Ordini Cavallereschi Crucesignati

Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.

venerdì 11 aprile 2008

FESTA DELL'ESERCITO 2008

Pubblico su concessione del Comandante UNUCI Lombardia- certamente grazie Cordiali Saluti - Best Regards - Mit freundlichen Gruessen - mes meilleurs salutations Elio Pedica Cap. Elio Pedica Ceremony Manager & Webmaster of UNUCI Lombardia Via Bagutta 12 - 20121 Milano mobile 335.7693638 web: http://www.unucilombardia.org/ competizione "Lombardia"http://www.unucilombardia.org/unucilombardia/mainlombardia.htm email: unucilombardia@unucilombardia.org Sede: Via Bagutta 12, Milano tel./fax +39.02.76008863 Codice in materia di protezione dei dati personali (decreti legislativi 196/2003 e 188/2004)
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Comandante Pedica, posso pubblicare il Tuo pezzo: Festa dell'Esercito 2008, sul mio blog:www.corpomilitaresmom.blogspot.com - Cordialità, ten. comm. (cdo) Corpo Militare dell'ACISMOM - Dott. Pietro Vitale---------- Initial Header -----------From : "unuci lombardia" unucilombardia@unucilombardia.orgTo : Undisclosed-Recipient:, >Cc : "unuci milano segreteria" unucimilano@unucilombardia.org,"unuci milano presidente" presidente@unucilombardia.orgDate : Fri, 11 Apr 2008 11:21:55 +0200Subject : Fw: UNUCI Lombardia: Festa dell'Esercito 2008 - news importanti> Egregi colleghi,>> UNA OTTIMA NOTIZIA per chi viene da fuori.> Il Comando Militare Regionale Esercito può mettere a disposizione alcune > stanze da 2/3 persone nella foresteria del Comando per Ufficiali che > vengono da fuori per la notte del 3 maggio al costo di 15 euro.> Le stanze sono poche per cui chi primo arriva primo alloggia.> PRENOTAZIONI a questo indirizzo email prima possibile.> Non sono ammessi famigliari, solo Ufficiali.>> Per chi non si è ancora registrato si raccomanda di segnalare la propria > partecipazione indicando Grado, Specialità, sezione UNUCI di appartenenza.>> Al momento registrati per la compagnia di formazione: 44 Ufficiali e 5 > Amici UNUCI --> INSUFFICIENTE per quanto richiesto dal Comando --> > domanda: vogliamo perdere questa bella occasione di visibilità per > l'UNUCI, per le Forze Armate, per i nostri valori?>> Cerimonia del 4 maggio:>> Composizione stimata da confermare in base al numero reale di aderenti > alla manifestazione:> 1^ e 2^ compagnia: Ufficiali appartenenti alle specialità dell'Esercito > Italiano, al Corpo Militare della Croce Rossa, al Sovrano Militare Ordine > di Malta e rappresentanti di Marina ed Aeronautica> Terzo blocco: Amici UNUCI in uniforme da combattimento (policroma o > vegetata). Questa iniziativa sarà confermata solo al raggiungimento di un > numero significativo di adesioni.> Gruppo Bandiera: alfiere dell'Esercito e due ufficiali di scorta in grande > uniforme, uno di Marina e uno di Aeronautica>>> --------------------------------------------------------------------------------> Prova Generale c/o Reggimento Artiglieria a cavallo - sabato 3 maggio ore > 10-14> E' prescritta l'uniforme da combattimento con sciabola per la prova dei > movimenti. Facoltativa l'ordinaria.> Sarà a disposizione una stanza per cambiarsi e il parcheggio interno per > le autovetture.