Ordini Cavallereschi Crucesignati

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domenica 29 novembre 2015

"VOX CLAMANTE IN DESERTO": ALFA E OMEGA DELL'UOMO MODERONO.




Un articolo di Alessandro MEZZANO

l condizionamento di massa che le tesi del materialismo hanno operato nell’arco del XX° secolo nel mondo occidentale é così totalizzante che ormai i suoi concetti di base sono radicati profondamente nel “sentire” comune e costituiscono il parametro di confronto della normalità per la quasi totalità della popolazione.Importanza dell’accumulo di denaro e beni patrimoniali, sacralità del lavoro, necessità dell’incremento produttivo Nazionale, positività dell’aumento dei consumi, accettazione della pubblicità come strumento utile e necessario per fare girare bene gli ingranaggi di consumi e produzione, sono tutti principi comunemente accettati da tutte le parti politiche, civili e morali della società moderna!Si discute e si litiga sul come gestire l’organizzazione e su come suddividere i benefici prodotti, ma nessuno mette in dubbio la validità dei postulati, né le interconnessioni che ne scaturiscono.
Secondo noi, “vox clamante in deserto”, è invece proprio l’impianto ideologico di base che è sbagliato perché innaturale ed antietico.Il denaro è un valore virtuale assimilabile al lavoro: tot denaro = tot oggetti, beni o servizi = tot lavoro per produrli. Come tale, il denaro ha la funzione di MEZZO ed il trasformarlo in FINE ULTIMO è una deformazione innaturale che non serve ai fini della vita dell’uomo (E’ come se uno, anziché fabbricare una zappa per lavorare l’orto che gli serve, volesse fabbricare un’infinità di zappe che non gli servono per il suo orto..).
Per il lavoro, vale lo stesso principio : esso è utile e valido fin tanto che è il MEZZO con cui ci si procaccia il necessario ad una vita serena e dignitosa. Se assunto come valore in se, perde il significato originale e diventa un atteggiamento imbecille. Lavorare e lavorare, per lavorare, va bene per gli animali da soma , ma non per l’UOMO.Consumismo e pubblicità sono le conseguenze naturali della sacralizzazione del denaro e del lavoro portati all’estremo ed il loro valore decade automaticamente se i concetti di denaro e lavoro sono desacralizzati.L’uomo è nato per vivere. Vivere vuol dire pensare, agire, provare emozioni e questi devono essere quindi i FINI cui tendere.
Denaro e lavoro devono essere i MEZZI per acquisire la tranquillità e la serenità per raggiungere quei fini che rimangono comunque l’obiettivo fondamentale dell’Uomo.Nell’attuale società si sono invertite letteralmente le parti ed i mezzi sono diventati i fini capovolgendo le tendenze e gli istinti naturali. La prova sta nel fatto che la frustrazione delle tendenze istintive sta producendo una collettività di individui nevrotici, asociali ed infelici, nonostante l’apparente buon tenore di vita goduto.Una gioventù cui non manca nulla è annoiata, abulica ed alla ricerca di emozioni forti, pericolose, mortali.Una vecchiaia che dovrebbe essere serena, per la certezza della capacità di sostentamento, è spesso oppressa dalla solitudine e dall’abbandono di un mondo che vede in lei solo la inutilità di un’incapacità produttiva anziché la saggezza delle esperienze di tutta una vita.
Ed in mezzo, una fascia di umanità affannata a lavorare tanto, per guadagnare tanto, per comprare tanto, cose di cui non ha veramente bisogno, ma che l’imitazione, la pubblicità ed il consumismo gli fanno sembrare indispensabili.E pensare? E vivere un proprio tempo libero?A fornirgli schemi di pensiero e vere e proprie opinioni prefabbricate, ci pensano i mezzi di informazione che, guarda caso, sono anche loro nelle mani dei finanzieri del Liberal Capitalismo che certamente forniranno anche questi prodotti “intellettuali” nella logica della promozione dei loro interessi.
Diventa invece difficilissimo, quasi impossibile, lo sviluppo di uno schema di pensiero libero, critico, autonomo ed individuale.Anche vivere il “il tempo libero” si compie  servendo il consumismo ed il Liberal Capitalismo, usandolo per lo più, per consumare prodotti e servizi che il consumismo produce e propaganda: “Al servizio del capitale 24 ore su 24 (anche il materasso è “imposto”..) = GLI SCHIAVI PERFETTI E TOTALI..!!
Anche se ci rendiamo conto di quanto ineguale sarà la lotta e di quanto difficili da raggiungere saranno i traguardi, noi vogliamo continuare a combattere la nostra guerra per l’UOMO, per affermare la supremazia dello spirituale sul materiale, del sangue sull’oro, dei filosofi sui mercanti! Non vogliamo arrenderci a vivere una vita programmata da altri per fini che non sono i nostri!
Chi ci vuole schiavi, è il nemico da eliminare! Facciamo si che il nuovo millennio sia veramente nuovo e disancori l’Umanità dal materialismo, sia marxista che capitalista, riportandola a vivere una dimensione di pensiero critico, di progresso spirituale, di superamento dei propri limiti, come una freccia, lanciata in direzione del Superuomo.

