Ordini Cavallereschi Crucesignati

Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.

giovedì 3 maggio 2012

IN RICORDO DI ROBERTO CHIUSOLO-TOGA D'ORO DELL'AVVOCATURA

Bari 28 luglio 2010 - Chiesa del "Sacro Cuore" “dal frutto conoscerai l’albero” (Vangelo San Luca 6,43)
(di Pietro Vitale)
Non posso non ricordare un uomo di grandissima moralità, di fede, colto, amico, solidale e collega giornalista: il N.H. l’Avvocato Roberto Chiusolo, Toga d’oro dell’Avvocatura. Dedicandogli un preziosissimo spazio nel mio blog International: http://legestadellacavalleria.blogspot.com , che si legge in tutto il mondo, un suo scritto, tratto da “La Lettura”, supplemento mensile letterario del Corriere della Sera)
Alla festa della patrona venivano i bandisti, nei traballanti autobus celesti, che si fermavano vicino a casa mia, alle scuole elementari del paese. I giovanetti, superbi nelle pretenziose giubbe di panno nero, a doppio petto, scintillanti in una apoteosi di cordoncini e bottoni di oro passeggiavano per le strade principali gittando roventi promesse alle più elette bellezze, paesane; e noi, la sera, - ho come felici – salivamo sull’autobus polveroso di luna e facevano i rumori del veicolo in corso, nella stradetta che porta al convento dei Capuccini. Io ero autista o direttore d’orchestra. Di regola - pensavamo – un complesso musicale in viaggio che fa? Suona. Dunque: forza, ragazzi! E i ragazzi imitavano il fliscorno tenore, l’ottavino in re, il clarone, il fagotto, il basso ad ance: Enea era specializzato nell’imitare lo squillante triangolo per il coro degli Zingari del Trovatore. Fuggivano - con la macchiana immobile, - mentre la luna giocava a rimpiattino col vento, nell’autunnale nostalgia del mare, verso la borgata della felicità infantile. Pepè, pepè!!!!!!!!!! L’autista avvertiva un incauto pedone immaginario… Il giorno dopo eravamo amici dei giovanotti dalla giubba a doppio petto. Mi entusiasmava specialmente il batterista: era quello - secondo me – che s’imponeva per la possanza degli strumenti. Se dal palco dell’orchestra mi faveva l’occhiolino, io arrossivo commosso – tra gli sparuti distinti degli anziani signori e la straripanti cravatte dei giovani repubblicani e sussurro agli amici: “ E’ Biagio!” La mattina i professori svegliavano gli strumenti e noi stavamo a sentire – pavoneggiandoci con i loro cheppì – e ci nascondevamo negli armadi quando giungeva il maestro. Il maestro era l’orco: dormiva nell’unico albergo. Un orco mi regalò delle caramelle.
La sera si viaggiava nell’autobus per andare lontano lontano. Dove? Lontano, con la nostra fantasia! Nessuno di noi aveva viaggiato sin dall’ora. Era più bello viaggiare così sotto la luna, che giocava a rimpiattino dietro le nubi, col terrore del bidello della scuola. Sentivamo sempre, anche nel frastuono delle più violente marce, la sua voce di lupo manaro: “Sei stato tu!” Viaggi che facevano nelle stelle, cantando “Tu non sai quanto soffri…” o suonando la marcia trionfale dell’Aida. Quando arrivava il secondo corpo musicale era un’altra festa. Ancora amicizie, ancora viaggi. Si preferiva il nuovo autobus. E le liti scoppiavano. “Sono più bravi quelli di Gioia” – “Chiacchire, lo dici perché sei amico di Nicolino”. – “Bugiardo. Già tu non hai mai capito un’acca di musica: di musica artistica” – “Michele ne vuole dieci di Nicolino” – “Cosa c’entra! Dalla musica alle mani, ma dieci te ne do io”. E poi? Poi siamo diventati uomini d’un tratto e ci siamo sorpresi a pensare. Le bande non viaggiavano più negli autobus coperti di luna ma sui camion. Il camion che portava i bandisti del mio paese, a Taranto, si è ribaltato: due giovani sono morti. Ora anche i nostri bimbi si divertono più. C’è un tremor di lacrime nei loro giochi. Vorrei offrire a loro la mia ridente fanciullezza: la vorrei offrire con la figurina della prima comunione, il catechismo domenicale e i confetti pieni di rosolio di padre Giovanni, dopo la Messa. E le capriole sul sacrato e le favole presso il braciere d’ottone. Vorrei vederli sorridere, bimbi. C’è un tremor di lacrime nel loro sorriso.
(di Roberto Chiusolo)
Cari amici del blog, così ha parlato l’’albero’. Ora sentiamo il ‘frutto’, che di solito non cade mai lontano dall’albero.
“Cosa lasci……Cosa troverai”. (di Massimo Chiusolo)
Mi sono chiesto, mille volte, nei tempi passati, cosa avrei provato quando sarebbe giunto il “momento” , cosa sarebbe successo alla nostra famiglia, cosa sarebbe accaduto a Te che, hai speso ogni energia, impegnandoti nella professione, negli affetti, verso il prossimo, verso gli ultimi, che amavi profondamente come il tuo indimenticabile amico don Tonino Bello.
E non potendo e non volendo dare una risposta alla domanda, divagavo incosciamente, così esorcizzando quel momento per allontanarlo. Ma poi pensavo ancora…
E non potendo e non volendo dare una risposta alla domanda, divagavo inconsciamente, così esorcizzando quel momento per allontanarlo. Ma poi pensavo ancora…
E, vedendo tua moglie, esserti affettuosamente sempre accanto, per guadagnare quel tuo abituale dolce sorriso, mi dicevo: “non vorrai mai andar via, chi potrà amarti più di tua moglie e di tuo figlio, quel figlio che, per stima ed amore tuo, aveva deciso di seguirti, a piccoli passi, nella stessa professione, tentando di darti le soddisfazioni che meritavi” Quel momento è giunto.
La Madonna cui eri devoto e Padre Pio, che avevi incontrato di persona tanti anni fa, hanno deciso di chiamarti. Noi quaggiù siamo nella disperazione ma coltiviamo la certezza di chi crede che Lassù troverai ancora più amore di quello che ti ha finora circondato e già ti vedo, con la zappa e la forbice, armeggiare in una vigna, in un giardino fiorito di rose, che saprai portare ed allevare come hai allevato me. Quaggiù lasci persone affrante dalla tua partenza, che trovano unica consolazione nella certezza che la “Fede” “Speranza” e “Carità”, frutti che sulla Terra hai generosamente profuso, sapranno aprirti le Porte del Paradiso: perché – è stato detto – dal frutto conoscerai l’albero. Cari amici, che dirVi di più! Lascio a Voi ogni commento…Queste straordinarie creature che mi onoro di essere loro amico sincero, da moltissimi anni. - Vostro, Pietro


