Ordini Cavallereschi Crucesignati

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venerdì 13 febbraio 2009

VERSO L'ARCANO,PERCORRENDO LA TRADIZIONE...

L’astronomia nell’architettura massonica (all'Obbedienza del S.O.M.I.)
Uno dei primi riferimenti alle arti, o scienze, liberali nella letteratura massonica si ha nel 1390. Ciò è un’ulteriore conferma che le arti furono oggetto di particolare attenzione da parte dei liberi muratori sin dai tempi più antichi.
I gradini che sopraelevano l’Oriente, sul quale è posto il trono del Maestro Venerabile, formano insieme ai tre gradini della pedana del trono stesso, i sette gradini cui viene dato il duplice significato delle sette arti o dei sette pianeti, riferimento che ritroviamo anche nel candelabro a sette braccia posto sull’ara.
Le sette arti erano ritenute materia fondamentale d’insegnamento, ed erano divise in trivio (grammatica, logica e retorica) e quadrivio (aritmetica, geometria, musica, astronomia). L’interesse dei Liberi Muratori, non a caso, si è di preferenza sviluppato sulle scienze esatte ed in particolare su geometria, musica ed astronomia.
Il tempio massonico è pieno di riferimenti alle arti e, tra questi, quelli che più colpiscono sono quelli legati all’astronomia, come il cielo stellato sul soffitto, il Sole e la Luna posti ai lati del Venerabile, i lati del tempio, identificati con i punti cardinali, la sfera celeste sopra la bianca colonna ionica del sud (J).
I legami tra massoneria ed architettura d’altronde sono ben visibili in molti oggetti specifici del massone quali il sestante, il quadrante, i mattoni, il filo a piombo, la pietra grezza, l’archipendolo, la squadra, il compasso , il regolo, la cazzuola , tutti strumenti connessi al concetto stesso di costruzione, ovvero a quella che era considerata l’ars regia per eccellenza.
Era infatti l’architettura la scienza che consentiva la rappresentazione di tutte le conoscenze attraverso il consapevole uso della pietra, materiale che a sua volta, garantendo la durata nel tempo, rappresentava l’eternità. L’architettura divenne presto l’espressione concreta della cultura a sua volta materializzata nello spazio sacro.
Questo spiega perché i collegamenti tra l’astronomia e l’architettura sono così numerosi nella libera muratoria (vedi, ad esempio, lo stesso quadro di loggia): entrambe sono state sviluppate fin dalle origini in tutte le civiltà e sono equiparabili, per diffusione e penetrazione, solo al culto dei morti ed al linguaggio.
Tra le applicazioni architettoniche-astronomiche più comuni figura l’orientamento detto est-ovest che si ispira al sorgere ed al tramontare del sole; orientamento che si ritrova in molti templi, e non solo in quelli massonici.
Questo orientamento è molto frequente nelle costruzioni sacre perché era previsto dalle antiche liturgie che il sacerdote officiante fosse rivolto, sia con il viso sia col palmo delle mani levate, verso il sole equinoziale. Ad esempio, nelle chiese paleocristiane, quando l’altare non era addossato alla parete ma posto tra il sacerdote ed i fedeli, come ripristinato dopo l’ ultima riforma conciliare, l’est coincideva con l’ingresso della chiesa. Il sacerdote sacrificava rivolgendosi al sole, fonte di luce e di vita, simbolo per eccellenza del Dio creatore. La diffusione dei culti solari condizionò la costruzione degli edifici sacri praticamente dappertutto (Medio Oriente, Mediterraneo, Americhe…). Anche la basilica di San Pietro è orientata ad est.
Quando la posizione dell’altare cristiano mutò e fu addossato alla parete, le chiese furono costruite con l’abside verso est, per cui il sacerdote voltava le spalle ai fedeli ed all’ingresso della chiesa ma continuava a volgere il viso e il palmo delle mani, ovvero la preghiera, verso il sorgere del sole inteso come rappresentazione della divinità. In altre parole il sacerdote rimase fermo ma si spostò la chiesa, invertendo la posizione della facciata e dell’abside e mantenendo l’orientamento equinoziale.