  Alessandro Mezzano

sabato 28 novembre 2015

.... L'ANNO CHE VERRA': IL 2016 L'OBIETTIVO DEL PAREGGIO DI BILANCIO?



LA SPENDING REVIEW : IL BUCO NERO DELLA POLITICA ECONOMICA ITALIANA
                                                  di  Antonio Laurenzano
La difficile arte del far quadrare i conti pubblici! Ne sa qualcosa il Ministro Padoan con la Legge di stabilità che non ha superato a Bruxelles l’esame della Commissione europea. La manovra italiana per il 2016 è  “a rischio di non conformità con il Patto di stabilità per il significativo scostamento dai parametri di aggiustamento richiesti per il medio termine”. Tutto rinviato in primavera per una verifica definitiva. L’obiettivo per il 2016, nella prospettiva del raggiungimento del pareggio di bilancio,  era infatti di un deficit pari all’1,8% del Pil. Per la Commissione obiettivo mancato: il deficit di bilancio sarà del 2,3%, allontanando così il prescritto equilibrio fra entrate e uscite. Fortemente censurati il taglio delle tasse sugli immobili (“più opportuna la detassazione sui fattori produttivi”) e, soprattutto, il modesto intervento sulla spesa pubblica, un annoso problema alimentato dalla colpevole inerzia della politica italiana a difesa di sprechi e ruberie di Stato.

In presenza di un debito pubblico che supera i 2191 miliardi, pari al 132% del Pil, razionalizzare la spesa rappresenta un impegno di finanza pubblica non più differibile. E la spesa pubblica italiana è dannatamente elevata: nel 2015 è al 50,8% del Pil, rispetto al 47,4% della media Ue, al 43,5% della Germania. Ma il “rottamatore” Renzi ha dovuto arrendersi ai meccanismi oscuri della politica. Cestinata la revisione delle “tax expenditures” (le detrazioni e agevolazioni fiscali sfiorano le 300 voci!) con le conseguenti dimissioni di Roberto Perotti, commissario alla spending review. Dopo Giarda, Bondi, Cottarelli, richiamato in Italia dal Fondo Monetario Internazionale, anche il bocconiano Perotti ha gettato la spugna. Cambiano i Governi, cambiano premier e ministri, ma la musica  rimane la stessa! In Italia tagliare la spesa pubblica resta impresa ardua. Ai documenti e ai piani di intervento sbandierati ai quattro venti, la politica -in concreto- non dà alcun seguito e il Commissario di turno, dopo gli iniziali proclami da …. “gran tagliatore”, non può fare altro che prendere atto del fallimento della sua missione  per le resistenze e i veti incrociati. Viene confermata la tesi che nel momento in cui la politica riprende la supremazia nelle decisioni della cosa pubblica i tecnici, prima invocati come salvatori della patria  e poi relegati in miseri ruoli… coreografici, fanno presto le valigie e lasciano delusi  Palazzo Chigi. Emblematica la dichiarazione di commiato di Roberto Perotti:  “In questo momento non mi sentivo molto utile”!