FONDAZIONE LIONS CLUBS INTERNATIONAL,LCIF

Caro Lion, Sono certo che anche tu, come me, abbia seguito le notizie del devastante terremoto a Christchurch, in Nuova Zelanda. La maggior parte della città è ancora senza acqua potabile né sistema fognario, mentre proseguono le scosse di assestamento. A seguito della distruzione verificatasi, migliaia di persone sono senza tetto. In questo momento Margit ed io ci stiamo recando in Nuova Zelanda per incontrarci con i Lions e valutare le attività di assistenza in corso. Incontreremo anche il sindaco e la Croce Rossa per discutere dei piani per il futuro. Continua a colpirmi l'impegno di queste persone ad aiutare gli altri, nonostante molte siano state loro stesse colpite. Alla riunione di emergenza del Comitato per il Terremoto di ieri sera, vi era un Lion la cui casa aveva subito dei danni, il cui luogo di lavoro era stato chiuso, che non aveva elettricità, acqua, né collegamenti col sistema fognario, eppure era lì a partecipare alla riunione dei Lions per vedere come aiutare i cittadini di Christchurch. Ciò esemplifica il motto Lions "We Serve" (noi serviamo). I Lions offrono assistenza fin dal 22 febbraio, il giorno in cui si è verificato il devastante terremoto, e la LCIF sta offrendo 110.000 dollari per aiutare i Lions a offrire aiuti alle loro comunità. Tra i servizi Lions della scorsa settimana:
• fornire 500 servizi igienici mobili a studi medici e all'Associazione Nurse Maud, e ad abitazioni private nei sobborghi orientali della città
• recarsi con la Croce Rossa di porta in porta nei sobborghi per individuare chi ha bisogno di assistenza
• fornire buoni per l'acquisto di generi alimentari e carburante alle famiglie bisognose, nonché offrire cibo, coperte e materassi e acqua
• fare volontariato presso i centri di accoglienza di Christchurch e Timaru
• raccogliere 34.000 dollari nel corso di una raccolta di fondi di un fine settimana
• distribuire cibo con un caravan di generi alimentari a Christuchurch
• i Lions delle zone limitrofe si stanno recando a Christchurch per collaborare alle attività di assistenza, quali il recarsi di porta in porta, il consegnare cibo e aiutare nell'opera di risanamento
• i Lions delle cittadine vicine stanno organizzando cene per le famiglie sfollate e stanno offrendo alloggio ai Lions in difficoltà
• assicurare due turni di personale presso l'ufficio di coordinamento della Croce Rossa a Wellington
• recapitare una cisterna di 40.000 litri di acqua ai sobborghi di Christchurch
• offrire ospitalità alle famiglie il fine settimana, perché possano fuggire per due giorni dalla città
Sai bene che la risorsa più grande dei Lions è rappresentata dai suoi volontari, cioè da te e da 1.35 milioni di Lions in tutto il mondo. Dovunque vi sia necessità, lì vicino vi è un Lions club pronto a rispondere con il cuore e con le mani. In caso di calamità naturali, noi siamo i primi ad offrire aiuto e gli ultimi ad andarsene.
Lions, vi chiedo di aiutarci a far sì che la speranza di un futuro migliore diventi realtà per la gente della Nuova Zelanda. E il modo più efficace e immediato di prestare il vostro aiuto è attraverso una donazione designata alla LCIF. Dalla nuova Zelanda, ad Haiti al Pakistan, i Lions e la nostra fondazione stanno ricostruendo le case e la vita della gente. Noi Lions stiamo edificando ponti di compassione con i nostri cuori e le nostre mani, in Nuova Zelanda e in tutto il mondo. I miei più cordiali saluti,
Eberhard J. Wirfs Presidente, Fondazione Lions Clubs International









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UN ANNO DAVVERO SPECIALE, LIONS GOVERNATORE AVV.LUIGI DESIATI.

