Ordini Cavallereschi Crucesignati

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domenica 12 febbraio 2017

UNA SPLENDIDA DISAMINA CULTURALE-EDUCATIVA E SPIRITUALE DEL PROF. ANTONIO BOSNA




 Educazione all'interiorità

 Come si sa il termine educare significa,dal latino e-ducere, condurre fuori,per cui l'uso corretto di tale termine dovrebbe indurre colui che si accinge all'oneroso e difficile compito di educatore,ad assumere un duplice atteggiamento.
Per prima cosa egli deve saper osservare e quindi ascoltare l'educando, per poter comprendere quali sono le sue innate tendenze(i suoi talenti),le quali sono uniche e specifiche per ciascun individuo.
In secondo luogo deve passare ad adottare quei mezzi e tecniche necessarie atte a far si che il discente metta in moto il suo naturale processo di evoluzione delle proprie potenzialità verso una compiuta consapevolezza delle stesse e quindi verso la loro manifestazione.
In genere,però,il termine educare è stato usato solo nel senso di una trasmissione di saperi e di esperienze da parte degli adulti nei riguardi dei giovani,assicurando in tal modo una certa continuità e compattezza dell'organismo sociale.
Intesa in tale maniera,l'educazione certamente è servita alla costruzione delle varie civiltà,almeno per quel che riguarda l'apparato politico-giuridico ed economico,ma quanti conflitti individuali ed anche sociali ha generato nei secoli una tale concezione?
Un elemento fondamentale che spiega sia l'aggressività degli individui,sia tutti gli altri classici difetti della personalità(egoismo,invidia,gelosia,chiusura interiore,esagerato attaccamento ai piaceri e ai beni materiali ecc.),consiste proprio nella mancata realizzazione dell'equilibrio interiore   di ciascun essere umano.
Certamente,quando l'educazione è stata concepita,esageratamente,solo nella direzione della formazione del buon cittadino,del bravo scolaro,del soldato obbediente e disciplinato,dell'operaio produttivo e così via,si è accentuato il condizionamento della cultura dominante dei vari periodi storici,che spesso ha impedito il pieno sviluppo delle possibilità individuali.
 Con questo non si vuol ipotizzare la vita di un individuo al di fuori di qualsiasi organismo socio-culturale,il che sarebbe pressoché impossibile,ma se si vuol tendere ad un'evoluzione positiva dell'uomo dalla stagnante situazione del diffuso materialismo attuale,è bene far tesoro della lezione della storia alla luce di una superiore visione spirituale e metafisica della realtà.
Affinché, quindi,si possa compiere un balzo in avanti,in direzione di una società più armoniosa,è necessario attuare un processo di pacificazione all'interno di ciascun individuo.
Tale processo viene messo in moto a condizione però che ci si renda conto che la società viene dopo l'individuo,nel senso che tutto ciò che di positivo o di negativo si possa rinvenire in essa,altro non è che la proiezione di tutto ciò che i vari individui pensano ed operano.
Risulta così evidente che il guasto di un società ha il suo antecedente nel guasto degli individui.
Si obbietterà forse a tale affermazione,che vi sono vari tipi di società,così come vi sono vari tipi di individui. Ciò indubbiamente è vero,ma i problemi fondamentali con cui ci si deve misurare oggi,come ieri,sono legati essenzialmente alla mancata realizzazione di un possibile equilibrio tra le varie esigenze dei popoli e quelle dei singoli.
Ma è opportuno chiedersi:quali sono le reali e vere esigenze che l'individuo ha? Non è possibile rispondere in maniera univoca a tale domanda fino a quando si porrà al centro di ogni criterio di valori:l'avere.

