Ordini Cavallereschi Crucesignati

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martedì 4 marzo 2008

POLITICA NUOVA? NO...LAVATA CON PERLANA...

di Mauro Lastella
Il concetto di nuovo è un concetto sicuramente relativo: è nuova una macchina dopo sei mesi, è nuova una casa dopo cinque anni, è nuovo un capo di vestiario la prima volta che lo si indossa. Insomma, nel dire comune, il nuovo si dilata e si restringe nel tempo a seconda di vari fattori, ma per ogni cosa o fatto –se ci pensiamo- riusciamo a delineare un concetto di nuovo riferito al tempo. Orbene, in questi giorni –in cui il dibattito politico si acuisce- i vari schieramenti sbandierano il concetto di “Nuovo”; ognuna delle parti in causa si sente nuova rispetto alle altre.
Il dato può essere positivo, pensando che, se tutti suppongono di essere nuovi, vuol dire che ritengono necessaria una novità -una svolta- ritengono quindi il vecchio insufficiente per risolvere i problemi del Paese. Il dichiararsi “Nuovi” sembra una sorta di presa di coscienza, sulle condizioni della politica italiana: tutti evidentemente sono convinti della necessità di un cambiamento, che può avvenire solo attraverso “Il nuovo”.
Ma qui, chi vi scrive, non riesce più a dare un concetto temporale al nuovo: se vediamo i leader di partito, indipendentemente se di estrema destra, centrodestra, centro, centrosinistra o estrema sinistra, nessuna faccia nuova, nessun cambiamento reale, ne nelle persone e neanche nei fatti. Guardando il panorama politico italiano torna in mente una pubblicità televisiva ormai diventata un tormentone:”Nuovo? No lavato con perlana”. Stesse persone, stessi concetti e stesso “marketing elettorale”. Il tutto “rilavato” con nomi di schieramenti diversi o quando ciò non è possibile con “Nuove” idee sul come fare politica.
Nuovo? La ricetta sembra sempre la stessa: prima delle elezioni tutti convinti che bisogna dare, dal giorno successivo, tutti preoccupati che per dare bisogna prima avere e per avere bisogna prima prendere, quindi l’asse del problema è spostato su cosa prendere, da chi e in che modo. Il dare, ovviamente, diventa secondario.
Quindi nessuna reale novità ma solo promesse stantie e qualche lifting che di fatto non cambia la sostanza. Nuovo sarà chi avrà il coraggio di dire come stanno le cose, quali sono i sacrifici che ci attendono per rimettere a posto il paese.
Ebbene si, ho parlato di sacrifici, da parte di tutti, ma di questo termine almeno prima delle elezioni è Tabù. Nessuno ne parla, è più comodo parlare del dare…. Del prendere, indipendentemente da chi ci governerà, ci saranno cinque anni per parlarne…
LA.MA

I CAVALIERI DEL FUOCO DI MUNGIVACCA ANCORA IN AZIONE A MOLFETTA

Tragedia alla Truck center.

Salgono a cinque le vittime della tragedia sul lavoro alla Truck center, un’azienda di medie dimensioni della zona industriale di Molfetta. a Molfetta, in provincia di Bari. All'alba, infatti, si è spento anche il quinto operaio rimasto intrappolato nella cisterna. Il giovane era stato ricoverato presso l’ospedale di Monopoli in un disperato tentativo di strapparlo alla morte dopo il soccorso provvidenziale dei Vigili del Fuoco. Si chiamava Michele Tasca, operaio di appena vent'anni, che insieme al titolare dell'azienda "Truck Center" Vincenzo Altomare, a Guglielmo Mangano di 44 anni, a Biagio Sciancalepore di 24 anni ed a Luigi Farinola di 37, stava lavando un'autocisterna che aveva trasportato zolfo per un'azienda chimica della zona. Gli operai e il titolare erano rimasti intossicati dai gas di zolfo. Ma sarà l'autopsia a fare completa luce sulle cause che hanno portato alla morte dei cinque operai. Un sesto operaio della Truck Center rimasto coinvolto nell'incidente, Cosimo Ventrella di 57 anni, nonostante la forte intossicazione è stato giudicato fuori pericolo dai sanitari. La dinamica della tragedia di Molfetta ricalca la tragica fatalità di altri incidenti simili sul lavoro, anche se è la prima volta che i gas di zolfo provocano un numero così elevato di vittime. Il primo operaio, entrato nell'autoarticolato per pulirla, si è sentito male per le esalazioni: a soccorrerlo è intervenuto il titolare della ditta, Vincenzo Altomare, che immediatamente veniva colto anch’egli da malore. Poi, a catena, gli altri soccorritori si sono sentiti male man mano che entravano nella cisterna trasformatasi in una trappola mortale. Sul posto intervenivano speciali unità del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari che, adoperando sofisticate attrezzature in dotazione, riuscivano ad estrarre i corpi dall’interno della cisterna. Tre dei sei operai erano ancora vivi. Purtroppo il quarto, ricoverato stesso a Molfetta, decedeva quasi subito mentre, all’alba di stamane, presso il San Giacomo di monopoli, è morto anche l’operaio più giovane. Su questa disgrazia la Procura di Trani ha immediatamente aperto un fascicolo. L’ipotesi di reato formulata dal PM Giuseppe Maralfa per l'incidente alla Truck center è omicidio colposo.

