Ordini Cavallereschi Crucesignati

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giovedì 9 novembre 2017

MONSANTO E' UNO DEI GIGANTI MONDIALI CHE PIU' HA INVESTITO SULLE OGM

Perché è necessario tenere Monsanto alla larga dall’Armenia

 Fonte:ASBAREZ.
– E’ noto che l’Armenia stia cercando di migliorare la propria condizione economica tentando di attrarre investimenti stranieri nel proprio territorio, in vari settori industriali. Il settore agricolo è uno dei settori in cui l’Armenia potrebbe giocare le sue migliori carte.
A tal proposito, lo scorso 1 novembre è stata organizzata in Armenia, dall’Ambasciata USA, una conferenza rivolta proprio agli sviluppi del settore agricolo. Uno dei temi toccati è stata la possibilità di far investire in Armenia un colosso del settore agricolo come Monsanto.
Per chi non lo sapesse, Monsanto è uno dei giganti mondiali che più ha investito sulle coltivazioni OGM e sull’uso massivo dei pesticidi per aumentare la produttività delle coltivazioni. Inoltre, Monsanto promuove un uso esclusivo di sementi geneticamente modificate che potrebbe rendere economicamente sconveniente l’uso delle sementi classiche originarie del Paese sud-caucasico. Naturalmente, l’obiettivo di un’azienda come Monsanto non potrà mai essere quello di preservare le coltivazioni e le sementi tradizionali armene, ma solo quello di vendere le proprie sementi ingegnerizzate e i propri pesticidi, che obbligheranno gli agricoltori ad acquistarle annualmente.
Risulta quindi chiaro che il governo armeno dovrà trovare un equilibrio tra la ricerca di capitali esteri da investire e la qualità della vita della popolazione locale.

(Fonte: Asbarez)


domenica 29 ottobre 2017

IO E TE, CARO VENANZIO, NE SAPPIAMO QUALCOSA, QUANDO QUESTO ACCADEVA...

Un bellissimo pezzo di antica memoria del caro collega Gianvito Mastroleo. Io ho conosciuto l'amico Venenzio nella vecchia sede dell'0rdine (Di Cagno Abbrescia). Premuroso, attivo, gentile...quanto basta, un vero professionista d'altri tempi...ma, sempre attuale.
Ti chiedo se posso pubblicare questo Tuo pezzo sul mio blog international:www.legestadellacavalleria.blogspot.com-Cordiali saluti, Pietro Vitale. Su autorizzazione del collega Mastroleo, pubblico il pezzo, sul mio blog international
Il 27 ottobre 2017 alle 10.22 Gianvito Mastroleo <mastroleog@gmail.com> ha scritto:
 Caro Venanzio e cari amici tutti,
Ben scavato nella memoria “vecchia talpa”, per rubare l’espressione di un grandissimo intellettuale del ‘900, a proposito di Vittore (del quale fui molto amico!) e della sua attività all’Ospedaletto; salvo a non riuscire a rendermi conto come abbia potuto, con il suo disordine mentale e fisico (genio e sregolatezza), raccapezzarsi fra le scartoffie prevalenti in quella attività,  burocratica in larga misura.
Ma il tuo richiamo è giusto e desidero darti un indirizzo: l’Ipsaic, il cui direttore è Vito Antonio Leuzzi, a tutti noi assai noto, conserva una parte dell’archivio di Vittore: forse si potrebbe trovare qualche traccia di quell’attività.
Ma giacchè ci siamo mi permetto segnalare a te, e a tutti gli illustri amici che sono in linea, in questa mia mail di risposta ancora una circostanza.
L’altro giorno a Bari c’è stata una imponente mareggiata che ha rovinato una parte del lungomare, ma non quella che va dal Barion fino in fondo, passando davanti i Palazzi storici.
Molti di noi ricordano che fino a una certa data bastava una mareggiata, ancorché assai meno vigorosa di quella di due giorni fa, per provocare dall’inondazione della sede stradale con alghe e detriti, alla rottura di decine di lampioni, fino alla smossa delle ringhiere in ferro e dei muretti in pietra.
Io e te, caro Venanzio, ne sappiamo qualcosa, quando questo accadeva durante le sedute del Consiglio Provinciale che tu non hai mai disertato (lo dico per memoria dei giovani giornalisti, molti dei quali oggi adusi a farsi inviare una più comoda mail con un appunto....) qualunque fossero le condizioni atmosferiche!
Oggi questo non c’è più, e neppure l’altro giorno si è visto - su quel tratto di lungomare -  una sola alga, un solo lampione danneggiato. Nulla di nulla.
Di questo - in un’epoca nella quale il divertimento nazionale è parlar male della politica vecchia o nuova (qualche volta neppure a torto!!) - occorre dar merito ad un politico non molto noto ai più, un “oscuro” assessore ai Lavori pubblici della Città di Bari che si chiamava Lorenzo Vitale che, piuttosto che le dismesse fontane, per quel posto si inventò i frangiflutti, che tuttora resistono tetragoni ad ogni sorta di intemperie e da circa 40 anni!
Un vero miracolo italiano. Lui non aveva tutti i soldi al Comune, nella sua ingenuità pensava che la Provincia avrebbe potuto aiutarlo con il pretesto che essa pensava alle ...... strade. Venne da me a chiedere un aiuto che non potetti dargli, allora.
Ma oggi, ripeto, a quatant’anni di distanza ((fu assessore a cavallo delle Giunte Lamaddalena, 1976-78, e Farace 1978-1981, e di questo gli andrebbe dato atto e pubblicamente.
E fra i destinatari c’è chi potrebbe farlo!!
Lorenzo Vitale era un DC doc, e non un socialista.
Un caro saluto a te, vecchio, strenuo, instancabile combattente, e a tutti i colleghi e amici. Gianvito Mastroleo












