Ordini Cavallereschi Crucesignati

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mercoledì 29 novembre 2017

LEGGE DI BILANCIO 2018



                                                    di Antonio Laurenzano
“Snella e utile alla nostra economia per favorire crescita e occupazione”. E’ la manovra di bilancio 2018, secondo la definizione del premier Gentiloni,  che dopo una serie infinita di emendamenti  in commissione Bilancio al Senato è arrivata in aula a Palazzo Madama per l’approvazione parlamentare. Un iter particolarmente complesso (si concluderà a Montecitorio) che ha registrato in sede referente il classico “assalto alla diligenza” da parte dei vari gruppi politici per portare a casa non solo modifiche sui grandi temi in discussione ma anche sconti e agevolazioni  in singoli settori. E’ iniziata la campagna elettorale con la caccia al voto! Presentati oltre 700 emendamenti: dagli aiuti alle famiglie (bonus bebè, voucher babysitter per le madri lavoratrici, contributi per l’assistenza ai familiari malati o disabili) alle misure fiscali (cedolare secca del 10% su affitti brevi, web tax per imprese italiane,  crediti  d’imposta per le librerie, alleggerimento del superticket sanitari.), agli interventi sulle pensioni (lavori usuranti esclusi dallo scatto dell’età pensionabile previsto nel 2019) e sul codice della strada (giro di vite per l’utilizzo di cellulari durante la guida).
Un mix di emendamenti approvati nell’ottica di una manovra di bilancio leggera che punta alla coesione sociale e alla crescita economica, grazie anche alla limitazione del deficit strutturale di bilancio allo 0,3% del Pil in luogo dello 0,8% fissato dal Documento di economia e finanza dello scorso aprile. Com’era prevedibile, sul Ministro dell’Economia Padoan (candidato alla guida dell’Eurogruppo) sono piovute richieste di maggiori spese, ma non tutte correlate alla realtà della precaria finanza pubblica italiana. Cifre alla mano, la Legge di bilancio 2018 “pesa” 20,4 miliardi: la copertura è assicurata per 10,9 miliardi dal deficit aggiuntivo sul Pil e per gli altri 9,5 da maggiori entrate (60%) e tagli di spesa (40%). In particolare, le entrate riguarderanno ”misure strutturali”, come concordato con la Commissione europea (lotta all’evasione) e, solo in parte “misure una tantum” (rottamazione bis delle cartelle, introiti dall’asta delle frequenze per la banda larga mobile) che comunque non potranno impattare sul deficit strutturale.
Obiettivo principale della Legge di bilancio 2018, quello più pesante che assorbe circa i tre quarti dell’impegno finanziario della manovra, è il blocco degli aumenti fiscali legati soprattutto all’Iva  (aliquota ordinaria dal 22 al 25%) previsti dalle clausole di salvaguardia introdotte dalla Legge di stabilità del 2015. La promozione degli investimenti (5,1%), industriali e pubblici, completa l’elenco degli obiettivi della manovra insieme alla spinta dell’occupazione.
Tutto ok? Non proprio. Dalla Commissione Ue è già arrivata la pagella sui conti pubblici italiani: “debito troppo alto, rischio di inadempienza”. Il giudizio definitivo, per non interferire sulla prossima scadenza elettorale, non arriverà prima delle elezioni politiche di primavera. La “lettera di richiamo” pervenuta da Bruxelles parla di debito elevato e di un deficit che migliora ma solo marginalmente. Una richiesta implicita di aggiustamento dei conti con una manovra correttiva (che Padoan esclude) per evitare l’apertura di una procedura d’infrazione. Con il richiamo a un più rigoroso controllo della finanza pubblica, la Commissione ha ammonito il governo italiano a evitare “una retromarcia su importanti riforme strutturali di bilancio, specificatamente sulle pensioni che garantiscono la sostenibilità a lungo termine del debito”. Anche perché “la ripresa appare fragile, la disoccupazione è alta e il sistema bancario resta vulnerabile”.  Tutti i nostri mali, al di là di ogni facile (e irresponsabile) promessa elettorale,, sono sempre riconducibili alla entità del debito pubblico (salito a novembre a 2283 miliardi di euro, circa il 133% del Pil!). Quando finirà la finanza allegra nel Belpaese?           





lunedì 13 novembre 2017

LA LONGA MANUS DEL FISCO COLPISCE SOPRATTUTTO....



