Ordini Cavallereschi Crucesignati

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domenica 29 gennaio 2017

LA GRANDE CRISI DEL 2007 INFATTI HA MESSO A NUDO IL PROBLEMA DELL'EURO?




Il nostro direttore del blog Dott. Pietro Vitale intervista l'insigne economista Dott. Antonio Laurenzano.
Domanda: Dott. Laurenzano: la grande crisi del 2007 ha messo a nudo in modo irreparabile a livello mondiale il problema dell'euro? Quindici anni di euro di speranza o delusione?

                          di  Antonio  Laurenzano
Passato sotto silenzio il compleanno dell’euro. In un clima di crescente euroscetticismo nessuna celebrazione per i quindici anni di vita della moneta unica. Nel 2002 l’euro, con il festoso changeover in undici Paesi europei, era stato salutato come il simbolo della integrazione monetaria del Vecchio Continente, preludio alla costruzione politica della comune casa europea. Ma nel tempo, nei Paesi economicamente più fragili, è divenuto il bersaglio di imprese e famiglie per averne eroso il potere d’acquisto peggiorato dalla crisi economica.
Sono stati quindici  anni non sempre facili, una corsa ad ostacoli iniziata all’insegna della diffidenza dei mercati e dello scetticismo di alcuni economisti, un ostacolo superato nei primi anni grazie al concorso di due fattori: la Cina che, producendo merci a basso prezzo, ha impedito l’inflazione a livello mondiale e la Fed (la banca centrale americana) che, immettendo enormi liquidità nell’economia globale, ha tenuto bassi i tassi d’interesse. Un mix di grande effetto interamente assorbito dalla crisi dei subprime 2007-2008 con lo scoppio della  “bolla”  immobiliare,  punto di partenza della recessione mondiale. Senza la liquidità degli anni precedenti i mercati hanno richiesto rendimenti sempre più alti per comprare titoli del debito sovrano dei Paesi deboli. La crisi finanziaria si è poi estesa all’Eurozona che,  priva  di una politica strutturale convergente dei suoi  17 membri, è andata in tilt.  E per l’euro è stata notte fonda! Una notte che non è ancora finita …     
La grande crisi del 2007 infatti ha messo a nudo il problema dell’euro: essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. E’ l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, priva del sostegno di una politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali.
L’origine della crisi dell’euro sta nello stesso trattato istitutivo dell’Unione Economica e Monetaria (UEM): si sperava che le regole (rigide) definite a Maastricht e le loro successive modificazioni (Fiscal Compact) avrebbero consentito ai Paesi dell’Eurozona una crescita forte ed equilibrata. Ma senza un comune ombrello protettivo  ogni Paese risponde da solo dei debiti del suo Governo, delle sue banche, delle sue imprese con la conseguenza che l’assenza di aiuti da parte di Bruxelles e Francoforte provoca l’aumento dei tassi d’interesse, la rarefazione del credito, l’arresto della crescita. Senza una reale unione economica Paesi forti sempre più forti, Paesi deboli sempre più deboli! Le singole economie nazionali troppo diverse fra loro, i cicli economici troppo asimmetrici e il fattore di mobilità molto basso. La moneta unica inevitabilmente avvantaggia i Paesi entrati nell’Unione in una situazione più competitiva (debiti pubblici moderati, migliore organizzazione della produzione e del lavoro, amministrazione pubblica e giustizia più efficienti) e danneggia quei Paesi con finanza pubblica allegra e in forte ritardo sulle riforme.   
L’Italia, non in regola con i parametri su deficit e debito fissati a Maastricht, per entrare nell’Eurozona ha pagato un prezzo enorme con il cambio lira-euro troppo alto “imposto” a Prodi e Ciampi dalla Germania a difesa delle proprie esportazioni. Un perverso sistema di cambi fissi che impone ai Paesi in deficit l’onere dell’aggiustamento, a danno della crescita, e non chiede alcun impegno di solidarietà ai Paesi in surplus (Germania). La nostra competitività che fra il 1970 e il 1995 aveva consentito la crescita della produzione industriale si è così volatilizzata. Nel 2002 il nostro reddito pro capite era del 20% superiore alla media dell’area euro, oggi è del 20% sotto la media, con aumento della disoccupazione all’11,6%, contro il 4,1% della Germania. Negli ultimi otto anni, il Pil (la ricchezza nazionale) è sceso di sette punti e il nostro bilancio, pur registrando un avanzo primario, chiude sempre in rosso per il pagamento del crescente debito pubblico (133%).        
E’ questo il quadro economico-politico entro il quale la leadership politica europea dovrà muoversi per trovare nuovi equilibri, nuovi stimoli per disegnare una convergenza economica  all’interno dell’Eurozona, presupposto essenziale per la sopravvivenza della moneta unica nel lungo periodo. Stop al rigore senza sviluppo e crescita, ai diktat della Commissione europea che, non promuovendo una politica economica espansiva, alimenta la protesta contro l’euro. Ma quali le conseguenze di una uscita dalla moneta unica e il ritorno alla sovranità monetaria nazionale? Per l’Italia un cammino in salita: disallineamento degli spread, insostenibilità del debito pubblico con tassi d’interesse alle stelle, cambiale da pagare alla Bce di 358,6 miliardi di euro,  svalutazione della moneta nazionale (oltre il 30%!), esplosione dei costi energetici, illusione di maggiore export, inflazione a doppia cifra! Secondo un rapporto di Mediobanca sarebbe un vantaggio per l’Italia uscire dall’euro a una condizione: rimborsare il debito in lire svalutate! Sogno o realtà?...
Cosa fare? Ricondurre la questione europea nel suo alveo naturale che è quello politico e non quello asfittico delle gabbie di procedure. Rivedere i Trattati e il rigore di Maastricht attraverso un meccanismo di tassi di cambio “aggiustabili” per neutralizzare lo strapotere economico tedesco. Un passaggio obbligato per mettere al riparo l’euro dagli atti di pirateria dei mercati e l’Europa dal diffuso disagio sociale ed economico e dai rischi per la coesione sociale e la stessa democrazia.

