alle belve: non c'era più niente di fermo, tutto si agitava in frenesia.»Questo dio rappresenta in particolare lo stato di natura dell'uomo, la sua parte primordiale, animale, selvaggia, istintiva, che resta presente anche nell'uomo più civilizzato, come una parte originaria insopprimibile, che può emergere ed esplodere in maniera violenta se viene repressa, anziché compresa ed incanalata correttamente. l Dioniso originario, legato alla vegetazione, rappresentava quell'energia naturale che, per effetto del calore e dell'umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità..
 
*DIOGENE LAERZIO:
Alessandro Magno trapassò a Babilonia. 300/400 a.C.Plutarco riferisce: «Alessandro andò da Diogene. Lo trovò sdraiato al sole. Diogene, all'udire tanta gente che veniva verso di lui, si sollevò un poco da terra e guardò in volto Alessandro; questi lo salutò affettuosamente e gli domandò se aveva bisogno di qualcosa, che potesse fare per lui. "Scostati un poco dal sole", rispose il filosofo»
Un giorno il filosofo Diogene, tenendo in mano una lampada accesa, passeggiava nel Foro di Atene. Gli si avvicinò un amico e lo interrogò sul perché avesse acceso una lanterna pur essendo pieno giorno: “Cerco l’uomo”, risponde il filosofo. Aveva i comportamenti di un cane e lui voleva che gli umani si comportassero come i cani: mangiano d'ovunque, non si preoccupano dove dormono o dove defecano e inoltre, sanno riconoscere gli amici e i nemici... Il cane dice sempre il vero mentre l'uomo arriva ad ingannare anche se stesso... Questa più o meno è la sua filosofia.

venerdì 7 marzo 2014

RECLUTAMENTO FEMMINILE,COMANDANTI DONNE DELLA BRIGATA "PINAROLO"

Nota stampa militare del Ten.Col. Domenico OCCHINEGRO
Bari, 7 marzo 2014 - Si è svolto oggi 7 marzo, presso l’Università degli Studi di Bari, alla presenza del Comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa (2° FOD), Generale di Corpo d’Armata Vincenzo LOPS e con la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Bari Professore Antonio Felice Uricchio, il primo seminario “Donne, Comandanti” organizzato dalla Brigata Pinerolo in collaborazione con l’associazione Apulia Onlus.
logo_uniba-468Il Comandante della Brigata Gen. B. Stefano DEL COL ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dell’anno 2000 nel quale si è dato avvio al reclutamento del personale femminile quale naturale esigenza della società e nell’ambito della completa integrazione dello strumento militare con quello dei Paesi Europei e della NATO e dei nuovi scenari di impiego operativo. Le donne, attualmente, sono circa il 7% degli effettivi dell’Esercito e sono ammesse in ogni specialità e incarico al pari degli uomini, con una progressione di carriera identica a quella degli uomini.
Il seminario è stato articolato su due sessioni che  hanno stimolato momenti di riflessione e confronto, anche basati su testimonianze dirette da parte dei Comandanti donne della Brigata Pinerolo, sul modo di interpretare la leadership nel ruolo specifico di comando avvalendosi della partecipazione, tra gli altri, di Ufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito ed esperte della parità di genere in ambiente internazionale.
Sotto il profilo storico,  Antonio CARADONIO Pediatra e scrittore, autore del libro “Petali di Rose” ha sottolineato la figura di Rosalia MONTMASSON moglie di Francesco CRISPI e patriota italiana, unica donna  che partecipò alla spedizione dei Mille. La Dott.ssa LAURA FABIANO, Professoressa di Diritto Pubblico Anglo americano, ha illustrato quello della Dinamicità del concetto di attitudine nella giurisprudenza costituzionale italiana” e la Dott.ssa SANTA SELVAGGI FIZZAROTTI, Presidente Regionale della Croce Rossa, ha introdotto il tema delle “Donne di Croce Rossa ed Esercito Italiano”.

martedì 4 marzo 2014

UNIONE DEGLI ARMENI D'ITALIA-ENTE MORALE

ԻՏԱԼԻՈՅ ՀԱՅՈՑ ՄԻՈՒԹԻՒՆ UNIONE DEGLI ARMENI D’ITALIA Eretto Ente il 12/04/1955 – Decreto del Presidente della Repubblica n°709
Piazza Velasca, 4 – I-20122 Milano E-mail: unionearmeniitalia@virgilio.it | unionearmeni@gmail.com
1 marzo, 2014
Con osservanza, Prof. Baykar SIVAZLIYAN Presidente dell'Unione degli Armeni d'Italia