NOVEMBRE, IL FISCO BATTE CASSA!
              di  Antonio Laurenzano
In attesa dell’approvazione della Legge di bilancio con le relative novità  fiscali,  per imprese e famiglie è arrivato il mese delle tasse con una lunga lista di scadenze e numerosi adempimenti.  Il Fisco batte cassa! Tra Iva periodica, contributi INPS, ritenute d’imposta, addizionali e acconti di Irpef, Ires e Irap i contribuenti sono chiamati a versare all’erario entro novembre circa 55 miliardi di euro. Un gettito tributario che, secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, sarà assicurato dall’ imposta sul reddito delle società di capitali (Ires) con 14 miliardi di euro, dall’ IVA dei lavoratori autonomi e imprese con 13 miliardi di euro, dalle ritenute Irpef di lavoratori dipendenti e collaboratori con 10,9 miliardi di euro, dall’acconto Irpef con 7,7 miliardi di euro, Irap con 6,8 miliardi di euro  e infine dall’addizionale regionale Irpef e dalle ritenute dei lavoratori autonomi con circa 2 miliardi di euro. Una girandola impressionante di entrate per alimentare la spesa pubblica, in primis gli interessi sul crescente debito pubblico e la previdenza.

La “longa manus” del Fisco colpisce soprattutto le imprese il cui carico fiscale non ha pari nel resto d’Europa: nel 2015, circa il 15% del gettito fiscale totale (490 miliardi) rispetto al  14,8% dell’Irlanda, al 12,9 del Belgio, al 12,7 dell’Olanda, all’11,8% della Spagna, all’11,6% della Germania e dell’Austria. La media dell’Ue si attesta all’11,5%. A fronte del gravoso prelievo tributario, le imprese lamentano da tempo la inadeguatezza dei servizi erogati dallo Stato, il debito della Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori (oltre 64 miliardi di euro) e soprattutto il peso economico del deficit infrastrutturale e della cattiva burocrazia che incide fortemente sulla competitività internazionale a livello di costi di produzione. Un impatto che frena anche gli investimenti stranieri nel nostro Paese.                  

Dopo il caos di ottobre legato allo spesometro e alle sue difficoltà operative (si sta ora rimediando con la Legge di bilancio), per le partite IVA in particolare è iniziato un mese impegnativo sul piano della liquidità, con crediti in bilancio non facilmente esigibili e rapporti bancari sempre più precari, senza ignorare la stretta sulle compensazioni d’imposta in via di  drastico rafforzamento. In pieno clima pre-elettorale non mancano promesse di tagli di imposte e tasse: la solita fantasiosa rincorsa verso il libro dei sogni in presenza di un ingombrante debito pubblico. La realtà è ben diversa, è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno, già con le vecchie Leggi finanziarie, ai contribuenti vengono chiesti nuovi sacrifici attraverso nuove imposizioni , a volte cambiando  il nome del balzello. Si opera senza una politica fiscale improntata a una tassazione di equità. Conciliare gettito tributario e capacità contributiva del contribuente sarebbe fondamentale per l’affermazione  dei principi di civiltà giuridica e per contenere la diffusa “evasione da sopravvivenza”.  

E’ stretta la strada da percorrere per arrivare a una reale diminuzione della pressione fiscale a causa dei vincoli europei imposti ai nostri dissestati conti pubblici. Nel Belpaese un taglio delle tasse, se pur minimo,  resta strettamente legato alla spending review, alla moralizzazione della vita pubblica, a una finanza pubblica trasparente, non inquinata dal malaffare a qualsiasi livello, istituzionale e territoriale. Il quadro macroeconomico e finanziario del Paese non consente errori: il rischio è che potremmo essere “costretti” a ripianare buchi di bilancio con manovre correttive dure da assorbire. Si impongono scelte serie e coraggiose, proiettate nel futuro. Non misure tampone, ma finalmente una rigorosa politica di risanamento della  finanza pubblica e di sviluppo della nostra economia con una organica riforma fiscale. Vorremmo condividere l’ottimismo del  Ministro Padoan:  “l’Italia è nel mezzo del treno della crescita europea, in un paio d’anni saremo in testa”. Segnali di ripresa ci sono, ma la crescita economica italiana rimane la più bassa dell’Unione: siamo il fanalino di coda! E speriamo che l’imminente scadenza elettorale non ci regali instabilità politica ed economica. Sarebbe un salto nel buio!