mercoledì 25 ottobre 2017

AGENZIA DELLE ENTRATE,SI CAMBIA!



                                   
                                                             di Antonio Laurenzano
E’ partito il restyling dell’Agenzia delle Entrate. “Meno burocrazia, meno adempimenti, meno balzelli, meno distacco dalla vita reale di chi produce, perché dobbiamo rendere più leggero lo sforzo di chi ogni mattina alza la saracinesca della propria impresa”. E’ l’impegno preso dal nuovo direttore dell’Agenzia Ernesto Maria Ruffini in audizione in Commissione Finanze alla Camera dei deputati. Un’operazione ambiziosa attraverso la riorganizzazione delle strutture centrali dell’Agenzia, che “risponde non tanto a esigenze finanziarie, quanto a un ripensamento, a livello internazionale, del rapporto fisco-contribuenti”.
Un messaggio di cambiamento per evitare la deriva in cui sta pericolosamente scivolando il sistema fiscale del Belpaese fra inefficienze, incapacità gestionali e … proroghe a tempo scaduto! Il fondo si è toccato le scorse settimane con lo “spesometro” con l’invio dei dati delle fatture di dubbia utilità: un mix di cervellotiche complicazioni, incertezze normative e improvvisazioni che hanno causato negli operatori grande disagio. Alla crescente richiesta di rottamare il caos fiscale risponde Ruffini disegnando un fisco dal volto nuovo. A distanza di sedici anni dalla sua istituzione, avvenuta nel 2001, per l’Agenzia delle Entrate è tempo di manutenzione: intervenire sull’attività di controllo e accertamento per potenziare la tax compliance e prevenire i rischi di evasione ed elusione, anziché tentare di reprimerli. Più consulenza al cittadino attraverso un “servizio di assistenza e trasparenza nell’ottica di un dialogo continuo, per un contribuente più informato”. Impegno, pazienza e responsabilità sono le tre parole invocate dal direttore Ruffini per far crescere “il rispetto dell’obbligo tributario, perché l’evasione blocca la crescita, perché un sistema fiscale più efficiente crea e attrae nuovi investimenti, anche internazionali”. Progetto di grande respiro per realizzare il quale Ruffini ha tracciato la strada (sperando non sia un nuovo libro dei sogni!): norme chiare e ordinate, istruzioni tempestive, adempimenti più semplici con strumenti moderni, accertamenti non fantasiosi ma basati sulla sostanza. Nessuna caccia alle streghe!
Novità significativa del nuovo assetto organizzativo è la creazione di due divisioni centrali: una denominata Servizi per la realizzazione e lo sviluppo innovativo dei servizi telematici e delle procedure di assistenza all’utenza, l’altra denominata Contribuenti con lo scopo di realizzare un approccio per tipologia di contribuente con un’azione più mirata del passato (non solo attività di accertamento e controllo, ma anche consulenza, interpello, contenzioso). Domanda: saranno realmente sufficienti queste linee guida e le modifiche organizzative di alcuni uffici centrali per realizzare l’obiettivo di un fisco moderno, efficiente e vicino al cittadino? Manca un disegno strategico collegato a una profonda revisione del sistema per una drastica semplificazione dell’ ordinamento tributario, oggi “inquinato” da adempimenti e scadenze. Una riforma fiscale attesa da molto tempo. Senza ignorare che il nuovo fisco va costruito anche sul territorio investendo sulla formazione del personale e sulla adeguatezza dei mezzi. Sarebbe sufficiente dare voce a contribuenti, imprese e professionisti che ogni giorno si rivolgono agli uffici locali dell’Agenzia per capire che i veri problemi, con le lamentele e le irritazioni, non riguardano soltanto le strutture centrali ma gli uffici territoriali dell’Amministrazione. Scollamento fra centro e periferia, diversità operativa fra un ufficio e un altro, latente spirito collaborativo per prevenire fastidiosi e onerosi contenziosi. Sono queste situazioni che minano il fragile rapporto fisco-contribuente alimentando un clima di sfiducia e di forte disagio. Al di là delle dichiarazioni d’intento, se pur lodevoli, e delle variazioni organizzative in alto loco, all’Amministrazione viene richiesto a livello locale un comportamento uniforme, coerente, non lasciato all’occasionalità o alla buona sorte dell’incontro con il funzionario di turno. La strada del rinnovamento è anche questa!  




