venerdì 27 gennaio 2017

LOGGIA HEREDOM 1224

Blog Ufficiale della Loggia Heredom 1224 di Cagliari, Emulation Lodge all'Obbedienza della Libera Muratoria Universale - Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani

venerdì 27 gennaio 2017

I 200.000 Massoni vittime di Hitler


Un triangolo rosso rovesciato: era questo il simbolo che distingueva i massoni, al pari dei detenuti politici, internati nei lager nazisti, così come la stella gialla di David distingueva gli ebrei, così come un triangolo rosa distingueva gli omosessuali, un triangolo marrone gli zingari, un triangolo viola i testimoni di Geova e così via.

Oltre al triangolo imposto dai carcerieri nazisti, i massoni progionieri dei lager per riconoscersi ancor meglio fra di loro portavano sulla propria divisa da internati politici un altro simbolo distintivo: un piccolo fiore azzurro, il “non-ti-scordar-di-me”, simbolo caro alla Massoneria Universale.

Nel giorno della memoria (il 27 Gennaio, giorno dell’arrivo dei russi nel lager di Auschwitz) non sono quindi solo le vittime della shoah a dover essere ricordate, ma anche i tantissimi massoni (spesso combacianti con le vittime ebree) “passati per il camino” nei campi di concentramento nazisti.

Nella triste classificazione dell’olocausto nazista pare siano stati fra gli 80.000 ed i 200.000 i massoni uccisi nei lager.

Dagli archivi della Gran Loggia d’Inghilterra si apprende, infatti, da prove documentali, che esistevano appositi protocolli nazisti per la sistematica cattura e l’eliminazione di tutti i massoni dei paesi conquistati dal Terzo Reich.

