Ordini Cavallereschi Crucesignati

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lunedì 17 marzo 2014

RIFORME COSTITUZIONALI: UN NODO DA SCIOGLIERE

Intervista al Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo
Il ruolo delle autonomie locali – Il dibattito sul Titolo V della Costituzione
di Antonio Laurenzano
E' in corso nel Paese un dibattito a più voci sulla Riforma del Titolo V della Costituzione, quello che disegna le autonomie locali: regioni, province e comuni. la Legge di riforma del 2001 modificò sostanzialmente il riparto delle competenze legislative e finanziarie fra Stato e Regioni nell'intento di dare allo Stato italiano una fisionomia più' "federalista", si tratta ora di riequilibrare il rapporto fra i vari livelli di governo e renderli compatibili con l'autonomia di spesa e fiscale.
Per fare luce su un tema di vitale importanza per il futuro delle comunità' locali e quindi dei cittadini, ne parliamo con il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo.
-Quale utilità hanno le Regioni? I livelli intermedi di governo locale servono davvero o sono soltanto enti inutili, come spesso vengono dipinti dai mass media all'opinione pubblica?
Il dibattito è stato riaperto dal neo premier Matteo Renzi che ha ributtato sul tavolo il tema delle riforme costituzionali. Il Consiglio regionale ne ha discusso il 13 e il 25 febbraio durante ben due sedute tematiche nelle quali, su mia proposta, abbiamo approfondito il tema delle riforme approvando un ordine del giorno e un allegato condiviso a Roma con i Presidenti di tutti i Consigli regionali italiani. Il tema delle riforme istituzionali è certamente di grande attualità nel dibattito politico ed è sotto gli occhi di tutti il formidabile attacco che in questi mesi si sta attuando nei confronti delle autonomie locali: dal patto di stabilità che ha amputato la capacità di azione dei comuni, alla prospettata cancellazione delle province, trasformata poi nella mera eliminazione dei livelli elettivi.

-Ma l’attacco alle autonomie locali è soltanto una variabile della “spending review”? Qual è la vera posta in gioco?
Contrastare la deriva in atto è necessario innanzitutto per una ragione ideale: senza più alcun livello istituzionale tra il cittadino singolo e lo Stato, senza corpi intermedi, società di mezzo, autonomie locali e sociali ci sarà solo meno libertà reale, meno difese dalle invadenze dello Stato e meno benessere per tutti. Non è certo un nuovo centralismo che potrà risolvere i problemi del Paese. Ma è ancor più grave che sfugga ai più nel dibattito attuale - tutto centrato sul tema dei costi della politica, delle indennità, degli sprechi (che certo, sia ben chiaro, vanno contrastati) - la consapevolezza che le autonomie rappresentano un baluardo reale per la libertà di tutti.

-Qual è il ruolo dei corpi intermedi nel rapporto fra Stato e cittadino? In cosa si concretizza la loro centralità istituzionale?
Una società senza corpi intermedi è una società più debole e più esposta a tentazioni autoritarie. Il rischio che stiamo correndo è altissimo: sacrificare le autonomie locali, buttandole via senza renderci conto del danno che facciamo alla vita concreta di tutti. Ambiti come la sanità, scuola, agevolazioni per le imprese, regole per il commercio, il territorio, l'ambiente, giusto per fare alcuni esempi, sarebbero veramente gestiti meglio delegando le competenze a Roma anziché sul territorio? Ecco perché la Lombardia sul tema del Senato delle Regioni, riforma del Titolo V e revisione degli assetti dei livelli intermedi di governo ha ritenuto di lanciare una proposta. Innanzitutto, sul superamento del bicameralismo perfetto, attraverso la costituzione di un Senato delle Regioni e delle Autonomie che dovrà essere composto per almeno due terzi da rappresentanti provenienti dalle Regioni e per il terzo rimanente dagli Enti locali, entro un numero complessivo non inferiore a 80 e non superiore a 200, tenendo conto della popolazione di ciascuna Regione.

-A quali risultati dovrebbe pervenire la Riforma del Titolo V? Si arriverà a un nuovo e più equilibrato rapporto fra Stato e Regioni?
Sulla riforma del Titolo V, l'idea è quella di lasciare la potestà legislativa esclusiva dello Stato solo per le materie sulle quali vi è un oggettivo e prevalente interesse nazionale. È anche opportuno riflettere sulla riduzione del numero attuale delle Regioni italiane con l’obiettivo di costituire enti regionali più ampi (si può ad esempio scendere da 20 a 9), mantenendo le province o comunque enti di area vasta elettivi in numero inferiore all'attuale (50/60 anziché 107) e limitando al minimo la creazione di città metropolitane (ne bastano 3).

