Ordini Cavallereschi Crucesignati

Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.

venerdì 16 marzo 2018

UNUCI DI BARI-ASSOCIAZIONE UFFICIALI IN CONGEDO.

Ricevo e trasmetto.
 14 marzo alle ore 15:12 ·
In data 7/3/2018 nella sede di Via Villari, 5 di Bari, si è riunito sotto la Presidenza del Gen. B. Francesco Saverio LANCIANESE, il neo eletto Consiglio Direttivo di Sezione. Il Presidente dopo aver proclamato eletti i cinque candidati più suffragati ha nominato il Vice Presidente. La scelta è ricaduta sul socio Saverio G. D'Alonzo che di conseguenza ha rinunciato alla carica di consigliere; in sua sostituzione subentra il primo dei non eletti. Il Presidente ha anche espresso la volontà di nominare due consiglieri supplenti. Il Consiglio direttivo risulta pertanto così composto:
Presidente: Gen. B. Francesco Saverio Lancianese;
V. Presidente: 1° Cap. Art. Saverio Gualtiero D'Alonzo.
Consiglieri:
Brig. Gen. Carlo ADAMO: 1° Cap. Donato CROCITTO; Signor Francesco CIRULLI; C.A. Michele DAMMICCO; Col. Giovanni GRAVINA.
Consiglieri supplenti:
Cap. Giuseppe DE SARIO;
Ten. Col. Antonio MISCEO
Nell’ambito di tale Consiglio ho assunto l’incarico di Consulente Giuridico e responsabile delle onorificenze.
Mi piaceVedi altre reazioni
Commenta

martedì 13 marzo 2018

UN PAESE CON ALTO DEBITO PUBBLICO E PROTRATTA BASSA REDDITIVITA'-LA STRAGE DEGLI INNOCENTI?



                            CONTI PUBBLICI, IL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO
                                                     di  Antonio  Laurenzano
Giorni caldi per la formazione della maggioranza parlamentare che dovrà esprimere il nuovo Governo. Prove di dialogo, prime aperture, primi rifiuti. Ma, in concreto, dopo gli spot elettorali diffusi fra illusioni e paure, cosa c’è … nell’incubatrice dei partiti? Quali sono le reali opzioni in agenda? Certo, non sarà facile passare da un’azione di marketing per la cattura del voto a un’azione di governo in linea con gli impegni presi con l’elettorato. Tante mirabolanti promesse, tutte nel segno di un rigetto del Patto di stabilità e dei vincoli di finanza pubblica imposti dai Trattati europei, sottoscritti in passato. Congelato ogni aumento di tasse.
E proprio la politica fiscale è stato uno dei temi più dibattuti nel corso dell’ultima campagna elettorale. In particolare, la flat tax (“tassa piatta”: sistema fiscale non progressivo con una sola aliquota, indipendentemente dal livello di reddito del contribuente) ha dominato la scena. Grande interesse (e aspettative) hanno generato anche la cancellazione della Legge Fornero e il reddito di cittadinanza. Misure politiche che, se introdotte, causerebbero -secondo la “profezia” di Mario Monti- “la strage degli innocenti: gli italiani di domani farebbero bene a non nascere, per non essere stroncati dal debito pubblico che scaricheremmo su di loro”. Un giudizio fortemente critico sulle future vicende governative legittimato dal richiamo di questi giorni che viene da Bruxelles con l’annuale “rapporto-Paese” relativo all’Italia, “un Paese con alto debito pubblico e protratta bassa redditività, un Paese con squilibri eccessivi che rappresentano un rischio per il resto dell’Europa”. Un avvertimento per chi si insedierà a Palazzo Chigi nella previsione anche di una politica monetaria della Bce meno espansiva e di un probabile rallentamento economico  dell’area europea per i venti protezionistici che soffiano minacciosi dagli Stati Uniti. Un quadro macro-economico sul quale riflettere con attenzione prima di imboccare cattive direzioni di marcia.
Già nel prossimo Documento di economia e finanza (Def) del 10 aprile (da inviare a Bruxelles entro la fine dello stesso mese) dovrebbero essere chiare le linee guida della strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Ma la dichiarazione di un candidato premier sui vincoli europei lascia poco spazio alla fantasia: “Sarà un Def alternativo ai diktat dei tecnocrati di Bruxelles”. Una dichiarazione non difforme da altre registrate nelle ultime ore, una prova di forza  che deve però fare i conti con la spada di Damocle che pende sul futuro bilancio: le “clausole di salvaguardia” introdotte negli anni scorsi a tutela dei saldi di finanza pubblica, pari a un totale di 31,5 miliardi nel biennio 2019-2020. Quindi, se nella prossima Legge di bilancio il nuovo Governo non troverà risorse compensative (per l’anno 2019 oltre 12 miliardi) scatterà l’aumento dell’Iva dal gennaio 2019: dal 10 al 12% l’aliquota ridotta, dal 22 al 24,2% quella ordinaria. Operazione che si completerà nel 2020 con il rispettivo passaggio al 13 e al 24,9%, con buona pace dei consumi!          
E’ stretta la strada per evitare la tagliola degli aumenti Iva: sostituire le clausole di salvaguardia con tagli alla spesa (impresa difficile: Cottarelli docet!), aumenti del prelievo fiscale (misura impopolare a poche settimane dal voto), oppure invocare nuovamente la “flessibilità europea”, finanziando cioè il mancato gettito in deficit e rinviando l’assestamento dei conti, con il nullaosta della Commissione europea, a tempi migliori. Ma non sarà scontato il via libera di Bruxelles in considerazione dei ritocchi approvati alla Legge Fornero che, in prospettiva, determinano una crescita della spesa previdenziale. Partita complessa e delicata che richiede “grande senso di responsabilità nell’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”, come ha auspicato il Presidente Mattarella in un appello ai leader politici. Superare le asprezze della campagna elettorale per scongiurare un’eventuale e poco auspicabile “procedura d’infrazione” a livello europeo e dare all’Italia, in tempi rapidi,  una stabile governance politica ed economica.