> L'autorizzazione all'uso dell'uniforme è limitata all'interno della > caserma>> -------------------------------------------------------------------------------->>> Per la cerimonia di prescrizione> a.. Grande Uniforme Ordinaria invernale con sciarpa, sciabola, > decorazioni, guanti di pelle> a.. Copricapi: berretto rigido, Piumetto, Cappello Alpino, Chepì, Basco > Amaranto per i Paracadutisti, Basco nero per la Cavalleria, il tutto > secondo regole/consuetudini di arma, corpo, specialità>> Altre notizie:> a.. Non c'è vincolo geografico. Iscritti non appartenenti alla > Circoscrizione Lombardia sono sin invitati a partecipare e benvenuti. In > precedente email è stato allegato invito ufficiale per la trasmissione ai > propri Presidenti di Sezione.> b.. Informazioni e iscrizioni saranno veicolate esclusivamente tramite > questo indirizzo email. Non saranno spedite comunicazioni via posta.> c.. L'autorizzazione all'uso dell'uniforme è limitata all'interno della > caserma per gli addestramenti e per tutta la durata della cerimonia il > giorno 4.> d.. Per chi non volesse sfilare in GUI, è possibile sfilare in borghese > con copricapo di specialità dietro le bandiere della propria Associazione > d'Arma e dell'UNUCI.> L'obiettivo dichiarato è raggiungere le diecimila presenze in Piazza > Duomo.> e.. Per altre eventuali informazioni siete pregati di chiamare nei > giorni feriali alle 02.76008863> PS. mi scuso anticipatamente con chi non fosse in alcun modo interessato > se riceverete molte email sull'argomento. Non sono grado di discriminare > tra gli interessati o meno; l'evento è un fatto importante per Milano e la > Lombardia ed è necessario che sia fatta massima informazione. Per ragioni > di tempo, non rispondo singolarmente ma con queste email che metto a > fattor comune> Grazie>>>> Cap. Elio Pedica> Ceremony Manager & Webmaster of UNUCI Lombardia> Via Bagutta 12 - 20121 Milano> mobile 335.7693638> web: http://www.unucilombardia.org/> competizione Lombardia 2008> http://www.unucilombardia.org/unucilombardia/mainlombardia.htm> email: unucilombardia@unucilombardia.org> Sede: Via Bagutta 12, Milano> tel./fax +39.02.76008863> Codice in materia di protezione dei dati personali (decreti > legislativi 196/2003 e 188/2004)> La presente email costituisce contestualmente richiesta di > autorizzazione ad inviare via email informazioni di tipo istituzionale.> I destinatari possono in ogni momento esercitare i diritti di > accesso, rettifica, aggiornamento e integrazione, cancellazione > dell'indirizzo email come previsti dall'art. 7 del Codice in materia di > protezione dei dati personali - legge 27 luglio 2004, n. 188.> Gli indirizzi e-mail presenti in archivio provengono da richieste di > iscrizioni/informazioni a noi pervenute, elenchi, atti o documenti > conoscibili da chiunque o pubblicati su internet (art. 12 ed art. 20) e > vengono utilizzati solo per fini istitutivi.> Qualora il messaggio in parola Le fosse pervenuto per errore, La > invitiamo ad eliminarlo senza copiarlo e a non inoltrarlo a terzi, > dandocene gentilmente comunicazione.> Per essere cancellati immediatamente in qualsiasi momento fate il > reply, specificando "cancellazione". 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giovedì 10 aprile 2008