E con Perotti escono di scena I prospettati tagli (non lineari) ai ministeri, alle partecipate, ai superstipendi dei dirigenti dell’apparato centrale e locale dello Stato: il tutto finisce nel libro che racconta la telenovela delle promesse mancate, di quello che si sarebbe potuto fare e che invece rimane impaludato nella inquietante mancanza di volontà politica. Un errore strategico perché la revisione della spesa va di pari passo con quella del fisco: se si taglia ciò che drena le risorse dal privato al pubblico, quei tagli consentono interventi sulla leva fiscale per ridare ossigeno all’economia reale. E la cancellazione della prevista riduzione per il 2016 dell’imposta sul reddito delle società (IRES) per mancanza di adeguata copertura ne è la conferma. Ma è cosa nota: alla vigilia di ogni elezione rimane in vigore “la legge del ciclo elettorale della spesa”. Il politico non tocca mai comparti sensibili di spesa quanto più si avvicina l’election day!

La spending review dovrebbe invece  costituire una chiara scelta programmatica finalizzata ad assicurare “moral suasion” alla politica economica perché, come ha dichiarato Perotti, “nessun Governo può chiedere sacrifici ai propri cittadini se prima non dimostra di saper dare una spallata ai privilegi più assurdi.”  E’ una semplicissima questione di credibilità!                


giovedì 26 novembre 2015

UNA RAPPRESENTAZIONE DI CARLOTTA VITALE

Oggi 25 novembre è la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Abbiamo voluto riflettere su questo tema con gli alunni delle classi quinte della scuola primaria e quelli della scuola secondaria di primo grado dell'Istituto Comprensivo Don Milani di Potenza. Nel corso della mattinata i ragazzi hanno assistito alla lettura scenica dello spettacolo "Ridateci le nostre ragazze!" con Carlotta Vitale, Simona Ugliano, Raffaele Messina e Vittoria Smaldone; e poi hanno conosciuto Fabio Amendolara, giornalista e autore di libri-inchiesta, da anni impegnato contro la violenza sulle donne e a difesa dei loro diritti. Fabio Amendolara ha analizzato il modo in cui i media affrontano i casi di violenza di genere e ha invitato i ragazzi ad approfondire, ad interrogarsi e a non accontentarsi della narrazione, spesso errata e zeppa di pregiudizi, dei media generalisti. E'stata una mattinata intensa ricca di domande e curiosità da parte dei più piccoli su questo mondo dei grandi che ancora così difficile da abitare per le donne. ‪#‎25novembre‬ ‪#‎ig_potenza‬ ‪#‎Potenza‬ ‪#‎teatro‬ ‪#‎comunicazione‬ ‪#‎bringbackourgirls‬

mercoledì 4 novembre 2015

CRONACHE ITALIANE



Dott. Pietro VITALE, historique-médiéval
Jurnalist-ècrivain
Directeur de bolg internationale
www.legestadellacavalleria.blogspot.com
                                                             ***
 Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata; poi è violentemente contestata; infine viene accettata come ovvia”.
(Arthur Schopenauer)

