Ordini Cavallereschi Crucesignati

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martedì 1 aprile 2008

IPOTESI SU LUG

Quando Giulio Cesare, nel De Bello Gallico, riferisce delle divinità celtiche che incontra durante le spedizioni in Europa Centrale, ammette che non sa bene definirle perché il Pantheon romano è assai confuso, e pertanto, i poteri di questa o quella divinità mediterranea non hanno chiara l’appartenenza. I soldati suoi già erano presi dal mondo religioso mediorientale, con un riflusso dell’antichissima religione latina, e pertanto, se non erano disincantati dalla pletora di dei diffusi dall’ellenismo, guardavano con interesse a Mitra, a Iside, e forse anche un poco ad Epicuro.

Cesare accenna ad una Dea della guerra, Bellona, per esprimere Belisama, parte femminile di Beleno, che , nel senso di Splendente, è manifestamente un dio solare, ed è il punto nel quale Cesare esita, ipotizzando cautamente che è Mercurio; cita poi Govannon figlio di Don, in accordo con Tito Livio, dandogli l’aspetto di Vulcano, e Lug, Dio protettore dei Galli con un vastissimo culto, tanto è vero che la città principale della regione è Lug-dunum.

Non solo, ma oltre a Lione-Lugdunum, il nome di Lug ricorre spessissimo sia in Gallia che in Liguria, il che, data la remota esistenza della civiltà ligure, fa pensare che anche l’origine dei dio Lug sia lontana nel tempo. Lug è imponente anche presso popolazioni europee più a nord dei Celti, nella persona dell’astuto e combattivo Loki.

Quando il generale romano vuole tracciare una precisa figura di questo Dio, che nel suo significato nominale (Hlog, ) rappresenta l’intelligenza, la sagace abilità, s’inceppa, e risolve il problema traducendolo in Mercurio, tenendo conto della poliedrica personalità di questo Dio. Mercurio è come Lug, infatti, protettore degli artisti, degli artigiani, è il Dio in perenne movimento come mediatore, come ambasciatore, è protettore dei ladri, è psicopompo, protettore dei medici, incarna la velocità del pensiero e dell’azione.

Lug, oltre a queste caratteristiche, è anche fabbro, guerriero, possiede una lunga lancia dalla quale scorre perenne un fluido vitale che può nutrire o uccidere, secondo le saghe dei popoli celtici. Altre cose Cesare non dice, e si devono dunque osservare diverse tradizioni.

Gli scrittori antichi non fanno mai riferimento ad una qualche iniziativa di Mercurio, come invece parlano di quelle di altri dei, come Minerva, Giunone, Marte, eccetera. Mercurio, nella sua estrema mobilità è passivo oltre il suo proprio campo, e non solo, questo è diffuso, molteplice, ma non esprime nessuna determinata, tipica, fondamentale attività. Mercurio per solito segue le norme del padre degli dei, ed in ciò, stando alle tradizioni celtiche complessive, è differente da Lug, che ha la funzione di far vivere o far morire, che è nutritore e guerriero.

Ho la vaga idea che , in età cristiana, si sia volutamente attenuato il colore di Mercurio, facendone un personaggio mitico meno importante di altri dei, a vantaggio di sacre personalità più efficaci, ma anche il razionalismo ellenistico può averlo trascurato.
Lug ha una lancia magica , che è di legno di melo, o di quercia , ma non di betulla - mi riservo di approfondire il seguito il significato sacro dell’albero delle “aval”, mele in gaelico, così come del paese di esse che è Avallon, e dunque metterò in esame la figura di Artù/Arktos/Artico, Re di Lancillotto -, e quest’arma può accostarsi al caducèo mercuriale, sul quale due serpi s’attorcigliano armonicamente, ma il dio mediterraneo non impone il caducèo come fa Lug con la lancia, che va dal cielo alla terra.

Ciò non pertanto i due Dei sono simili: entrambi hanno in mano il legame fra cielo e terra e per questo sono entrambi mediatori, tutti e due hanno sull’albero sacro, cioè la lancia o il caducèo, le due diverse polarità vitali, che salgono e scendono dalla corona di nubi in modo più o meno simile: l’attorcersi delle serpi, lo scorrere del fluido.

Lug è come Mercurio dedito ad assistere più gli uomini che gli dei, è universalmente presente, generoso, ed è seguito dall’umana gente perché è media, forse anche numerica, fra essa e Dio [Il legno della lancia del Celta può anche essere di quercia, che , visto l’idioma gallico che l’esprime, -thrui o dru’, apre un’infinita valle di studio sui druidi, ma adesso sarebbe una lunga digressione].

Vista l’eguaglianza delle due deità, mediterranea e nordeuropea, con una breve digressione si può invece fare riferimento al nome di Lug in etrusco, cioè Turms, o Turns , “il Signore” , affine al greco tyrannòs, e poi tornare al mondo celta, dove troviamo Twàn figlio di Cairill , (il Costruttore, il Creatore, se si pensa a Car, Kar, ker, Cere, cer, cera e via dicendo), e ponendo l’attenzione sul nome Mercurio.

Mercurio è Mira (vedi Mirina) e kouros, il figlio della Grande Dea, ma anche Mar e kyrie, il grande signore,o “il signore del mare, o del lago”. Non solo, in Etruria ha anche il femminile, Turan, la Signora, a sua volta formata sul verbo “tur”, che vuol dire il celtico ed il latino “da”, - ta (l’etrusco non mantiene le sonore) -, ed ha il significato di donare, donatore, colui o colei che dà.