APPELLO ALLA RAGAZZA SCOMPARSA

Tutti sono invitati ad esporre a finestre e balconi striscioni o lenzuoli con la scritta
Salvate Pippa Bacca
Passa parola
Missing person - please circulate
(In allegato, un'altra fotografia e il Comunicato del Sen. Mantovano).
Un’originale performance artistica che si sta trasformando in un inquietante giallo. Con l’attivazione del ministero degli Esteri e una famiglia in grande apprensione. Da quando Giuseppina Pasqualino di Marineo, 33 anni, in arte Pippa Bacca, sembra essere sparita nel nulla. Le ultime notizie di sé le ha date al suo fidanzato lunedì 31 marzo, si trovava vicino a Istanbul. Oggi, dopo una settimana, la scomparsa è stata comunicata ufficialmente sul blog che seguiva in tempo reale con foto e video le tappe del suo viaggio e sul Corriere della Sera. Pippa Bacca è un’artista milanese, nipote di Piero Manzoni, passato alla storia per la Merda d’artista. L’8 marzo è partita da Milano con un’altra artista, Silvia Moro, per il progetto “Spose in viaggio”. Vestite da sposa con abiti di Byblos, le due ragazze dovevano visitare chiedendo passaggi i Balcani e il Medio Oriente, con destinazione finale Israele e la Palestina. “Un inusuale gesto di pace, il sogno”, annunciava alla partenza bridesontour.fotoup.net, “di percorrere in autostop i paesi che sono stati sconvolti da guerre recenti e non sempre completamente sedate. Il viaggio non sarebbe il normale viaggio di due viaggiatrici ardite, ma il viaggio di due bellissime spose vestite per un matrimonio che forse è già avvenuto o che non avverrà o forse è rappresentato dal viaggio stesso”. Silvia e Giuseppina si erano separate a Istanbul, dandosi appuntamento per sabato a Beirut. Dalla mattina del 31 marzo però Pippa Bacca non ha più comunicato coi suoi familiari, fino a venerdì scorso il suo cellulare squillava a vuoto. Un camionista, amico di persone che l’hanno ospitata, ha detto di averla notata a Gebze, a sud di Istanbul, sempre sette giorni fa. Giorno in cui la 33 enne ha anche comprato con la carta di credito i biglietti aerei per il ritorno. Sono state allertate le autorità diplomatiche di Turchia e Siria, le ricerche negli ospedali non hanno dato esito e tre giorni fa la famiglia ha avvisato il ministero degli Esteri. Giuseppina viaggiava spesso in autostop, in Europa e America. La Turchia non le dava preoccupazioni. “Nella speranza che la mancanza di comunicazioni si debba a un contrattempo tecnico o di altra natura e niente più”, scrive ancora il blog, “d’accordo con la famiglia di Pippa abbiamo deciso di usare questo spazio per chiedere informazioni utili a ritrovarla a chiunque possa fornirne. Ulteriori approfondimenti si posson trovare su: http://bridesontour.fotoup.net/ Giuseppe Manzoni di Chiosca.
Tratto da La Circolare Spigolosa.

martedì 8 aprile 2008

E' STATO ELETTO IL GRAN MAESTRO DELL'ORDINE DI S. GIOVANNI DI GERUSALEMME

IL 79° GRAN MAESTRO DELL'ORDINE DI MALTA

Roma, 11 marzo 2008 E’ Fra’ Matthew Festing, 58 anni britannico, il 79° Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta. E’ stato eletto questa mattina dal Consiglio Compito di Stato, riunitosi per questo scopo nella Villa Magistrale dell’Ordine a Roma.Dopo l’elezione, e dopo avere accettato la carica, il nuovo Gran Maestro ha prestato giuramento di fronte al Consiglio Compito di Stato e al Cardinalis Patronus dell’Ordine Pio Laghi, entrando così nella pienezza dei suoi poteri.Succede a Fra’ Andrew Bertie, 78° Gran Maestro dal 1988 al 2008, scomparso a Roma lo scorso 7 febbraio.Il nuovo Gran Maestro ha dichiarato di voler proseguire l’opera del suo predecessore. Fra' Matthew conosce bene l’Ordine, per esserne da 15 anni il Gran Priore d’Inghilterra, fin dalla ricostituzione del Gran Priorato nel 1993. In questo ruolo, ha condotto missioni di assistenza umanitaria in Bosnia, Serbia, Croazia e Kosovo e guida ogni anno la delegazione della Gran Bretagna all’annuale pellegrinaggio dell'Ordine a Lourdes con i malati.Nato a Northumberland nel 1949, il nuovo Gran Maestro ha studiato ad Ampleforth e al St John's College di Cambridge dove si è laureato in storia. Esperto di arte, ha svolto la sua attività professionale in una casa d’aste internazionale. Da bambino ha vissuto in Egitto e a Singapore, dove era assegnato suo padre il Field Marshal Sir Francis Festing. Discende dal Beato Adrian Fortescue, cavaliere di Malta, martirizzato nel 1539. Fra’ Mattew Festing ha servito nei Granatieri, dove ricopre il grado di colonnello nella riserva. E’ stato insignito del grado di ufficiale dell’Ordine dell’impero britannico dalla Regina Elisabetta II, della quale è uno dei rappresentanti nella contea di Northumberland.E' entrato a far parte del Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1977, diventandone un Cavaliere Professo di voti perpetui nel 1991.Appassionato di arti decorative e di storia, è conosciuto per la sua conoscenza enciclopedica della storia dell’Ordine di Malta.Fonte - Ordine di Malta, 11 Marzo 2008-Pubblicato da Ofiuco 2.42