All'attenzione degli organi d'Informazione Comunicato-denuncia contro una politica di armenofobia
diramato dall'UNIONE DEGLI ARMENI D'ITALIA
[Eretto in Ente Morale il 2/04/1955 – Decreto del Presidente della Repubblica n°709]
 Alla cortese attenzione delle autorità e di tutti gli organi di stampa italiani
con la preghiera di darne la più ampia e urgente diffusione possibile!
Segreteria dell'Unione degli Armeni d'Italia
L’Unione degli Armeni d’Italia chiede alle Istituzioni, alla società civile e alla stampa di vigilare e censurare l’armenofobia fomentata dall’Azerbaigian anche in Italia.
A seguito della recente comparsa su alcuni media nazionali di articoli aventi ad oggetto la questione del Nagorno Karabagh e del conflitto sanguinoso che ne è seguito tra l’Armenia e l’Azerbaigian tra il 1991 e il 1994, l’Unione degli Armeni d’Italia intende esprimere il proprio sconcerto nel constatare come, in quegli articoli, venga ripetutamente richiamato, in maniera faziosa e selettiva, un episodio collegato a quel periodo storico, per descriverlo come simbolo tragico di massacri subiti dalle popolazioni civili di etnia azerbaigiana ad opera delle Forze di Auto-Difesa Armene del Nagorno Karabakh.
Trattasi dei fatti avvenuti nel febbraio del 1992 e che prendono il nome dal villaggio di Khojaly situato nella Repubblica del Nagorno Karabagh: gli avvenimenti ci portano all’epoca in cui, in seguito al referendum per l’indipendenza in conformità con la costituzione vigente dell’URSS e dopo la proclamazione dell’indipendenza da parte del parlamento eletto del Karabagh il 6 gennaio 1992, l’Azerbaigian lanciò una vera e propria invasione militare contro la neo-indipendente Repubblica del Nagorno Karabakh. Sin dai primi giorni dell’invasione la popolazione civile armena era soggetta a bombardamenti con missili Grad e bombe a grappolo, in palese violazione del diritto umanitario internazionale. Tra il febbraio e il marzo di quell’anno, il governo della Repubblica del Nagorno Karabagh mise in atto un’operazione militare contro il blocco dell’aeroporto di Khojaly e al fine di neutralizzare le postazioni azere dei lanciarazzi Grad situate all’interno del villaggio di Khojaly. In assenza di forze internazionali di peacekeeping, si trattava di misure considerate necessarie per la sopravvivenza della popolazione armena della regione. Il 25 febbraio l’operazione militare contro Khojaly prese il via, non prima di avere concesso un corridoio umanitario ai civili che avessero voluto lasciare la zona delle operazioni militari. L’informazione circa il corridoio umanitario era stata comunicata dalle autorità armene con largo anticipo, nel rispetto delle norme umanitarie del diritto internazionale, come confermato da alcuni funzionari azeri e dallo stesso presidente azero all’epoca dei fatti Ayaz Mutalibov. Tuttavia, da quanto riportato da fonti ufficiali azere, le autorità azere non fecero nulla per evacuare la popolazione civile dall’area delle attività militari.
Va sottolineato come all’epoca degli avvenimenti, la stampa dell’Azerbaigian riportò i fatti in modo sufficientemente obiettivo, mentre negli anni seguenti l’Azerbaigian, per contrastare la realtà storica dei massacri contro gli armeni a Sumgait, Baku, Kirovabad e altre località dell’Azerbaigian, ha inteso rappresentare i fatti di Khojaly come un genocidio degli azeri da parte armena. Una tale ricostruzione, supportata da documentazione fotografica che si è rivelata in molti casi clamorosamente falsa e con un richiamo al numero delle vittime continuamente aggiornato “al rialzo”, ha trovato smentite in molte dichiarazioni espresse dagli stessi funzionari azeri, da attivisti dei diritti umani, da giornalisti e da abitanti stessi di Khojaly. Al di là del tema storico, come Armeni e cittadini italiani, intendiamo segnalare il preoccupante crescendo di strumentalizzazione mediatica su fatti sopra citati, che contrasta con i canoni di una corretta informazione che sempre devono presidiare il dibattito in una società evoluta e libera quale la nostra. Respingiamo con forza l’uso di fatti storici ad evidente scopo propagandistico, destinato solo ad alimentare una retorica bellicosa e a rinfocolare l’odio tra popoli, ponendosi anche in contrasto con gli sviluppi del processo negoziale sulla questione del Nogorno Kharabagh che è attualmente in corso con la mediazione dell'OSCE; riteniamo, in tal senso, che la ricerca di percorsi condivisi sulla verità storica dei fatti e l’individuazione di soluzioni politiche che garantiscano pace, stabilità e sicurezza nella regione del Caucaso corrispondano all’interesse anche dell’Italia, in nome dei valori democratici, da affermare in ogni ambito.
Non possiamo esimerci da un appello, che rivolgiamo alla stampa, alla società civile e alle Istituzioni italiane, affinché sia mantenuta alta la vigilanza sui rischi che possono derivare, anche alla comunità armena in Italia, da una campagna discriminatoria fomentata con l’uso pubblico di verità manipolate. La secolare presenza degli Armeni in questo Paese è animata da persone e comunità che sempre hanno dato un contributo all’evoluzione della società in ogni campo; alcuni di noi, sono figli e nipoti di coloro che in Italia giunsero sospinti dalla furia genocidiaria che cancellò la presenza armena in Anatolia nel 1915. In questo senso, appare allarmante ed inquietante che si possano utilizzare contro gli Armeni, a proposito degli eventi del Nagorno Karabagh, termini quali genocidio o stragi di massa di civili, avvalendosi di fonti del tutto inattendibili e provenienti da un regime che usa l’armenofobia per consolidarsi e sembra additare indistintamente ogni armeno come un nemico da abbattere.

