Ordini Cavallereschi Crucesignati

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domenica 22 marzo 2015

ALCHIMIA E SPIRITUALITA', GIOIA DI VIVERE.



Dott. Pietro VITALE, historique-médiéval
Jurnalist-ècrivain
Directeur de bolg internationale

  “Oggi tutto non basta più”. (Marcello Marchesi)
 
Appunti di Alchimia Spirituale 0150322- Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone Immagine presa dalla rete.


 
Quando rileggiamo i Maestri del passato, quando incontriamo qualcuno con lo sguardo sereno e semplicità indica la Via (consapevolmente o meno), quando incrociamo lo sguardo stupito di bambino, capiamo che il lavoro da fare è tanto e la nostra presunzione di conoscenza è un atto di “arroganza”. Si fa strada la consapevolezza dell’ignoranza. Questa consapevolezza non deve indurre tristezza, ma gioia. E’ solo in questo momento che l’ardore del sacro fuoco che non brucia ritorna ad essere vivo e la voglia di lavorare con maggiore assiduità ed intensità si fa più viva che mai. Il lavoro, come il viaggio è infinito e pieno di soste e luoghi meravigliosi e spaventosi da visitare, nei quali sostare per diventare cittadini di molte esperienze. La fatica ed il sudore sono una delle condizioni minime per avere una giusta paga ognuno per il suo. Non si penetrerà mai sino in fondo il mistero dei misteri se non si è disposi a lottare per esso, se non si è disposti ad amare di un amore incondizionati che tutto può prendere, ma tutto può dare in una misura maggiore di quanto si è dato. Il momento della paga e della soddisfazione non è determinato né certo, ma il viaggiatore, pur avendo tra i suoi scopi la meta, ha come primaria necessità vitale quella di camminare la Via. La quiete è per pochi, i molti devono convivere con l’inquietudine. Essere operari all’interno di un Atanor vivente e spesso perdersi e ritrovarsi. La putrefazione come le fasi dell’opera non è detto che avvengano una volta per tutte, ma il lavoro può prevedere molteplici tentativi e diversi inizi. Fucina di Fabbro, Laboratorio Alchemico, Cantiere di Muratori e Carpentieri e molto altro ancora si dovrà visitare, ogni volta chiedere di poter essere ammesso come l’ultimo degli apprendisti. Non è quanto si è fatto, l’eventuale grado raggiunto, la manifestazione di segni che per alcuni poco contano, ma la capacità di rifarsi “profani” di essere l’ultimo arrivato che tutto ha ancora da apprendere, il vedere e rivedere ogni giorno con occhi nuovi il modo uno dei misteri della Maestria. Il maestro non è tale solo per ciò che sa, il Maestro è!
Essere non l’erudito conoscitore di poliedriche nozioni, essere colui che vive ed esperisce nella molteplicità degli stadi e stati del suo proprio essere infiniti cicli vitali. Esperire la disperazione del fallimento e sulla cenere della propria anima soffiare e ravvivare la sacra fiamma, il soffio di quel pneuma che tutto può. Che era all’origine del manifesto e del non manifesto, e nell’istante che dura meno di un istante essere la VIBRAZIONE da cui tutto è iniziato e a cui tutto inevitabilmente deve tornare dopo le sofferenze dei cicli. L’universo è semplice come sono semplici le sue leggi, la complessità nasce dall’essersi allontanati da quanto era e dovrebbe essere. Molteplici i vizi ed i peccati, ognuno ne ha per se e ne inventa di nuovi; per questo bisogna scavare oscure profonde prigioni in cui “catturare” e non uccidere una parte di se. È come per un principio della fisica: “ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un liquido riceve una spinta verticale dal basso verso l'alto, uguale per intensità al peso del fluido che occupa nel volume spostato”, lo stesso è necessario fare con il proprio spirito. Immergersi e risalire, rettificare, essere l’ombra e la luce nelle loro forme più compiute, alla fine è semplicemente questo quanto hanno fatto e fanno i Maestri sulla via.

UN PATRIMONIO DA DIFENDERE: L'ARMA DEI CARABINIERI!