Risulta più che dimostrato storicamente,tanto a livello individuale,quanto a livello dei popoli,che più si possiede e più si vuole possedere,in quanto per tale via vengono stimolati gli elementi più bassi della personalità come l'avidità,l'egoismo e l'aggressività.
Non si vuole,comunque,affermare che la ricchezza e la proprietà dei beni siano un male,ma è bene ricordare che tutto ciò che si ha,la vita,l'intelligenza,la salute i beni materiali,viene donato da Dio o,per chi non crede,dalla vita.
L'uomo nasce solo e povero e così muore;tutto ciò che egli crede di avere come suo,lo deve per forza abbandonare.
Se si riflette bene su tale realtà,risulta più facile comprendere che ciò che all'individuo non potrà essere tolto è il suo Essere.
Se quindi questa è la sua peculiarità,la realizzazione del suo equilibrio egli la deve cercare in una continua e crescente consapevolezza di Sé.
Pur lasciando il giusto valore all'educazione intesa come trasmissione di saperi e di tecniche da una generazione all'altra,una svolta epocale potrebbe prodursi se si ponesse al centro degli interessi dell'uomo,l'educazione quale itinerario verso la propria interiorità.
Sia beninteso,ciò non significa volersi isolare in se stessi,in un mondo di fantasie soggettive;al contrario tale tipo di educazione,se correttamente intesa,indurrebbe ciascuno a conoscere se stesso e quindi a manifestare nel tessuto sociale le proprie reali possibilità,senza nulla togliere agli altri individui.
Vi è una fondamentale differenza tra la conoscenza delle varie cose del mondo esterno e la Conoscenza di Sé.
Le conoscenze delle cose sono il frutto di un'assimilazione individuale che fa seguito ad una descrizione della realtà,fatta da altri. E anche a voler ammettere che esista una interazione tra il soggetto che apprende e il soggetto che comunica un sapere,la rielaborazione che fa l'io dei dati forniti dall'esterno,sono sempre molto condizionati da una descrizione consolidata e spesso dogmatica della realtà.
La conoscenza di Se,invece,può dirsi che sia la vera Conoscenza in quanto ogni elemento che fa parte della complessa costituzione dell'individuo,quando viene veramente conosciuto,non implica solo un'acquisizione mentale,ma anche e soprattutto una trasformazione dell'io nella direzione di una più estesa consapevolezza che è di natura sia mentale che fisica..
Dice S.Giovanni apostolo:”carissimi,noi fin d'ora siamo figli di Dio,ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato,noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come  Egli è.”(1 lettera di  S. Giov. 3,2).
La manifestazione del Signore ci renderà simili a Lui e allora sapremo chi veramente noi siamo,è il senso di tale passo della Scrittura.
Ma la manifestazione del Signore equivale alla conoscenza di Se,cioè del nucleo nascosto del nostro essere da cui ogni pensiero o azione prende corpo ed energia.
Educare all'interiorità quindi è portare fuori,o meglio,lasciare che emerga la luce dello Spirito che giace in noi.
In realtà l'uomo è sconosciuto a se stesso e ciò provoca un senso di paura e di smarrimento. In una dimensione materialistica della realtà egli crede che la cosa migliore per superare tale stato di minorità sia l'affermare se stesso identificandosi progressivamente in stati d'animo legati al potere.
Se si ha potere sulle cose (la proprietà) e sugli altri (il successo,il consenso sociale),generalmente si ritiene di essersi realizzati. Ma ciò è frutto di illusione,se si considera che tutto quello che si ha,prima o poi si perde.
Tutto è mutevole:da ricchi si può diventare poveri,da sani malati e così via.
 Esistono leggi dell'Universo le quali sono superiori al volere degli individui e i processi che regolano la vita e la morte non si possono cambiare.
Ma l'Essere,secondo quanto afferma Parmenide di Elea è immutabile sempre uguale a sé stesso,non soffre né accrescimento, nè diminuzione, e al di là del tempo e dello spazio, è l'inizio e la fine di ogni cosa.
“Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!”(Ap.1,8).
Di quest'essere ogni individuo partecipa necessariamente altrimenti non potrebbe neanche esistere.
“In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo..”(Atti,17,28).
In definitiva, dunque, una efficacia terapia dei mali che affliggono la società attuale è nell'educazione all'interiorità, espressione di una cultura fondata sull'Essere.
Per realizzare un obbiettivo del genere, però, gli ostacoli sono tanti e difficili da superare.  
Innanzi tutto vi è un materialismo diffuso,che in Occidente si è andato progressivamente affermando da vari secoli,prima in sede teoretica,poi nell'ultimo secolo nei vari domini della vita pratica di ogni individuo.
In secondo luogo le varie organizzazioni politiche hanno come punto centrale di riferimento l'economia,avendo posto ai margini tutti gli altri interessi e necessità dei cittadini.
Si può anzi affermare che ormai è l'Economia che guida e condiziona la Politica ed i santuari moderni non sono più le Cattedrali,ma le banche e il mercato borsistico.
In terzo luogo,gli strumenti di comunicazione di massa,la televisione in particolare,operano un condizionamento pesante sui modi di vivere,spesso più negativo che positivo,considerando che gran parte delle trasmissioni sono intrise di stoltezza,di violenza e di volgarità. A ciò si aggiunge la grande pericolosità,specie per i più giovani e per le menti fragili,della navigazione in internet,la quale se è utile a chi opera nel mondo del lavoro e dello studio,contiene delle vere e proprie trappole di natura criminale.
Le cronache quotidianamente ci riportano una serie di delitti efferati,molti dei quali sono tipici della società attuale priva di valori dello Spirito.
Seguono i soliti discorsi moralistici e di circostanza fatti dai vari rappresentanti delle istituzioni;si fanno infiniti dibattiti televisivi in cui si ripetono fino alla nausea sempre le stesse cose.
Come si fa a non accorgersi che siamo ormai immersi in un sistema ipocrita?
Da un lato si fanno tanti bei discorsi e dall'altro si permette al cinema, alla televisione e a certa stampa, di massacrare gli animi delle persone con immagini, parole e situazioni violente, oscene e stupide.
Sembra proprio che la nostra sia una società suicida, che peraltro non ha il coraggio di guardare in faccia al male e combatterlo.
Qualche appunto va fatto anche sul sistema scolastico ed universitario.
Anche in questo ambito si assiste da anni ad una sempre più accentuata demotivazione degli studenti, i cui reali interessi sono ormai al di fuori della scuola.
Spesso purtroppo, d'accordo con le proprie famiglie, essi soggiornano nelle aule scolastiche come in un parcheggio, poiché non saprebbero che altro fare, avendo l'unico obbiettivo ,il conseguimento del titolo di studio!
Inoltre,non pare che alla Stato interessi così tanto la scuola, visto che le agenzie educative che vanno prendendo sempre più piede, sono istituzioni private, che organizzano corsi costosissimi, i quali danno un sicuro accesso al mondo del lavoro.
Una società che chiede sempre maggiori doti specialistiche non può più essere interessata alla così detta scuola di massa, la quale è servita nella prima fase dell'industrializzazione, ma che oggi non risponde più alle richieste del mondo socio-economico.
Inoltre se si tiene presente che l'educazione scolastica, specie quella tecnico-professionale,è stata improntata più su di una serie di nozioni da imparare a memoria, piuttosto che sullo sviluppo delle facoltà intellettive vere e proprie, si può ben capire perché attualmente tale sistema sia entrato in crisi, dato che gran parte delle notizie di ogni genere può ricavarsi più utilmente dall'uso del  computer.

