Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale.
Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto.
La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.
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L' Emm.mo Luogotenente di Gran Maestro Fra' Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto a Lourdes https://www.facebook.com/apibeco.milano/
Appena eletto quale Luogotenente di Gran Maestro del SMOM, Fra' Giacomo
Dalla Torre accompagna i Signori malati a Lourdes nel pellegrinaggio
internazionale al quale partecipa anche l’arcivescovo Angelo Becciu,
sostituto della Segreteria di Stato e Delegato speciale del Papa per
l’Ordine dal 5 al 9 maggio 2017.
Egli ha avuto modo di spiegare a
quanti ancora non lo sapessero, che lo SMOM é un organismo
internazionale quasi millenario che ha avuto come obiettivo primario
quello di offrire aiuto, sostegno, vicinanza ai malati, ai poveri, agli
esclusi in tutto il mondo, senza distinzioni di nazionalità, lingua,
religione. Con i suoi tredicimila membri, centomila volontari e
dipendenti, il Sovrano Militare Ordine di Malta è una realtà che è
sempre stata al servizio della Chiesa e del bene integrale dell’uomo.
Il pellegrinaggio internazionale dell’ordine di Malta a Lourdes,
organizzato ogni primo fine settimana di maggio da quasi 60 anni,
rappresenta un momento molto importante e ricco di significati per
ciascun appartenente alle varie realtà melitensi. Circa settemila i
partecipanti da tutto il mondo per una sempre nuova esperienza che
arricchisce l’anima ed avvicina al Signore permettendo di attingere
nuova forza per affrontare le prove dinnanzi a noi.
Le opere
melitensi rispondono ai bisogni degli assistiti: mense sociali e centri
medici, programmi di accompagnamento di disabili e anziani, soccorso
sanitario alle persone che fuggono dalla guerra e dalla povertà, sia in
terraferma sia nel Mediterraneo sulle imbarcazioni della Marina militare
italiana, intervendo in caso di disastri naturali.
L’Ordine
raggruppa associazioni, corpi di volontariato e di soccorso, ambasciate,
in tutto il mondo e tutte queste entità hanno tutte il medesimo
obiettivo: alleviare la sofferenza dei nostri Fratelli. A questo scopo
l’Ordine è per Costituzione neutrale e apolitico. Non agisce in base ad
agende politiche od economiche, ciò permettendo di operare e di essere
accolti da comunità diverse, anche in zone critiche. Per esempio, in
Turchia al confine con la Siria con un ospedale da campo e cliniche
mobili, portando assistenza medica nei campi rifugiati nel nord Iraq. In
Libano alcuni progetti medico-sociali vengono gestiti in stretta
collaborazione con le comunità sciite e sunnite: un bellissimo esempio
di collaborazione tra confessioni diverse. A Betlemme l'ospedale della
Sacra Famiglia fa nascere ogni anno oltre tremila bambini. In Germania
ci sono circa 150 centri di assistenza per i migranti. Lingue, culture e
tradizioni diverse sono un arricchimento e non una minaccia.
Il
nonno di Fra' Giacomo, come egli stesso lo ha ricordato, era una persona
molto diretta e affettuosa, venne chiamato a dirigere «L’Osservatore
Romano» in decenni difficilissimi, durante il fascismo, schierandosi
apertamente contro la persecuzione degli ebrei e degli antifascisti che
ospitò a casa sua, in Vaticano, insieme a diversi oppositori del regime,
tra cui Alcide De Gasperi. Per le sue posizioni di cattolico coerente
ed impegnato, alla famiglia non furono risparmiati momenti difficili.
San Giovanni Battista e la Beata Vergine del Fileremo guidino e
proteggano Fra' Giacomo e tutti i partecipanti del SMOM per il Bene di
tutti nessuno escluso. Sia Lodato Gesù Cristo. +
9
ore di viaggio, 8 ore di laboratorio, 15 minuti di performance che
questa mattina alle dieci non sapevamo ancora di conoscere, (perché non
ci conoscevamo) come se fosse sempre stata lì, nelle nostre viscere.LA
VERITÀ vi prego SUI RAGAZZI è andato in scena per l'OPP Festival al FARM
CULTURAL PARK di Favara, un posto impensabile, perché non immaginereste
mai che possa esistere un luogo talmente eccitante e capace di
scatenare energia e creatività. Grazie ragazzi @Giulio @Claudia
@Emanuela @Michela @Laura @ Antonella grazie a @Rossella e of course
@Matera2019. Oggi qui abbiamo sprigionato energia da #openfuture;)
Per trenta milioni di
contribuenti è scattata l’“ora X”. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate è
disponibile da qualche giorno la dichiarazione dei rediti precompilata che dal
prossimo 2 maggio potrà essere modificata e inviata entro il 24 luglio, nel
caso del modello 730 (pensionati o lavoratori dipendenti), o entro il 2
ottobre, nel caso del modello Redditi PF (redditi d’impresa, di lavoro
autonomo, diversi, ecc.). Se il 730 precompilato viene accettato senza
modifiche non ci saranno controlli sui documenti relativi alle spese inserite.
Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito, il relativo rimborso
o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella
busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e
agosto/settembre 2017.
Quest’anno la dichiarazione
precompilata contiene un maggior numero di elementi inseriti d’ufficio che
vannoad aggiungersi a quelli già
presenti nel 2016 (redditi di lavoro dipendente e pensione, ritenute, acconti,
premi assicurativi, interessi su mutui, contributi previdenziali e
assistenziali, spese sanitarie, universitarie e funebri). Nel terzo anno di
sperimentazione, entrano nella precompilata le spese per l’acquisto di farmaci
e per le prestazioni rese da ottici, psicologi, infermieri, ostetriche, le
spese veterinarie e quelle per gli interventi di recupero del patrimonio
edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici.
Sono circa 900 milioni le
informazioni presenti nella precompilata 2017, di cui 690 milioni si
riferiscono a spese sanitarie riguardanti 53 milioni di cittadini, per un
ammontare di circa 29 miliardi di euro, il doppio dello scorso anno. Secondo
quanto comunicato dall’Agenzia, i dati inseriti comprendono più di 61 milioni
di Certificazioni uniche relative a lavoratori dipendenti, autonomi e
pensionati, quasi 94 milioni di premi assicurativi, circa 16 milioni di bonifici
per ristrutturazioni. E ancora, quasi 8,4 milioni di dati per interessi
passivi, 3,3 milioni per contributi per lavoratori domestici e altri 3,4
milioni per le spese universitarie.
Una mole notevole di informazioni che, ove ce ne fosse bisogno, conferma la
complessità del nostro ordinamento tributario. Un unicum europeo! Soltanto
nell’ultimo anno si sono registrate altre quaranta new entry tra agevolazioni,
proroghe e modifiche. Un labirinto di regole non sempre di facile
interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento fiscale, hanno
richiesto un interventochiarificatore dell’Agenzia
delle Entrate su deduzioni, detrazioni e credito d’imposta con la recente circolare
del 4 aprile u.s. di ben 324 pagine! Migliaia di parole che si aggiungono a
centinaia di pagine di istruzioni ufficiali ai modelli di dichiarazioni. Una
situazione aberrante che crea confusione e scarsa trasparenza. Ancora inascoltato
l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, per
“un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei
contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione
tributaria eun proliferare della
normativache è causa non solo di uno
scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza
della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una
chimera!