mercoledì 7 marzo 2018

IL BUON GOVERNO, IL POTERE TEMPORALE. PER ASPERA AD ASTRA.

antonio Bosna ha condiviso un post sul tuo diario.
9 h ·

Orizzonti dell' Essere
10 h ·
-IL BUON GOVERNO-
Di fronte agli ultimi risultati elettorali,molti si staranno chiedendo se i rappresentanti,così giovani e poco esperti in materia di governo,del movimento cinque stelle, possono determinare una reale svolta nella politica italiana.
Personalmente,essendo molto lontano dalle logiche attuali che imperversano nella gestione della cosa pubblica,sono del parere che non si possa esprimere alcun giudizio su questi giovani,se non dopo averli messi alla prova,anche perchè i tanti governi che ci hanno preceduto,sia di destra,che di sinistra,sicuramente non hanno dato buoni risultati.
A parte,quindi,ogni considerazione di tipo contingente,cercando di dare uno sguardo generale,per quanto possibile distaccato da ogni tipo di partigianeria,a me sembra che l'intero sistema politico della nostra democrazia parlamentare,presenti parecchie falle che forse sfuggono ai più.
Innanzi tutto non si capisce bene cosa possa significare il dettato costituzionale che afferma: "la sovranità appartiene al popolo,che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"(art.1,comma 2).
Difatti si afferma che la partecipazione alla vita dello Stato avviene attraverso i partiti politici,i quali sono associazioni private,in cui le segreterie impongono agli elettori i rappresentanti da essi scelti,secondo propri criteri,e che i cittadini sanno di loro poco o nulla e solo per sentito dire.
In secondo luogo,dove esiste questa sovranità popolare,di cui all'art.1,2 comma,quando all'art.67 Cost. si afferma che i membri eletti nel Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato,cioè, in buona sostanza,senza che i cittadini ellettori possano in nessun modo controllare,approvare o disapprovare l'operato di essi?
Risulta evidente che il nostro sistema politico è più partitocratico,che democratico:chi esprime realmente il potere sono le ristrette oligarchie dei partiti e non il popolo,il quale viene influenzato e manipolato dalla propaganda serrata che si fa,specie durante le campagne elettorali.
Inoltre,ed è la cosa più inquietante,a loro volta i partiti politici vengono fortemente condizionati,nelle loro scelte, dalle grandi potenze straniere,nonchè dalla finanza mondiale!
In definitiva il così detto sistema democratico-parlamentare risulta essere solo un paravento il quale assicura la libertà ai cittadini solo nella forma,ma che in sostanza esprime il potere delle plutocrazie internazionali!
Vorrei sbagliarmi,ma i fatti recenti e passati della nostra storia politica hanno confermato quanto sopra da me espresso.
-Una seconda serie di considerazioni,secondo il punto di vista del pensiero di tutte le antiche Tradizioni spirituali del pianeta,riporta alla memoria che esiste una profonda analogia tra l'Individuo e la Società e tra queste due Realtà e l'intero Universo.
Tanto nel macrocosmo,che nel microcosmo umano,esiste una serie di rapporti gerachici e funzionali tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore:ad es. la terra dipende dal sole e non viceversa;l'agire dell'uomo dipende dal pensiero;tutto ciò che governa l'Universo,tanto infinitamente grande,che infinitamente piccolo,è il Dharma,la Legge Divina,che si esprime nella infinita serie di Intelligenze(gli Dei o Angeli)che regolano e ordinano tutta la realtà fenomenica.
Difatti lo studio della scienza,di ogni ordine,è lo studio di scoperte di "fatti intelligenti"che esistono già, tanto nell'uomo che nella Natura e nel Cosmo.
Una volta che si riconosca che è l'inferiore che dipende dal superiore,al fine di realizzare nell'individuo una vita armonica,pacifica ed equilibrata,è indispensabile che vi sia la sottomissione dell'io esteriore,legato a tutti i moti emozionali e passionali,all'Io interiore,il Vero Io,il quale è veramente LIBERO,perchè è al di là delle vicende della propria storia personale.
Analogicamente nella società,per poter realizzare concretamente il BUON GOVERNO,il POTERE TEMPORALE,cioè tutto l'asse politico ed economico,deve dipendere dall'AUTORITA' SPIRITUALE!
In altri termini coloro che vorranno governare legittimamente,devono far propria questa Verità già espressa da S.Paolo nel cp.13°dell'Epistola ai Romani:"non c'è Autorità se non da Dio".
Non si tratta quindi di riproporre nessun sistema politico del passato,quale la Monarchia assoluta e simili,quanto di comprendere,sia da parte dei cittadini,che da parte dei governanti,che il BUON GOVERNO è solo quello benedetto da Dio,per cui di conseguenza mentre i governati devono essere pronti anche a "dare",con l'osservanza delle leggi,con il pagamento dei tributi e con ogni comportamento solidale con l'intero asse sociale e politico,i governanti devono far proprio quanto stabilito dal Salvatore:"..ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e CHI GOVERNA COME COLUI CHE SERVE"(Luca 22,26).
-per aspera ad astra,Antonio Bosna.-

martedì 27 febbraio 2018

IL VOTO E L'EUROPA....UN'EUROPA LENTA E INEFFICACE, LONTANA DAI BISOGNI DELLA GENTE.