LOGGE TICINESI IN CRESCITA

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Notizia del 10/05/2004 - 03:20 TICINO Logge Massoniche in crescita
di Joe Pieracci LUGANO - La prima Loggia Massonica moderna è stata fondata in Inghilterra il 24 giugno del 1717 dal pastore protestante James Anderson e dai suoi amici John Desaguliers, avvocato, e John Montagu. L'idea era quella di proporre agli uomini le regole d'una condotta morale che realizzassero il buon comportamento dei singoli, la dignità collettiva, il rispetto della legge e della fede, il reciproco soccorso. Si scelse di concretare queste idee attraverso un simbolismo, puntando al modello delle libere confraternite di muratori dei tempi antichi. Ciò perché i muratori s'erano dati dei mirabili statuti per codificare il tramandarsi dei canoni della loro arte: la più concreta e positiva tra tutte, quella del costruire, del calcolare, dell'innalzare la casa dell'uomo e il tempio di Dio. Le associazioni dei liberi muratori, avevano mantenuto un discreto potere anche per le capacità costruttive, i cui segreti custodivano gelosamente, tramandandoli da maestro costruttore a maestro, in un'epoca nella quale non esistevano trattati di tecnica delle costruzioni. I maestri muratori, dunque, con il passare degli anni e il progredire delle scienze, avevano dovuto conferire soprattutto un valore ideale ai loro strumenti e alle loro regole, divenuti poco per volta dei simboli: e proprio a questi si rifaranno Anderson e soci. In inglese muratore si dice macon. Le antiche corporazioni riunivano i liberi muratori, i free macon. Donde il nome, in italiano, di framassoni. E da lodge, il luogo delle riunioni, il corrispettivo italiano di loggia. L'idea di questi primi fratelli di loggia ottiene subito un gran successo, tanto che in breve sorgono Logge Massoniche in tutto il mondo. Le sorti della Massoneria, però, secondo i luoghi e i governi, sono mutevoli. In Ticino, in questo momento, la Massoneria è in crescita.In cifre: Logge Massoniche in Svizzera e in Ticino
"La Gran Loggia Svizzera Alpina (GLSA) - ci spiega Mauro Pedretti, che ne è membro del Comitato Direttore - raggruppa tutte le Logge regolari esistenti in Svizzera, cioè circa 80 Logge. Attualmente il numero totale dei membri di queste Logge è di circa 3800 membri. Il numero totale dei nostri membri è in leggero calo negli ultimi 10 anni anche se regionalmente vi sono delle tendenze inverse. In Ticino abbiamo 5 Logge, 3 nel Luganese, una nel Locarnese ed una nel Bellinzonese. In totale abbiamo attualmente in Ticino circa 250 membri. E il numero dei membri, in Ticino, ha registrato negli ultimi 10 anni una leggera, ma costante crescita".In cifre: anche i Club in leggera crescita
In Svizzera il Rotary Club conta circa 9'300 affiliati suddivisi in 168 club. Il Lions Club, che è invece la più grande associazione di servizio al mondo, con 1,5 milioni di soci, in Svizzera conta 7'500 membri ripartiti su 214 club. I Kiwanis Club sono in tutto 5'700 membri suddivisi in 170 Club*. "I Lions in Ticino - ci spiega Luca Zorzi, Zonenchairman dei Lions - contano un totale di 360 membri, suddivisi in 6 sezioni. Il numero dei soci é pressoché costante, considerato che dimissioni e ammissioni si equivalgono. E' incoraggiante rilevare un interessamento al movimento lionistico di giovani professionisti nella fascia d'età 30/40 anni".Il Rotary Ticino è il secondo club dopo i Lions con circa 330 soci, ma ci sono sempre nuove entrate in corso ed il numero dei membri è leggermente in crescita.Il Kiwanis Ticino, con oltre un centinaio di soci, è invece quello meno rappresentato. Il numero dei soci è costante*. La differenza tra i Club (Rotary, Lions e Kiwanis) e la massoneria
"I Club - precisa Alberto Menasche, Gran Maestro della Gran Loggia Svizzera Alpina - sono associazioni di servizio e fanno soprattutto filantropia. La Massoneria invece è un'ordine iniziatico, un'alleanza. I nostri statuti la definiscono un'associazione di uomini liberi che fa risalire le sue origini alle corporazioni e alle confraternite del Medioevo. L'obiettivo della massoneria consiste nel migliorare l’uomo e attraverso di lui le società nelle quali vive. Con miglioramento s’intende un’elevazione e uno sviluppo morale e ideale nonché umanistico, conseguibili con un costante lavoro di ricerca su se stessi. L'approccio tra i club di servizio e la Massoneria è completamente diverso. Non di meno, anche noi cerchiamo di fare della filantropia, ma in maniera più discreta". La curiosità Ammissione alla Loggia Massonica, il rito d'entrata: fedeltà eterna a occhi chiusi. Quando giurano fedeltà alla Massoneria i candidati ignorano il nome dei loro futuri fratelli. O almeno di quelli che negano pubblicamente l'appartenenza alla loggia. Per accogliere un nuovo adepto, i massoni si danno la mano in cerchio. Il candidato viene messo in mezzo con gli occhi bendati. Tenendosi per mano i massoni recitano tra l'altro (...) È questo è quello. Non possono dire che cosa. Perché tanti grandi uomini della nazione indossino i grembiuli per diventare tutt'uno con un massone libero e accettato. Grandi re, duchi e signori hanno imposto con le loro spade di mettere i nostri misteri in buona grazia e non si sono mai vergognati di sentirsi chiamare come massoni liberi e accettati (...) Perciò diamoci la mano stando saldi l'un l'altro. Siamo felici e sorridiamo (...)". Dopo aver giurato fedeltà, al candidato viene tolta la benda. Vede così per la prima volta le persone che ha promesso di aiutare in eterno come fratelli*.NOTA: per i capitoli contrassegnati con un asterisco (*) la fonte è L'Inchiesta.
Tratto da www.tio.ch

