ELEZIONI E
TIMORI EUROPEI
di Antonio Laurenzano
Fra promesse e invettive, si
avvicina in un clima di incertezza il voto del 4 marzo. E sulla movimentata vigilia
elettorale è suonato l’allarme dell’Europa per le incognite legate alle
prospettive economiche e politiche . Il commissario Ue agli Affari economici
Pierre Moscovici, che distribuisce le “pagelle di stabilità” ai Paesi
dell’Unione, ha parlato di “rischio politico in Italia per l’Ue” per la spregiudicatezza
dei partiti nel promettere tagli e sconti fiscali non compatibili con il
precario quadro di finanza pubblica del Paese. Gli hanno fatto eco Christine
Lagarde, Presidente del Fondo monetario internazionale, che ha sottolineato “i
rischi associati all’incertezza politica” per il nostro debito pubblico in
continua crescita, e in settimana, al World Economic Forum di Davos, il segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa:
“scegliere fra chi propone di andare avanti sulle riforme e chi dice no a tutto
senza fare proposte vere”.
L’Europa, in particolare, ci
guarda con attenzione. Nessuna indebita intrusione di Bruxelles nella campagna
elettorale, ma “legittima preoccupazione di salvaguardare la stabilità della
comune casa europea”, già minacciata dal
difficile negoziato Brexit, oltre che dalla fuga in avanti del nuovo governo
austriaco in rotta di avvicinamento con la “banda dei quattro” di Visegrad (Polonia,
Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) che frenano il processo di integrazione
europea. A livello comunitario si teme che dalle urne, alle prossime elezioni, difficilmente usciranno
condizioni di governabilità in linea con gli impegni presi dall’Italia con i
Trattati europei, dai criteri di Maastricht, al patto di stabilità, al fiscal
compact. E sui parametri Ue è scontro fra le forze politiche per alcune delle
quali “i vincoli europei sono una gabbia” che sarà necessario aprire per mantenere le tante promesse fatte in
campagna elettorale, in primis la flat tax, alla ricerca di copertura. A meno
che non intervenga la … “fatina blu” ad assicurare le adeguate risorse
finanziarie.
Ma sforare deficit, debito e
spesa pubblica, se può essere funzionale a catturare voti, comporta molteplici
rischi. Non solo quelli legati alla instabilità economica e finanziaria e alle
speculazioni dei mercati con
ripercussioni sullo spread e conseguenti ricadute sul debito, ma anche
rischi di natura politica. L’Italia, terza economia della zona euro, si avvierebbe
verso una pericolosa deriva isolazionistica, allontanandosi dall’originario progetto
politico europeo che aveva contribuito a disegnare. Le divergenze economiche,
in una unione monetaria, difficilmente possono coniugarsi con la coesione
politica.
In tale contesto di precarietà si
inseriscono i timori di Bruxelles nella consapevolezza che per l’Italia, appena
uscita dalla grave crisi finanziaria e recessiva dell’ultimo decennio,
abbandonare una politica fiscale prudente, con una spesa pubblica in deficit,
vorrebbe dire vanificare gli sforzi fatti da famiglie e imprese per superare la
crisi. E se, in un Paese super indebitato come il nostro, mancano certezze di
copertura, il buco di bilancio potrebbe causare nuove rovinose cadute con danni
per quegli stessi cittadini ai quali, con ricette miracolistiche, si chiede ora il voto. Un voto che
non potrà essere considerato una licenza per scommettere con inquietante
leggerezza sul futuro del Paese! Accantonare dunque ogni facile populismo e
guardare con realismo i conti pubblici e il quadro economico generale per realizzare
programmi seri e concreti proiettati verso una dimensione europea che implicano
azioni di governo coraggiose e credibili. E la priorità non potrà che essere
l’abbattimento del debito e una robusta spending review!
L’Europa si appresta a rimettersi
in moto e la svolta politica tedesca prepara il rilancio dell’Unione in sintonia
con la Francia. Un input per la riforma dell’Eurozona, punto di partenza per
una maggiore integrazione europea per alcuni partner accanto alle “velocità
diverse” per altri. Lasciare le sorti dell’Ue nelle mani frano-tedesche sarebbe
un atto autolesionistico, una scelta fortemente miope sul piano politico.
L’Italia deve ritrovare in fretta la sua dignità europea di Paese fondatore, di
Paese che tanto ha fatto per i flussi migratori. E’ tempo di una proposta forte
sull’Europa, anche in termini di cambiamento, e non dei soliti riti accusatori
e delle solite sterili lamentele farcite
di demagogia e prive di memoria storica. Sull’asse Berlino-Parigi corre il
futuro dell’Unione, compresa la difesa comune e la questione dei migranti. Idee
ambiziose per uno scenario di grandi prospettive. E l’Italia non potrà rimanere
dietro le quinte a causa di un anacronistico provincialismo sul quale i nostri
ondivaghi leader dovrebbero riflettere molto più seriamente, superando
interessi di bottega e uno strumentale antieuropeismo.
Nessun commento:
Posta un commento