                                                     IL  VOTO  E  L’ EUROPA  
                                                           
                                           di  Antonio  Laurenzano                                                 
Europeisti o sovranisti? Azzerata ogni discriminante ideologica del passato, la sfida elettorale del 4 marzo fisserà, in un mutato scenario politico, le linee guida dell’Italia del futuro. Al di là della (superficiale) frammentazione politica e delle diatribe dei partiti su promesse elettorali, razzismo e rimborsi, è netta la divisione degli schieramenti in campo: da una parte c’è chi pensa di governare un’Italia indipendente, “sovrana”, dall’altra parte quelli per un’Italia integrata, “interdipendente” a livello europeo. In discussione sessant’anni di vita comunitaria e cioè il processo di integrazione politica del Vecchio Continente iniziato dopo i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale.      
Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che genera inquietudini, crea insicurezze, diffonde paure. Un’Europa  lenta e inefficace,  sempre più associata alla burocrazia di Bruxelles e ai poteri finanziari. E’ profonda la crisi di fiducia nelle istituzioni comunitarie espressione di una Unione giudicata invadente e lontana dai bisogni e dai problemi della gente, soprattutto quelli relativi ai  grandi temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno (migrazioni, lavoro, sicurezza).  
E l’euroscetticismo provocato da questa Europa alimenta la fuga in avanti degli “indipendentisti”, il rigetto delle regole europee con temerari impegni di spesa privi di copertura finanziaria, come se il nostro Paese disponesse della sovranità monetaria o dell’autonomia di bilancio. Sotto accusa i rigidi  vincoli europei sulla finanza pubblica imposti dal Fiscal compact, il Trattato che, oltre al rispetto del 3% del deficit, richiede ai Paesi che lo hanno firmato e che, come l’Italia, hanno un debito pubblico superiore al 60% del Pil, l’obbligo di ridurre l’eccedenza di 1/20 all’anno. Uscire da questa gabbia e ignorare ogni impegno internazionale  per cancellare il Jobs Act, la legge Fornero e regalare il salario minimo, il reddito di cittadinanza, la flat tax! E se l’Europa risponderà picche la strada dei “sovranisti” è segnata: un referendum per uscire dall’ Eurozona.    
Per gli europeisti, che riconoscono l’interdipendenza politico-economica dell’Italia, l’ipotesi auto-esclusionista sarebbe un salto nel “buio oltre la siepe”! La ricetta dei “sovranisti” rappresenta infatti un “rischiatutto” dai risvolti pericolosi per la sostenibilità e la credibilità internazionale dell’Italia, un’apertura alle speculazioni dei mercati finanziari con ricadute sullo spread e sulla tenuta dei conti pubblici per l’aumento degli interessi sul debito. Una scelta politica riduttiva sul piano storico e fortemente penalizzante su quello economico della crescita del Paese. L’Europa deve costituire la condizione della nostra politica interna, ricordandoci che grazie a un’Europa integrata siamo stati “accolti” nella comunità internazionale, siamo diventati una democrazia stabile, abbiamo sviluppato una