Lions Pietro Vitale Giornalista-pubblicista e scrittore. Consigliere eletto anno 2011/12
(Lions Club Bari Host) Carissimo Governatore eletto, del Distretto 108/Ab-A.S. 2011/12.
Che dirTi. Non vorrei essere banale con la solita frase: felicitazioni!!!!!!!
Quante volte mi sono trovato davanti a quel foglio bianco senza sapere cosa scrivere.
Breve o lunga, di timbro romantico e sentimentale, classico, allegro, spiritoso o ironico che si voglia, la frase augurale da dedicare al Governatore eletto, è sempre importante e va scritta con cura. Quello che si vuole scrivere è un messaggio sincero, chiaro, mai banale, capace di lasciare un segno nel cuore di chi legge. Ciò che si vuole trasmettere, è la propria gioia, felicitazione e partecipazione alla prestigiosa nomina. Ad Majora semper. Lions Pietro Vitale.
Un grazie di Luigi Desiati. Egli comunica:
Per il consenso che mi avete donato domenica al Congresso del nostro Distretto.
Ogni Governatore deve scrivere un capitolo della vita di un Distretto. Apprendo il libro della nostra storia ho la pagina bianca 2011/2012. Cosa devo scrivere? Voglio scrivere di persone unite dall’ideale condiviso di rendere l’umanità più felice. Voglio scrivere di uomini e donne che vivono in serenità, amicizia e che si stringono la mano. Voglio scrivere di gente che non disdegna i lavori più umili pur di rendere possibile la vita di chi meno ha. Voglio scrivere di gente che non gira il capo dall’altra parte quando il mendico tende la mano. Voglio scrivere che i bisogni e gli affanni che sono aldilà dell’orizzonte non ci sono estranei. Voglio scrivere della nostra sofferenza quando vediamo un barcone pieno di “disperati” verso la terra “promessa”. Voglio scrivere che il cielo stellato è di tutti. Me lo consentite? Ne sono certo. Milly ed io vi ringraziamo per il vostro affetto.
Lions Luigi Desiati, Governatore eletto 2011/12.- Questo messaggio sarà pubblicato sul blog International, letto da tutti uomini e donne nel mondo:www.legestadellacavalleria.blogspot.com

MEDICINA VETERINARIA IN LIBANO


Shama, 08 gennaio 2012,- Da Comunicato ufficio stampa militare
domenica di intenso lavoro nella municipalità di Shama, Libano del Sud, per il Tenente Colonnello Alfonso Angrisani medico veterinario del contingente multinazionale di UNIFIL a guida Italiana. Con l’attività di oggi è iniziata una campagna medica veterinaria che mira a migliorare lo stato di salute e produttività degli animali da allevamento.
In particolare sono state trattate le capre di un allevamento con “ivermectina” per distruggere i parassiti intestinali e contro l’infestazioni da pulci e zecche.
Il trattamento consentirà la riduzione delle problematiche legate al cattivo assorbimento dei nutrienti e ridurrà l’insorgere del fenomeno di aborto spontaneo. La vaccinazione si è resa necessaria anche in virtù della possibilità di trasmissione all’uomo dei parassiti.
Nell’occasione sono anche stati visitati e trattati molti altri animali che presentavano varie patologie. L’assenza pressoché assoluta di questo tipo di professionalità medica nel Libano del Sud da all’attività di oggi un valore molto alto. Il Sindaco di Shama, nel ringraziare il Dottor Angrisani, ha sottolineato come la professionalità dei soldati Italiani sia sempre messa a disposizione della popolazione Libanese, ed ha aggiunto, che proprio in questa capacità si identifica “l’Italian style”.

IL NUOVO PATTO DI ITALIA E FRANCIA.

Dossier "Iran"
Iran/ Terzi-Juppe’, Italia e Francia su stessa linea per nuovo patto
Pubblicato da Redazione ⋅ 12 gennaio 2012 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in cooperazione, crisi, Dal, detto, entrambe, Francia, Hectare, importanza, Iran, italia, Italy, ministri, nucleare, Parigi, Roma, siria, uranio “Roma e Parigi sono sulla stessa linea” per uscire dalla crisi dell’euro ed entrambe fiduciose che il nuovo Trattato a 26 sarà pronto per il vertice Ue straordinario del 30 gennaio a Bruxelles. Questo l’esito dell’incontro a Parigi, il 10 gennaio, tra il Ministro Giulio Terzi ed il suo omologo francese Alain Juppe‘. I problemi sul tappeto per arrivare a un nuovo patto di bilancio sono ancora molti, hanno ammesso i due Ministri: l’Europa è in una “fase di negoziati molto intensi“, ha spiegato Terzi, ma “siamo fiduciosi che si arriverà ad una soluzione in tempo per il Consiglio europeo del 30 gennaio con idee molto chiare e definite e posizioni che possano essere accettate dalla totalità dei 26 membri, visto che la Gran Bretagna se ne è tirata fuori”. “L’Italia è un partner naturale, molto vicino a noi. Abbiamo molte cose da fare insieme“, ha detto Juppe’, facendo eco a Terzi sui tempi urgenti per uscire dalla crisi: “Italia e Francia auspicano che i trattati Ue siano adottati il più presto possibile“. Tra i nodi da sciogliere, Terzi ha fatto riferimento in particolare al ”modo in cui deve essere definito il rientro del debito“. I due Ministri hanno anche parlato di Siria, Iran, e Mediterraneo. Sul dossier nucleare iraniano, Terzi si è detto favorevole a nuove sanzioni ”graduali” contro Teheran, anche a scapito dell’Italia sul fronte del petrolio: ”La sicurezzaè più importante”, ha affermato. Dal canto suo Juppe’ ha insistito sull’importanza del ruolo che Roma e Parigi possono svolgere nel rafforzamento della cooperazione fra l’Europa e i paesi della sponda sud del Mediterraneo alla luce delle rivolte: “accompagneremo la transizione nei paesi arabi“, ha detto il ministro francese.
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UNA PIAZZA IN RICORDO DELLA BRIGATA MECCANIZZATA "PINEROLO"