       





















      

giovedì 9 novembre 2017

MONSANTO E' UNO DEI GIGANTI MONDIALI CHE PIU' HA INVESTITO SULLE OGM

Perché è necessario tenere Monsanto alla larga dall’Armenia

 Fonte:ASBAREZ.
– E’ noto che l’Armenia stia cercando di migliorare la propria condizione economica tentando di attrarre investimenti stranieri nel proprio territorio, in vari settori industriali. Il settore agricolo è uno dei settori in cui l’Armenia potrebbe giocare le sue migliori carte.
A tal proposito, lo scorso 1 novembre è stata organizzata in Armenia, dall’Ambasciata USA, una conferenza rivolta proprio agli sviluppi del settore agricolo. Uno dei temi toccati è stata la possibilità di far investire in Armenia un colosso del settore agricolo come Monsanto.
Per chi non lo sapesse, Monsanto è uno dei giganti mondiali che più ha investito sulle coltivazioni OGM e sull’uso massivo dei pesticidi per aumentare la produttività delle coltivazioni. Inoltre, Monsanto promuove un uso esclusivo di sementi geneticamente modificate che potrebbe rendere economicamente sconveniente l’uso delle sementi classiche originarie del Paese sud-caucasico. Naturalmente, l’obiettivo di un’azienda come Monsanto non potrà mai essere quello di preservare le coltivazioni e le sementi tradizionali armene, ma solo quello di vendere le proprie sementi ingegnerizzate e i propri pesticidi, che obbligheranno gli agricoltori ad acquistarle annualmente.
Risulta quindi chiaro che il governo armeno dovrà trovare un equilibrio tra la ricerca di capitali esteri da investire e la qualità della vita della popolazione locale.

(Fonte: Asbarez)


domenica 29 ottobre 2017

IO E TE, CARO VENANZIO, NE SAPPIAMO QUALCOSA, QUANDO QUESTO ACCADEVA...