delle economie più avanzate del mondo. Abbiamo riconosciuto la necessità di consentire “limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, nel rispetto dell’art. 11 della nostra Carta. In Europa non può esserci una politica estera comune con l’Italia che rivendica la propria sovranità se non attraverso la frantumazione del sistema europeo all’interno del quale dovrà trovare riduzione il nostro enorme debito pubblico. La sovranità condivisa e l’interdipendenza delle politiche costituiscono criteri fondamentali di una governance responsabile e competente, presupposto di ogni progetto unitario di una equilibrata integrazione politica.
Le prossime elezioni dovranno dunque stabilire quale, tra queste due posizioni, potrà guidare l’Italia. Due schieramenti politici, due strategie: fuori o dentro la comune casa europea. Per rispondere alla spirale autoritaria nei Paesi dell’Europa dell’Est e al crescente nazional-populismo nell’Europa dell’Ovest, l’Italia deve affermare un suo ruolo geo-politico di rilievo e contribuire con Germania e Francia alla riforma dell’Europa di Ventotene per costruire un’Europa migliore. Un voto responsabile, una scelta precisa per liberarsi dalla tirannia della miopia politica senza cedere alle suggestioni sovraniste. 





martedì 20 febbraio 2018

NELLA TERRA DEL TERRORE

Nardò: Convegno omaggia il Genocidio Armeno

da sinistra l’ing.Pantaleo Pagliuga, il prof. Carlo Coppola, la prof.ssa Isabella Oztasciyan Bernardini, larch. Donato Giancarlo De Pascalis.

Si è svolto ieri (19 febbraio) a Nardò (LE) alle ore 9:30 presso la Biblioteca Comunale nel Convento dei Carmelitani si è svolto l'atteso convegno sul tema "Nardò e l’Armenia: i culti armeni tra terremoti e persecuzioni" . 
Alla platea di Studenti del locale liceo artistico, i relatori hanno raccontato la bellezza della terra d’Armenia, la sua religiosità e la sua storia, soffermandosi sul tema del Genocidio Armeno. 
L’evento ha avuto inizio con i saluti del Presidente del Comitato San Gregorio Armeno, Cosimo Caputo, il parroco della Cattedrale Mons. Giuliano Santonio, l’arch. Donato Giancarlo de Pascalis che ha dato lettura del messaggio augurale inviato al Sindaco di Nardò, Pippi Mellone, dall’Ambasciatrice della Repubblica di Armenia in Italia S.E. avv. Victoria Badassarian.
Ha preso la parola la prof.ssa Isabella Oztasciyan Bernardini dArnesano delegata dellUnione Armeni dItalia per il Salento, dando alcune nozioni preliminari sulla situazione storica della Turchia Ottomana e di quella contemporanea.
È seguita la presentazione del libro 
curato dal Presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz prof. Carlo Coppola, dal titolo "Nella terra del terrore: il Martirio dell’Armenia”. Il testo del 2016 ha goduto del Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Armena in Italia. 
È seguito il racconto-testimonianza dell’ing. Pantaleo Pagliula reduce da un intenso viaggio in Armenia. I lavori del convegno sono stati coordinati da Giancarlo De Pascalis. Al termine dell'incontro anche il Presidente del Consiglio Comunale della Città di Nardò avv. Andrea Giuranna ha gradito porgere agli intervenuti il saluto dell'amministrazione comunale.