-La Regione Lombardia come si pone nel dibattito in corso a difesa delle autonomie locali?
La Lombardia all’interno di questo dibattito per prima ha tenuto una posizione costruttiva e di contenuto, consapevole del suo ruolo di traino del regionalismo italiano. Il mio auspicio è che ora anche in sede di Conferenza delle Regioni sia possibile ottenere una posizione unanime di tutti i governatori, così come già avvenuto durante la Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative. Solo una posizione forte e univoca di tutte le Regioni potrà contribuire a preservare il patrimonio inestimabile delle nostre autonomie.

mercoledì 12 marzo 2014

MOSTRA ALLA PINACOTECA DI ALTAMURA

Comunicato stampa della dottoressa Elena SAPONARO. Giovedì 13 marzo ore 17,00
 presso  la Pinacoteca A.B.M.C. Piazza Zanardelli n. 30 si svolgerà una MOSTRA BIBLIOGRAFICO - DOCUMENTARIA sul tema:"Le Donne tra analfabetismo ed emancipazione.
Dalle carte di Tommaso Fiore "

Interventi:
Onofrio Introna Presidente Consiglio Region Puglia Mario Stacca Sindaco di Altamura Elena Saponaro Presidente A.B.M.C. Rosanna Galantucci Presidente Fidapa sez. Altamura
Gabriella Liberati Presidente del CUG del CNR Eugenia Vantaggiato Direttrice Biblioteca Rosa Maria Capozzi Responsabile Biblioteca Area di Ricerca CNR Bari Pietro Pepe già Presidente del Consiglio Regione Puglia Michele Ventricelli Consigliere Regionale Luigi Marsullo Valutatore Fondi UE/CIPEVito Antonio Leuzzi Direttore IPSAIC Rosa Vulpio Consigliera Distrettuale Sud/Est Fidapa
 Modera: Antonella Daloiso, Giornalista

Con cortese preghiera diffusione La sua presenza è particolarmente gradita. Elena Saponaro Presidente dell'Archivio Biblioteca Museo Civico di Altamura


domenica 9 marzo 2014

CONSIDERAZIONI SUL VOLUME "AMO LA CACCA".

Il Direttore del blog dottor Pietro VITALE, presenta il volume dell'autore: Paolo De Santis
  "Tu implori il tuo Dio che ha creato il Tutto, l'universo, io imploro il mio che ha creato il Nulla.
Ma sono cose molto vicine" (Buddha)