IL CASO PETER ARKADEVIC STOLYPIN

di Gaetano Marabello (Presidente del Comitato Scientifico del Blog).

“Stolypin: chi era costui?” si chiederebbe un pò stralunata una marea di persone, cui venisse posto il dilemma di dare una collocazione storica a questo nominativo. Alla stregua di Don Abbondio alle prese col nome di Carneade, ognuno fingerebbe di scandagliare le meningi per concludere infine con le braccia sconsolatamente aperte in segno di resa. E allora, poiché c’è da scommettere che la figuraccia non risparmierebbe persino qualche docente di storia, non ci resta che salutare con soddisfazione il recente studio che, per i tipi di Controcorrente di Napoli, il dottor Bruno Tarquini ha voluto dedicare al personaggio. Diciamo subito che l’oggetto della ricerca riguarda una di quelle figure destinate a finire nel dimenticatoio della storia ufficiale, per le loro idee non in sintonia con il modo di vedere corrente. Per Stolypin ne è prova l’assoluta mancanza di siti a lui dedicati su Internet, mentre anche dal punto della produzione libraria non si segnalano che sporadiche biografie, mai tradotte da noi, come quelle curate dal suo pronipote Dmitrij Stolypin o da Abraham Ascher.
Proviamo qui a capire le ragioni dell’ostracismo, dicendo subito che Stolypin cercò di attuare un programma di riforme che, se fosse giunto a termine, avrebbe forse risparmiato alla Russia zarista gli orrori del bolscevismo. E questa può essere di per sé una prima risposta. Ma vi sono altri elementi che giova considerare. Discendente da antica famiglia nobile, egli non volle tuttavia fregiarsi del titolo di conte che Nicola II gli conferì, mostrando già con questo gesto di qual tempra fosse. Uomo di grande modestia, si nutrì del contatto diretto con il popolo che non considerò mai “un mito con la maiuscola”, per dirla con Julius Evola, “ma una somma di individui reali”. In sostanza, anziché pretendere di rappresentare i bisogni di un popolo bazzicato al massimo a livello cerebrale da illuministi e giacobini d’ogni sorta, Stolypin volle raccogliere dalla viva voce dei contadini tutte quelle delusioni ed aspettative, che in quel momento ne facevano un combustibile pronto ad infiammarsi al primo soffio rivoluzionario. Ebbe così modo di elaborare sul campo soluzioni che possono apparire addirittura paradossali per la loro arditezza, visto che cercavano di conciliare con la modernità una visione feudale indirizzata a beneficio dell’intera nazione, anziché di pochi. Essendo nato nel 1862, e cioè ad un anno dall’abolizione della servitù della gleba ad opera di Alessandro II, aveva avuto modo di toccare con mano i problemi provocati nella società russa dalla riforma. Il decreto del 1 marzo 1861 non produsse infatti miglioramenti significativi per la maggior parte dei suoi destinatari (contadini e feudatari), che videro frapporsi tra di loro le Comunità rurali (Mir) nelle vesti di detentrici pro tempore dei fondi rustici. Anche se era possibile il riscatto delle terre, l’indebitamento dei contadini durava interi decenni, con l’aggravante che spesso toccavano loro in sorte particelle poco omogenee e meno estese di prima. Tra l’altro, era persino svanito ogni minimo impegno a coltivare gli appezzamenti da parte dei contadini, i quali alla fine se li vedevano portar via dai Mir che li assegnavano ad altri.