COMUNICATO STAMPA 18/12 03 maggio 2012, Shama (Libano del Sud)
Nella base “Millevoi”, sede del comando del Settore Ovest della missione UNIFIL di competenza della Brigata Meccanizzata “Pinerolo”, è stata inaugurata una piazza intitolata all’omonima brigata da cui è stata realizzata.Un angolo della base, finora inutilizzato, è stato così trasformato in un luogo di ritrovo in cui trovano simbiosi il verde delle siepi e la limpidezza dell’acqua, erogata da una fontana posta al centro di quella che d’ora in poi sarà la prima piazza realizzata da una brigata appartenente all’operazione LEONTE, giunta all’undicesimo mandato. I lavori per la realizzazione di questa nuova area del quartier generale del Settore Ovest, comandato dal Generale di Brigata Carlo Lamanna, sono stati realizzati dagli uomini e le donne dell’11° reggimento genio Guastatori di Foggia, così come enuncia la targa apposta all’ingresso principale. A questi ultimi sono bastate poco più di due settimane di lavoro, alternato a quelli che sono i compiti previsti dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, per rendere quello che da terreno incolto si è trasformato in una facility a favore di tutti i militari e civili che operano nel Settore Ovest. A rendere l’evento memorabile è stata la straordinaria presenza del sindaco di Bari, Dott. Michele Emiliano, giunto in Libano per una visita al contingente militare italiano, che ha colto l’occasione per esprimere il suo profondo sentimento di ringraziamento e soddisfazione per quanto gli uomini e le donne appartenenti alla brigata “Pinerolo” hanno fatto e stanno facendo a favore della popolazione libanese. Le note suonate dai fiati della fanfara del 7° reggimento Bersaglieri hanno suggellato quella che si presta ad essere una delle ultime inaugurazioni della brigata pugliese a pochi giorni dal termine del mandato nel Libano del sud, dopo più di sei mesi di incessanti attività di peacekeeping al fine di garantire la sicurezza e la stabilità di quest’area del medio oriente di rilevante importanza.


























Mar. Antonio Urgo - Cellula Pubblica Informazione del Sector West di UNIFIL.

mercoledì 2 maggio 2012

IL SINDACO DI BARI VISITA IL CONTINGENTE ITALIANO IMPIEGATO IN LIBANO


COMUNICATO STAMPA 17/12 01 maggio 2012, Shama (Libano del Sud)
Si conclude quest’oggi la visita del sindaco della città di Bari, Dott. Michele Emiliano, al contingente militare italiano impegnato nell’operazione “LEONTE XI” nel sud del Libano.
La visita del primo cittadino della città che è sede della Brigata Meccanizzata “Pinerolo”, attualmente al comando del Settore Ovest di operazioni nel contesto della missione UNIFIL, si è articolata in quattro giornate colme di attività che hanno visto partecipe il Dott. Emiliano insieme ai militari attualmente impegnati in Libano secondo il mandato dettato dalla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Il sindaco di Bari ha partecipato al fianco del Generale di Brigata Carlo Lamanna, comandante della Brigata “Pinerolo” e del Settore Ovest multinazionale di UNIFIL, a differenti attività che lo hanno visto ambasciatore delle tradizioni e costumi della terra pugliese condivisi e gemellati a quelli tipici del paese dei cedri.
Molteplici momenti come la donazione di un elettrocardiografo, offerto dal comune di Bari, a favore del villaggio JIBAL AL BUTM allo scopo di aiutare la popolazione, finora impossibilitata, nel diagnosticare eventuali patologie cardiologiche; evento in cui al Dott. Emiliano è stata conferita la cittadinanza onoraria, simbolo di una fratellanza dalle frontiere illimitate il cui significato si estende anche al ringraziamento verso chi offre supporto a quanti ne abbiano bisogno.Fratellanza accentuata dal presidente delle municipalità di Tiro, città più rappresentativa del sud del Libano, il quale ha ulteriormente ringraziato il sindaco di Bari per la vicinanza e per il supporto dimostrato dal popolo italiano alla realizzazione di una stabilità e pace definitiva in Libano, obiettivo più volte ribadito dal Generale di Divisione Paolo Serra, comandante della missione UNIFIL, in occasione di un incontro previsto nel corso della visita del sindaco del capoluogo pugliese. L’inaugurazione di quella che è stata chiamata “Piazza Brigata Pinerolo”, realizzata dai militari italiani nella base Millevoi, sede del comando del Settore Ovest di UNIFIL, ha caratterizzato il giusto contesto in cui il Dott. Emiliano ha potuto ringraziare tutti i militari impegnati in Libano, complimentandosi per il lavoro sin qui realizzato e per la tenacia nel raggiungere gli obiettivi del mandato previsto dalla risoluzione delle Nazioni Unite. “Quello che mi sento di dire a tutti voi è grazie, – ha affermato durante la cerimonia dell’alzabandiera, tenuta ogni mattina nella base di Shama – a nome mio e di tutta la mia città, perché ho potuto vedere con i miei occhi cosa vuol dire portare la pace in un paese da sempre vittima di guerre. I bambini che quando vi vedono, si fermano e vi salutano sorridendo, sono la dimostrazione del risultato che siete riusciti a raggiungere portando il tipico saper fare italiano che ci contraddistingue in tutto il mondo.”















venerdì 27 aprile 2012

COSA DIFFERENZIA LA CROCE DAL CROCIFISSO?

