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venerdì 4 luglio 2014

COMMENTO SULLA CRESCITA IN ITALIA

IL SEMESTRE ITALIANO DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DELL’UE, LA CRESCITA PER IL FUTURO DELL’EUROPA
                                 di  Antonio Laurenzano
“Se l’Europa accetterà di dare un futuro alle sue ambizioni, sarà bello sfidare l’avvenire insieme”. E’ l’appello lanciato dal premier Matteo Renzi a Strasburgo, al Parlamento europeo, in occasione del discorso di apertura del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione.  E’ partita così la sfida per rilanciare una immagine diversa  dell’Europa: non più quella della stanchezza e della noia che appare da un selfie , ma quella di un nuovo Rinascimento legato al protagonismo economico europeo, perché “senza crescita l’Europa non ha futuro”. Un’Europa che deve fare “uno scatto  in avanti” , superare gli egoismi nazionali e recuperare  la sua anima, i suoi valori, l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori, per dare una risposta all’euroscetticismo uscito dalle urne, alle ultime elezioni europee votazioni, con una diffusa richiesta  di cambiamento.
La strada è tracciata: “coraggio ed orgoglio” per riavvicinare le istituzioni europee ai cittadini e risolvere i problemi della lunga crisi finanziaria ed economica. Puntare su una politica economica espansiva che possa evitare che dalla recessione si passi alla deflazione. Crescita e sviluppo sono le parole d’ordine del semestre italiano. Dalla sua, Renzi ha l’apertura del Consiglio europeo. Un’apertura importante arrivata dall’ultimo vertice dei Capi di Stato e di governo della Ue che fa presumere una larga convergenza sull’agenda dei lavori annunciata da Roma per i prossimi sei mesi di guida europea. Una più ragionevole ed equilibrata applicazione del Patto di stabilità che, rigore tedesco e olandese a parte, troverà ampi consensi al Parlamento di Strasburgo.
L’Italia farà del rilancio dell’economia europea il suo principale obiettivo per realizzare il quale occorre unità politica e integrazione a tutti i livelli per disegnare un’altra Europa, più coesa, più solidale, capace di coniugare rigore e crescita. Da tempo l’ Europa, priva di una sua precisa identità, vive  una profonda crisi istituzionale esasperatasi nel quinquennio di euro-crisi. Commissione e Consiglio Ue si sono progressivamente indeboliti fino a ritrovarsi di fatto agli ordini dei Governi nazionali e del metodo intergovernativo che muovono sempre più l’Unione a scapito del metodo comunitario. Si tratta ora di  “ri-orientare” insieme il cammino europeo per fronteggiare una pericolosa disgregazione (Regno Unito), con il rischio di riportare indietro le lancette della storia, nel ricordo dei tragici lutti e distruzioni del passato.
 Sono ben delineati gli elementi centrali del “Programma di presidenza italiana” : flessibilità nei vincoli di bilancio (per i cofinanziamenti legati ai fondi strutturali) in cambio di riforme rivolte allo sviluppo e all’occupazione, investimenti a supporto della ripresa (con l’auspicabile ricorso agli eurobond), sviluppo di una comune politica migratoria a livello europeo (potenziare mezzi e risorse), lotta alla disoccupazione giovanile. Con 26 milioni di disoccupati in Europa, la creazione di posti di lavoro è un fattore chiave per riconquistare il sostegno dei cittadini al processo di integrazione europea.
L’Europa ha bisogno di riforme e di innovazione per la crescita. Una risposta europea efficace alla crisi economica e finanziaria che deve tener conto in primis dell’importanza dell’economia reale e poter contare su solidi settori manifatturiero e dei servizi. Migliorare la competitività industriale sarà una delle attività prioritarie della Presidenza italiana. “Il settore industriale europeo, comprese le piccole e medie imprese, è un fattore importante per la crescita, la produzione, l’occupazione, l’innovazione e le esportazioni”.
Un’Europa dunque più vicina ai bisogni dei cittadini, alle aspettative di crescita solidale e a uno sviluppo sostenibile all’interno di “uno spazio di democrazia, diritti e libertà”, per realizzare il quale occorre il buon funzionamento delle istituzioni europee, una governance efficace. Malgrado sia emersa negli ultimi anni una certa disillusione per la moneta unica, rimane intatto, secondo il documento programmatico della Presidenza italiana, il potenziale dell’Unione economica e monetaria (UEM) di creare benefici condivisi e un ambiente economico solido per imprese e famiglie.
Saprà la “Generazione Telemaco” di Matteo Renzi rilanciare il progetto europeo e riannodare il filo della storia a favore della integrazione politica del Vecchio Continente, smentendo i profeti di sventura che si aggirano in Europa? Ne riparliamo fra sei mesi.

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