Stolypin ebbe occasione di fare le sue prime esperienze a Kovno, dove fu assegnato col grado di maresciallo di nobiltà nell’ultimo decennio del XIX secolo. Qui applicò per la prima volta i suoi programmi, che miravano ad eliminare l’intermediazione dei Mir permettendo ai contadini di trasformarsi in proprietari terrieri in poco tempo. I successi riportati gli fruttarono nel 1903 la nomina a governatore di Saratov, che costituiva la classica gatta da pelare per via dei continui tumulti innescati dalla miseria. Cooptato tre anni dopo come ministro dell’interno, subito dopo divenne primo ministro in concomitanza con la crisi che contrappose i fautori dell’autocrazia zarista ai sostenitori dei poteri legislativi dell’Assemblea legislativa (Duma). Stolypin aveva ormai capito che l’unico espediente capace di affrancare i contadini dall’abbrutimento, sottraendoli nel contempo alla propaganda sovversiva, era quello di mettere a loro disposizione “un lotto di terra, dapprima provvisoriamente a titolo di esperimento e in seguito definitivamente in piena proprietà”. Secondo Emmanuel Malynski, egli mirava a “costituire una società personalistica e decentralizzata, basata sulla proprietà privata”, che era l’opposto di quella “centralizzata e collettivizzata, basata sul capitale privato”. Era altresì convinto che le rendite agrarie dovessero essere impiegate nella stessa terra per migliorarla, anziché essere affidate all’anodina speculazione bancaria. Voleva di conseguenza che le proprietà più estese fungessero da centri d’attrazione per quelle minori, costituendo il nucleo iniziale di un’industrializzazione in grado di resistere alla penetrazione della finanza internazionale. Si muoveva in sostanza su un piano diametralmente opposto a quello che invece aveva sin lì battuto un altro primo ministro, quel Sergeij Julevic de Witte che, spalancando le porte della Russia all’invasione dei capitali francesi, aveva avviato un tipo d’industrializzazione di stampo capitalistico con quanto di negativo ne conseguiva. Come notò Evola negli anni Trenta, Stolypin, lungi dal voler realizzare forme di socializzazione o di statizzazione, auspicava tra latifondi e piccole proprietà “un sistema di scambi e di prestazioni reciproche”, destinate “ad abolire sia la proletarizzazione che la tirannide del capitale” e a creare di fatto un ordinamento autarchico. In definitiva, egli preconizzava un regime di proprietà immobiliare che, estendendosi anche allo sfruttamento del sottosuolo, avrebbe dato l’avvio ad un sistema a circuito chiuso orizzontale e verticale, in cui il credito si sarebbe ammortizzato da sé attraverso la reciprocità dei servizi. E le stesse crisi di superproduzione, che generano miseria nel sistema capitalistico, si sarebbero trasformate nell’opposto col sistema di Stolypin. Come si vede, egli, essendo tra l’altro sostenitore di uno “Stato cristiano” le cui leggi dovevano ispirarsi al precetto divino, si discostò completamente dai principi che avevano preso piede altrove dopo la Rivoluzione francese. Presentò allora un disegno di riforma agraria, che però incontrò nella Duma resistenze così forti da indurlo a scioglierla anticipatamente. Ottenuta un’assemblea meno ostile, condusse in porto il suo progetto di soppressione dei Mir a fronte della creazione di una classe di piccoli proprietari terrieri (kulaki), sostenuti da un’apposita Banca agraria. Ciò gli permise nel giro di pochissimo tempo di iniziare la colonizzazione degli immensi territori orientali, che la Transiberiana costruita dal de Witte aveva ignorato. Stolypin ne fece estendere il percorso attraverso le ricche lande del Sud della Siberia, che, pur vantando un’estensione addirittura superiore alla nostra Europa, erano pressoché deserte per mancanza di vie di collegamento. Però, affinché il programma potesse realizzarsi, occorreva che venisse assicurato al paese un periodo continuativo di pace, che lo Stesso Stolypin