"Il sorriso e la satira sono appannaggio esclusivo delle società di cultura liberale. In Italia di liberale non è rimasto nulla. La mia generazione se ne porterà nella tomba solo il ricordo"
(Indro Montanelli)
Amici, quando un non addetto ai lavori accetti, quasi sempre da un amico, di fargli una presentazione del suo lavoro letterario, non compie mai un'azione prudente.
Giacché egli ha sempre solo da perderci. Se si mostra freddo o sincero, se suona il clarinetto o il violino, è facile che perda l'amico. Se invece s'infuoca o fa finta d'infuocarsi e da fiato alle tronbe, è sicuro che perda la faccia. Scomoda del tutto è in particolare la mia situazione, perchè non sono un recensore di mestiere e non ho nemmeno alcuna dimestichezza col vasto universo della letteratura in versi.
A mio parere credo che Paolo De Santis, non abbia bisogno di presentazione. Nell'agone della poesia è già entrato in illo tempore, sin dalle sue primissime raccolte. AMO LA CACCA, Paolo per tutta la vita, come egli esprime, ha ricercato i valori dell'esistenza e il senso della vita...nell'uomo universale, nelle religioni in particolare del Dio unico, compreso il Grande Architetto dell'Universo, infine il senso nobile dell'uomo.
Il poeta insomma, si rivela ai lettori attraverso uno stile semplice, spontaneo e incisivo che gli consente di tradurre in versi ogni suo sentimento ed ogni suo estemporaneo pensiero, esprimono l'ansia interiore e l'amore per l'Uomo, il desiderio o il sogno di una serenità sempre cercata e a volte faticosamente raggiunta.
Lo spagnolo Ortega Y Gasset scrisse che “il poeta comincia dove finisce l'uomo” Io non mi sento affatto di scindere il mio amico Paolo poeta dal Paolo uomo, perché il poeta è il frutto della forza interiore dell'uomo, della sua rabbia e del suo soffrire, delle sue passioni e delle sue attese, della sua continua ricerca, parafrasando la *Lanterna di Diogene.
Questa sua quarta raccolta di poesie ha qualcosa di più intimo, anche se i temi ricalcano un po' quelli del passato, ma qui c'è meno compiacenza nel denudare i sentimenti e la realtà dei suoi molteplici aspetti: è come se prendesse in mano la sua anima, con i turbamenti, le malinconie, le esaltazioni, la rabbia, la felicità, la conoscienza e soprattutto: l'immaginazione. Il Dio occulto. Riflessioni spirutuali da vero iniziato...che ne facesse dono considerandola l'unica parte vera e profonda della sua vita.
Quindi poesie di interiorità e di malinconica consapevolezza, poesia crepuscolare percorsa dal brivido delle illusioni don chisciottesche e del mistero: l'odio e l'amore, la bellezza, la delusione, la nostalgia, la solitudine, la stella guida, Cristo non è risorto, la Maddalena, l'uomo è figlio unico, porgi l'altra guancia...addentrati in questo caleidoscopio panorama dell'animus, ne cogliamo la luce più suggestiva e più segreta.
Paolo ha un segreto desiderio la tentazione di fermare il tempo, egli vibra in quasi tutta la sua poesia, simile a un sottofondo musicale di magiche sirene...egli pensa: COMBATTERO' LA NOTTE...PER RAGGIUNGERE UN SOGNO...FERMERO' IL TEMPO...ALL'OMBRA DEL BOSCO...Ma la sua limitatezza umana gli fa soltanto filtrare, attraverso come un ARCOBALENO, attimi fuggenti del passato e, forse per questo...”invoca: voglio tornare alla vita...voglio rivivere l'amore della mamma, ritornare nel tuo grembo in tutta sicurezza e in posizione fetale, nelle notti di luna piena, palpiti, silenti, tremori”.
Paolo parte dall'inferno per librarsi nell'empireo del cielo piu alto, ma la musica che accompagna quest'ultima sua fatica non sgorga da tube celestiali, la musica che ne segna i passi...IL NUOVO TERRITORIO: “Sì ho vissuto assai velocemente, travolto dagli impegni della vita, a spada tratta ho dovuto lottare perchè aggredito da vili predatori, che mi hanno impedito osservare il giusto senso dell'esistenza” in questo intermezzo egli si definisce un uomo ruspante.
Non sono purtroppo capace di tanto, ne, forse, il mio amico Paolo lo merita. Per cui devo acconciarmi all'onesta fatica di leggere, rileggere, riflettere e ancora scrivere. Spero di essere all'altezza. Il libro contiene una lirica poetica di assoluto valore certo. La costante ispirativa è un gioioso, pieno, insaziabile, *Dionisiaco amore per la vita. Che mi ha richiamato subito alla mente i grandi poeti di quella Grecia del V secolo a.C. detta pagana perchè, per sua fortuna, antecedente a quel cristianesimo che sul senso di colpa e sul rimorso delle coscienze avrebbe edificato le sue fortune.
Non per nulla nel leggerle e nel rileggerle m'è parso più volte di trovarvi *Saffo. Saffo esprime la pena e l'ansia per l'amore non sempre corrisposto e il penoso tormento che questo le dà.
Questa lirica assume la forma di una preghiera in cui, con il richiamo di un incontro precedente, cerca di coinvolgere la dea in suo favore ed ella pronta interviene in maniera diretta con la promessa che Saffo si aspetta.
Dicendo ciò non vorrei essere frainteso, ma trattandosi di Paolo penso che il pericolo non incorra..., ma uguali nei due poeti sono la concezione dell'amore, della soavità e della sofferenza che esso genera nel cuore umano, uguali l'assoluto attaccamento alla vita e il rammarico per la sua brevità. Con unica differenza che Saffo temeva la morte, mentre il mio amico mi pare che va sostenedo di esserne fatto una ragione: “la morte come per dirla con Goethe: la prima notte di quiete...
Nel suo ultimo libro ho trovato spendide: L'animo dei giovani è come uno specchio riflette ciò che gli adulti mostrano! Il senso della poesia; Ma i giovani ce l'hanno l'anima ed è anche pulita; L'orgoglio nazionale; Ubiquista-Facoltà di essere contemporaneamente presente in luoghi diversi, propria di Dio. ; Il ragazzo Down; La legge della piramide; Non c'è pena maggiore per chi vede dove gli altri non riescono a vedere, che non essere creduto da chi non vede; L'occulto Dio; Segmento; Carta assorbente; L'amore dei vecchi; L'odio e l'amore; La stella guida; (in questo meraviglioso racconto io aggiungo che il destino dell'uomo sta nel proprio carattere); L'ultimo tratto;Ingombrante; Il Cinquettio dell'asino cip cip-oo cip oo cip oo cip oo.