lunedì 19 febbraio 2018

ARGOMENTI SEMPRE ATTUALI, LA CULTURA


THE INTERNATIONAL ASSOCIATION OF LIONS CLUBS
LIONS        CLUB         BARI           HOST
53°
   ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE
Sede amministrativa del L.C. Bari Host: Sheraton Nicolas Hotel - Bari      

Il bollettino delle nostre riunioni
l’addetto stampa: Pietro VITALE
 Lions, Pietro Vitale - Giornalista e scrittore - Tessera Ordine Naz. dei Pubblicisti n.116644
Direttore del blog International:www.legestadellacavalleria.blogspot.com

 “Aiutare oggi servire sempre”
     D.G. Dr. Rocco Saltino                  

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di giudicare il nostro prossimo…con GIUSTIZIA” (Martin Luter King)                        
                                    **************************************
Nel quadro delle attività sempre crescenti e di grande spessore, il Presidente del Lions Club Bari Host, l’Ing. Michele Dimastromatteo, in collaborazione del qualificato C.D. insieme, hanno programmato un Meeting: “Magistratura, C.S.I. e potere politico in Italia alla ricerca di nuovi equilibri”.
L’incontro si è svolto all’interno dell’ormai arcinoto Sheraton Nicolas Hotel di Bari,  il 07 maggio 2011, alle ore 18.30.
All’importante evento, quanto mai attuale ci si mobiliterà ancora…hanno partecipato autorità Lionistiche, tra cui il Past. Direttore Internazionale Dott. Sergio MAGGI, il Sen. Dott. Luigi D’AMBROSIO LETTIERI, (nostro Socio Onorario) e,  numerosi graditi ospiti.

Al Meeting sono intervenuti illustri Relatori impegnati nella Giustizia Italiana:
Coordinatore:
Dott. Vito SAVIANO (Presidente del Tribunale di Bari)

Didattito:
Prof. Dott. Francesco SCHITTULLI (Pres. Alla Prov. di Bari, assente, in sue veci partecipa al meeting, l’Ass. alla Tutela dell’Ambiente: Dott. Giovanni Barchetti)
Dott. Riccardo FUZIO (Consigliere del C.S.M.)
Dott. Roberto ROSSI (Consigliere del C.S.M.)
Dott. Franco CASSANO (Consigliere del C.S.M.)
Dott. Filiberto PALUMBO (Consigliere del C.S.M.)
Dott. Tommaso VIRGA (Consigliere del C.S.M.)
Dott. Pino PISICCHIO (Parlamentare)

Riflessioni:
Dott.  Angelo D. De PALMA (Autore del libro)
Dott. Nicola CACUCCI (Editore)

Dopo le presentazioni di rito della Cerimoniera di Club, Dora Bonante Lorusso, ed il successivo tocco di campana del Presidente Michele Dimastromatteo, alla quale impegna gli astanti in una  breve e sobria introduzione indi, passa la parola ai relatori della serata.
                                                     *******************************
Nel delineare alcuni profili inerenti al tema della giustizia in Italia, sembra proficuo fare richiamo al pensiero del massimo teorizzatore del sistema dei poteri in uno Stato bene ordinato: Montesquieu, che così scriveva "La virtù civica consiste nel desiderio di vedere l'ordine nello Stato, di provare gioia per la pubblica tranquillità, per l'esatta amministrazione della giustizia, per la sicurezza della magistratura, per il rispetto tributato alle leggi, per la stabilità della Repubblica".
“Qualche sceneggiatore faccia recitare agli attori in sala qualche nuovo personaggio”. Per quanto ben congegnato, questo film va in onda da quasi vent’anni e, per dirla con Totò, “ogni limite ha una pazienza”(anche perché il dibattito relatori-uditorio non c’è stato, forse per via dei festeggiamenti in corso nella città di Bari, per il Santo Patrono Nicola, di cui alcuni relatori devoti hanno lasciato anzitempo il meeting. Ancora una volta il Santo corre in aiuto di una categoria…Orbene, avrei certamente preso la parola, come la volta scorsa in un dibattito, impegnato il nostro Club,  sulla Giustizia, alla quale partecipò anche il Proc. della Rep. Gaetano  De Bari. Ora, provo a spiegarmi meglio. Questa volta fortemente aiutato nelle ricerche sulla magistratura e politica, appresi dalle notizie su periodici, letture on-line, e appunti di  amici e colleghi giornalisti, cercherò di riferirVi, secondo quello che ho appreso come effettivamente stanno le cose su questo importante argomento, di cui stiamo parlando. La sera del meeting, sulla magistratura e potere politico, dopo le premature conclusioni, moltissimi graditi ospiti e Soci dell’uditorio da me interpellati mi  hanno confidato di non aver capito bene… di cosa si parlasse. A queste persone, forse con il loro  pensiero rivolto altrove, (a San Nicola) vedrò di essere elemento di comprensione e di ulteriore chiarezza.