Lions Pietro Vitale L.C. Bari Host, (l’addetto stampa)
(Giornalista e scrittore).
“Grande pena è per il povero procurarsi quello che gli manca, e per il ricco grande fatica è custodire quello che gli avanza”.(Fray Antonio de GUEVARA).
Carissimi amici, dopo la mia relazione inviata, sul Percorso di Fede (Via Crucis) in San Giovanni Rotondo, è mio desiderio intrattenerVi su un’altra mia ricerca: la differenza che intercorre tra la Croce e il Crocifisso.
Orbene, con cinque voti a favore e quattro contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che “la croce latina non è soltanto un simbolo cristiano”, e può pertanto essere esposta anche in edifici pubblici, a differenza dei simboli di altre religioni. Maggiori approfondimenti sul mio blog International:
www.legestadellacavalleria.blogspot.com
La Corte Suprema ha compreso che la croce non è solo un simbolo cristiano e neppure, aggiungo io, solo religioso. Non si dovrebbe confondere la Croce con il Crocifisso. La Croce è un simbolo antichissimo trovato già in scavi di insediamenti preistorici (circa 10.000 anni a. C.),. Anche l’Ankh, la croce ansata dagli Egizi, è ritenuta derivazione di un simbolo paleolitico della Dea Madre. Molti studiosi considerano la croce e la spirale tra i primi simboli del culto solare che, si diffuse fin dalla preistoria.
Non dimentichiamo poi l’uso che ne fecero i Romani ed altri come orribile strumento di morte, oppure la croce che brucia usata dal Ku Klux Klan o la svastica, anch’essa antica e diversa rappresentazione della croce.
Il Crocifisso dunque, e non la Croce, dovrebbe essere l’emblema del Cristianesimo, questa religione infatti trae il suo fondamento principe dalla divinità di Cristo rivela con la sua Resurrezione dopo la morte di croce.
Esporre un Crocifisso, oppure una Croce con la scritta INRI, è incontestabilmente un richiamo al Cristianesimo, esporre una Croce, senza altri attributi, invece può anche non esserlo, tuttavia riconosco che la vista della Croce richiama ai più la religione cristiana.
Ricordo la decisione della Croce Rossa International che nel 2005 decise di utilizzare nella sue insegne il simbolo di un Cristallo, al fine di evitare tensioni, in caso di suoi interventi in zone in cui la Croce è vista come “simbolo nemico”. Analoghe decisioni (“bontà loro”), sono state adottate anche dalla Mezzaluna Rossa International e da Israele. Tutti i simboli possono essere oltre che motivo di venerazione o di studio, anche motivi di tensione se non addirittura di ostilità, tanto che l’utilizzo di alcuni di essi è vietato per legge. I simboli “leciti”, per i Massoni, per i Lions e Rotary, o persone che hanno compreso il valore della tolleranza e del rispetto delle opinioni altrui, non devono essere considerati una “violenza”. Sarebbe altrettanto “violento” imporli o eliminarli coercitivamente, in dispregio all’opinione della maggioranza.
Il cappello del governatore, non ossequiato, fu causa di condanna per Guglielmo Tell. Già, il cappello…I Cristiani entrano in Chiesa a capo scoperto, gli Ebrei in Sinagoga con il kippà e gli Islamici per andare in Moschea si tolgono anche le scarpe.
Andando in un Paese diverso dal nostro, siamo noi che dobbiamo rispetto, prima di pretenderlo, pertanto cari amici, ci toglieremo il cappello in Chiesa, anche le scarpe in moschea ed indosseremo un copricapo adatto in una sinagoga, senza che ciò ci appaia una coercizione.
Riflessioni di un laico (anonimo)

Non si può arrivare alla prosperità scoraggiando l’intrapendenza.
Non si può rafforzare il debole rendendo più debole il forte.
Non si può aiutare il piccolo abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe rovinando i datori di lavoro.
Non si può vivere serenamente spendendo di più di quanto si guadagna.
Non si può promuovere la fratellanza fra gli uomini predicando l’odio di classe
Non si può istaurare una vera sicurezza sociale adoperando per questo scopo denaro preso in prestito.
Non si può formare il carattere e il coraggio di un uomo togliendogli l’iniziativa e l’indipendenza.
Non si può aiutare perennemente la gente facendo per essa ciò che essa potrebbe fare da sola.Un abbraccio a tutti e a presto. Pietro
Pezzo tratto dai quaderni di SERENAMENTE (dott. Giuseppe Vacca)S.O.M.I. d'Italia- via Iberia Roma