Hitler pensava alla massoneria come ad un inconciliabile nemico del regime nazista. E come tali trattava i suoi membri. La riprova che i fratello erano, sono sempre stati e saranno, strenui difensori della Libertà contro ogni totalitarismo.

“Ogni qualvolta la mente di un uomo va all’Olocausto – ha detto il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi – non si può che rimanere sgomenti e angosciati per l’immane crimine commesso contro il popolo ebraico, contro uomini e donne di tutta Europa, contro la Vita. La Shoah è una ferita indelebile per l’Umanità. E tutti quanti noi oltre a ricordare la memoria dei milioni di innocenti dobbiamo batterci per impedire che quei fatti possano ripetersi quando le minacciose tenebre dell’odio hanno il sopravvento sulla luce della ragione. Primo Levi scrisse: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”. Noi massoni, uomini della tolleranza, del rispetto, del dialogo, sappiamo bene che nel preciso momento in cui si guarda allo straniero, al diverso da noi, con ostilità si pongono le premesse di nuovi muri, di nuovi fili spinati, di nuovi Lager che l’Umanità non può permettersi mentre vive un momento storico aggravato dalla follia del terrorismo fondamentalista islamico”.



Le cifre dell’Olocausto

Ebrei 5,9 milioni
Prigionieri di guerra sovietici 2–3 milioni
Polacchi non Ebrei 1,8–2 milioni
Rom e Sinti 220.000-500.000
Disabili e Pentecostali 200.000–250.000
Massoni 80.000–200.000
Omosessuali 5.000–15.000
Testimoni di Geova 2.500–5.000
Dissidenti politici 1-1,5 milioni
Slavi 1-2,5 milioni
Totale 12,25 – 17,37 milioni
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ARRIVEDERCI EURONANTES. A PRESTISSIMO!

Carlotta Vitale con Germana Girelli e altre 7 persone.
Sulla Torre Bretagne per festeggiare la fine di una settimana incredibile a Nantes d'arte, cambi di prospettiva, finlandesi che capiscono l'italiano e italiani che parlano englispainfrench e molti nuovi amici, grazie #breakinthedesk !


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Patricia Gallego Navarro
Patricia Gallego Navarro Brava Carlota!!! La mujer de la gran voz, un placer encontrarme con teVisualizza traduzione

lunedì 23 gennaio 2017

GOMMALACCA TEATRO POTENZA IN TRASFERTA EURONANTES CON TUTTO LO STAFF.

ha condiviso la foto di Break-in the Desk — con Germana Girelli e Chiara Addi.
#moving 24 impiegati di un'azienda pubblica di Nantes stanno per cambiare luogo di lavoro. Come si vive il cambiamento? Come il teatro tra gli altri approcci artistici può offrire un nuovo punto di vista, un ribaltamento o una visione sul futuro? Un'esperienza interessante e stimolante quella del #breakinthedesk pilot in Nantes! Stay tuned!
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Carlotta Vitale
Carlotta Vitale Tosca Olivelli I'm speaking englifrenchspan here! Ah ah ah ah ahVisualizza traduzione
Flo Onigiri

I QUATTRO PILASTRI-"A PENSARE MALE SI FA PECCATO, MA CI SI AZZECCA QUASI SEMPRE"...!



Da: Alessandro Mezzano [mailto:sandromezz@gmail.com]
Inviato: giovedì 19 gennaio 2017 20:52
Oggetto: LE IENE DELL’INFORMAZIONE