Tutti i Relatori intervenuti  che hanno preso la parola, sono stati espressione di conoscenza, comunicazione e cultura, sul tema trattato ed esposto all’uditorio. Ma l’intervento dell’Assessore  Giovanni Marchetti, sarà trattato a parte, da una mia intervista concessa, alla quale, sarà pubblicata sul mio blog International:www.legestadellacavalleria.blogspot.com.

Orbene, non credo esista in realtà nessuno scontro politica-magistratura, né tantomeno ritengo che le polemiche tra il centrodestra e il centrosinistra centrino un fico secco con quello che sta succedendo. Esiste solo il potere in senso lato. Il potere non ha più colore politico e non è appannaggio esclusivo di nessuna categoria in particolare, né di matrice politica, né giudiziaria e tantomeno economico-informativa. E le maschere più astute, consapevoli di tale verità, quando vedono Berlusconi in chiara difficoltà, pur trovandosi in campo avverso, trovano il coraggio di giustificarlo, suscitando la stupore ingenuo di ignari sognatori e militanti. Tranquilli, non difendono Berlusconi, difendono se stessi.
La cosa importante è che una ristretta cerchia di persone controlli la società attraverso il posizionamento dei suoi uomini chiave nei punti decisivi della vita democratica. Destra, sinistra, politica, informazione, sono tutti termini che non significano nulla. Questo piccolo nucleo di oligarchi, interiorizzata la teoria di Tomasi di Lampedusa, periodicamente cambia affinché tutto resti uguale.