IL PRESIDENTE DEL CIRCOLO CULTURALE EXCALIBUR: GIANFRDO RUGGIERO


CONFESSIONI DI UN NOSTALGICO
di Gianfredo Ruggiero
Ebbene si, lo confesso: sono un nostalgico.
Rimpiango quel periodo della nostra storia recente quando i nostri nonni potevano lasciare la porta aperta e dormire con le finestre spalancate. Ora, invece, siamo costretti a barricarci in casa con allarmi e porte blindate.
Allora si poteva passeggiare fino a notte fonda senza temere nulla e non c’erano, come adesso, telecamere ad ogni angolo di strada, carabinieri, polizia, vigili e vigilantes.
Per ritirare la pensione la nonna non aveva bisogno della scorta armata, bastava il nipotino.
Le piazze e le strade erano dei cittadini e non delle prostitute, degli spacciatori o dei balordi d’ogni specie ed etnia.
Il pugno duro del regime e la piena occupazione, che tolse manovalanza alla criminalità, costrinse la Mafia a traslocare in America dove, non a caso, trovò terreno fertile per prosperare e prepararsi a tornare in Patria con i liberatori americani.
Per punire i delinquenti allora bastavano poche carceri perché la giustizia ordinaria funzionava davvero(1). Ora invece le prigioni scoppiano, anche a causa della delinquenza immigrata, della lentezza della giustizia che trattiene in carcere imputati ancora in attesa di giudizio(2), e alla politicizzazione e smania di protagonismo di parte della Magistratura a cui è concessa assoluta libertà e totale impunità, anche quando commette gravi errori.
I dipendenti statali, è vero, erano privilegiati, ma sentivano la responsabilità del ruolo svolto e rispondevano col massimo impegno e se meritevoli facevano carriera. Provate ora ad andare in un qualsiasi ufficio pubblico e vi accorgerete come lo Stato non faccia differenza tra un dipendente coscienzioso ed uno lavativo.
I giovani venivano educati al senso civico(3), all’amor di Patria, al rispetto per il prossimo e al cameratismo. Sapevano cos’era il sacrificio e lo sport era il loro principale svago. Ora invece…lasciamo perdere.
Le famiglie - e per famiglie intendo quelle vere e non i surrogati gay - facevano figli perché lo Stato le sosteneva con Istituiti, molti dei quali poi abrogati, come l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, gli assegni familiari e l’esonero dal pagamento delle tasse per le famiglie numerose e indigenti, le case popolari, le colonie per i figli degli operai, ecc.(4).
Le famiglie povere facevano sacrifici per istruire i loro figli, ma avevano la certezza che una volta conquistato (si, conquistato perché allora si studiava sul serio) il tanto agognato “pezzo di carta” i loro figlioli avevano un futuro certo e ben retribuito e se non avevano voglia di studiare un posto da muratore, operaio o contadino per loro si trovava. Per questi lavori ora ci sono gli immigrati.
I treni popolari hanno permesso ai meno abbienti di conoscere l’Italia e i dopolavoro di dare svago e istruzione agli operai.
In ogni città sorgevano le colonie elioterapiche per la cura di malattie croniche, come la tubercolosi e la TBC, allora molto diffuse.
Il sostegno del Governo per il rilancio dell’economia, l’enorme piano di opere pubbliche, i nuovi servizi e le bonifiche integrali del Regime hanno permesso di estendere a tutta l’Italia la piena occupazione e, di conseguenza, a ridurre il fenomeno emigratorio (prima dell’avvento del Fascismo la fame e la mancanza di lavoro costringeva le nostre braccia ad emigrare in paesi dove gli italiani venivano spesso sfruttati e mal tollerati).
Un operaio con il suo lavoro e con l’aiuto della moglie che praticava una sana economia domestica riusciva a mantenere una famiglia, spesso numerosa, e a mettere da parte qualche soldo per poi, una volta andato in pensione, grazie alla liquidazione (istituita in quegli anni), riscattare la casa in affitto e vivere serenamente la sua vecchiaia. Adesso, a parte i ricchi e chi eredita la casa dei nonni, quale famiglia è in grado di comprarsi un pur modesto appartamento in periferia? E la pensione? Per i giovani di oggi una chimera.
Le Fabbriche per produrre bene e a costi contenuti non avevano bisogno del lavoro precario e della mano d’opera extracomunitaria di oggi. Anzi, sia imprenditori che operai avevano uno stimolo in più per dare il meglio di sé: fare grande l’Azienda per fare grande l’Italia.
Le più grandi Aziende italiane sono nate, o si sono consolidate, proprio in quegli anni grazie alla diffusa libertà d’Impresa assicurata dal Governo (si soppresse la libertà politica per esaltare le libertà civili, afferma lo storico Gioacchino Volpe) ed al controllo statale sul sistema bancario sottratto al potere dell’alta finanza e posto al servizio dell’economia, ma soprattutto grazie alla fiducia nelle Istituzioni e all’amor di Patria, quello vero non quello estemporaneo e patetico della nazionale di calcio o del 150° anniversario.
Si producevano di tutto, in Italia e con lavoratori italiani e l’agricoltura ci assicurava l’autosufficienza alimentare.
Ricordate la tanto sbeffeggiata campagna per il grano? E’ servita a ridurre la nostra dipendenza dall’estero(5), a dare lavoro ai nostri contadini e a risanare terre incolte. Adesso, in nome del libero mercato, importiamo di tutto, perfino i pomodori dalla Cina, gli agrumi da Israele e le verdure dalla Spagna e, nel contempo, distruggiamo le nostre arance pur essendo le migliori del mondo e multiamo gli allevatori che producono latte per poi importalo dalla Francia.
Si costruivano autostrade, ferrovie, acquedotti - come quello pugliese, il più grande d’Europa - e intere città rispettando tempi e costi, si bonificavano paludi e s’istituivano parchi nazionali.
L’Italia era un immenso cantiere, dalla Sicilia alle Alpi, e i servizi pubblici funzionava (i treni arrivavano veramente in orario). Ora per togliere la spazzatura dalle strade di Napoli è dovuto intervenire l’esercito. In compenso costruiamo ospedali e strutture pubbliche a costi esorbitanti per poi abbandonarli, come ci documenta quotidianamente “striscia la notizia”.
Per un semplice raccordo autostradale ci voglio decenni e i nostri pendolari  sono ammassati in vagoni fatiscenti o costretti ad alzarsi all’alba per prevenire il traffico.
Con lo slogan “nulla si distrugge” fu avviata, nel 1939, una capillare raccolta differenziata porta a porta per il riciclaggio dei rifiuti.
Il terremoto dell’Aquila ha distrutto tutti gli edifici, tranne quelli costruiti in epoca fascista, un caso?
Le Università sfornavano fior di laureati che sarebbero diventati capitani d’industria, economisti affermati, scienziati di alto livello o uomini di Stato. I grandi statisti del dopoguerra, i Moro, i De Gasperi, i Berlinguer e lo stesso Presidente Napolitano si sono moralmente formati come politici integerrimi proprio durante gli anni del Fascismo. Oggi non esistono più statisti, ma solo politicanti che badano ai loro interessi personali e di parte e solo di riflesso a quelli nazionali.