Un bellissimo pezzo di antica memoria del caro collega Gianvito Mastroleo. Io ho conosciuto l'amico Venenzio nella vecchia sede dell'0rdine (Di Cagno Abbrescia). Premuroso, attivo, gentile...quanto basta, un vero professionista d'altri tempi...ma, sempre attuale.
Ti chiedo se posso pubblicare questo Tuo pezzo sul mio blog international:www.legestadellacavalleria.blogspot.com-Cordiali saluti, Pietro Vitale. Su autorizzazione del collega Mastroleo, pubblico il pezzo, sul mio blog international
Il 27 ottobre 2017 alle 10.22 Gianvito Mastroleo <mastroleog@gmail.com> ha scritto:
 Caro Venanzio e cari amici tutti,
Ben scavato nella memoria “vecchia talpa”, per rubare l’espressione di un grandissimo intellettuale del ‘900, a proposito di Vittore (del quale fui molto amico!) e della sua attività all’Ospedaletto; salvo a non riuscire a rendermi conto come abbia potuto, con il suo disordine mentale e fisico (genio e sregolatezza), raccapezzarsi fra le scartoffie prevalenti in quella attività,  burocratica in larga misura.
Ma il tuo richiamo è giusto e desidero darti un indirizzo: l’Ipsaic, il cui direttore è Vito Antonio Leuzzi, a tutti noi assai noto, conserva una parte dell’archivio di Vittore: forse si potrebbe trovare qualche traccia di quell’attività.
Ma giacchè ci siamo mi permetto segnalare a te, e a tutti gli illustri amici che sono in linea, in questa mia mail di risposta ancora una circostanza.
L’altro giorno a Bari c’è stata una imponente mareggiata che ha rovinato una parte del lungomare, ma non quella che va dal Barion fino in fondo, passando davanti i Palazzi storici.
Molti di noi ricordano che fino a una certa data bastava una mareggiata, ancorché assai meno vigorosa di quella di due giorni fa, per provocare dall’inondazione della sede stradale con alghe e detriti, alla rottura di decine di lampioni, fino alla smossa delle ringhiere in ferro e dei muretti in pietra.
Io e te, caro Venanzio, ne sappiamo qualcosa, quando questo accadeva durante le sedute del Consiglio Provinciale che tu non hai mai disertato (lo dico per memoria dei giovani giornalisti, molti dei quali oggi adusi a farsi inviare una più comoda mail con un appunto....) qualunque fossero le condizioni atmosferiche!
Oggi questo non c’è più, e neppure l’altro giorno si è visto - su quel tratto di lungomare -  una sola alga, un solo lampione danneggiato. Nulla di nulla.
Di questo - in un’epoca nella quale il divertimento nazionale è parlar male della politica vecchia o nuova (qualche volta neppure a torto!!) - occorre dar merito ad un politico non molto noto ai più, un “oscuro” assessore ai Lavori pubblici della Città di Bari che si chiamava Lorenzo Vitale che, piuttosto che le dismesse fontane, per quel posto si inventò i frangiflutti, che tuttora resistono tetragoni ad ogni sorta di intemperie e da circa 40 anni!
Un vero miracolo italiano. Lui non aveva tutti i soldi al Comune, nella sua ingenuità pensava che la Provincia avrebbe potuto aiutarlo con il pretesto che essa pensava alle ...... strade. Venne da me a chiedere un aiuto che non potetti dargli, allora.
Ma oggi, ripeto, a quatant’anni di distanza ((fu assessore a cavallo delle Giunte Lamaddalena, 1976-78, e Farace 1978-1981, e di questo gli andrebbe dato atto e pubblicamente.
E fra i destinatari c’è chi potrebbe farlo!!
Lorenzo Vitale era un DC doc, e non un socialista.
Un caro saluto a te, vecchio, strenuo, instancabile combattente, e a tutti i colleghi e amici. Gianvito Mastroleo












mercoledì 25 ottobre 2017

AGENZIA DELLE ENTRATE,SI CAMBIA!



