Ordini Cavallereschi Crucesignati

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giovedì 3 agosto 2017

...QUESTO INQUIETANTE FENOMENO SOCIALE E CULTURALE MATURA INFATTI....NEL SILENZIO DELLE CONNIVENZE, ANCHE ALL'INTERNO DELLE ABITAZIONI. DOVE SI CONSUMANO SPESSO I PIU' ATROCI DELITTI.



                                   DONNE : STOP ALLA VIOLENZA!
                                              di Antonio  Laurenzano    
Violenza sulle donne, una strage senza fine! Non c’è giorno in cui non si registri un fatto di cronaca che riaccende i riflettori su questa drammatica emergenza sociale. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. “Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità occorre riconoscerla, occorre combattere il silenzio”.  Questo il messaggio emerso da un Convegno nazionale Lions. La prevenzione dunque quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza sulle donne.  Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a “tacitare”  la propria coscienza e  a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei  predatori di sogni.
Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti  lentamente e inesorabilmente nel silenzio più … assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e  desideri.  Svaniscono miseramente  nella paura le illusioni i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata! Una vita segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima!
Sono dati allarmanti quelli relativi agli omicidi delle donne nel nostro Paese, nonostante la legge dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano (peraltro con colpevole ritardo) sulla base delle “prescrizioni” della Convenzione del Consiglio d’Europa di Istanbul del maggio 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.  In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa. Solo lo scorso anno, secondo i dati del Ministero della Giustizia, sono state 120 le vittime ammazzate da un marito, da un fidanzato o convivente. Nel primo semestre di quest’anno le donne uccise per mano maschile sono più di trenta! Dalle violenze domestiche allo stalking, dall’insulto verbale alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita.  Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate: occorre una risposta d’amore alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” per sconfiggere la sopraffazione e la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso!
Una fotografia davvero impietosa! Una mattanza che non può più essere tollerata in un Paese civile. In un contesto sociale patriarcale, la violenza domestica non viene sempre percepita come un crimine, persiste la percezione della “legge del più forte”. Occorre intervenire in tempo perché “la violenza sulle donne, di tipo fisica, sessuale, psicologica e spirituale  è uno dei fenomeni sociali più nascosti, la punta dell’iceberg dell’esercizio di potere e controllo dell’uomo sulla donna, ed è collegata con altre importanti problematiche con effetti devastanti.”
E’ fondamentale dunque aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza che ad oggi rimane un problema di “parole non dette”, secondo Alberto Pellai, ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, per  creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. Uscire dalla violenza è possibile attraverso una generale presa di coscienza che approdi al pieno riconoscimento dei diritti umani e della dignità di ogni individuo. L’amore si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze!  

     

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