Il contrasto all’evasione
fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute
sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente
semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere
reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di
voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una
profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.
Ciò di cui il Paese ha bisogno,
soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco che oltre
a ridurre la pressione fiscale (stimata per l’anno in corso al 42,3%) sostenga la crescita per aggredire
l’ingombrante debito pubblico fermo al 132,5% del Pil.
Resta sul tavolo del Governo
l’ipotesi di un riordino ad ampio raggiodel prelievo fiscale sulle persone fisiche con interventi su bonus e sconti
Irpef nel rispetto della progressività dell’imposta sancita dalla carta
costituzionale. Una organica riforma tributariaben inserita nel sistema economico del Paese, in linea con il quadro
comunitario e i suoi vincoli di spesa. Ma “i signori del tempo perso”, ovvero i
burocrati e i politici che frenano l’Italia, lo consentiranno? Il contribuente
con la sua dichiarazione dei redditi resta in fiduciosa attesa!
Tre anni fa dopo esattamente: 12 ore di contrazioni preparatorie, 4 ore
di travaglio attivo e due spinte, nasceva Yuri. Il dottore che si
trovava al mio fianco, con marcatissima cadenza barese prima della
seconda e ultima spinta, pronunciò: "signoraaa piano... mooo e che è lo
Sputnik!". Per la prima volta nella mia vita ho provato una sensazione
bellissima e sconosciuta, la percezione di aver "ben fatto", tutto
giusto, tutto chiaro, tutto goduto ogni piccolo istante, proprio al
termine di un 25 aprile morbido e assolato in un insospettabilmente
silenzioso ospedale San Paolo. A te amore dedico una delle tue canzoni
preferite ❤https://www.youtube.com/watch?v=OyMA84-mowI
Papa Francesco, sono Pietro Orlandi e dopo tanti anni sono ancora qui a chiedere la
Verità sul rapimento di mia sorella Emanuela, cittadina vaticana,
avvenuto il 22 giugno 1983. Una ragazzina innocente di 15 anni alla quale è stato impedito di
scegliere della propria vita, negandole, ancora oggi, ogni forma di
Giustizia, dimenticandosi che la vita di ogni essere umano è sacra e non
può essere considerata un pezzo di carta sul quale apporre il timbro “
archiviata”. Una vicenda che nel corso degli anni è stata caratterizzata da
depistaggi, insabbiamenti, omertà e soprattutto mancanza di
collaborazione da parte della Santa Sede. Lei disse: “Chi tace è complice”. E’ vero. In Vaticano c’è chi sa e
da tanti anni tace, diventando complice di quanti hanno avuto
responsabilità in questa vicenda. A tal riguardo, in Vaticano, ci sono carte secretate, a conoscenza di
alcune autorità della Santa Sede, che contengono passi importanti di
questa disumana vicenda e che potrebbero permetterci di riabbracciare
Emanuela o darle una degna sepoltura. Il dossier “Rapporto Emanuela Orlandi” a disposizione, nel 2012,
della Segreteria Particolare di Papa Benedetto XVI, contenente
informazioni e nomi che potevano condurci alla Verità, stava per essere
consegnato ad un magistrato italiano, ma in Vaticano vennero meno alla
parola data e il fascicolo rimase occultato. Dopo 33 anni mi chiedo perché si continua a negare ad una famiglia la
possibilità di dare Luce e Pace alla propria figlia, alla propria
sorella. Abbiamo il diritto di conoscere la Verità contenuta in quei documenti
e se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il Segreto Pontificio, La
prego di sciogliere i sigilli a tale imposizione che osteggia il
raggiungimento della Verità e della Giustizia. Non possono esistere segreti in uno Stato che si erge a centro della
Cristianità perché è contrario alle parole e agli insegnamenti di Gesù: ”Non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato e di segreto che non debba essere manifestato”. Papa Francesco Lei ha indicato agli uomini la via giusta “Costruire
ponti e non alzare muri invalicabili” ed io lo stesso chiedo a Lei, per
Emanuela. La Verità, la Giustizia non possono essere un’utopia, un sogno
irraggiungibile ma i principi fondamentali, per ogni Stato che si
reputa civile. Principi fondamentali che in questa vicenda sono stati vergognosamente calpestati per oltre 33 anni. La mia è una voce tenace, priva di rassegnazione, che mi guiderà, in
questa vita ed oltre, a cercare Verità e Giustizia, affinché questo
grido appartenga a tutte le vittime innocenti ed alle persone private
della Libertà. Non ci lasceremo mai rubare la speranza. Pietro Orlandi 28 marzo 2017
Manovra nuova, problemi vecchi. Il
Documento di economia e finanza (Def) approvato dal Consiglio dei Ministri ridisegna
il quadro macroeconomico italiano con il Programma di stabilità e il Programma
nazionale di riforma riproponendo il binomio di sempre: riforme-crescita. Un duplice
ambizioso obiettivo finalizzato a correggere i conti pubblici per il 2017 e a impostare
la Legge di bilancio per il 2018. Un percorso ad ostacoli per assicurare al
Paese una governabilità di legislatura che rappresenta un importante fattore di
credibilità e di stabilità economica. Senza peraltro perdere di vista le
scadenze elettorali con la caccia al consenso sul quale agiscono in Parlamento
spinte settoriali e corporative.
“Abbiamo i conti in ordine e li
abbiamo non aumentando le tasse ma accompagnando il risanamento con misure di
sviluppo”, ha dichiarato il premier Gentiloni a commento della manovra
correttiva strutturale di 3,4 miliardi di euro come chiesto dalla Commissione
Ue e dall’Ecofin. Lotta all’evasione, tagli di spesa, accise sui tabacchi e
tassa sui giochi costituiscono le nuove entrate per la copertura del “buco di
bilancio” pari allo 0,2% del Pil. Il maggiore introito, circa 1,2 miliardi, dovrebbe
derivare dallo “split payment”, dall’estensione cioè dell’autofatturazione
dell’IVA, già in vigore negli acquisti delle amministrazioni pubbliche, alle
società partecipate e a quelle quotate. Dalla spending review, tagli alle spese
dei ministeri e delle amministrazioni centrali, è atteso un gettito di circa
600 milioni. Il resto delle nuove entrate da altre voci, ivi compresa la
“rottamazione” delle liti fiscali pendenti che si spera possa avere lo stesso
successo di quella legata alle cartelle esattoriali. La copertura della manovra
nella sua interezza non risulta ancora ben definita. Mancanoall’appello diverse centinaia di milioni. “Ci sono misure che andranno ulteriormente
specificate”, ha ammesso il Ministro dell’Economia Padoan. Un’operazione non
semplice. In questo quadro d’incertezze è prevista per quest’anno una variazione
in aumento della crescita all’1,1% e una riduzione del deficit dal 2,3% al
2,1%. Il debito, la palla di piombo della nostra finanza pubblica, è fermo al
132,5%!