                                                 ***
Pezzi inviati da Alessandro MEZZANO
E’ di questi giorni la polemica che impazza su tutte le Tv circa l’opportunità o meno di armarsi per avere la possibilità di difendersi dalle rapine in casa che stanno diventando ogni giorno più numerose e pericolose per la ferocia e la determinazione con cui i delinquenti agiscono.Le cronache ci hanno riportato i tanti casi di anziani massacrati ed  uccisi per pochi soldi in casa loro o di tabaccai, gioiellieri, farmacisti e tassisti che hanno subito rapine o che sono stati uccisi.
Non riusciamo francamente a capire i vari politici che si oppongono all’ipotesi che i cittadini si armino per la propria difesa anche perché ciò è previsto dalla legge ( detenzione di armi a scopo di difesa personale ) e soprattutto non  riusciamo a capire perché essi antepongano all’incolumità ed alla vita dei cittadini quella di delinquenti che si introducono nelle abitazioni private allo scopo di rapinare, massacrare ed uccidere..! Se quei delinquenti se ne stessero a casa loro, non correrebbero alcun pericolo di essere uccisi ..!!
I fatti dimostrano che la tesi sostenuta che è lo Stato ad avere il compito ed il dovere della difesa dei cittadini è puramente utopistica in quanto con i mezzi a sua disposizione, la forza pubblica non è in grado di farlo ed i fattacci che si susseguono ne sono la più palese dimostrazione. Se lo Stato, per qualsiasi motivo, non riesce a prevenire, contenere e reprimere qui delitti, il cittadino ha il diritto di premunirsi per farlo personalmente!!
Tra l’altro, quei politici dovrebbero ricordarsi che in democrazia il potere appartiene al popolo e che essi sono solamente gli incaricati di esprimere nelle leggi la volontà popolare! Ed allora basterebbe tenere conto dei sondaggi di opinione o fare un referendum propositivo che, pur non avendo oggi il valore determinativo, sarebbe comunque uno strumento valido per conoscere la volontà popolare ed agire di conseguenza sul piano legislativo. Invece quei politici, che pure si riempiono sempre la bocca con la parola democrazia, si sentono nei panni di “Minoranza illuminata” che deve condurre, quello che considerano il gregge dei cittadini sui pascoli che essi ed essi solamente sono in grado di vedere e di capire..! Quanto poi alla polemica sul fatto che sempre si tenda ad addossare quei reati di rapina agli extracomunitari e che per questo si venga considerati razzisti, basterebbe confrontare la percentuale degli extracomunitari rispetto alla totalità dei cittadini e quella della popolazione carceraria e si scoprirebbe facilmente che gli extracomunitari, che sono il 5%/6% della popolazione totale in Italia, rappresentano il 30% della popolazione carceraria nonostante poi molti reati minori NON siano nemmeno perseguiti.. Vorrà pure dire qualche cosa ..! Noi una pistola l’abbiamo e se qualcuno si introducesse con propositi criminali in casa nostra non esiteremmo ad usarla..!!
 Alessandro Mezzano

 Questa sera sulla rete 4 abbiamo sentito il compagno On. Ferrero affermare che le case vengono occupate perché in Italia non c’è, per chi non è agiato, la possibilità di avere case a prezzi accessibili e che le case popolari sono state lasciate in abbandono mentre da anni non se ne costruiscono più.Tutto vero e non ci vuole molto a fare la diagnosi della situazione, ma c’è un MA..A parte che tante di quelle case sono occupate non da poveri ma da delinquenti, come affermano i cittadini che abitano in quelle periferie e che hanno oramai paura di uscire di casa per il pericolo di essere derubati o rapinati o uccisi, le cose stanno un po’ diversamente da quanto l’On Ferrero ci vuole fare credere. Le Case popolari che, ricordiamo per inciso furono create dal Fascismo ( I.A.C.P. legge TU con R.D. numero 1165 del 28-04-1938, G.U. supplemento n° 177 del 05-05 1938 ) avevano proprio lo scopo istituzionale di fornire abitazioni alle classi meno agiate, ma dato che, una volta giunti al potere coloro che avevano preso il posto del “male assoluto” constatarono che esse non costituivano un affare proficuo per i “palazzinari” di ogni colore, comprese le COOP rosse, che a loro volta foraggiavano con succolente tangenti tutti i Partiti, furono dai nuovi governanti di proposito abbandonate, boicottate e poste nel dimenticatoio per lasciare spazio ad affari più redditizi ..!! Il tutto con la complicità dei Partiti politici di destra, di centro e di sinistra, compresa quella sinistra cui l’on. Ferrero appartiene..!
Perciò il lamento dell’On. Ferrero è pura ipocrisia e ci vuole una bella “faccia” per recriminare su colpe delle quali si è stati complici ..!!

Alessandro Mezzano




    

INCOGNITE E RISCHI DELLA LEGGE DI STABILITA'



Dott. Pietro VITALE, historique-médiéval
Jurnalist-ècrivain
Directeur de bolg internationale
www.legestadellacavalleria.blogspot.com
                                                             ***
“I siciliani non vorranno mai migliorare, perché si considerano già perfetti. In loro la vanità è più forte della miseria. Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene.
E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.