mercoledì 26 febbraio 2014

IL VOLUME DI PAOLO DE SANTIS: AMO LA CACCA...

PRESENTAZIONE:
 Tu implori il tuo Dio che ha creato il Tutto, l'universo, io imploro il mio che ha creato il Nulla. Ma sono cose molto vicine(Buddha)
.Il sorriso e la satira sono appannaggio esclusivo delle società di cultura liberale. In Italia di liberale non è rimasto nulla. La mia generazione se ne porterà nella tomba solo il ricordo (Indro Montanelli)

Amici, quando un non addetto ai lavori accetti, quasi sempre da un amico, di fargli una presentazione del suo lavoro letterario, non compie mai un'azione prudente.

Giacchè egli ha sempre solo da perdeci. Se si mostra freddo o sincero, se suona il clarinetto o il violino, è facile che perda l'amico. Se invece s'infuoca o fa finta d'infuocarsi e da fiato alle tronbe, è sicuro che perda la faccia. Scomoda del tutto è in particolare la mia situazione, perchè non sono un recensore di mestiere e non ho nemmeno alcuna dimestichezza col vasto universo della letteratura in versi.

A mio parere credo che Paolo De Santis, non abbia bisogno di presentazione. Nell'agone della poesia è già entrato in illo tempore, sin dalle sue primissime raccolte. AMO LA CACCA, Paolo per tutta la vita, come egli esprime, ha ricercato i valori dell'esistenza e il senso della vita...nell'uomo universale, nelle religioni in particolre del Dio unico, compreso il Grande Architetto dell'Universo, infine il senso nobile dell'uomo.
Il poeta insomma, si rivela ai lettori attraverso uno stile semplice, spontaneo e incisivo che gli consente di tradurre in versi ogni suo sentimento ed ogni suo stemporaneo pensiero, esprimono l'ansia interiore e l'amore per l'Uomo, il desiderio o il sogno di una serenità sempre cercata e a volte faticosamente raggiunta.

lunedì 24 febbraio 2014

ESERCITO: IL PREFETTO DI BARI IN VISITA AL COMANDO BRIGATA PINEROLO

Comunicato stampa del Ten. Col. Domenico OCCHINEGRO

Bari, 24 febbraio 2014
Il dottor Antonio Nunziante, da poco nominato Prefetto di Bari, ha visitato oggi a Bari il Comando delle Brigata Pinerolo.
Il Prefetto è stato accolto nella caserma “Italia” dal Comandante della Pinerolo, Generale di Brigata Stefano Del Col, che ha illustrato le capacità operative e addestrative della grande Unità evidenziando le potenzialità dei sette Reggimenti dipendenti.
Il Comandante della Brigata nel sottolineare come oggi la Pinerolo, con i suoi quasi 5000 tra uomini e donne rappresenti un’importante realtà nel tessuto socio economico della Puglia, ha illustrato gli impegni ed i risultati ottenuti nelle operazioni militari all’estero dalla Brigata. Il Sig. Prefetto ha altresì avuto la possibilità di conoscere le attività sul territorio, in particolare, nelle città di Bari e Foggia con l’operazione Strade sicure e negli interventi di pubblica utilità a favore dei cittadini (bonifica di ordigni esplosivi, pubbliche calamità, demolizioni di costruzioni abusive).
Il Dott. Nunziante ha anche potuto apprezzare gli innovativi mezzi e materiali che costituiscono la forza NEC (Network Enabled Capability) che fanno della Pinerolo l’unica Brigata digitalizzata in Italia.
Alla fine della visita il Prefetto si è complimentato con gli Ufficiali,
Sottufficiali e Volontari della Pinerolo per l’eccellente lavoro svolto a tutela del territorio e per la grande professionalità e qualità umana dimostrata. Ha ribadito come l’Esercito rappresenti, da sempre, una risorsa irrinunciabile per il nostro Paese.