ORGANIZZAZIONE DELLE NAZONI UNITE-COMITATO REGNO d'ITALIA

Comitato del
Regno d’Italia
delle Province di Bolzano, Gorizia e Trieste
Presidenza



COMUNICATO STAMPA

22/10/2017


Oggetto: Risposta all’O.N.U. e ribadita richiesta di riconoscimento

Il Comitato del Regno d’Italia comunica di aver inoltrato all’O.N.U. una lettera di risposta nei seguenti termini:

Spett. Organizzazione delle Nazioni Unite,

in merito alla Vostra risposta del 11/09/2017, il Comitato del Regno d’Italia fa’ presente che si tratterebbe di “giurisdizione di uno Stato Membro” qualora vi fossero i mezzi per risolvere la situazione di ingiustizia nella quale ci troviamo ma cessa di esserlo proprio per il fatto che una intera popolazione è costretta in una condizione e non ha i mezzi per venirne fuori.

Ricordiamo all’O.N.U. e ai suoi Stati Membri che la Repubblica Italiana è riconosciuta dagli stessi per la sua nascita “di fatto”, in quanto giuridicamente questa non è mai nata, per via della mancata proclamazione ufficiale da parte della Corte di Cassazione, per il mancato rispetto della legge elettorale, per il colpo di Stato con il quale venne imposta il 12 giugno 1946 e per il mancato passaggio di poteri istituzionali dal Regno d’Italia, nella Persone di Re Umberto II, alla Repubblica Italiana.

La Repubblica Italiana attribuisce la sua nascita al referendum del 2 giugno 1946, sebbene non sia così. Le Province di Bolzano, Trieste e Gorizia non votarono nel referendum del 1946, quindi non sono parte della Repubblica Italiana e rimangono tutt’oggi Regno d'Italia.

Con la presente il Comitato del Regno d'Italia ribadisce la sovranità del Regno d’Italia sulla Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige e sulle due Province di Trieste e Gorizia, parte della Regione a statuto speciale Friuli - Venezia Giulia e si rinnova pertanto la richiesta di riconoscimento da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Distinti saluti

Matteo Cornelius Sullivan
Presidente del Comitato del Regno d’Italia

mercoledì 4 ottobre 2017

IL FUTURO DELL'EUROPA.



        
    di Antonio Laurenzano
“Rifondare l’Unione!” E’ l’appello lanciato dal presidente francese Emanuel Macron nel recente discorso sull’Europa tenuto alla Sorbonne di Parigi. Un progetto ambizioso per recuperare consenso attorno all’Unione europea e allontanare i fantasmi dei populismi che alimentano un diffuso antieuropeismo. Dare vita a una nuova governance che trasformi l’Unione in una potenza economica con suo bilancio per finanziare investimenti congiunti e garantire all’Eurozona la stabilità monetaria in presenza di shock economici. Ma anche potenza militare con una forza congiunta d’intervento per agire contro le minacce del terrorismo internazionale  con una strategia comune. “La sicurezza è la prima delle condizioni per vivere insieme in Europa”. Una condizione legata alla immigrazione che non è una crisi temporanea, ma una sfida di lungo termine: “creare un Ufficio europeo dell’asilo che possa  armonizzare le relative procedure a supporto di una polizia di frontiera in grado di gestire con rigore i flussi migratori, accogliendo i rifugiati  e respingendo i non aventi diritto all’asilo politico”. Un disegno politico di ampio respiro.