                                   
                                                             di Antonio Laurenzano
E’ partito il restyling dell’Agenzia delle Entrate. “Meno burocrazia, meno adempimenti, meno balzelli, meno distacco dalla vita reale di chi produce, perché dobbiamo rendere più leggero lo sforzo di chi ogni mattina alza la saracinesca della propria impresa”. E’ l’impegno preso dal nuovo direttore dell’Agenzia Ernesto Maria Ruffini in audizione in Commissione Finanze alla Camera dei deputati. Un’operazione ambiziosa attraverso la riorganizzazione delle strutture centrali dell’Agenzia, che “risponde non tanto a esigenze finanziarie, quanto a un ripensamento, a livello internazionale, del rapporto fisco-contribuenti”.
Un messaggio di cambiamento per evitare la deriva in cui sta pericolosamente scivolando il sistema fiscale del Belpaese fra inefficienze, incapacità gestionali e … proroghe a tempo scaduto! Il fondo si è toccato le scorse settimane con lo “spesometro” con l’invio dei dati delle fatture di dubbia utilità: un mix di cervellotiche complicazioni, incertezze normative e improvvisazioni che hanno causato negli operatori grande disagio. Alla crescente richiesta di rottamare il caos fiscale risponde Ruffini disegnando un fisco dal volto nuovo. A distanza di sedici anni dalla sua istituzione, avvenuta nel 2001, per l’Agenzia delle Entrate è tempo di manutenzione: intervenire sull’attività di controllo e accertamento per potenziare la tax compliance e prevenire i rischi di evasione ed elusione, anziché tentare di reprimerli. Più consulenza al cittadino attraverso un “servizio di assistenza e trasparenza nell’ottica di un dialogo continuo, per un contribuente più informato”. Impegno, pazienza e responsabilità sono le tre parole invocate dal direttore Ruffini per far crescere “il rispetto dell’obbligo tributario, perché l’evasione blocca la crescita, perché un sistema fiscale più efficiente crea e attrae nuovi investimenti, anche internazionali”. Progetto di grande respiro per realizzare il quale Ruffini ha tracciato la strada (sperando non sia un nuovo libro dei sogni!): norme chiare e ordinate, istruzioni tempestive, adempimenti più semplici con strumenti moderni, accertamenti non fantasiosi ma basati sulla sostanza. Nessuna caccia alle streghe!
Novità significativa del nuovo assetto organizzativo è la creazione di due divisioni centrali: una denominata Servizi per la realizzazione e lo sviluppo innovativo dei servizi telematici e delle procedure di assistenza all’utenza, l’altra denominata Contribuenti con lo scopo di realizzare un approccio per tipologia di contribuente con un’azione più mirata del passato (non solo attività di accertamento e controllo, ma anche consulenza, interpello, contenzioso). Domanda: saranno realmente sufficienti queste linee guida e le modifiche organizzative di alcuni uffici centrali per realizzare l’obiettivo di un fisco moderno, efficiente e vicino al cittadino? Manca un disegno strategico collegato a una profonda revisione del sistema per una drastica semplificazione dell’ ordinamento tributario, oggi “inquinato” da adempimenti e scadenze. Una riforma fiscale attesa da molto tempo. Senza ignorare che il nuovo fisco va costruito anche sul territorio investendo sulla formazione del personale e sulla adeguatezza dei mezzi. Sarebbe sufficiente dare voce a contribuenti, imprese e professionisti che ogni giorno si rivolgono agli uffici locali dell’Agenzia per capire che i veri problemi, con le lamentele e le irritazioni, non riguardano soltanto le strutture centrali ma gli uffici territoriali dell’Amministrazione. Scollamento fra centro e periferia, diversità operativa fra un ufficio e un altro, latente spirito collaborativo per prevenire fastidiosi e onerosi contenziosi. Sono queste situazioni che minano il fragile rapporto fisco-contribuente alimentando un clima di sfiducia e di forte disagio. Al di là delle dichiarazioni d’intento, se pur lodevoli, e delle variazioni organizzative in alto loco, all’Amministrazione viene richiesto a livello locale un comportamento uniforme, coerente, non lasciato all’occasionalità o alla buona sorte dell’incontro con il funzionario di turno. La strada del rinnovamento è anche questa!  




















ORGANIZZAZIONE DELLE NAZONI UNITE-COMITATO REGNO d'ITALIA

Comitato del
Regno d’Italia
delle Province di Bolzano, Gorizia e Trieste
Presidenza



COMUNICATO STAMPA

22/10/2017


Oggetto: Risposta all’O.N.U. e ribadita richiesta di riconoscimento

Il Comitato del Regno d’Italia comunica di aver inoltrato all’O.N.U. una lettera di risposta nei seguenti termini:

Spett. Organizzazione delle Nazioni Unite,

in merito alla Vostra risposta del 11/09/2017, il Comitato del Regno d’Italia fa’ presente che si tratterebbe di “giurisdizione di uno Stato Membro” qualora vi fossero i mezzi per risolvere la situazione di ingiustizia nella quale ci troviamo ma cessa di esserlo proprio per il fatto che una intera popolazione è costretta in una condizione e non ha i mezzi per venirne fuori.

Ricordiamo all’O.N.U. e ai suoi Stati Membri che la Repubblica Italiana è riconosciuta dagli stessi per la sua nascita “di fatto”, in quanto giuridicamente questa non è mai nata, per via della mancata proclamazione ufficiale da parte della Corte di Cassazione, per il mancato rispetto della legge elettorale, per il colpo di Stato con il quale venne imposta il 12 giugno 1946 e per il mancato passaggio di poteri istituzionali dal Regno d’Italia, nella Persone di Re Umberto II, alla Repubblica Italiana.