In verità, non si tratta proprio di una scelta, quanto di una valutazione fra due mondi che si sfiorano e che esprimono – nel bene e nel male – le istituzioni italiane. Da una parte abbiamo la casta della politica e dall’altra quella della magistratura. Se ci fosse davvero una scelta, questa infatti ci sembrerebbe decisamente molto ardua. Perché se la politica in noi è quella che inspira maggiore avversione, è anche quella che ci dà garanzia di maggior controllo sulla nostra vita sociale: in fondo i politici sono espressione delle nostre determinazioni, sono espressione della società civile, e il loro compito è soddisfare (almeno in teoria) i bisogni dei cittadini. Anche per questo, siamo decisamente più portati a sopportarne i privilegi e le contraddizioni, nonostante ci rodiamo di rabbia il fegato quando pensiamo ai loro stipendi, alle agevolazioni di cui godono, e a una previdenza che ognuno di noi sogna. Invece, dall’altro lato, abbiamo una magistratura che pur godendo sostanzialmente degli stessi privilegi, non è nostra espressione, non è in altre parole il riflesso e il prodotto della società civile. Il compito dei magistrati non è soddisfare i bisogni dei cittadini, se non quelli attinenti alla giustizia. Ma anche in questo soddisfacimento spesso e volentieri non sono poi così bravi: la lentezza burocratica del meccanismo giudiziario è tale che la giustizia diventa un’ingiustizia mascherata.
E allora, se una scelta fosse possibile, quale scelta? Credo non vi siano dubbi in proposito: la politica, fra i due mali, sembra essere quello minore; è quello maggiormente controllabile, perché è il nostro riflesso nello specchio della società. La politica fondamentalmente è un affare di tutti e alla quale tutti possono partecipare; la giustizia, invece, è un affare dei magistrati e di coloro che riescono a vincere il concorso pubblico.
Ma ecco più in sintesi, cari amici, le sostanziali differenze e comunanze tra magistrati e politici; differenze e comunanze che possono aiutarci a capire meglio questi due mondi, i quali  per lo più sono visti dai cittadini come espressione massima di potere e di privilegi.
Accesso alla magistratura e alla politica. Per diventare magistrato devi superare il concorso pubblico per selezione; è riservato a pochi: laureati in giurisprudenza con vari titoli professionali. Il concorso si può dare al massimo per tre volte. Per diventare un politico è sufficiente anche la quinta elementare e non ha né limiti di età, né di candidature. Alla carica di politico si accede tramite voto popolare.
Inamovibilità, durata e responsabilità. I magistrati sono inamovibili se non per provvedimento del Consiglio Superiore della Magistratura e sono soggetti solo alla legge; la carica magistratuale è perpetua (a vita). I magistrati non sono responsabili per gli atti posti in essere nell’esercizio delle loro funzioni e non esiste nessun meccanismo per censurarla in un qualche modo. Le cariche politiche hanno invece una durata limitata nel tempo, sebbene reiterabile tramite elezioni. Come i magistrati, i politici non sono responsabili per gli atti connessi alla loro funzione, ma la loro responsabilità è censurabile politicamente tramite il voto elettorale, seppur non abbiano alcun vincolo di mandato nei confronti dei loro elettori.
Potere d’indagine. I magistrati possono inquisire un politico, ma il politico non può inquisire un magistrato. Il magistrato può essere inquisito solo da un altro magistrato. Il politico può creare una commissione d’inchiesta parlamentare, ma questa non ha alcun potere sul magistrato, poiché tale potere spetta solo al C.S.M. Mentre il magistrato può indagare su un politico e vi sono limiti solo per determinati atti e sempre che non vi sia una condanna definitiva o la flagranza di reato.
Potere di ingerenza. I magistrati – tramite il C.S.M. – possono ingerirsi nell’attività legislativa attraverso prese di posizione e documenti politici volti a influenzare la decisione del Parlamento su leggi che interessano da vicino la magistratura. I politici, al di fuori della potestà legislativa, invece non hanno alcun potere di ingerenza sugli atti dell’ordine giudiziario, il quale – per costituzione – è soggetto solo alla legge. L’unica forma di ingerenza ammessa – che non è un’ingerenza – è la nomina dei membri laici del C.S.M. e di una parte dei giudici costituzionali.
Altri privilegi. I magistrati godono di stipendi parificati a quelli degli alti funzionari dello Stato o addirittura dei parlamentari (nei vertici della carriera: giudici costituzionali, giudici di cassazione); il loro sistema normativo è estraneo alla «privatizzazione» del rapporto di lavoro pubblico, attuato in questi anni, e il loro ordinamento è indipendente e autonomo. A loro non si applicano le norme sugli impiegati pubblici, ma solo quello sull’ordinamento giudiziario. I politici non sono dipendenti dello Stato e non sono soggetti ad alcuna normativa lavoristica. Si trovano al vertice delle istituzioni statali, poiché tutte le maggiori cariche dello Stato sono cariche politico-istituzionali, espressione come tali del Parlamento e dunque dei cittadini.
Non v’è dubbio che per quanto la politica esprima privilegi e malfunzionamenti, essa comunque è frutto delle scelte di un popolo: nel bene e nel male è espressione diretta dello «Stato comunità». La magistratura, invece, come concepita qui in Italia, è espressione dello «Stato apparato». Pertanto, diversamente dalla politica, che comunque è responsabile davanti ai cittadini che possono sanzionarla tramite il voto popolare, la magistratura, proprio perché non esprime cariche elettive, è irresponsabile davanti a quegli stessi cittadini. In altre parole, non esistendo l’accesso tramite carica elettiva limitata nel tempo, i magistrati non possono che rispondere dei loro errori e delle loro cattive scelte se non a loro stessi (il che accade assai molto raramente e quasi mai con effetti drastici e definitivi). Se in questi termini esiste un potere che esprime una «casta chiusa», ermetica e refrattaria all’esterno, questa è la magistratura. In questo senso, la politica può essere definita «casta aperta».

Infine, con un colto e poderoso intervento del Past Direttore International Dott. Sergio MAGGI, si è concluso il Meeting.