Delusioni sul piano fiscale per
le imprese: fissato al 30 giugno 2018, senza ulteriore proroga, il termine
ultimo per l’agevolazione relativa agli investimenti (“iperammortamento”). Un
segnale poco incoraggiante per la crescita.Ancor più incomprensibile la chiusura sui crediti d’impostacon obbligo del “visto di conformità” per la compensazione,
in sede di pagamenti erariali, di imposte dirette, addizionali, sostitutive e
Irap d’importo superiore a 5 mila euro, rispetto all’attuale soglia di 15 mila
euro. Per azzerare eventuali abusi di alcuni, si colpisce la massa dei
contribuenti onesti con aggravi di costi. La solita logica del fisco nostrano,
con buona pace per la tanto conclamata
tax compliance!
Archiviato con la manovra
correttiva il rischio di una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles per il forte squilibrio
macroeconomico riconducibile al debito eccessivo, si presenta complesso e
articolato il Def con cui si avvia l’iter per la formazione della Legge di
bilancio 2018. Problema di fondo è la neutralizzazione delle clausole di
salvaguardia concordate con l’Ue per quasi 20 miliardi con aumenti delle
aliquote IVA e delle accise. Il rispetto degli impegni programmatici inseriti
nel Documento di economia e finanza con una previsione di deficit per il
prossimo anno all’1,2% comporterà un intervento sui saldi di finanza pubblica
non inferiore ai 10 miliardi di euro. Sarà in autunno che si giocherà la vera
partita sui conti pubblici, in Italia fra le varie forze politiche a pochi mesi
dalle elezioni, e a Bruxelles, con la Commissione Ue, sul duplice versante del
debito e del deficit per negoziare ancora una volta flessibilità e deroghe. Molto
dipenderà dal binomio “riforme-crescita” che dovrà garantire al sistema Italia
produttività e competitività. Non sono più rinviabili la riforma della
giustizia civile e amministrativa, la razionalizzazione della spesa pubblica, una
seria revisione della contribuzione e della fiscalità. A dir poco inquietante
la recente circolare dell’Agenzia delle Entrate di ben 324 pagine sulle
deduzioni e detrazioni fiscali e sui crediti d’imposta a commento delle 444 “tax
expenditures” presenti nel nostro ordinamento tributario! E’ tempo di coniugare
sviluppo ed efficienza per dare certezza all’azione politica e speranza alla
ripresa economica del Belpaese.
Importante upgrade di Rotary Club Central a cinque anni dal suo lancio
Quando abbiamo introdotto Rotary Club Central nel
2012, ha rivoluzionato il monitoraggio degli obiettivi e della
pianificazione per club e distretti — niente più moduli cartacei da
compilare per la pianificazione di club, o trasferimento di scatole di
informazioni storiche ogni volta che si alternavano i dirigenti.
Rotary Club Central ha offerto a club e distretti un modo
quantificabile per cominciare a misurare l'impatto locale e globale, in
particolare le iniziative per l'effettivo, le attività di service e le
donazioni alla Fondazione Rotary.
Però, come con tutti i progress tecnologici, in pochi anni, Rotary
Club Central ha cominciato a mostrare la sua età, e i Rotariani lo hanno
notato. Sono stati i Rotariani a chiedere miglioramenti al sistema, una
maggiore velocità d'uso e facilità di navigazione. Era arrivato il
momento per un upgrade.
A luglio, abbiamo lanciato una versione nuova e migliorata di Rotary
Club Central: completamente ridisegnato con un interfaccia moderno e
attraente. Le pagine si caricano più velocemente, la navigazione è più
intuitiva, tabelle e grafici sono più facili da leggere, rendendo più
accessibili i dati di club ai dirigenti uscenti e in carica.
Soci e dirigenti di club possono visionare i trend, pianificare per
il futuro e monitorare i progressi in pochi minuti. Inoltre, Rotary Club
Central offre un'esperienza individuale all'utente, consentendo ai
dirigenti di club di pianificare e valutare ciò che è importante per i
loro club, come le attività per l'effettivo, o gli obiettivi per
l'Attestato Rotary. Adesso si possono visionare gli obiettivi delle
donazioni in valuta locale.
Rotary Club Central è anche un ottimo tool per pianificare la
successione. I dirigenti di club si alternano ogni anno, pertanto i
record storici su obiettivi e risultati facilitano la transizione e
assicurano la continuità. Questo è solo un modo per migliorare la
fiducia tra i soci e i dirigenti di club, poiché tutti hanno accesso
agli stessi dati e stanno lavorando insieme a raggiungere gli stessi
obiettivi.
L'upgrade di Rotary Club Central avverrà senza interruzioni, nel
senso che non occorre far nulla a riguardo. Tutti i dati già nella
piattaforma potranno migrare automaticamente nel nuovo sistema. A breve,
saranno postati ulteriori aggiornamenti sul nuovo Rotary Club Central
in Il mio Rotary.
COMUNICATO-STAMPA Una Festa Mondiale: iniziative a Bari in occasione dello Slowfood Day 2017
L’ 8 Aprile si festeggia in tutto il mondo lo Slowfood Day 2017. In questa
occasione, la Condotta di Bari ha organizzato una serie di manifestazioni ed
eventi, volti a coinvolgere la cittadinanza, promuovere la partecipazione e
richiamare l’attenzione sui valori tipici di Slowfood, un’ Associazione che,
com’è noto, propugna l’ amore per la Terra e un approccio equilibrato e
sensibile alla produzione e al consumo delle risorse alimentari.
In questo quadro, l’ incontro “IN VIDEO VERITAS” (Bari, 8 Aprile 2017, Sala
Conferenze della Camera di Commercio ore 9-13),che si avvale del patrocinio di
molteplici istituzioni, e della presenza di numerosi ospiti, intende mettere a
fuoco il rapporto fra cinema e vino.
Film e audiovisivi sono infatti un prezioso strumento di comunicazione e di
rilancio dei valori di Slow Food: sostenibilità ambientale, rispetto per le
tradizioni locali, e per le loro specificità . Cibo e cultura, vino e
conoscenza, territori e saperi: queste connessioni rappresentano infatti un
patrimonio del nostro Paese che merita di essere valorizzato, diffuso, narrato.