*SAFFO:
C'è chi dice sia un esercito di cavalieri, c'è chi dice sia un esercito di fanti, c'è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra
la cosa più bella, io invece dico che è ciò che si ama» (vedi l'ultimo canto di Saffo (Giacomo Leopardi)
La poetica di Saffo s'incentra sulla passione e sull'amore per vari personaggi e per tutti i generi. .

*DIONISIO «Le baccanti cominciano ad agitare il tirso per i loro riti... l'eccitazione si era trasmessa all'intero bosco, alle belve: non c'era più niente di fermo, tutto si agitava in frenesia.»Questo dio rappresenta in particolare lo stato di natura dell'uomo, la sua parte primordiale, animale, selvaggia, istintiva, che resta presente anche nell'uomo più civilizzato, come una parte originaria insopprimibile, che può emergere ed esplodere in maniera violenta se viene repressa, anziché compresa ed incanalata correttamente. l Dioniso originario, legato alla vegetazione, rappresentava quell'energia naturale che, per effetto del calore e dell'umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità..
 
*DIOGENE LAERZIO:
Alessandro Magno trapassò a Babilonia. 300/400 a.C.Plutarco riferisce: «Alessandro andò da Diogene. Lo trovò sdraiato al sole. Diogene, all'udire tanta gente che veniva verso di lui, si sollevò un poco da terra e guardò in volto Alessandro; questi lo salutò affettuosamente e gli domandò se aveva bisogno di qualcosa, che potesse fare per lui. "Scostati un poco dal sole", rispose il filosofo»
Un giorno il filosofo Diogene, tenendo in mano una lampada accesa, passeggiava nel Foro di Atene. Gli si avvicinò un amico e lo interrogò sul perché avesse acceso una lanterna pur essendo pieno giorno: “Cerco l’uomo”, risponde il filosofo. Aveva i comportamenti di un cane e lui voleva che gli umani si comportassero come i cani: mangiano d'ovunque, non si preoccupano dove dormono o dove defecano e inoltre, sanno riconoscere gli amici e i nemici... Il cane dice sempre il vero mentre l'uomo arriva ad ingannare anche se stesso... Questa più o meno è la sua filosofia.

venerdì 7 marzo 2014

RECLUTAMENTO FEMMINILE,COMANDANTI DONNE DELLA BRIGATA "PINAROLO"

Nota stampa militare del Ten.Col. Domenico OCCHINEGRO
Bari, 7 marzo 2014 - Si è svolto oggi 7 marzo, presso l’Università degli Studi di Bari, alla presenza del Comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa (2° FOD), Generale di Corpo d’Armata Vincenzo LOPS e con la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Bari Professore Antonio Felice Uricchio, il primo seminario “Donne, Comandanti” organizzato dalla Brigata Pinerolo in collaborazione con l’associazione Apulia Onlus.
logo_uniba-468Il Comandante della Brigata Gen. B. Stefano DEL COL ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dell’anno 2000 nel quale si è dato avvio al reclutamento del personale femminile quale naturale esigenza della società e nell’ambito della completa integrazione dello strumento militare con quello dei Paesi Europei e della NATO e dei nuovi scenari di impiego operativo. Le donne, attualmente, sono circa il 7% degli effettivi dell’Esercito e sono ammesse in ogni specialità e incarico al pari degli uomini, con una progressione di carriera identica a quella degli uomini.
Il seminario è stato articolato su due sessioni che  hanno stimolato momenti di riflessione e confronto, anche basati su testimonianze dirette da parte dei Comandanti donne della Brigata Pinerolo, sul modo di interpretare la leadership nel ruolo specifico di comando avvalendosi della partecipazione, tra gli altri, di Ufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito ed esperte della parità di genere in ambiente internazionale.
Sotto il profilo storico,  Antonio CARADONIO Pediatra e scrittore, autore del libro “Petali di Rose” ha sottolineato la figura di Rosalia MONTMASSON moglie di Francesco CRISPI e patriota italiana, unica donna  che partecipò alla spedizione dei Mille. La Dott.ssa LAURA FABIANO, Professoressa di Diritto Pubblico Anglo americano, ha illustrato quello della Dinamicità del concetto di attitudine nella giurisprudenza costituzionale italiana” e la Dott.ssa SANTA SELVAGGI FIZZAROTTI, Presidente Regionale della Croce Rossa, ha introdotto il tema delle “Donne di Croce Rossa ed Esercito Italiano”.