I conti pubblici erano in ordine. Il 1° Aprile del 1924, dopo soli 18 mesi di governo, senza imporre nuove tasse o incrementare quelle esistenti e senza deprimere l’economia il Ministro delle Finanze De Stefani poté annunciare il raggiungimento del pareggio di bilancio.
La crisi finanziaria di Wall Street del ’29, che – come oggi - mise in ginocchio tutte le economie occidentali, fu assorbita senza grossi traumi grazie al vasto piano di opere pubbliche varato dal Governo e allo Stato Sociale istituito dal Fascismo.
Dal 1992 è in atto la vendita (o meglio la svendita) dei beni dello Stato. Beni immobili, demaniali, Aziende e partecipazioni azionari. Ma questi beni quando sono stati creati se non in buona parte durante il fatidico ventennio?
L’attenzione del fascismo alla cultura non fu da meno. Istituti come l’Accademia d’Italia, l’Enciclopedia Italiana, i littoriali della Cultura, l’Istituto Nazionale di Cultura, la Biennale di Venezia, la Mostra Internazionale del Cinema (la prima al mondo, istituita nel ‘32), divennero subito palestre per le migliori menti e permisero a intellettuali, artisti e uomini di cultura dell’epoca di affermarsi e di proseguire la loro attività anche dopo il Fascismo.
In quegli anni si aprono biblioteche pubbliche, teatri e cinematografi in ogni città e si assiste ad un fiorire di riviste e giornali.
La radio fa la sua prima apparizione come pure le prime trasmissioni televisive. Cinecittà apre i battenti.
Nell’arte, nel costume e nella comunicazione il futurismo, uno dei pilastri della cultura fascista,  svecchiò l’Italietta borghese e bigotta.
La minigonna, quella di Mary Quant degli anni sessanta, la vediamo proprio in quegli anni, nei saggi ginnici delle studentesse fasciste.
In campo architettonico un nuovo stile, il razionalismo italiano di Piacentini e Terragni, ha saputo conciliare la tradizione romana con il modernismo più avanzato.
L’Italia primeggiava in tutti i campi, nella scienza con Enrico Fermi e suoi avanzatissimi studi sull’energia nucleare, nella tecnica con Guglielmo Marconi inventore del telegrafo, nell’aeronautica con Italo Balbo. Umberto Nobile, con i suoi dirigibili, fu il primo al mondo a raggiungere il  Polo Nord.
Perfino nello sport la nuova Italia s’impose vincendo in continuazione olimpiadi e mondiali di calcio(6).
In soli 15 anni il nostro Paese, arretrato sotto ogni punto di vista, si trasforma in uno Stato moderno ed all’avanguardia mondiale nel campo sociale, tecnico ed economico.
Ora invece siamo un paese super indebitato e succube dei mercati, con una disoccupazione crescente e una immigrazione senza freno, una economia depressa e una pressione fiscale asfissiante, giovani senza futuro e politici affamati, delinquenza dilagante e mafie radicate, Stato sociale distrutto e diritti dei lavoratori cancellati: questa è l’Italia nata dalla resistenza.
Non tenere conto di quanto di positivo fu realizzato durante il Fascismo in un momento drammatico e senza futuro come quello attuale non è solo da stolti presuntuosi, è da criminali.
Qui non si tratta di riscrivere la storia, ma di studiarla per trarne benefici, tenendo ben presente che l’alternativa non è tra libertà e dittatura, come vorrebbero farci credere i nostri politici e i tanti che in questo sistema ci sguazzano, ma tra una democrazia fallimentare ed una che funziona, tra un sistema basato sul potere assoluto e soffocante dei partiti e un rinnovato Stato Sociale a Democrazia Diretta.
Il Fascismo che voglio ricordare non è quello della guerra persa o della lotta fratricida che hanno portato in sé morte e distruzione, questo lo sappiamo già, ci viene rammentato con ossessione da oltre sessant’anni, quello che voglio ricordare è il Fascismo sociale che ha modernizzato un Paese arretrato.
Un Paese, l’italietta giolittiana, privo di servizi pubblici. L’istruzione era un privilegio di pochi e la sanità esclusivamente privata.
Un Paese dove vigeva il lavoro minorile e costringeva le sue braccia ad emigrare, dove – come nel resto del mondo – gli operai non avevano né pensione, né liquidazione e se si ammalavano si dovevano arrangiare. Questa era l’Italia prefascista e che ora sta velocemente ritornando.
E’ vero il fascismo si affermò anche con i manganelli e l’olio di ricino (i social-comunisti che negli anni precedenti hanno terrorizzato l’Italia  non erano certo da meno e a differenza dei fascisti usavano roncole e pistole(7)), ma quale rivoluzione avvenne senza un minimo di violenza? Pensiamo alla madre di tutte le rivoluzioni, quella francese, da cui nacquero le attuali democrazie capitaliste, cosa fu se non un’immensa carneficina? Pensiamo alla rivoluzione bolscevica con il suo corollario d’orrori, per non parlare delle stragi partigiane che hanno accompagnato la lotta di “liberazione” e le nefandezze dei Savoia nel sud d’Italia in epoca risorgimentale.
Il Fascismo fu una dittatura? Anche questo è vero, ma che razza di dittatore fu mai questo Mussolini se per rimanere al potere non ebbe bisogno di campi di concentramento, fosse comuni e deportazioni  di massa?
Che invece di fucilare i suoi oppositori, come facevano i suoi colleghi Hitler e Stalin, li mandava al confino trovandogli casa e passandogli un vitalizio? E permetteva a Gramsci, uno dei pochissimi avversari incarcerati, di scrivere i suoi libri contro il regime e di assisterlo, quando si ammalò, in una clinica privata a spese dello Stato?
Gli si rinfaccia di essere entrato in guerra (poteva forse restarne fuori?(8)), ma adesso, dopo quasi settant’anni, siamo forse in pace?  Non vi è angolo del mondo senza guerre, ingiustizie, fame e miseria. Grazie anche alle ingerenze “umanitarie” dell’occidente e alle multinazionali degli armamenti che non lavorano certo per la pace.
Mussolini fece molti errori, come l’anacronistica guerra coloniale, le vergognose leggi razziale e la guerra persa a fianco di un alleato che non volle scaricare quando le vicende belliche volsero al peggio, ma pagò. Pagò con la vita e con lo scempio del suo corpo.
Quanti dei responsabili dello sfacelo in cui si trova oggi l’Italia stanno pagando per la loro incapacità e bramosia di potere?
E ora che le vestali dell'antifascismo si scatenino pure!
Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo culturale Excalibur
(1)  Per non inquinare la giustizia civile furono istituiti i tribunali speciali che giudicavano i reati connessi alla politica e contro lo Stato. Vigeva la pena di Morte è vero, ma come deterrente. Infatti fu applicata in pochissimi casi e per reati particolarmente efferati (a differenza della democratica America  e della comunista Cina che ancora oggi mandano sulla sedia elettrica o impiccano decine di condannati a morte).