Si confronteranno esperienze diverse, col contributo di operatori ed esperti:
tutto
però in un clima rilassato e gioioso, com’è nello stile di Slowfood, senza
trascurare assaggi e preziose scoperte enogastronomiche
La partecipazione è aperta e gratuita
Il tramonto di una grande dinastia di Giovanni Celico e Biagio Moliterni
Con
decreto del 1692 il feudo di Tortora, in Calabria Citra, fu messo
“all’asta” e l’aggiudicazione avvenne, qualche anno dopo, a favore di Diego Vitale, figlio di Giuseppe barone di Trecchina, discendente da uno dei rami di una nobile famiglia di Cava dei Tirreni. Un antenato, con lo stesso nome, appunto Diego Vitale,
colonnello di Carlo V, per aver difeso, nel 1528, la città di Cava
dall’assalto delle truppe del Lautrech, aveva ottenuto, con la
franchigia delle gabelle, anche il privilegio di inquartare nelle sue
armi due aquile imperiali, trasmesso al barone di Trecchina e, da
questi, riportato ai successori (affresco esistente nell’androne
del Palazzo ducale di Tortora ove risultano ancora riprodotte le
insegne di combattimento della famiglia Vitale). I Vitale di Tortora, passati all’Ordine Gerosolimitano ed ascritti al Registro dei Cavalieri diMalta di giustizia, ebbero per arma: “d’azzurro alla banda d’oro; al tralcio di vite, pampinoso e fruttiferoal
naturale movente dalla punta, con aquila, sinistrato da un braccio di
carnagione”, poi coperto d’ ermellino, “con in mano due ali indicanti
tre stelle di oro ordinate e addestrato da un’aquila bicipite con le ali
di nero spiegate” e, anche per vincoli matrimoniali, furono imparentati con i Grisone, i Caracciolo, i Grimaldi, i Seripando, i Iovine del Duca di S. Angelo, i Fasanella, i Gagliardi di Bovino, gli Altimari, ecc. Diego Vitale,
di cui sopra, scomparve il 16 aprile del 1728 e gli successe, nel
possesso dei feudi calabro-lucani, essendo premorto il primogenito
Nicolò, marito di Caterina Altomare, il nipote Giuseppe di Nicola, al
quale, deceduto nel 1731, subentrò il fratello Alessandro Maria. Nicolò ed il fratello Aniello Vitale, entrambi mancati giovanissimi, furono, in linea con una antica tradizione di famiglia, “dottissimi giureconsulti”. Il duca Alessandro Maria Vitale
visse, quasi stabilmente, a Tortora ove nacquero, dalla moglie duchessa
Giovanna Maria Pescara del Diano dei marchesi del Castelluccio, molti
dei suoi figli. Dopo Alessandro Vitale subentrò, nel
possesso delle terre di famiglia, Francesco Nicola, secondo duca e
primo marchese di Tortora dal 1782, che impalmò Evarista Giudice di
Domenico, cavaliere napoletano del seggio di Nido, e, a Francesco
Nicola, per successione, Alessandro. Alessandro Vitalenacque
a Napoli il 22 maggio 1772 e fu educato nel Collegio dei nobili,
fondato dal Marchese Giovan Battista Manso, sotto la direzione dei Padri
Somaschi.Diligente nello studio delle lingue e della
poesia, dopo il collegio, approfondì le scienze filosofiche e, infine,
si applicò alla giurisprudenza: terminato il corso, intraprese la
carriera del foro criminale, sotto la direzione del celebre avvocato
dell’epoca Giuseppe Raffaelli. Nel 1796 vestì l’abito di cavaliere di Malta
e, nel corso degli avvenimenti del 1799, fu ricercato, ferito e
cacciato in “orrida prigione”: ottenuta la libertà andò esule in Italia
ed in Francia, da dove ritornò nel 1805. Nell’esercizio della professione difese, con felice esito, diversi “rei politici”
e, nel marzo 1806, fu nominato Commissario di Polizia del Quartiere di
S. Lorenzo a Napoli, e, nel 1807, scelto come Socio ordinario di storia
ed antichità dall’Accademia Ercolanese. A novembre 1808 fu eletto
giudice della Gran Corte Criminale di Teramo, ma, avendovi rinunciato,
fu trasferito ad Avellino e, nel 1814, fu richiamato all’esercizio della
giurisdizione proprio nella Gran Corte Criminale di Napoli. Nel 1791 diede alle stampe, a Napoli, un libretto intitolato
“Rime e prose in onore di Ferdinado I, e Maria Carolina d’Austria
Sovrani delle due Sicilie”, con varie poesie italiane, una elegìa latina
ed un discorso con riflessioni sopra alcuni principali articoli della
legislazione di S. Leucio, emanata da re Ferdinando.In successione, produsse “Le
lettere eroiche di Ovidio tradotte in versi italiani”, in due volumi,
pubblicati a Napoli nel 1807, e “I libri cinque de’ Tristi di Ovidio
similmente tradotti in versi Italiani”, in due volumi, che videro la luce nel 1818. Altre sue opere, purtroppo, sono rimaste inedite. Dal 1820 incominciò a “soffrire un’alienazione mentale” che indebolì, progressivamente, le sue “ facoltà intellettuali”. Dai
medici gli fu consigliato di respirare l’aria di Posillipo, ma, dopo il
trasferimento in quella amena località, invece di migliorare, perse del
tutto il ben dell’intelletto, tanto che, in un momento di grande
sconforto, si lanciò da una finestra e morì il 25 aprile 1821: con lui,
di fatto, si estinse quella nobile schiatta dei feudatari di Trecchina e
Tortora. Alessandro Vitale aveva portato all’altare Carmela Bonito,
di famiglia nobile del seggio di Nido, ricevuta nel S.M.O. di Malta nel
1577, che, dopo la morte appunto del marito, convolò in seconde nozze
con Ferdinando de Vargas Machuca secondogenito di Tommaso. Carmela
Bonito, a ricordo della prima unione, fece scolpire, nel marmo, una
iscrizione, sormontata da un Medaglione con l’effigie, un mezzo busto,
dell’estinto sposo, posta nella Chiesa di S. Maria della Grazie de’ PP.
del B. Pietro da Pisa in Napoli, vicino all’Ospedale degli Incurabili,
in una cappella di padronato della famiglia Altimari (1). La lapide
fu collocata nella quarta cappella di sinistra della chiesa di Santa
Maria della Grazie a Caponapoli, presso via Foria (attualmente in
restauro, essendo stata depredata negli anni del dopo-terremoto di molti
dei suoi capolavori). La cappella, originariamente della famiglia
Altimari, come dimostra lo stemma scolpito sull'arco d' ingresso, aveva
sull'altare una Crocifissione di Giovan Bernardo Lama e, alle due
pareti, le tombe dei personaggi illustri di questa stirpe: a destra, il
monumento funebre di Donato Antonio Altimari (1562) presentava il busto
del defunto sull'urna e una decorazione a grottesche con simboli delle
scienze (Donato Antonio era medico e filosofo), e, a sinistra, i
monumenti di Tommaso e Biagio Altimari (1696), con i busti dei due
magistrati vestiti con la toga. In mezzo a questi ultimi fu
collocata, ma non si sa se esiste ancora, per l’appunto, la lapide di
Alessandro Vitale, ritratto con il viso severo, fronte alta, vestito da
magistrato: la “toga, à nel cappotto avvolte le spalle, la goliera sotto
al mento, e pendegli a sinistra la croce di Malta, di cui era
insignito. Gli è sopraccapo l’arme di sua famiglia, sormontata da corona
ducale e lo scudo diagonalmente diviso da una fascia: nel campo
superiore, avvi a sinistra un braccio steso, la di cui mano con l’indice
dito, e col medio mostra tre stelle che sono in alto: in quello
inferiore vedesi un’aquila a due teste, seduta con le ali spiegate”.