martedì 4 marzo 2014

UNIONE DEGLI ARMENI D'ITALIA-ENTE MORALE

ԻՏԱԼԻՈՅ ՀԱՅՈՑ ՄԻՈՒԹԻՒՆ UNIONE DEGLI ARMENI D’ITALIA Eretto Ente il 12/04/1955 – Decreto del Presidente della Repubblica n°709
Piazza Velasca, 4 – I-20122 Milano E-mail: unionearmeniitalia@virgilio.it | unionearmeni@gmail.com
1 marzo, 2014
Con osservanza, Prof. Baykar SIVAZLIYAN Presidente dell'Unione degli Armeni d'Italia

All'attenzione degli organi d'Informazione Comunicato-denuncia contro una politica di armenofobia
diramato dall'UNIONE DEGLI ARMENI D'ITALIA
[Eretto in Ente Morale il 2/04/1955 – Decreto del Presidente della Repubblica n°709]
 Alla cortese attenzione delle autorità e di tutti gli organi di stampa italiani
con la preghiera di darne la più ampia e urgente diffusione possibile!
Segreteria dell'Unione degli Armeni d'Italia
L’Unione degli Armeni d’Italia chiede alle Istituzioni, alla società civile e alla stampa di vigilare e censurare l’armenofobia fomentata dall’Azerbaigian anche in Italia.
A seguito della recente comparsa su alcuni media nazionali di articoli aventi ad oggetto la questione del Nagorno Karabagh e del conflitto sanguinoso che ne è seguito tra l’Armenia e l’Azerbaigian tra il 1991 e il 1994, l’Unione degli Armeni d’Italia intende esprimere il proprio sconcerto nel constatare come, in quegli articoli, venga ripetutamente richiamato, in maniera faziosa e selettiva, un episodio collegato a quel periodo storico, per descriverlo come simbolo tragico di massacri subiti dalle popolazioni civili di etnia azerbaigiana ad opera delle Forze di Auto-Difesa Armene del Nagorno Karabakh.
Trattasi dei fatti avvenuti nel febbraio del 1992 e che prendono il nome dal villaggio di Khojaly situato nella Repubblica del Nagorno Karabagh: gli avvenimenti ci portano all’epoca in cui, in seguito al referendum per l’indipendenza in conformità con la costituzione vigente dell’URSS e dopo la proclamazione dell’indipendenza da parte del parlamento eletto del Karabagh il 6 gennaio 1992, l’Azerbaigian lanciò una vera e propria invasione militare contro la neo-indipendente Repubblica del Nagorno Karabakh. Sin dai primi giorni dell’invasione la popolazione civile armena era soggetta a bombardamenti con missili Grad e bombe a grappolo, in palese violazione del diritto umanitario internazionale. Tra il febbraio e il marzo di quell’anno, il governo della Repubblica del Nagorno Karabagh mise in atto un’operazione militare contro il blocco dell’aeroporto di Khojaly e al fine di neutralizzare le postazioni azere dei lanciarazzi Grad situate all’interno del villaggio di Khojaly. In assenza di forze internazionali di peacekeeping, si trattava di misure considerate necessarie per la sopravvivenza della popolazione armena della regione. Il 25 febbraio l’operazione militare contro Khojaly prese il via, non prima di avere concesso un corridoio umanitario ai civili che avessero voluto lasciare la zona delle operazioni militari. L’informazione circa il corridoio umanitario era stata comunicata dalle autorità armene con largo anticipo, nel rispetto delle norme umanitarie del diritto internazionale, come confermato da alcuni funzionari azeri e dallo stesso presidente azero all’epoca dei fatti Ayaz Mutalibov. Tuttavia, da quanto riportato da fonti ufficiali azere, le autorità azere non fecero nulla per evacuare la popolazione civile dall’area delle attività militari.
Va sottolineato come all’epoca degli avvenimenti, la stampa dell’Azerbaigian riportò i fatti in modo sufficientemente obiettivo, mentre negli anni seguenti l’Azerbaigian, per contrastare la realtà storica dei massacri contro gli armeni a Sumgait, Baku, Kirovabad e altre località dell’Azerbaigian, ha inteso rappresentare i fatti di Khojaly come un genocidio degli azeri da parte armena. Una tale ricostruzione, supportata da documentazione fotografica che si è rivelata in molti casi clamorosamente falsa e con un richiamo al numero delle vittime continuamente aggiornato “al rialzo”, ha trovato smentite in molte dichiarazioni espresse dagli stessi funzionari azeri, da attivisti dei diritti umani, da giornalisti e da abitanti stessi di Khojaly. Al di là del tema storico, come Armeni e cittadini italiani, intendiamo segnalare il preoccupante crescendo di strumentalizzazione mediatica su fatti sopra citati, che contrasta con i canoni di una corretta informazione che sempre devono presidiare il dibattito in una società evoluta e libera quale la nostra. Respingiamo con forza l’uso di fatti storici ad evidente scopo propagandistico, destinato solo ad alimentare una retorica bellicosa e a rinfocolare l’odio tra popoli, ponendosi anche in contrasto con gli sviluppi del processo negoziale sulla questione del Nogorno Kharabagh che è attualmente in corso con la mediazione dell'OSCE; riteniamo, in tal senso, che la ricerca di percorsi condivisi sulla verità storica dei fatti e l’individuazione di soluzioni politiche che garantiscano pace, stabilità e sicurezza nella regione del Caucaso corrispondano all’interesse anche dell’Italia, in nome dei valori democratici, da affermare in ogni ambito.
Non possiamo esimerci da un appello, che rivolgiamo alla stampa, alla società civile e alle Istituzioni italiane, affinché sia mantenuta alta la vigilanza sui rischi che possono derivare, anche alla comunità armena in Italia, da una campagna discriminatoria fomentata con l’uso pubblico di verità manipolate. La secolare presenza degli Armeni in questo Paese è animata da persone e comunità che sempre hanno dato un contributo all’evoluzione della società in ogni campo; alcuni di noi, sono figli e nipoti di coloro che in Italia giunsero sospinti dalla furia genocidiaria che cancellò la presenza armena in Anatolia nel 1915. In questo senso, appare allarmante ed inquietante che si possano utilizzare contro gli Armeni, a proposito degli eventi del Nagorno Karabagh, termini quali genocidio o stragi di massa di civili, avvalendosi di fonti del tutto inattendibili e provenienti da un regime che usa l’armenofobia per consolidarsi e sembra additare indistintamente ogni armeno come un nemico da abbattere.