(2)  Circa il 40% della popolazione carceraria è in attesa di giudizio, metà della quale poi risulta innocente.
(3)  L’educazione civica era materia di studio.
(4)  Michele Giovanni Bontempo “Lo Stato Sociale nel Ventennio”, ed. I libri del Borghese, Roma 2010.
(5)  L’importazione del grano, principalmente dall’Argentina, fu ridotta del 75%.  Nel 1922 i braccianti erano oltre 2 milioni: nei primi anni del ‘40 il loro numero si ridusse a soli 700 mila, gli altri erano divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole o grandi aziende. Nella sola Sicilia i proprietari terrieri passarono dai 54 mila a 223 mila.             
(6)  Secondo posto alle olimpiadi americane di Los Angeles del ‘32, duplice vittoria ai mondiali di calcio del ’32 e del ’34. Primo Carnera è campione mondiale dei pesi massini nel ‘33, Gino Bartali in quegli anni vince due giri d’Italia  nel 1936 e nel 1937 e un Tour De France nel 1938.
(7)  Durante il famigerato “biennio rosso” 1919-22 la sinistra massimalista mise a ferro e fuoco l’Italia con occupazioni di fabbriche e scioperi selvaggi, di aggressioni e violenze a carico dei soldati che tornavano dal fronte a cui la polizia e l’esercito rispondevano con altrettanto durezza e i padroni con le serrate. Il Fascismo si affermò anche come risposta dei ceti medi e popolari stanchi delle violenze dei social-comunisti e delle imposizioni dalle leghe rosse e bianche nelle campagne.
(8)  L’Italia non poteva rimanere fuori da un conflitto di dimensioni mondiali e che si sarebbe sviluppato nel Mediterraneo. Mussolini entrò in guerra un anno dopo in quanto perfettamente conscio dell’impreparazione militare dell’Italia e dell’assoluta inaffidabilità dei vertici militari ed in particolare di quelli della Regia Marina legati ai circoli massonici inglesi. Quando si decise a compiere il passo la Germania era vittoriosa su tutti i fronti, aveva occupato gran parte dell’Europa e si apprestava ad invadere l’Inghilterra. Con chi avrebbe dovuto allearsi l’Italia in quelle circostanze, con la parte soccombente per essere a sua volta occupata dai tedeschi?



giovedì 26 aprile 2012

CONTINGENTE ITALIANO NELLA MISSIONE "LEONTE XI"


COMUNICATO STAMPA 24/12

L’AMBASCIATORE ITALIANO IN LIBANO VISITA I CASCHI BLU ITALIANI


L'Ambasciatore italiano in Libano, S.E. Giuseppe Morabito, ha visitato la base del Contingente italiano impegnato nella missione “LEONTE XI” a Shama, nel Libano del sud.
La visita travalica l’impegno istituzionale e va inquadrata nell'ambito del continuo sostegno che il governo ed il popolo italiano manifestano alla missione dei caschi blu italiani in supporto al Libano del sud per il raggiungimento di una stabilità che consenta una pace definitiva. Rappresenta così un chiaro segnale della volontà di raggiungere gli obiettivi della risoluzione delle Nazioni Unite 1701.
L’Ambasciatore è stato accolto dal Generale di Brigata Carlo Lamanna, Comandante del Contingente Italiano e del Settore ovest multinazionale di UNIFIL oltre che da una rappresentanza di militari italiani appartenenti alla Brigata meccanizzata “Pinerolo”.
Il Generale Lamanna durante un briefing ha evidenziato i dettagli operativi e i numerosi progetti di cooperazione civile e militare (CIMIC) realizzati a favore dei villaggi e delle municipalità del Libano del sud.