D. O. M. MORTALIA * HEIC * CONDVNTVR * VINCVLA QUIBVS * SOLVTVS * EST * ALEXANDER * VITALEPATRICIVS * NEAP * DVX * TVRTVRAE VTILIS * TREQVINAE * DOMINVS * EQUES * HIEROSOL. VIRTVTE * PRVDENTIA * MAGNANIMITATE * SPECTANTISSIMVS QVI * TANTA * ALACRITATE * TVM INGENVAS * ARTES MVSASQUE * INPRIMIS * ITALAS * EXCOLVIT TVM * JVRISPRVDENTIAE * ADYTA A * PRIMA * JVVENTA PENETRAVIT VT * IN * REGIA * SOCIETATE * BORBONICA INTER * ACADEMICOS * HERCVLANENSES ET * IN * NEAP.* CVRIA * INTER * JVDICES * CAPITALES MERITO * FVERIT * ADLECTVS HVIC * FATO * EHEV * NIMIS * ACERBO * EREPTO CARMELA * BONITO * EX * PRINCIPIBVS * CASAPESENNAE CONJVX.* INCONSOLABILIS * AETERNVM * MOERENS LAPIDEM * DOLORIS * TESTEM * P. C. DENATVS * EST * ANNOS * NATVS * IL VII KAL. MAII * AN. * MDCCCXXI.
Questa
iscrizione riporta che il duca di Tortora era patrizio napoletano,
anche se la sua famiglia non era stata mai aggregata tra le patrizie di
quella città. Nel 1834 Carmela Bonito, per provare i sui diritti
sulla cappella, fece incidere la seguente leggenda sulla parete
sinistra, al di sopra della iscrizione prima trascritta: SACELLUM HOC PRIMUM ALEXANDER VITALETURTURAE DUX E VETUSTA STIRPE ALTIMARO HAEREDITARIO JURE ACCEPIT DEINDE UXOR CARMELA BONITO E CASAPESENNAE PRINCIPIBUS PORTUS COMITISSA EX VIRI TESTAMENTO EST ADEPTA CUJUS REI NE MEMORIAM INTERCIDERET LAPIDEM POSUIT ANNO CICICCCCXXXIV (attenzione: Per C si intende la C con l’apertura rivolta verso il lato opposto)
(1)-Carlo
Antonio de Rosa Marchese di Villarosa, Notizie di alcuni cavalieri del
sacro Ordine gerosolimitano illustri per lettere e per belle arti,
Napoli 1841, pp. 545 e 546; Giuseppe Castaldi, Della Regale Accademia
Ercolanese, Napoli? 1840, pp. 248-25; Carlo Padiglione, Memorie storiche
artistiche del Tempio di S. Maria delle Grazie Maggiore a Capo Napoli
con cenni biografici di alcuni Illustri che vi furono sepolti, Napoli
1855, pp. 93-96; Giovanni Celico, Tortora e terre vicine, Editur
Calabria, 1998; M. Battaglini, Il monitore napoletano 1799, Guida
Editore, Na, nella nota n. 2 si citano alcune “allocuzioni”, tra le
quali vi è quella del “cittadino Alessandro Vitale” dal titolo “Alla
Repubblica Napoletana”; C. Colletta, Proclami e sanzioni della
Repubblica Napoletana, Na, 1863, p. 59, ove è riportato il seguente
proclama: “Libertà-Uguaglianza – Municipalità Provvisoria – Comitato
Militare” e a p. 61 nell’elenco dei militari figura, dopo Pietro Paolo
Perrelli, tra i soldati della 4ª Compagnia anche Alessandro Vitale.
CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE A NAPOLI
La quarta cappella della chiesa di S. Maria delle Grazie ove riposavano gli Altimari e Alessandro Vitale
LA FIAMMA
DELLA CONOSCENZA-del Prof. Antonio BOSNA Bellum cano perenne (canto la continua guerra tra la persona inferiore e la
persona superiore che è in ciascuno di noi)
Dedicato a tutti gli allievi ed amici che intendono combattere il Bellum
Iustum, la Grande Guerra Santa.
La
Conoscenza di cui si parla nelle Sacre Scritture di tutti i popoli, nonché
nelle tradizioni orali dei popoli arcaici senza scrittura, è qualcosa di ben
diverso dalla conoscenza così come viene intesa oggi, sia a livello
filosofico-letterario e scientifico, che a livello del modo comune di sentire.
Di solito, per conoscenza si intende qualcosa che viene appreso a livello
mentale e che, quindi, si arresta ad una descrizione esteriore di un oggetto, o
anche di un soggetto, che poi viene racchiusa in un concetto che altro non è
che una rappresentazione mentale, riflesso della vera realtà.
Nella conoscenza così intesa, soggetto conoscente ed oggetto conosciuto
rimangono distinti, poiché il soggetto a livello mentale coglie solo una
sintesi delle qualità appartenenti all’oggetto, secondo modalità che risentono
della propria formazione intellettuale, del proprio carattere e temperamento,
delle condizioni fisiche e psicologiche del momento in cui l’atto conoscitivo
si attua.
A ben vedere ciò che di solito si chiama conoscere è semplicemente una
descrizione del mondo così come è stata trasmessa ad ogni individuo, dal
momento della nascita e per tutto il corso dell’esistenza, dalla cultura a cui,
più o meno consapevolmente egli appartiene.
La descrizione o la rappresentazione della realtà, dunque, non è un vero
conoscere. Tale processo, tale modo di intendere il conoscere, va avanti da
molti secoli a questa parte e costituisce l’elemento più caratterizzante della
così detta “solidificazione” del mondo, per usare una espressione di René
Guénon.
La concezione materialista che è stata in un primo tempo affermata da vari
filosofi, è andata via via ad essere assimilata nel vivere ordinario dalla
stragrande maggioranza degli uomini moderni, senza peraltro un’acquisizione cosciente
di tale processo deleterio.
Poiché come afferma il Guénon “l’ordine umano e l’ordine cosmico non sono in
realtà separati….ma al contrario essi sono così strettamente legati che ognuno
di essi reagisce costantemente sull’altro, e che esiste sempre una
corrispondenza tra i loro rispettivi stati”. (1)
L’uomo materializzandosi, con il dare importanza solo alle cose sensibili, ha
modificato la sua costituzione psichica e fisica, ma è stato anche determinante
nella “solidificazione del mondo”, cioè a chiudere ogni possibilità di contatto
con le realtà sovrasensibili, cosa che in altre epoche era del tutto naturale.
Conseguenza di tutto ciò è che la conoscenza doveva, per forza di cose,
limitarsi solo al mondo che cade sotto i sensi, ed anche il così detto sapere
scientifico moderno non è altro che, anche se sembra il contrario, un sapere
impoverito, poiché basandosi solo sull’osservazione di fenomeni, è costretto a
cambiare continuamente le proprie teorie, in quanto la realtà fenomenica muta
costantemente.