Altro orientamento astronomico comune a molti templi è quello solstiziale. Ma se l’orientamento secondo l’asse est-ovest, ossia in direzione dei punti sull’orizzonte in cui sorge e tramonta il sole alle date degli equinozi di primavera e di autunno, è il medesimo in tutte le parti del mondo, l’orientamento solstiziale richiede un’osservazione più attenta perché cambia a seconda del parallelo geografico. Per esempio la chiesetta rurale romanica di San Giorgio presso Bari, orientata verso il sorgere del sole al solstizio d’inverno, forma con l’asse est-ovest un angolo di 32 gradi circa, ma se fosse stata costruita a Torino (45° di latitudine) l’angolo avrebbe dovuto essere di oltre 34 gradi, e se ci spostassimo a Londra (latitudine 51°) di oltre 39 gradi. L’orientamento solstiziale risulta dunque più elaborato a prescindere dalla necessità di un’osservazione diretta consentita solo da un orizzonte non impedito da montagne, colline o altri ostacoli.
Esistono altri orientamenti che non tengono conto del sorgere del sole o del suo tramontare ma di alcuni significati intrinseci al valore angolare, sempre legati però all’astronomia. Per esempio la cattedrale gotica di Chartres, quella romanica – altrettanto celebre – di Bitonto, la chiesa templare di Payns in Francia, sono orientate in modo tale che l’asse longitudinale delle loro navate apre con l’asse est-ovest un angolo di 47°. E’ un esempio di simbolismo sacro che si ispira alla meccanica celeste.
L’angolo di 47° rappresenta l’apertura del cono descritto dall’asse terrestre nel suo moto precessionale: infatti l’angolo di inclinazione, seppure con qualche lieve oscillazione, si mantiene intorno ai 23°30’. Si fa riferimento dunque a quel movimento conico, tipico della trottola che perdendo velocità si inclina, tracciato dall’asse della Terra in 26.000 anni, detto dagli antichi anno platonico o grande anno e da noi moderni definito precessione degli equinozi.
L’angolo di 47° è una della più diffuse allegorie della Terra, la più propria dal punto di vista astronomico e biologico. Infatti se la Terra è un pianeta che ha determinati ritmi stagionali grazie ai quali il caldo e il freddo si avvicendano condizionando la vegetazione con le piogge e le calure; se l’uomo sopravvive alternando semine e raccolte, pascoli e transumanze, periodi di caccia e di pesca; se tutta la vita sulla Terra obbedisce a certi ritmi, ciò è dovuto solo all’inclinazione dell’asse terrestre.
Se questo fosse perpendicolare al piano dell’eclittica non avremmo più inverno ed estate e tutte le forme di vita - piante, animali ed uomini - ne risentirebbero: il mondo sarebbe completamente diverso. Ne consegue che il simbolo più significativo della nostra Terra è rappresentato dall’angolo di 23° 30’ e per questo motivo tale misura si ritrova spesso nel monumento sacro per eccellenza che è il Tempio, l’area dedicata al Grande Architetto.
La precessione degli equinozi è dunque un esempio di trasposizione dell’architettura divina, rappresentata dal cosmo, presa a modello dall’uomo nella costruzione dell’edificio sacro, costruzione coerente con l’insegnamento dei saggi iniziati: “ciò che è in alto è anche in basso”.
In Italia vi sono numerosi casi di architettura ispirata all’astronomia. Uno dei tanti esempi è costituito dal Campo dei Miracoli di Pisa, formato dal battistero, dal campanile, dalla cattedrale, dall’ospedale e dal camposanto. L’insieme fungeva da orologio, con il campanile come gnomone, e calendario cosmico in quanto in esso venivano misurati tutti i tempi esistenziali, a partire dall’inizio dell’anno pisano che, prima della riforma gregoriana, si collocava al 25 marzo (giorno della festa dell’Annunciazione di Maria). Il complesso segnava anche l’entrata del Sole nelle varie costellazioni. La collocazione dell’asse principale della cattedrale e del battistero corrisponde infatti al cammino del Sole il 2 marzo (Ariete) e 21 settembre (Bilancia). L’allineamento nord-sud della facciata della cattedrale coincide con l’orientamento della costellazione del Cancro (21 giugno) e del Capricorno (21 dicembre).