LE IENE DELL’INFORMAZIONE

( 19-01-17 )
 Se si dovessero applicare in senso letterale i principi della deontologia professionale, molti giornalisti sarebbero sanzionati o addirittura espulsi dall’ordine.
Molti di loro farebbero qualsiasi cosa, anche poco lecita, per uno Scoop e si potrebbero citare centinaia di casi in cui ció è avvenuto ..!
Stesso discorso per tanti presentatori televisivi di programmi di attualitá che si servono delle situazioni piú strappalacrime per fare ascolti e vendere dentifrici, detersivi, biscotti o pannolini con un amorale opportunismo degno appunto delle iene.
Un esempio dimostrativo di tali atteggiamenti é il programma “Pomeriggio 5” che imperversa in TV nella fascia pomeridiano-serale in cui la conduttrice insiste e ricalca con finta commozione sugli aspetti piú tragici per catturare l’emotivitá degli ascoltatori ed ottenere l’obiettivo di un’alta partecipazione di ascolti che è l’unico vero motivo della trasmissione
Il cinismo che si cela dietro una finta solidarietá appare evidente dietro la maschera di buonismo che viene ostentata e facendo un’attenta analisi delle situazioni e del modo insistente e ripetitivo con cui esse vengono esposte, si capisce che qualche cosa di non sincero muove le fila della scena.
Queste sono le nostre impressioni e forse potremmo sbagliare, ma, come diceva il divino Giulio ( Andreotti) :” a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre..!
Altrettanto scorrette le illazioni maliziose che spesso i giornali e le Tv ricamano sfruttando sospetti non dimostrati o disgrazie personali per denigrare, calunniare e mettere in difficoltá personaggi politici o finanziari scomodi o comunque non solidali con chi questi giornalisti paga o raccomanda.
Quante reputazioni rovinate, quante carriere distrutte, quante vite scardinate nel tritatutto di una informazione partigiana, malevola ed in malafede .!
E vero, ci sono anche tantii giornalisti per bene come il fu Montanelli, o Biagi, o la Oriana Fallaci, o Mentana ma, come sempre in natura, la qualitá è inversamente proporzionale alla quantitá per cui abbondano i mediocri e scarseggiano gli ottimi ..!
Ed i mediocri non hanno altro mezzo per fare soldi e carriera che il proprio servilismo intellettuale e la faciloneria morale.
Pessimismo?
Non ci pare proprio, ma semplice constatazione di una sporca realtá che puó anche non  piacere, ma che purtroppo incontriamo quotidianamente anche se mimetizzata da professionalitá ! Alessandro Mezzano
Sent: Friday, January 20, 2017 6:22 PM
Subject: I QUATTRO PILASTRI