L’importanza, quasi esclusiva, che si dà alla vita ordinaria, alla vita cioè
che viene vissuta solo in funzione dei sensi, delle emozioni e dei sentimenti,
conduce necessariamente a gravi limitazioni dell’individuo umano che sfociano
nel disordine e nella confusione sempre più crescenti della società moderna, in
cui il delitto, la menzogna e l’egoismo ne sono le manifestazioni più evidenti.
Per di più, come più sopra si è detto, il modo materiale di pensare e di vivere
dell’uomo ha dei sicuri riverberi nell’ambiente e così che le frequenti
inondazioni, terremoti, cambiamenti improvvisi del clima, strane epidemie,
disastri aerei, ferroviari e stradali e le varie rivoluzioni e guerre che
scoppiano continuamente in ogni parte del pianeta, sono sicuramente collegabili
alle menti instabili ed agitate degli individui moderni.
Ma “la solidificazione del mondo …. man mano che prosegue diviene sempre più
precaria, poiché la più bassa delle realtà è anche la più instabile … e proprio
attualmente molti indizi stanno a dimostrare che il suo equilibrio instabile è
in qualche modo sul punto di spezzarsi.” (2)
E’ opportuno ricordare che attualmente l’umanità si trova a vivere nella fase
finale di un ciclo cosmico che secondo la tradizione Indù, così come viene
riportata dalle Upanishad e dalla Bhagavad Gita, viene chiamata “Kalì Yuga” o
epoca oscura in cui domina la dea Kalì, che governa sia la trasformazione che
la distruzione.
Epoca preconizzata anche da Esiodo che parla dell’attuale Età come quella del
Ferro, o anche dall’Edda Scandinava che la indica come l’Età del Lupo, chiamata
anche “Ragna-rokkr” oscuramento degli dei; o anche dal Profeta Daniele quando
spiega al Re Nabucodonosor il significato del sogno, fatto da questi, di una
statua dalla testa di oro, dal petto e dalla braccia di argento, dal ventre e
dalle cosce di bronzo, dalle gambe di ferro e dai piedi in parte di ferro ed in
parte di creta. La statua di terribile aspetto che il re stava osservando, ad
un tratto viene frantumata da una grossa pietra che si stanca da un monte,
significando ciò la fine di questa epoca, mentre dopo il Dio del Cielo farà
sorgere un nuovo regno, il regno Messianico, che non sarà mai distrutto. (3)
Tale dottrina delle quattro età del mondo che vanno via via decrescendo da una
prima età luminosa in cui l’uomo aveva un contatto sovrasensibile con il mondo
trascendente, all’ultima in cui avviene una quasi totale interruzione di tale
contatto, con la conseguente materializzazione dell’esistenza dell’uomo, la si
ritrova anche nella tradizione orale dei pellerossa Sioux d’America, riportata
nella narrazione che ne fa lo stregone Alce Nero all’etnologo statunitense John
Neihardt. (4)
In tale narrazione l’epoca primordiale viene descritta come un Toro che si
regge sulle sue quattro zampe, mentre nelle altre tre successive il Toro perde
via via una zampa fino all’ultima, l’attuale, in cui il Toro si regge su di una
zampa sola, situazione questa estremamente precaria che, non potendo durare a
lungo, porterà alla caduta ed alla rovina del Toro stesso.
Come ben si vede, in tutte queste tradizioni, che si rifanno a popoli diversi e
distanti tra loro, sia nello spazio che nel tempo, c’è concordia nel ritenere
che l’attuale epoca sia caratterizzata da una inversione dei valori e da un
sempre più crescente disordine, il quale porterà alla fine questo mondo e dopo
un periodo di caos, alla restaurazione della prima età dell’oro.
Trovandoci noi a vivere in quest’epoca pericolosa, come potremmo riattizzare la
Fiamma della Conoscenza, grazie alla quale ci potremmo salvare dalla
distruzione totale ormai già in atto? Non c’è bisogno di essere profeti di
sventura per rendersi conto che l’attuale modo di vivere della stragrande
maggioranza degli uomini, meccanico e materializzato, sembra quello che San
Paolo definisce da “cadaveri ambulanti”.
Dio è morto, affermava il filosofo Nietzsche alla fine del secolo XIX; a
maggior ragione potremmo aggiungere noi: è morto l’uomo, perché se Dio che è il
Principio e la causa prima di ogni esistente è morto, come potrebbe continuare
a vivere l’uomo, essere precario e di vita breve?
Accendere in noi la Fiamma della Conoscenza, non è qualcosa che possa dipendere
da una semplice volontà umana, spesso mossa da semplici motivi sentimentali e
nel vagheggiamento di una certa superiorità, la quale risulta essere solo un
rifugio in un’atmosfera di sogno.
Perseguire un ideale di Conoscenza è la cosa più alta e più vera che l’uomo
possa realizzare; è un impegno severo che implica la partecipazione massima di
tutte le componenti dell’individuo: dell’intelligenza, della memoria, della
volontà, del sentimento e dei sensi.
Il sentiero della Conoscenza conduce a ciò, che con linguaggio teologico, viene
espresso nello Shema Israel “ascolta Israele: il Signore è nostro Dio, il
Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta
l’anima e con tutte le forze”. (5)
Si tratta di una dedizione totale a ciò che è “l’unica cosa necessaria”, tutto
il resto, anche se legittimo, è paglia!
Di solito, quando si parla di queste cose, ci si sente rispondere, quando non
si è presi per visionari o sognatori, che non si ha tempo perché troppo
impegnati nella vita pratica; oppure si dice che di queste cose ci si occuperà
nel periodo di vacanza o quando, addirittura, si andrà in pensione!
Ma come non accorgersi che la nostra stessa vita non ci appartiene, chi potrà
mai garantirci che domani apriremo gli occhi?
A tal proposito, il Salvatore è molto esplicito quando afferma:“Perciò vi dico:
per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche
per il vostro corpo, di quello che indosserete: la vita forse non vale più del
cibo e il corpo più del vestito?...di tutte queste cose si preoccupano i
pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima
il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno data in
aggiunta”. (6)
La via della Conoscenza è la via che conduce al Santo Graal, cioè al cuore
dell’Essere, a ciò che veramente l’uomo è: l’immagine eterna di Dio “questa è
la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio e colui che hai mandato Gesù
Cristo”. (7)
Per giungere a tanto, è indispensabile che si verifichino tre condizioni
essenziali:
Una vera vocazione;
Una diuturna disciplina di tutto il proprio essere;
Il ricevere l’insegnamento da un Maestro a cui si deve obbedienza e
venerazione.
Per quanto riguarda il primo punto: cioè, se si sia in possesso di una vera
vocazione, è della massima importanza partire da un esame attento di sé e di
come è stata condotta la propria vita fino al momento presente. Se con
sincerità si giunge a sentire un senso di inutilità, di non senso e quasi di
disgusto di sé, questo può essere un segno che il cammino iniziatico di
Conoscenza può essere intrapreso.