mercoledì 26 febbraio 2014

IL VOLUME DI PAOLO DE SANTIS: AMO LA CACCA...

PRESENTAZIONE:
 Tu implori il tuo Dio che ha creato il Tutto, l'universo, io imploro il mio che ha creato il Nulla. Ma sono cose molto vicine(Buddha)
.Il sorriso e la satira sono appannaggio esclusivo delle società di cultura liberale. In Italia di liberale non è rimasto nulla. La mia generazione se ne porterà nella tomba solo il ricordo (Indro Montanelli)

Amici, quando un non addetto ai lavori accetti, quasi sempre da un amico, di fargli una presentazione del suo lavoro letterario, non compie mai un'azione prudente.

Giacchè egli ha sempre solo da perdeci. Se si mostra freddo o sincero, se suona il clarinetto o il violino, è facile che perda l'amico. Se invece s'infuoca o fa finta d'infuocarsi e da fiato alle tronbe, è sicuro che perda la faccia. Scomoda del tutto è in particolare la mia situazione, perchè non sono un recensore di mestiere e non ho nemmeno alcuna dimestichezza col vasto universo della letteratura in versi.

A mio parere credo che Paolo De Santis, non abbia bisogno di presentazione. Nell'agone della poesia è già entrato in illo tempore, sin dalle sue primissime raccolte. AMO LA CACCA, Paolo per tutta la vita, come egli esprime, ha ricercato i valori dell'esistenza e il senso della vita...nell'uomo universale, nelle religioni in particolre del Dio unico, compreso il Grande Architetto dell'Universo, infine il senso nobile dell'uomo.
Il poeta insomma, si rivela ai lettori attraverso uno stile semplice, spontaneo e incisivo che gli consente di tradurre in versi ogni suo sentimento ed ogni suo stemporaneo pensiero, esprimono l'ansia interiore e l'amore per l'Uomo, il desiderio o il sogno di una serenità sempre cercata e a volte faticosamente raggiunta.