Ma la partita più importante per il futuro dell’Europa è quella che si dovrà giocare sul piano del rapporto fra cittadini e istituzioni comunitarie per la nascita di una coscienza europea mobilitando l’opinione pubblica. Obiettivo di fondo è rompere il luogo comune che da anni associa l’Europa alla tecnocrazia e alla burocrazia di Bruxelles, un’Europa troppo debole, lenta e inefficace.  Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita più forte, ben consapevoli, lo ha ricordato il Presidente Mattarella, “che la logica della storia è più forte delle difficoltà contingenti”. Riaprire dunque il cantiere dell’Unione per un rilancio dell’Europa in un momento in cui le forze centrifughe antieuropeiste fanno breccia anche nella fortezza tedesca, rischiando di azzerare lo storico progetto di integrazione europea. La spinosa questione della Catalogna, con l’inquietante silenzio dell’Europa, ripropone il problema di sempre: l’ambiguo e incompiuto assetto istituzionale dell’Unione. Accantonato il “sogno federalista” a seguito della bocciatura della Costituzione da parte di Francia e Olanda, l’Europa è oggi una Unione di Stati sovrani con gestione sempre più intergovernativa, e non confederale. Uno status che, al di là della solita retorica menzognera, non le consente di intervenire con l’autorevolezza del ruolo nel separatismo interno alla Spagna. Nessuna difesa della integrità dello Stato spagnolo, nessuna condanna ufficiale della  pretesa secessionista della Catalogna, ma soltanto una pilatesca azione di mediazione per ragioni di… sopravvivenza, al fine di arrestare un pericoloso processo di disintegrazione dagli effetti devastanti per il resto del continente. L’Europa non c’è!

La politica europea è da tempo avvolta in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Una politica che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide mondiali con soggetti politici nuovi e aggressivi, per trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve  valorizzare la propria identità economica con il rilancio di politiche espansive e di crescita e soprattutto recuperare la propria identità culturale e politica attraverso una reale integrazione degli Stati nella consapevolezza, come ha affermato Angela Merkel all’ultimo summit europeo di Tallinn,  che “il destino europeo è solo nelle nostre mani”.

martedì 19 settembre 2017

LE PIEGHE OSCURE DEL FISCO ITALIANO, MISTERO BUFFO??



                                             IL MISTERO BUFFO DEL FISCO
                      di  Antonio Laurenzano
In scena in questi giorni, nel variegato panorama fiscale italiano, l’ultimo atto del … “Mistero buffo”.  La famosa opera teatrale di Dario Fo rivive nella rappresentazione della “semplificazione” sceneggiata dall’Agenzia delle Entrate. Un copione … buffo, un misero dejà vu!
Contribuenti e professionisti alle prese con un nuovo adempimento: lo “spesometro”, ossia l’invio telematico entro il prossimo 28 settembre dei dati delle fatture emesse e ricevute, bollette doganali e note di variazione relative al primo semestre dell’anno in corso. Un vero rompicapo nella selva delle norme inutili e fastidiose. “Basta un click, secondo l’Agenzia, per trasmettere all’ Amministrazione finanziaria i dati già presenti presso il soggetto d’imposta in forma informatizzata”. Pubblicità … ingannevole soltanto se si pensa alla miriade di ricevute/fatture fiscali emesse dai pubblici esercizi e dettaglianti anche di minimo importo, e registrate riepilogativamente nei corrispettivi giornalieri. Si tratta ora di recuperare per ogni singola ricevuta/fattura i dati anagrafici del cliente, completi di codice fiscale e partita Iva, fidando nella corretta acquisizione dei dati prodotti dal cliente. Siamo davvero al capolinea … E questo dovrebbe essere lo “spesometro a costo zero” per il contribuente: in realtà, un adempimento peggiorativo rispetto ad analoghi obblighi del passato (non sono previsti limiti di esonero), dispendioso e di scarsa utilità. Tutto da verificare infatti il reale utilizzo da parte dell’Amministrazione finanziaria di questa gran mole di informazioni, molte delle quali già arrivano al Fisco attraverso altri canali. Una ennesima prova di un sistema tributario che naviga a vista senza una precisa progettualità, causando proteste fra gli operatori e rendendo sempre più difficile il dialogo fra fisco e contribuente.
Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione anche sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera!
Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.  Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di timida ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico.
In attesa della riforma tributaria, a conferma di una legislazione fiscale spesso incerta, quasi sempre incompleta e caotica, si procede con le … proroghe, perché la necessità di prorogare si lega infatti alla quantità eccessiva di adempimenti che gravano sui  contribuenti. E le proroghe altro non sono che il tentativo estremo di rimediare a qualcosa che in sede legislativa non ha funzionato, conseguenza ed effetto di inquietante estemporaneità. Il 2017 di proroghe ne ha registrate finora ben 19: dalla rottamazione delle cartelle alle liquidazioni periodiche, dai versamenti di imprese e lavoratori autonomi alla presentazione delle dichiarazioni, alla voluntary disclosure 2.0. Proroghe che, nonostante la sbandierata ricerca della semplificazione, a volte arrivano addirittura dopo la scadenza del termine peggiorando, se possibile,la situazione in uno dei sistemi fiscali più complicati d’Europa. Senza ignorare la forma dei rinvii, anticipati con un “comunicato-legge”per poi diventare legge con la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale! Un mix di elementi espressione  di un sistema malato che genera un fisco che appare sempre più lontano  dalle esigenze del Paese. “Meno burocrazia,  meno adempimenti,  dialogo con i contribuenti”, ha dichiarato il nuovo Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini. Lo sperano in molti, ma la posizione è quella di uno scetticismo vigile dopo le tante promesse al vento e i tanti proclami di cambiamento. E’ ora di un salto di qualità per rendere trasparente il processo decisionale fra Governo, Parlamento e Amministrazione finanziaria e soprattutto per dare credibilità all’azione di una seria lotta all’evasione fiscale.   
  