Dott. Pietro VITALE, historique-médiéval
Jurnalist-ècrivain
Directeur de bolg internationale

“voglio stare sempre in un posto
diverso da quello in cui ero”
(anonimo)
                        Carabinieri Bari-Sala Stampa

 BARI, OPERAZIONE CITTA' SICURA. CONTROLLI STRAORDINARI DEI CARABINIERI. 14 ARRESTI, DROGA E MUNIZIONI SEQUESTRATE, SVENTATI FURTI DI SCOOTER E AUTO.

Si è concluso con 14 arresti, 9 denunce e 4 segnalati per uso personale di droga, il servizio straordinario di controllo del territorio disposto nella città di Bari dal Comando Provinciale Carabinieri ed effettuato dai militari del Nucleo Radiomobile e delle Compagnie di Bari Centro e Bari San Paolo. L'obiettivo dell'operazione è stato quello di dichiarare guerra a ladri e spacciatori, ma anche assicurare il rispetto di arresti domiciliari e sorveglianze speciali. In particolare:
in via Buozzi, al quartiere San Paolo e a Japigia, in differenti circostanze, i carabinieri hanno arrestato un 57enne, un 31enne e un 29enne e un 25enne, tutti baresi e già noti alle Forze dell’Ordine, ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Sorpresi e bloccati dopo aver spacciato alcune dosi di droga ad altrettanti “clienti”, sono stati trovati in possesso, al termine delle conseguenti perquisizioni personali e domiciliari di complessivi 800 grammi di droga (732 di eroina, 48 di cocaina, 23 di marijuana oltre a 100 grammi di sostanza da taglio) il tutto sottoposto a sequestro. Il 57enne, trovato peraltro in possesso di 100 cartucce per pistola di vario calibro, è stato associato presso la casa circondariale di Bari, mentre gli altri tre collocati ai domiciliari; in via Melo un 37enne e un 32enne baresi sorpresi dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile a rubare uno scooter “Scarabeo” sono finiti in manette con l’accusa di furto. I militari, intervenuti su segnalazione al numero di emergenza “112” effettuata da alcuni passanti, hanno bloccato i due trovandoli anche in possesso di arnesi da scasso, sottoposti a sequestro. Stessa sorte è toccata nel quartiere “Poggiofranco” ad un 50enne e un 28enne baresi arrestati dai militari della Stazione di Bari Picone in via Posca mentre tentavano di rubare una Fiat Brava. I quattro sono stati collocati ai domiciliari mentre i mezzi sono stati restituiti agli aventi diritto in via Brigata Regina, in via Livatino e al quartiere San Paolo, un 32enne, un 39enne e un 31enne sorvegliati speciali di P.S. sono stati arrestati per violazione degli obblighi a loro imposti. Il primo è stato sorpreso in compagnia di pregiudicati mentre gli altri due sorpresi fuori dalle loro abitazioni in orario non consentito. I tre sono stati sottoposti ai domiciliari; in via Archimede un 35enne del luogo, trovato nel cortile della sua abitazione, è stato arrestato con l’accusa di evasione mentre un 38enne del quartiere Carrassi è finito in carcere in esecuzione di un ordine di carcerazione per inosservanza dei provvedimenti dell’A.G. e un 24enne sorvegliato speciale del quartiere San Girolamo è finito ai domiciliari in esecuzione di una misura cautelare di aggravamento della misura in atto per reiterate violazione della stessa. Dei quaranta soggetti controllati, sottoposti a provvedimenti restrittivi e/o cautelari, 6 sono stati quelli deferiti in stato di libertà per inosservanza dei provvedimenti dell’A.G. poiché ai domiciliari sono stati sorpresi in compagnia di persone estranee al loro nucleo familiare. Una denuncia è toccata ad un sorvegliato speciale che ha violato la misura di prevenzione. In materia di circolazione stradale infine 2 sono state le denunce per guida senza patente, 4 i giovani segnalati all’Autorità Amministrativa quali consumatori di droga con il sequestro di ulteriori 10 grammi tra hashish, cocaina e marijuana, un centinaio le persone identificate, una ventina le contravvenzioni al C.d.S. elevate, 2 i motocicli sequestrati  e due autovetture sottoposte a fermo amministrativo.