lunedì 24 febbraio 2014

ESERCITO: IL PREFETTO DI BARI IN VISITA AL COMANDO BRIGATA PINEROLO

Comunicato stampa del Ten. Col. Domenico OCCHINEGRO

Bari, 24 febbraio 2014
Il dottor Antonio Nunziante, da poco nominato Prefetto di Bari, ha visitato oggi a Bari il Comando delle Brigata Pinerolo.
Il Prefetto è stato accolto nella caserma “Italia” dal Comandante della Pinerolo, Generale di Brigata Stefano Del Col, che ha illustrato le capacità operative e addestrative della grande Unità evidenziando le potenzialità dei sette Reggimenti dipendenti.
Il Comandante della Brigata nel sottolineare come oggi la Pinerolo, con i suoi quasi 5000 tra uomini e donne rappresenti un’importante realtà nel tessuto socio economico della Puglia, ha illustrato gli impegni ed i risultati ottenuti nelle operazioni militari all’estero dalla Brigata. Il Sig. Prefetto ha altresì avuto la possibilità di conoscere le attività sul territorio, in particolare, nelle città di Bari e Foggia con l’operazione Strade sicure e negli interventi di pubblica utilità a favore dei cittadini (bonifica di ordigni esplosivi, pubbliche calamità, demolizioni di costruzioni abusive).
Il Dott. Nunziante ha anche potuto apprezzare gli innovativi mezzi e materiali che costituiscono la forza NEC (Network Enabled Capability) che fanno della Pinerolo l’unica Brigata digitalizzata in Italia.
Alla fine della visita il Prefetto si è complimentato con gli Ufficiali,
Sottufficiali e Volontari della Pinerolo per l’eccellente lavoro svolto a tutela del territorio e per la grande professionalità e qualità umana dimostrata. Ha ribadito come l’Esercito rappresenti, da sempre, una risorsa irrinunciabile per il nostro Paese.


venerdì 21 febbraio 2014

CUSTODIA DELLE ARMI NELLE ABITAZIONI:TRE DENUNCE DEI CARABINIERI


 INFORMATIVA:
Nel corso dei controlli disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Bari finalizzati alla verifica della corretta detenzione e custodia delle armi all’interno delle abitazioni i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato in stato di libertà tre persone e sequestrato un fucile. In particolare un 4O enne è stato deferito con l’accusa di detenzione abusiva di armi, omessa denuncia e omessa custodia di armi poiché deteneva illegalmente un fucile calibro 12 sotto il letto mentre un 6O enne e un 5O enne dovranno rispondere di omessa denuncia a seguito di trasferimento di armi in altro luogo di detenzione. Si tratta di tre fucili calibro 12 e di una pistola calibro 38.
L’obiettivo delle verifiche rimane quello di procedere all’accertamento della corretta modalità di detenzione e custodia delle armi da sparo da parte dei cittadini che hanno denunciato il possesso di armi, al fine di scongiurare che le stesse possano essere facilmente accessibili da parte di persone che non ne abbiano titolo e in particolare per evitare che possano essere facilmente utilizzate come gioco da parte di ignari bambini. Il tutto, quindi, per scongiurare incidenti con esiti drammatici per l’incauto maneggio.
L’invito rivolto a tutti i detentori di armi, pertanto, è quello di custodirle in luoghi sicuri ed evitare che le stesse possano essere facilmente utilizzate da chi non ne è titolare o asportate nel corso di eventuali furti in abitazione.
I controlli continueranno per tutto il 2014. L’invito rivolto ai cittadini è quello di rivolgersi alle locali Stazioni Carabinieri o alla Questura per regolarizzare eventuali situazioni possessorie, soprattutto nel caso si siano ereditate armi per il decesso di familiari.

 

 

lunedì 17 febbraio 2014

A.N.R.R.A-IN MEMORIA DI UNA GUERRA DIMENTICATA

                                   
(Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa)
Presidenza Nazionale
Via Vincenzo Monti , 59 20145 – Milano
ANRRA@libero.it
Cell.340 1404568
Tel. 02/29406651

OGGETTO:
Comunicato stampa. Bari li, 18 febbraio 2014

Omaggio ai Caduti d’Africa Orientale mercoledì
al Sacrario Caduti d’Oltremare di Bari.


Celebrazione

Mercoledì 19 febbraio 2014, presso il Sacrario Caduti d’Oltremare, si terrà la cerimonia commemorativa dedicata ai soldati italiani che si sacrificarono nella Campagna 1940-41 in Africa Orientale. In quella Campagna rifulse il valore dei Reparti delle tre Forze Armate costretti a battersi in condizioni disperate lontani dalla madrepatria e privi di qualsiasi rifornimento. Basterebbe ricordare le battaglie di Gondar, Cheren, Felcaber-Culquaber e l’Amba Alagi con l’epica resistenza del Duca Amedeo d’Aosta e dei suoi soldati che si meritarono l’onore delle armi da parte delle truppe britanniche. La cerimonia è destinata a ricordare anche i caduti civili e tutti coloro che vissero la dolorosa esperienza dell’esodo dalle terre che avevano colonizzato e valorizzato con il loro lavoro e sudore. Dissolta ogni condizione di benessere e privilegio non ebbero altra scelta che il ritorno in Patria da profughi, non sempre riconosciuto ed onorato. La manifestazioni alla quale sono state invitate tutte le principali autorità cittadine, avrà inizio alle ore 10.00 con la deposizione di un omaggio floreale ai piedi della grande croce che domina il Sacrario; seguiranno la Santa Messa e la visita guidata del Sacrario a cura del Direttore Ten. Col. MARASCO Donato.
L’iniziativa è stata promossa dall’A.N.R.R.A. (Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati dall’Africa) e dall’Associazione Amici della Somalia. Inoltre, saranno presenti rappresentanti dell’ A.I.R.L. (Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia) e dell’Istituto Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.
Sarà un doveroso memore omaggio ai nostri Caduti dell’Africa Orientale, i protagonisti di una Guerra tanto sfortunata quanto dimenticata: 478 di loro riposano nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari (di cui 10 decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare).
Con preghiera di cortese, sollecita pubblicazione o trasmissione e con i più sentiti ringraziamenti.