La collocazione del campanile rispetto a battistero e cattedrale viene spiegata come la ripetizione al suolo della posizione delle tre stelle principali dell’Ariete ovvero come la raffigurazione sul terreno dell’angolo 23°27’ che il Sole fa con l’eclittica il 25 di marzo. Un’altra importante simbologia astronomica è l’allineamento tra l’asse del battistero e l’asse del duomo che richiama l’inizio dell’anno civile pisano e la primavera astronomica. Nel battistero ritroviamo il numero aureo 1,618, lo stesso immortalato da Leonardo nella rappresentazione dell’uomo vitruviano oggi riprodotto nella moneta di un euro e ricorrente nella simbologia massonica. Nel caso citato esso risulta dalla proporzione tra pronao e parte circolare centrale, che riflette le costellazioni zodiacali nelle sue dodici suddivisioni interne ed esterne e nelle finestre esposte al Sole in determinate ore e stagioni. La sua forma a dodici spicchi simmetrici indica certamente connessioni astronomiche purtroppo non ancora identificate con certezza.
Il capitello dei due scimmioni del campanile è ispirato al sorgere del Sole nella cosiddetta “data dei Gemelli” o del solstizio d’estate; ed è appena il caso di ricordare, quanto a gemelli, il dio bifronte, il dio sorvegliante dalle due facce, Giano protettore delle porte dell’aldilà, nonché le due feste di San Giovanni, protettore della massoneria, che cadono nei giorni in cui i Romani festeggiavano Giano.
Altri templi riprendono le costellazioni zodiacali: lo stesso tempio massonico raffigura tra le colonne i segni zodiacali. Nel tempio di Vidyasankara a Sringeri, costruito nell’India meridionale e risalente al XIV secolo, le dodici colonne principali rappresentano le dodici costellazioni e la luce del sole nascente le illumina una dopo l’altra secondo il mese.
Le culminazioni solari alle date in cui il Sole entra nei dodici segni zodiacali sono racchiuse anche in Castel del Monte dove scandiscono le proporzioni di tutti gli spazi, dalla vasca collocata anticamente nel cortile alla recinzione ottagonale esterna, oggi sparita, fino alla larghezza del cortile, delle sale, della circonferenza che racchiude l’ intero maniero. Questo, che per la sua struttura interna richiama più un percorso iniziatico che un castello, è riprodotto sulle monete da un centesimo di euro (cosa che ci ricorda i simboli massonici sulla banconota da un dollaro).
Ma Castel del Monte non è il solo edificio laico che presenti richiami astronomici tanto precisi quanto intelligibili solo da una minoranza particolarmente preparata. Ad esempio in Lombardia, presso Bergamo, il castello di Bianzano del XIV sec. oltre ad essere orientato verso i quattro punti cardinali con gli angoli del suo impianto quadrato, regola con stupefacente precisione geometrica le proporzioni del corpo di fabbrica, del cortile e della torre in funzione delle culminazioni solari dei solstizi e degli equinozi.
Occorre ricordare che questa costante attenzione delle classi più preparate nel rappresentare dati e riferimenti astronomici nell’architettura sacra trova le sue origini in motivazioni filosofiche e teologiche molto antiche ma particolarmente sentite nel medioevo. Il filo conduttore è molto semplice: se l’universo è opera di un Grande Architetto, di un Dio onnisciente e onnipotente, la sua opera non può che essere perfetta e quindi l’uomo, se vuole rendergli omaggio costruendogli un tempio, se vuole avvicinarsi alla verità, non può che guardare al cielo, ispirarsi al modello cosmico, alle sue leggi, alle sue grandezze, ai suoi numeri. Avendo ben presente che il microcosmo in cui viviamo non è altro che una riproduzione del macrocosmo che ci sovrasta (e la scienza moderna ci stupisce, riscoprendo in mille particolari la profondità di questa intuizione). Stonehenge, la cultura egizia, l’astrologia caldeo-babilonese, la filosofia pitagorica sono solo alcune delle esperienze riconducibili al suddetto pensiero.
Da questa breve panoramica emerge che l’architettura e l’astronomia accompagnano l’uomo fin dalla preistoria, proprio come i concetti massonici di iniziazione, di razionalità, di ricerca del trascendente: non dobbiamo dunque meravigliarci se massoneria, architettura ed astronomia sono così strettamente legate.
Tratto dai quaderni del SOMI di Alberto Vacca

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