Se invece si prova una qualche forma di appagamento per ciò che appartiene al
modo ordinario di vivere, aldilà se si stratta di cose lecite o illecite,
allora vuol dire che si è ancora immersi in uno stato di sonnambulismo. Si
ricordi: “chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il
figlio o la figlia più di me non è degno di me.” (8), e ancora: “se qualcuno
vuol venire dietro di me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua,
perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria
vita per causa mia e del Vangelo la salverà. Che giova infatti all’uomo
guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?”. (9)
La Fiamma della Conoscenza si accende quando queste parole penetrano sino al
midollo, allora si è pronti ad iniziare il Santo Viaggio, attraverso la “Via
Stretta” la via difficile che pochi osano percorrere perché costellata di spine
e triboli di ogni genere. Difatti il Salvatore afferma :“Entrate per la porta
stretta perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione,
e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e
angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la
trovano!”. (10)
Se, invece, ci soffermiamo solo a discussioni da salotto letterario su cose di
questo genere, si perde solo tempo e si aggrava la propria situazione. Si dice
che il pensiero dell’uomo moderno è “pensiero debole” per cui tutto viene visto
in superficie e la vita viene sprecata correndo da un’emozione ad un’altra, da
una distrazione ad un’altra, da una preoccupazione ad un’altra, non
accorgendosi così che in tal modo ci si avvia alla dissoluzione del proprio
essere, a quella che è stata definita la “seconda morte” ovverosia la morte
dell’anima!
Per quanto riguarda la seconda condizione essenziale per poter intraprendere il
cammino iniziatico: la continua disciplina di tutto il proprio essere, è da
dirsi che questa varia da individuo ad individuo, poiché ognuno parte da una
situazione diversa che è la sintesi della propria storia personale vissuta sino
a tale momento.
In linea generale può dirsi che è fondamentale sapersi mettere a nudo, cioè
avere una venerazione per la Verità, per poter osservare con chiarezza il
proprio caos interiore.
Di solito ogni individuo porta con sé uno stato di divisione tra le varie
componenti del proprio io di superficie. La constatazione di tale intima
divisione crea sofferenza, ma in questa non bisogno soffermarsi a lungo,
altrimenti la spaccatura interna si allarga sempre di più in noi.
Piuttosto risulta molto utile ed efficace l’OSSERVAZIONE DISTACCATA DI SE’,
esercitandosi spesso ad andare indietro con la memoria fino al momento della
propria nascita e per chi è più progredito in tale esercitazione a penetrare
nel ventre della propria madre ed anche oltre…
Inoltre, è opportuno apprendere a saper ricordare ed analizzare i propri sogni
cercando di comprendere ciò che si cela sotto il loro simbolismo.
Nell’attività onirica, la mente è svincolata dalla condizione spaziale della
veglia, e il tempo scorre secondo modalità differenti, per cui se spesso i
sogni appaiono confusi è perché noi siamo troppo legati allo stato di veglia a
cui l’uomo moderno, in particolare, ha dato importanza esclusiva.
Bisogna, invece, imparare a considerare che l’uomo totale è qualcosa di molto
più grande e ricco di potenzialità più di quanto non si creda.
Nel sogno, come nel sonno profondo senza sogni, entriamo in dimensioni diverse
del nostro essere e la loro esplorazione conduce all’esperienza della totalità
dell’Essere.
Nella disciplina iniziatica va inclusa un’altra esercitazione fondamentale: la
CONTINUA VIGILANZA SU DI SE’.
Portando l’attenzione costante sull’attività della mente e dei propri stati
d’animo, si scopre che in noi ciò che domina è il pensiero passivo. L’uomo
ordinario non dovrebbe dire “io penso”, ma “in me si pensa”; non “io amo”, ma
“in me si ama”, non “io soffro”, ma “in me si soffre” e così via.
Prendendo coscienza di tale passività, nonché di tutti i gesti automatici che
compiamo durante la giornata e di tutte le parole usuali che proferiamo, se
tale consapevolezza è purificata da ogni emozione, si può giungere al distacco
da tutto ciò che non si è.
L’uomo totale non può identificarsi con gli errori e le deficienze della
propria vita, poiché il segmento della vita terrestre ha come connotato
essenziale la “limitazione” che ci deriva dalle influenze del mondo esterno,
dalla cultura a cui si appartiene, dall’educazione ricevuta, dalla propria
costituzione psico-fisica, e dalle influenze ereditarie.
Il vero Io, il nostro essere divino e immortale è aldilà di tutte queste
condizioni ed emerge quando tutta la polvere che si è accumulata in noi viene
rimossa.
Si tratta di un lungo e faticoso processo di disidentificazione da ciò che si è
in modo passivo aggiunto in noi durante la vita; in altre parole, bisogna
giungere a cancellare la propria storia personale, spesso espresso nel simbolo
del cambiamento del proprio nome, come nell’episodio della lotta di Giacobbe
con Dio “…Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.
Vedendo che non riusciva a vincerlo lo colpì all’articolazione del femore e
l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò mentre continuava a lottare con
lui. Quegli disse :”Lasciami andare perché è spuntata l’aurora” Giacobbe
rispose:”Non ti lascerò se non mi avrai benedetto!” gli domandò :”Come ti
chiami?” rispose :”Giacobbe” riprese :”non ti chiamerai più Giacobbe, ma
Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini ed hai vinto”. (11)
Fondamento della disciplina interiore è l’Amore per la Verità.
E’ della massima importanza comprendere che quando una persona mente, uccide sé
stessa e il suo atto si ripercuote negativamente sia sull’ambiente sociale che
su quello cosmico.
Il primo stadio della Conoscenza si raggiunge quando si è veri con sé stessi e
veri con gli altri.
Infine, la terza condizione per poter intraprendere il cammino iniziatico di
autoconoscenza, come si è detto, è il ricevere l’insegnamento da un maestro.
Tale figura, poco o niente conosciuta dal mondo occidentale moderno, non è solo
di quella persona che abbia accumulato saggezza nel corso degli anni, ma
essenzialmente si tratta di un soggetto che abbia a sua volta ricevuto una
trasmissione dell’insegnamento spirituale da un altro maestro che è collegato
ad una catena iniziatica che si ricollega misteriosamente al mondo delle
origini.
A questo punto sorge un problema: poiché maestri di questo genere sono molto
difficili da ritrovare nella società moderna e quei pochi che sono rimasti si
sono occultati, si dice che i Rosa Croce si siano ritirati in una sede asiatica
sin dal XVII secolo, stando così le cose, chi potrebbe avere titolo ad
impartire l’insegnamento che conduce alla Conoscenza?
Due considerazioni vanno tenute presenti: la prima è che in Occidente l’unica
organizzazione spirituale legittima, pur nei limiti del processo di
secolarizzazione nel suo seno, è la Chiesa Cattolica.
In essa la dottrina ed i riti, i quali permangono nella loro struttura
iniziatica, nonostante la popolarizzazione avvenuta da Costantino Imperatore in
poi, discendono direttamente da Gesù Cristo, il Verbo di Dio.
E’ vero che gli elementi misterici dei riti, che ne sono la parte essenziale,
spesso vengono affogati da tutta una serie di espressioni sentimentali ed anche
dissacranti, vedi il battimano in chiesa, le riprese fotografiche durante i
matrimoni, battesimi e cresime, per non parlare dei canti insipidi e mielosi
che vengono usati e che non hanno nulla di sacro.