La Repubblica Italiana attribuisce la sua nascita al referendum del 2 giugno 1946, sebbene non sia così. Le Province di Bolzano, Trieste e Gorizia non votarono nel referendum del 1946, quindi non sono parte della Repubblica Italiana e rimangono tutt’oggi Regno d'Italia.

Con la presente il Comitato del Regno d'Italia ribadisce la sovranità del Regno d’Italia sulla Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige e sulle due Province di Trieste e Gorizia, parte della Regione a statuto speciale Friuli - Venezia Giulia e si rinnova pertanto la richiesta di riconoscimento da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Distinti saluti

Matteo Cornelius Sullivan
Presidente del Comitato del Regno d’Italia

mercoledì 4 ottobre 2017

IL FUTURO DELL'EUROPA.



        
    di Antonio Laurenzano
“Rifondare l’Unione!” E’ l’appello lanciato dal presidente francese Emanuel Macron nel recente discorso sull’Europa tenuto alla Sorbonne di Parigi. Un progetto ambizioso per recuperare consenso attorno all’Unione europea e allontanare i fantasmi dei populismi che alimentano un diffuso antieuropeismo. Dare vita a una nuova governance che trasformi l’Unione in una potenza economica con suo bilancio per finanziare investimenti congiunti e garantire all’Eurozona la stabilità monetaria in presenza di shock economici. Ma anche potenza militare con una forza congiunta d’intervento per agire contro le minacce del terrorismo internazionale  con una strategia comune. “La sicurezza è la prima delle condizioni per vivere insieme in Europa”. Una condizione legata alla immigrazione che non è una crisi temporanea, ma una sfida di lungo termine: “creare un Ufficio europeo dell’asilo che possa  armonizzare le relative procedure a supporto di una polizia di frontiera in grado di gestire con rigore i flussi migratori, accogliendo i rifugiati  e respingendo i non aventi diritto all’asilo politico”. Un disegno politico di ampio respiro.

Ma la partita più importante per il futuro dell’Europa è quella che si dovrà giocare sul piano del rapporto fra cittadini e istituzioni comunitarie per la nascita di una coscienza europea mobilitando l’opinione pubblica. Obiettivo di fondo è rompere il luogo comune che da anni associa l’Europa alla tecnocrazia e alla burocrazia di Bruxelles, un’Europa troppo debole, lenta e inefficace.  Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita più forte, ben consapevoli, lo ha ricordato il Presidente Mattarella, “che la logica della storia è più forte delle difficoltà contingenti”. Riaprire dunque il cantiere dell’Unione per un rilancio dell’Europa in un momento in cui le forze centrifughe antieuropeiste fanno breccia anche nella fortezza tedesca, rischiando di azzerare lo storico progetto di integrazione europea. La spinosa questione della Catalogna, con l’inquietante silenzio dell’Europa, ripropone il problema di sempre: l’ambiguo e incompiuto assetto istituzionale dell’Unione. Accantonato il “sogno federalista” a seguito della bocciatura della Costituzione da parte di Francia e Olanda, l’Europa è oggi una Unione di Stati sovrani con gestione sempre più intergovernativa, e non confederale. Uno status che, al di là della solita retorica menzognera, non le consente di intervenire con l’autorevolezza del ruolo nel separatismo interno alla Spagna. Nessuna difesa della integrità dello Stato spagnolo, nessuna condanna ufficiale della  pretesa secessionista della Catalogna, ma soltanto una pilatesca azione di mediazione per ragioni di… sopravvivenza, al fine di arrestare un pericoloso processo di disintegrazione dagli effetti devastanti per il resto del continente. L’Europa non c’è!

La politica europea è da tempo avvolta in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Una politica che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide mondiali con soggetti politici nuovi e aggressivi, per trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve  valorizzare la propria identità economica con il rilancio di politiche espansive e di crescita e soprattutto recuperare la propria identità culturale e politica attraverso una reale integrazione degli Stati nella consapevolezza, come ha affermato Angela Merkel all’ultimo summit europeo di Tallinn,  che “il destino europeo è solo nelle nostre mani”.