quantificò in un ventennio. Di conseguenza, s’impegnò a realizzare questa condizione indispensabile. Ciò lo costrinse ad adottare il pugno di ferro all’interno contro i movimenti terroristici anarchici e nichilisti, mentre in politica estera cercò di evitare all’occorrenza il ricorso alle armi, facendosi propugnatore sin da allora di un organismo internazionale capace di dirimere i casi più gravi di controversie tra Stati. Nella difesa del suo programma, non disdegnò mai di misurarsi in Parlamento dove ingaggiava coraggiosi scontri dialettici che volevano convincere gli scettici della necessità di creare attraverso i proprietari-contadini la classe portante del regime zarista. Oltre che dagli avversari, non fu però capito neanche dai conservatori più accesi, che mal tolleravano la presenza di organi elettivi che mettevano in ombra i poteri dello zar. Il 1 settembre 1911, mentre assisteva a Kiev ad una rappresentazione teatrale, fu abbattuto dalla rivoltella di un attentatore di nome Bogrov che riuscì là dove avevano fallito tanti altri terroristi in precedenza. La sua scomparsa sembrò preannunziare quella dei Romanov, che di lì a poco si sarebbero irrimediabilemte invischiati nel primo conflitto mondiale che ne segnò la tragica fine. Anche se il delitto portò all’immediato arresto dell’omicida, le indagini non riuscirono o non vollero risalire ai mandanti. Sicché, mentre è certo che con il grande statista moriva pure il suo sogno, ancor oggi resta in ombra chi abbia armato la mano del suo assassino. Certo, furono in molti, forse in troppi, a desiderarne la morte. E tutti appartenevano stranamente a fronti opposti che andavano da quello della sovversione per finire a quello della reazione. Gli antisemiti non mancarono di sottolineare che Bogrov era ebreo. Crediamo che questo particolare non possa esser messo in rapporto con una qualsivoglia attività dell’ucciso in senso razzista. Seppure la pregiudiziale antigiudaiuca non difettasse in alcun ambiente dell’epoca, la politica di Stolypin non ne fu influenzata. Risulta anzi dalla Piccola Enciclopedia giudaica del 1976 che, appena sei mesi dopo la sua nomina a premier, Stolypin presentò inutilmente alla Duma e allo stesso zar una risoluzione che mirava a sopprimere alcuni divieti che discriminavano gli ebrei. Ci riprovò in seguito alla chetichella con misure amministrative, tirandosi addosso le ire dei partiti razzisti tanto che l’Unione del Popolo Russo finì per sedersi all’opposizione parlamentare. I suoi tentativi non furono però apprezzati neanche da una parte del mondo ebraico, che non gli perdonava la “nazionalizzazione del credito” di cui s’è detto. Come ha ben rilevato Bruno Tarquini, altre sono le ragioni dell’omicidio. Esse vanno ricercate nelle qualifichedell’attentatore tanto di “membro del partito rivoluzionario socialista” quanto di informatore della polizia dell’attentatore. Il che fa intuire che “l’attentato fu esclusivamente di natura politica”. E’ probabile che, salvo imprevisti colpi di scena dovuti al rinvenimento di qualche documento sconosciuto, la verità non si sappia mai. Resta però scontato che qualcuno volle far pagare a Stolypin il coraggio mostrato nell’avventurarsi nel mare aperto di riforme tanto contrastate. Il 27 aprile 1911, poco prima della morte, Stolypin rivendicò “la politica viva e determinata” sin lì condotta, concludendo che non vi fosse “peccato più grande per chi è al potere di declinare vilmente la propria responsabilità”. Un epitaffio perfetto per la sua tomba oggi negletta perché egli percorse con coerenza la strada intrapresa. In fondo, l’attendeva la canna fredda d’una pistola.