Inoltre è nota in Europa l’estrema mobilità linguistica delle consonanti iniziali: da dàcryma si ha lacrima; da Tyr-Rasena, il capo degli Etruschi, si ha Porsenna, e così via, pertanto Mercurio può anche essere “Mer e Pyr, fuoco” con tutti i significati che ciò può avere: Fuoco Vitale e Fecondo, Fuoco della Dea Mara, o Mer, o Figlio/acqua ignea di essa. Mercurio è allora il termine mediterraneo per Lug.

Non è un caso inoltre che alcuni scrittori vedono in Lug il cavaliere Lancillotto, Figlio della Dama del Lago. Lago, o palude, o mare, in celtico è moor, mair, muir, meer. Ed in gallese, Llwch, e così si trova un altro termine riferito a questo Dio.

Lancillotto, sempre non a caso, è il soggetto della Cerca del Graal, l’ unico dei cavalieri che può impugnare la spada (analoga all’asta di Mercurio,alla lunga lancia di Lug) del re Artu’, cioè egli è l’unico a poter gestire il fluido sacro che il re sacro gli commenda e con il potere dell’ordine, e la spada è inserita nella roccia detta Lìa Faill, la “Pietra della Legittimità” la quale piange quando su di essa si siede un re non sacro. Lìa Faill a sua volta è uno dei doni del Dio Nuada, il Re dei Tuatha dè Danann insieme a Lug, ed i Tuatha sono il”popolo della Dea” venuti dalla Stella Polare. (Tuatha è affine a Leute, gente, ma anche a Teuta, a Tùat, a Twisto, e cioè al Dio Androgino dei Germani).



Nuada è l’aspetto non palese di Lug, ed è necessario approfondire in seguito questo, come tante altre idee in merito a Danann ed a Don gallico: Nuada sarebbe la parte lunare di Lug, e ciò è suggerito dal suo soprannome “Nuada-mano-d’argento”.
Llwch, Lancillotto, è Lug?
Lo è, come è Mercurio, ed anche di più. A partire dai racconti del Mabinogion fino a Jean Markale Lancillotto è interpretato nelle maniere più diverse: lo si vede come il padre di Galvano, lo si dice luminoso, guerriero vincitore di mostri, mago che scioglie gli incantesimi nel castello della Dolente Guardia e della Valle senza Ritorno. E qui si ritorna a Mercurio, psicopompo, mago; e si ritrova allo stesso modo Lug, (con le qualità anche di Beleno) luminoso, guerriero che combatte le tenebre, a cavallo.

Sia con Lug che con Mercurio, entrambi guerriero e mago, c’è la presenza della lunga lancia/asta sacra che tutto trasmuta, secondo il tracciato del Creatore. Entrambi hanno nella destra le due polarità vita/morte, semplicità/astuzia, due elementi opposti e complementari, indissolubilmente connessi all’Albero della Vita. Essi diffondono la vitalità, combattono mobilissimi gli ostacoli che trovano nel cammino dell’umanità, e nella loro ricerca quindi, anche se né dell’uno, né dell’altro se ne conosce vittoria.

Essi cercano lottando il Graal, l’essenza della Creazione, e si comprende perché il Graal non può essere vinto da loro,: perché all’ultimo combattimento davanti a questo calice divino, (all’athanor) Lug/Lancillotto, secondo Markale, mostra la sua parte notturna che è Nuada-mano-d’argento, e cioè evidenzia la parte passiva e femminile che contiene il fluido vitale, il sangue reale.

E’ così infatti, ma è anche perché egli, fuoco della Dea o fluido della Dea, secondo il significato mediterraneo del nome, e secondo quella celtica, come espressione della più alta intelligenza, non può contenere sé stesso, né può ottenere la vittoria per sé: perché Lug-Lancillotto- Mercurio è il luminoso guerriero che vince l’egoismo, e non l’armigero bravo che si fa vincere da esso con la sua smania di gloria. Questo è il senso del Graal, e di fronte alla sacralità del Calice chi vince è il sacrificio del proprio io per offrire il proprio sé.

A questo punto penso che Lug sia l’essenza sacra amata dall’umanità da Mercurio a San Michele, passando per Melchisedek. Il dono supremo, la dedicatio dell’io per il sé non è cosa soltanto intesa dai seguaci sinceri di Cristo.

Già Markale, eccellente studioso esperto di Medioevo, paragona Lancillotto a S.Michele, per gli aspetti guerrieri e luminosi che lo caratterizzano, per il fatto che è sempre a beneficio dell’uomo se combatte, anche quando accompagna alla Porta della Valle senza Ritorno qualcuno, e per la sua costante e generosa presenza. San Michele è un Arcangelo al quale la Bibbia dà le stesse attitudini del cavaliere, e sottolinea poi la sua enorme potenza sia nel significato della qualifica (archè+angelos = messaggero, ambasciatore, mediatore dell’origine) che nelle sue azioni meravigliose, ivi comprese quelle compiute dal suo consiglio, o intelligenza.

E’ nella Bibbia che si accenna all’identità di Michele come Melchisedek, che una mia cauta operazione di analogia, perché ancora voglio conoscere, segue ed accosta al nome anche di Mer-kyrios, o kysios, se si pensa ad un rotacismo. (Giulio Cesare, nel suo libretto De Analogia, dice che questa è un ottimo veicolo di conoscenza) e così detta analogia accosta questa identità luminosa al senso dell’Origine dal quale egli svolge la sua missione (e questa parola vuol dire anche mediazione - mit, med; e si sa il senso magico di essa come invio medianico, o alchemico come mezzo opportuno per trasmutare metalli nel modo migliore).

Melchisedek è dunque Mago, Angelo, Guerriero generoso, con la lunga lancia dal fuoco liquido sempre in azione per vincere l’egoismo, o la spada caducèo - comunque una forte invincibile arma - per sciogliere e coagulare nel Vaso primigenio di Dana i semi di vita per farne creature. Tratto da Serenamente S.O.M.I. d'Italia

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