I QUATTRO PILASTRI
 Quattro i pilastri della politica sociale e civile del Fascismo:
1.    La riforma dei codici ( Rocco)
2.    La riforma della scuola (Gentile)
3.    La carta del lavoro
4.    L’istituzione dell’INPS e dell’INAM
·         Con la riforma Rocco vengono riformati i codici civile e penale introducendo per la prima volta i concetti moderni di proporzionalità della pena alla effettiva responsabilità soggettiva ed ambientale ed eliminando così storture ed aberrazioni come quelle che permettevano di proporre condanne all’ergastolo per bambini di dieci anni.
      Viene istituito il tribunale per i minorenni e si introduce il concetto di riabilitazione della pena.
       Basti la considerazione che il 90% delle leggi Fasciste è ancora vigente per dimostrare che, per ora, nulla di meglio è stato trovato…!
·         La riforma Gentile è riconosciuta come la più importante del ventesimo secolo e cambia radicalmente sia l’organizzazione degli studi, dando risposta a tutte le esigenze dei Cittadini e della Nazione, che la struttura della scuola rendendola più formativa ed articolata.
Lo spostamento in avanti dell’obbligo scolastico cambierà un popolo di semianalfabeti in un popolo all'avanguardia nel livello d’istruzione rispetto alla media degli Stati Europei di allora, primato che oggi è stato largamente perduto portandoci agli ultimi posti di classifica.
·         La carta del lavoro, oltre a mettere ordine in un caos sociale che si esprimeva nella consuetudine al sopruso, al ricatto ed allo sfruttamento da parte del padronato, oltre a rendere obbligatori i contratti Nazionali di lavoro che acquisiscono valore di leggi, istituisce novità per allora rivoluzionarie come le 8 ore di lavoro, il libretto di lavoro, gli straordinari, la liquidazione, il diritto alle ferie pagate, l’apprendistato, la “maternità” ed il controllo burocratico della regolarità dei versamenti previdenziali.
·         L’INPS e l’INAM istituiscono quei diritti alla cura gratuita della salute ed alla pensione che, se oggi appaiono scontati, erano ( e sono in molti Stati come per esempio gli USA) inesistenti, mentre oggi lo stato liberaldemocratico sta smantellando sanità e stato sociale.
Già conosciamo l’obiezione principale che ci verrà dai demosocialliberali: però mancava la democrazia.!
Sarà anche vero, ma, a parte che la dittatura Fascista è stata senza dubbio la più blanda di tutto il ventesimo secolo, non accettiamo lezioni di democrazia da chi usa il termine “democrazia” per truffare i Cittadini.
C’é democrazia quando per partecipare e vincere le elezioni servono  moltissimi soldi e non basta certo il «diritto» di candidarsi e di votare?
C’è democrazia quando una persona come Berlusconi riesce a farsi eleggere grazie alla sua organizzazione imprenditoriale ed ai suoi soldi, senza avere mai partecipato alla vita politica?
C’è democrazia se le candidature alle elezioni sono decise dalle segreterie dei partiti in base ad interessi, amicizie, ricatti e sono calate dall’alto senza che i Cittadini abbiano la minima partecipazione alle scelte?
C’è democrazia quando i partiti s’impossessano della cosa pubblica al punto che nelle regioni «rosse» è impossibile fare anche il bidello o il netturbino se non si appartiene all’area politica che sostiene il potere?
C’è democrazia quando si fanno Leggi di finanziamento per promuovere iniziative e, parallelamente, si creano le società o le cooperative di area politica che saranno le uniche beneficiarie di quei finanziamenti?
C’è democrazia quando, in un Paese come gli USA il Nobel per la letteratura Ezra Pound viene internato in manicomio non perché malato, ma solo perché filo Fascista?
C’è democrazia quando si sostenevano e si sostengono regimi rossi che praticavano e praticano la persecuzione degli avversari politici con campi di concentramento, torture, condanne a morte e simili amenità?
Noi parleremmo, in un caso, di «Plutocrazia» e, nell’altro, di «Dittatura del proletariato» che sono tutt’altra cosa che la democrazia..!
Ed allora gli antifascisti, rossi e bianchi, prima di guardare la pagliuzza negli occhi del Fascismo, vedano la trave nei propri, la piantino di fare gli ipocriti e non rompano..!
Se poi vogliamo tornare al confronto tra i fatti e le opere, lasciando alle comari le chiacchiere inutili, allora scopriamo che il Fascismo è stato oro e che il regime che ci governa dal 1945 ( ché di regime si tratta anche se mimetizzato) è feccia!
Ai quattro pilastri della politica sociale del Fascismo, questi “quaquaraqua” della politica hanno saputo opporre: la complicità con la mafia, Tangentopoli, lo sgangheramento dell’INPS, la sudditanza servile agli USA, l’annichilimento del senso dello Stato, la pregiudiziale litigiosità di “campanile” politico, il sovvertimento dei valori morali per cui chi ruba non è più disonesto, ma furbo, la ridicolizzazione dell’amore di Patria, la disgregazione della famiglia, l’aborto, la tolleranza verso la droga, ecc...
Ci chiamano «Nostalgici», ed in parte è vero, lo siamo, ma la nostra nostalgia è per un mondo pulito, per valori importanti e per uomini onesti e di valore.
Dovremmo forse avere ammirazione per questi miserabili ometti, per questi «ladri di polli» che volano raso terra e non sanno pensare che a se stessi ed alle loro massonerie?
Se poi quanto sopra descritto risultasse essere «apologia del Fascismo», per non commettere tale reato diremo che fu tutto un sogno e che, nella realtà ciò non accadde mai...Alessandro Mezzano