IL Presidente Nazionale dall’A.N.R.R.A.
Ing. Franco De Molinari

EURO: DELUSIONE O SPERANZA? DOPO IL RIGORE LA CRESCITA E LO SVILUPPO.

di Antonio Laurenzano
La crisi finanziaria ed economica degli ultimi dodici mesi, generata dal blackout tra debiti sovrani e sistema bancario, ha evidenziato nell’area dell’euro una pericolosa asimmetria fra politica monetaria e politica economica. Le turbolenze finanziarie legate all’indebitamento di alcuni Paesi dell’Eurozona hanno messo a nudo i limiti strutturali del sistema europeo: un sistema monetario comune privo di un unico quadro economico, fiscale, di bilancio, e soprattutto politico.
Il problema dell’euro consiste nell’essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca in grado di intervenire come prestatore di ultima istanza per salvaguardare la solvibilità dei titoli governativi emessi. Una banderuola al vento. E’ il difetto di origine, l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, senza il sostegno di una vera politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. Manca cioè un Governo dell’economia europea espressione di una governance politica unitaria, capace di imporre agli Stati membri il rispetto degli equilibri dei conti pubblici e la realizzazione delle riforme strutturali interne previste dal Trattato di Maastricht
Una situazione di grande volatilità che rischia di azzerare il lungo e faticoso processo di integrazione monetaria del Vecchio Continente. La strada per disinnescare la crisi del debito sovrano e ridare fiducia a mercati e risparmiatori passa dunque attraverso un rilancio della costruzione politica dell’Europa. Una strada però che si presenta non facile a causa dei soliti particolarismi nazionali e delle resistenze tedesche.
Alla base della crisi c’è una moneta comune ma con sovranità multiple e debiti sovrani incontrollati! Nell’Eurozona una sola moneta ma … 18 politiche di bilancio non coordinate fra loro! Una situazione anomala che ha causato una grave frammentazione del mercato finanziario e la “polverizzazione” della politica monetaria con una pericolosa ricaduta sulla tenuta del sistema.
E il salvataggio dell’euro ha comportato politiche di austerità particolarmente “aggressive”. Un mix di rigore fiscale e finanziario imposto da Bruxelles per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. Ma che ha causato una recessione economica con caduta della produzione e dei livelli occupazionali. E per l’Italia, al di là di qualche debole segnale di ripresa, è forte il rischio “deflazione” che potrebbe aggravare la recessione in atto con la conseguente caduta dei prezzi e della redditività delle imprese.
Stop al rigore senza crescita e sviluppo! L’euro e l’Europa rischiano di diventare la bandiera dei risentimenti, dei disagi sociali, del populismo, della facile demagogia. L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici nazionali, il fautore di tasse e balzelli. Salvare l’euro è una questione irreversibile! In una economia globalizzata, l’euro è un punto di non ritorno! Nessuno oggi può permettersi il lusso di affondare la moneta unica e illudersi di uscirne indenni. Nemmeno la grande Germania che continua a esportare oltre il 60% nell’Unione e a detenervi il grosso dei suoi 6 mila miliardi di assets esteri! L’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria nazionale avrebbe forti probabilità di risolversi in una catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in oltre sessant’anni di integrazione europea. Per il nostro Paese, imprevedibili le conseguenze sul piano economico: disallineamento degli spread, insostenibilità del debito pubblico, esplosione dei costi energetici, illusione di maggiore export, inflazione a doppia cifra! L’Italia si ritroverebbe nelle condizioni di una … zattera alla deriva nel Mediterraneo, con gravi rischi per la coesione sociale e per la stessa democrazia.
La fine dell’euro sarebbe la fine dell’Europa! A pochi mesi dal voto per il rinnovo del Parlamento europeo, nella prospettiva del semestre a guida italiana, occorre ricondurre la questione europea nel suo alveo naturale che è quello politico. Un passaggio obbligato per mettere al riparo l’euro dagli atti di pirateria dei mercati e l’Europa da un becero qualunquismo!