Qualcosa doveva cambiare perché tutto restasse com'era prima.
                                                   ***
di Antonio LAURENZANO:
        L’allarme degli Enti locali – La “bocciatura” della Corte dei Conti
                                                    
Riflettori accesi sulla Legge di stabilità. Una manovra da 27 miliardi che rappresenta la sfida di crescita della nostra economia lungo la strada difficile del cambiamento intrapresa dal Premier Renzi. Nel rispetto dei vincoli europei e in un contesto  internazionale che presenta non pochi elementi di incertezza, è una manovra dichiaratamente espansiva, a partire dalla riduzione del carico fiscale. Obiettivo prioritario è la spinta alla domanda interna: consumi delle famiglie e investimenti delle imprese, strategico per uno sviluppo sostenibile.   
Ma non poche sono le incognite della manovra costruita largamente in deficit grazie alla maggiore flessibilità europea “accertata” per la prolungata fase recessiva: oltre 14 miliardi e mezzo, estensibili a circa 17 nel caso venisse accordata dalla Commissione la clausola emergenza-migranti, quale riconoscimento delle spese sostenute per i flussi migratori del Mediterraneo. Risorse che anticiperebbero al 2016 il taglio dell’IRES  (l’imposta delle società) dal 27,5 al 24%.
Al di là dei toni duri di Renzi, la trattativa con Bruxelles si presenta non facile anche per i tagli poco coraggiosi effettuati nella spesa pubblica. Ogni clausola di flessibilità è legata infatti a un reale consolidamento dei conti pubblici. Ovvero, meno deficit, più tagli!
Deludente la spending review: quantificata dal Def di aprile in 10 miliardi, rivista al ribasso in settembre, ne varrà alla fine meno di 6 miliardi. E’ l’ulteriore  conferma che razionalizzare e riqualificare la spesa pubblica nel Belpaese è impresa ardua, se non impossibile, anche per i … rottamatori! La finanza allegra è dura da azzerare. Le dichiarazioni d’intento di tagli strutturali  non sempre si coniugano con la reale volontà politica espressa in Parlamento. Continua così a slittare il pareggio di bilancio, e conseguentemente la riduzione del debito giunto a quota 132% del Pil!  I conti pubblici dissestati costituiscono il limite strutturale della nostra economia, il problema di sempre. Un problema che va affrontato con determinazione soprattutto in una fase di crescita per evitare politiche fiscali drastiche e per uscire finalmente dalle insidie dei mercati internazionali, attraverso un quadro economico stabile e forte. 
Per l’alto debito pubblico resteremo ancora per lungo tempo sotto stretta sorveglianza della Commissione europea: le regole comunitarie impongono dal 2016 ai paesi, come l’Italia, con un consolidato superiore al 130% del Pil (i parametri di Maastricht prescrivevano il 60%!) di ridurre il debito di un ventesimo all’anno su tre anni. Se non si cresce, ci attendono anni difficili.
Sarebbe stato dunque meno aleatorio finanziare la riduzione del prelievo fiscale e contributivo con tagli selettivi alla spesa senza rinviare al futuro nuovo deficit. L’ampliamento del disavanzo non avviene per finanziare provvedimenti per la crescita nel lungo periodo, bensì per tagliare, fra l’altro, IMU e TASI. La Legge di stabilità risolve problemi politici (consensi elettorali), non quelli economici, con vivo disappunto degli enti locali. Forte l’allarme del Presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino: “Nodi irrisolti, sistema Regioni a rischio, in dubbio  i servizi fondamentali”. Bocciatura anche dalla Corte dei Conti: “La Legge di stabilità, usando al massimo gli spazi di flessibilità in deficit, riduce esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici”.
Un taglio del “cuneo fiscale” , la riduzione cioè della pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, sarebbe stato più funzionale al rilancio della ripresa economica a vantaggio della competitività del made in Italy dopo gli anni bui della crisi e della recessione. Ma …. “così è, se vi pare”!   
(www.antoniolaurenzano.it)