A ciò si aggiunge che anche molte abilità manuali vengono sostituite dall'uso di macchinari sempre più sofisticati, peraltro più convenienti economicamente.
Considerazioni analoghe valgono anche per le Università in cui, dato il sovraffollamento degli studenti, la cosa migliore che viene pensata dai docenti, al fine di operare una mascherata selezione,è quella di aumentare il numero dei volumi da mandare a memoria per poter superare gli esami.
Ma come poter operare un risanamento nell'attuale sistema educativo che sta tracollando?
Tutto dipende da come si concepisce l'individuo.
Se si continua a ritenere che egli sia solo uno strumento per la società economica,da utilizzare al meglio nelle varie occupazioni, allora lo si considererà sempre come un contenitore da riempire con un cumulo di nozioni,
Se invece riusciamo a svincolarci da questa concezione meccanica dell'essere   umano, comprenderemo che la realizzazione della personalità è possibile solo se l'individuo attinge al proprio Essere.
 Quindi è necessario un capovolgimento di prospettiva, cioè va operata una rivoluzione, nel senso più vero del termine: un ritorno ai Principii.
Se si considera attentamente, l'individuo parte da uno stato di confusione interiore, perché non sa chi egli stesso sia; solo la tensione verso il proprio Essere ne determina la sua autenticità.
Riconoscendo gli elementi del mondo esterno come semplici supporti per la sua vera realizzazione e non cose in cui egli si debba identificare, la sua vita sarà armoniosa e si svolgerà nella pace.
Se l'uomo sa di essere, riconoscerà come illusione tutto ciò che è frutto di desiderio e di avversione.
In tal modo si potrà staccare sia dal condizionamento del passato, che dalle aspettative del futuro.
Riposando nella quiete e nel silenzio interiore l'uomo potrà conoscere la sua vocazione e saprà quindi cosa sarà giusto fare nella costruzione di una società dove ognuno occupi il posto che secondo il diritto naturale gli spetta.



 Bari 1 Aprile 2007 
nel giorno della domenica delle Palme.                                                  Antonio Bosna

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