lunedì 16 marzo 2015

LAVORO TEATRALE, DAL ROMANZO DI ELIF SHAFAK




Dott. Pietro VITALE, historique-médiéval
Jurnalist-ècrivain
Director del bolg international
www.legestadellacavalleria.blogspot.com
  
"Chi è felice è stupido. Non è vero ma consola". (Marcello MARCHESI)

 "La Bastarda di Istanbul" a Teatro di Rifredi in scena la Storia del 900

Si è chiusa ieri pomeriggio al Teatro di Rifredi di Firenze la prima stagione di repliche della "Bastarda di Istanbul" lavoro teatrale diretto da Angelo Savelli e tratto dallo straordinario romanzo di Elif Shafak.
La pièce è stata interpretata da una eccellente squadra di attori in cui si distinguono per notorietà Serra Yilmaz, attrice turca, nota al grande pubblico quale protagonista di molti film di Ferzan Ozpetek, e Valentina Chico, che stupisce per intensità ed efficacia.
Con "La Bastarda di Istanbul" al Teatro di Rifredi va in scena la storia del 900 e con essa una parte significativa della Questione d'Oriente relativa alle vicende della Turchia contemporanea.
Si tratta, a prima vista, della storia di una famiglia, una vicenda di pochi e per pochi, le cui relazioni intime sono però guidate da una voce narrante, un personaggio che recita prevalentemente a-parte, una donna, una veggente in contatto con due geni, come nella tradizione letteraria ottomana dei secoli d'oro; un genio è buono e uno genio cattivo e attraverso di essi costei conosce tutti i segreti della sua famiglia anche i più intimi ed inconfessabili.
Potrebbe essere un giallo costruito male in cui tutti dall'inizio conoscono, o intuiscono, le inesprimibili  e atroci debolezze di tutti, le meschinità involontarie che portano alla perdizione umana, al doppio gioco  dentro e fuori ed aspettano forse il momento per sfoderarli in una guerra fredda in cui tutti sono carnefici perché detentori del segreto e vittime perché sconfitti nella loro umanità.
Ciò che colpisce in modo particolare sono le immagini di una delle città più belle del mondo che si affastellano in un dramma sempre sospeso tra il pubblico e il privato, tra il dentro e il fuori, negli spazi perenni nelle grandi cupole moschee e su fino alla Torre di Galata un tempo possesso dei genovesi, luogo da cui il primo Icaro dell'età moderna spiccò il suo folle volo tra il 1630 e il 1632. Si chiamava  Hezarfen Ahmet Çelebi, e utilizzando ali artificiali, si librò sorvolando il Bosforo atterrando a Üsküdar.
La Shafak come tutti i protagonisti della vicenda da lei descritta, e gli interpreti della messa in scena, amano profondamente la Turchia  ma di un amore contrastato, e non sempre ricambiato. Figli di un dio minore, tutti sentono la loro appartenenza cosmopolita, la cosmogonia che avvolge la Polis, quale unico sentimento in grado di tenere insieme le diverse parti della cultura e della società turca. Essere Ottomani era soprattutto questo, intensamente pluri e multietnici, ma ad un tratto questa pluralità intima si era spenta sopraffatta dai falsi ideali di nazionalismo mascherato da democrazia e progresso.
E' forse questo il senso della vicenda narrata, un fratello e una sorella, entrambi etnicamente Armeni e Turchi allo stesso modo generano la "Bastarda" la società contemporanea, che è frutto di una violenza, di un tradimento di valori, di un incesto. Nessun pentimento per quanto tardivo riuscirà mai a riporre ogni cosa al suo posto se non nel conoscimento e nel disvelamento del dramma. I Turchi non riconoscono e gli Armeni che fanno di quel mancato riconoscimento la ragione di vita. Se i Turchi riconoscessero cosa impossibile per tante ragioni, gli Armeni perderebbero davvero uno dei principali valori che li tiene insieme da ogni parte del mondo? Ai posteri l'ardua sentenza.