Inoltre, le chiese spesso vengono utilizzate come musei o per organizzare
dibattiti e conferenze…..
Aldilà di tali evidenti storture, la partecipazione attenta ai riti e la
meditazione sui simboli che emergono dalle Sacre Scritture, danno una
possibilità di accesso alla Conoscenza di cui stiamo parlando.
Una seconda considerazione va fatta: accanto alla catena dei Maestri visibili,
esiste anche quella dei Maestri invisibili con i quali in situazioni del tutto
speciali si può prendere contatto.
Tra i vari casi di tali situazioni ne possiamo citare solo due: il primo si ha
quando, dopo un lungo ed intenso meditare sugli aspetti simbolici, sia della
realtà fisica, sia del contenuto dei sogni, e sia sulle Sacre Scritture,
all’improvviso si ottiene una certa apertura di coscienza, potremmo dire
un’illuminazione, in cui si fanno palesi vari significati oscuri
dell’esistenza.
Tale stato di grazia viene accompagnato da un senso vivo di libertà, di
distacco, di pace e di luminosità.
Nella tipologia dei sogni si possono distinguere almeno tre categorie: vi sono
i sogni karmici, cioè quelli che riflettono i desideri e le pulsioni dello
stato di veglia e che risentono inoltre dei processi fisiologici
dell’individuo; più rari sono i sogni lucidi, in cui si ha coscienza di
sognare, espressione di uno stato avanzato di vita spirituale; infine vi sono i
sogni profetici, del tutto eccezionali, nei quali si ha un reale contatto con
il mondo trascendente.
In un sogno della seconda o della terza categoria indicate è possibile avere un
contatto e, quindi, un insegnamento da un Maestro invisibile.
La trasmissione dell’insegnamento sia durante i sogni, che durante lo stato di
veglia di una coscienza allargata, su considerato, non avviene però nella forma
usuale della logica.
Vi è una parte del nostro essere profondo che usa strumenti superiori alla
logica razionale, si tratta della intuizione intellettuale, da non confondersi
con l’intuito dei sensi, attraverso la quale si ha un rapporto immediato, fuori
dalle categorie spazio-temporali, con la Realtà Unica, con l’Uno che è insieme
l’Essere e ciò che è aldilà dell’Essere e che contiene tutte le possibilità
della manifestazione universale.
L’uomo è un microcosmo, cioè la sintesi di tutto l’Universo creato, difatti nel
Genesi, l’uomo viene creato da Dio alla fine del processo creativo: “Facciamo
l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…”(12) e a cui il Creatore
consegna tutto l’Universo su cui dovrà esercitare il dominio, potestà perduta
dopo la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, ma riconquistata dal sacrificio del
Cristo che rappresenta, tra l’altro, l’Uomo Universale a cui ogni persona che
compie il cammino iniziatico dovrà ricongiungersi.
In un altro contesto culturale, quello metafisico del Tao-te-ching, un testo
cinese attribuito a Lao Tse, la realizzazione del vero Io viene associata
all’esperienza del Vuoto “chi realizza il Vuoto estremo trova ciò che (aldilà
dal mutevole e dal particolare) sussiste immobile e calmo”. (13)
Mentre, nelle Upanishad indiane, l’Io vero, o Io assoluto, sintesi di essere e
conoscere, viene identificato con l’Atman, che è l’individuazione del Brahman,
il Principio primo da cui traggono la realtà tutti gli esseri visibili ed
invisibili.
Dell’Atman, però, l’uomo ordinariamente non ha coscienza, poiché esso risiede
nella “caverna del cuore”, cioè nel così detto quarto stato, turya, che è
aldilà del sonno profondo senza sogni.
Chi intende intraprendere il cammino iniziatico della Conoscenza, andando
dall’esteriore, l’io di superficie, all’interiore, l’Io vero; o, in altri
termini, dal molteplice all’Uno, per usare il linguaggio di Plotino, deve
percorrere un itinerario di distacco da ciò che non si è. In tal modo,
attraverso un’attenta concentrazione si comprende che: ciò che deriva dai
sensi, dalle emozioni, dai sentimenti, dagli istinti e dalle tendenze
ereditarie, non fa parte della costituzione del vero Io.
Conoscere il vero Io è tornare allo stato primordiale che è uno stato di
Sapienza e di Potenza insieme e che può manifestarsi in un’esperienza di Luce
sfolgorante in un attimo intemporale.
Se la Fiamma della Conoscenza è veramente accesa in noi, dopo aver realizzato
lo stato di Verità, va realizzato lo stato di Unità del proprio essere, che si
ottiene ristabilendo la gerarchia originaria, in cui l’Intelletto, risplendendo
di luce meridiana, riprende il comando sulla ragione, sulla volontà, sui
sentimenti e sui sensi.
Quindi, realizzato l’Uomo Vero, si dovrà realizzare l’Uomo Reale o Primordiale,
per ascendere all’ultima e definitiva tappa del processo conoscitivo
iniziatico, rappresentato dall’Uomo Universale, El-insanul-Kamil, così chiamato
dall’esoterismo arabo, che corrisponde all’Adamo Qadmon della Qabbalah ebraica,
al “Re” Wang del Tao-te-ching, e al Logos della tradizione cristiana.
In conclusione, per poter accedere alla Realtà Vera al Vero Sé Stessi, l’uomo
deve rompere il guscio/limite della vita quotidiana, in cui si ripetono
banalmente parole, gesti ed atti che non possono dare spessore ad un vivere da
Esseri svegli.
“Il primo movimento dell’uomo che cerca la Via deve essere quello di spezzare
l’immagine abituale che ha di sé stesso, soltanto allora egli potrà cominciare
a dire Io, quando alla parola magica corrisponda l’immaginazione interiore di
un sentirsi senza limiti di spazio, di età e di potenza”.(14)
Il mondo in cui ci muoviamo è costellato da miriadi di forze misteriose che
manipolano e rendono schiavo l’uomo comune e di tali forze lo Svegliato si deve
rendere padrone per potersi riappropriare della sua dignità primordiale: Essere
vicario di Dio nell’Universo.
Per aspera ad astra.
Antonio Bosna
Bari, 26
luglio 2013
nel giorno dei Santi Gioacchino ed Anna
NOTE
(1) René Guenon – Il regno della quantità e il segno dei tempi. Ed. Studi
tradizionali, Torino, 1969, p. 138
(2) Ibidem: p. 144
(3) Daniele 2,31-45
(4) John Neihardt – Alce Nero parla – Adelphi, 1968
(5) Deuteronomio 6,4-5
(6) Matteo 6, 25-34
(7) Giovanni 17,3
(8) Matteo 10, 37
(9) Marco 8, 35-36
(10) Matteo 7,13-14
(11) Genesi 32,25-29
(12) Genesi 1, 27-28
(13) Tao-te-ching 16
(14) Leo – Barriere in “Introduzione alla Magia” a cura del gruppo di Ur Vol. I