domenica 6 agosto 2017

MIMMO CONTE RAPPRESENTA GOMMALACCA TERATRO POTENZA ALLA BIENNALE....

#BiennaleCollege4 La Crisi dell'attore, La Crisi del teatro, il nostro sogno.

August 6, 2017




Dopo le giornate con Antonio Latella e Federico Bellini, è iniziato il "nostro" percorso con Maria Grazia Cipriani, fondatrice e regista del Teatro Del Carretto. 

Con lei, ad affiancarla alla guida di questo workshop, l'attore e regista Paolo Civati.
Lavoriamo sul tema proposto da Antonio Latella, vite d’artista interrotte come quella di Amy Winehouse. 
Persona-personaggio così grande e (apparentemente) distante da noi, ma che rivela subito le sue fragilità che ci appartengono. 

Facciamo un passo indietro.
Nell'ultimo incontro con Latella e Bellini, proprio nell'ultima ora della mattinata di confronto, si è arrivati a discutere della situazione che caratterizza il teatro, in generale in Europa e in particolare in Italia: crisi della programmazione, del pubblico, dei linguaggi, e soprattutto (ahinoi il nodo forte è lì) la questione economica. 

È un tema che irrompe spesso nel dibattito, anche quello "puramente" artistico, perché la-situazione-è-quella-che-è, perché ci riguarda, perché non possiamo ignorarla, bisogna affrontarla e provare a risolverla. 

Ad un certo punto, in un clima quasi teso (più che nei confronti di qualcuno, indirizzato forse a noi stessi e alla nostra difficoltà a reagire davvero), una ragazza ha giustamente osservato, tra l'altro, che di sicuro quello dove ci troviamo ora, La Biennale - il College, è un sogno, è un luogo nel senso più ampio del termine che abbiamo per riprenderci spazi-tempi-necessità: è il nostro sogno
Questa cosa si è fissata nella mia testa, soprattutto (immagino) per la sua semplicità. 
E torno al lavoro con Maria Grazia Cipriani e la poetica che appartiene al Teatro Del Carretto.

Sempre nell'ultima ora, questa volta il primo giorno, dopo una mattinata di conoscenza personale e prima conoscenza teatrale; chiedo a Maria Grazia, rispetto alla strada aperta nelle ore precedenti, che cosa avessimo vissuto "esattamente" nel lavoro fatto con lei fino a quel momento. Messa così, non dice molto la domanda, ma era un "bisogno d'attore". Beh, partendo da un'azione scenica costruita intorno al sogno - in cui non riuscivo ad "entrare", perché (a posteriori) credo partissi da un punto di vista errato, il che non è male per un attore! - Maria Grazia mi ha chiesto di vivere quel momento, e quindi tutto il percorso di lavoro in scena, come il "nostro sogno". In questa parola, in quello che è già stata l'esperienza dei primi giorni, c'è una chiave così importante da aprire un mondo, quello dell'attore. 

Devo ricordarmi sempre delle cose che mi restano impresse, davvero.