domenica 2 marzo 2008

IL NUOVO GRAN MAESTRO DI PIAZZA DEL GESU'

Edizione 9 del 15-01-2008
Intervista a Luigi Pruneti / Il nuovo Gran Maestro di Gianni Fossati
Luigi Pruneti è stato eletto Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Massoneria di Piazza del Gesù. Pruneti, 59 anni é docente, saggista e scrittore, è stato iniziato il 10 dicembre 1974 dalla Loggia “Aristotele” di Firenze. Succede a Luigi Danesin che ha retto l’Obbedienza dal 2002. Incontriamo il Prof. Pruneti nella suggestiva cornice di Palazzo Vitelleschi a Roma, davanti ai Templi della Torre Argentina. Con lui cerchiamo di capire gli scopi della Massoneria italiana al di là dei pregiudizi che la circondano perché ancora pochi ne parlano e molti la temono.Dove e quando nasce la Massoneria Moderna?La massoneria moderna nacque in Inghilterra agli inizi del XVIII secolo quando giunse a termine un processo, già in essere da tempo, di trasformazione dell’antica libera muratoria medioevale. La data emblematica di siffatta evoluzione fu il 24 Giugno 1717, in quel giorno dedicato al San Giovanni d’Estate, quattro logge londinesi la “The Goose and Griridion”, la “The Crown”, la “The Apple Tree”, la“ The Rummer and Grapes” si unirono, costituendo la Gran Loggia di Londra. Nel 1723 poi, il pastore presbiteriano James Anderson mise a punto “Le Costituzioni dei massoni, comprendenti la storia, i doveri, le regole di questa antica e venerabile confraternita”. L’opera, pubblicata in quello stesso anno, ebbe notevole fortuna e dette una definitiva solidità al primo nucleo della massoneria moderna.Voi Massoni, con la vostra riservatezza e i vostri riti non accreditate la convinzione di un contesto di scarsa trasparenza?La scarsa trasparenza attribuita alla massoneria è un falso mito ad arte sollevato da forze visceralmente antimassoniche che, in modo ricorrente, hanno scatenato, soprattutto in Italia, articolate campagne volte a demonizzare la massoneria. Questi ciclici attacchi, supportati dalla strategia del sospetto e da mistificazioni di ogni genere, si sono sempre risolti in un niente, ma hanno inciso profondamente sull’immaginario collettivo, contribuendo a costituire quanto mi chiede. I nostri riti sono palesi, essendo pubblicati in testi facilmente reperibili in qualsiasi libreria ben fornita. Per quanto concerne la riservatezza la massoneria, o almeno la Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. di Palazzo Vitelleschi, si limita a tutelare la privacy dei suoi iscritti, secondo le leggi vigenti. La stessa tutela è garantita da ogni associazione operante in Italia, dai partiti politici ai sindacati. L’unica differenza, fra noi ed altre organizzazioni è che, in Italia, ad intervalli di tempo pressoché ciclici, sono state pubblicate arbitrariamente e in dispregio della tutela dei dati sensibili, le liste dei nostri iscritti. Il quotidiano “L’Unità”, ad esempio, nel 1993, divulgò con grande evidenza, loggia per loggia, i nomi dei massoni fiorentini. Infine, non contenta, editò, un librettino “La Toscana delle logge”, un vero è proprio manualetto per individuare i massoni vicini di casa o colleghi di lavoro. In ultima istanza le faccio presente che le nostre sedi sono note a tutti, il loro indirizzo lo si può rintracciare sugli elenchi telefonici. Siamo presenti sulla rete in modo palese e ogni anno organizziamo convegni pubblici: nel 2007, ad esempio, ne abbiamo approntati numerosi su Garibaldi, Carducci, Fajani, D’Annunzio. Nonostante alcuni passi in avanti la Chiesa Cattolica guarda con diffidenza alla vostra Istituzione: perché?La Chiesa cattolica guarda con ostilità la massoneria fin dal 1738, quando Clemente XII promulgò la prima scomunica contro la nostra associazione. In seguito i documenti pontifici avversi alla libera muratoria si sono moltiplicati, basti pensare alle encicliche “Ubi primum” di Leone XII o “Humanum Genus” di Leone XIII. Poi negli anni Settanta sembrò aprirsi nel vallo di condanna una crepa. Mi riferisco alla dichiarazione di Lichtenau e alla lettera del Cardinale Seper, prefetto per la Congregazione della dottrina della fede, al Cardinale John Joseph Krol, arcivescovo di Filadelfia. Il 25 Gennaio 1983 fu quindi pubblicato il testo del nuovo Codice di Diritto Canonico che per la prima volta dal 1738 non comminava la scomunica ai massoni. Molti considerarono il fatto un evento epocale: la caduta definitiva delle preclusioni nei nostri confronti. Tali speranze furono però gelate pochi mesi più tardi quando una dichiarazione della Congregazione della dottrina della fede, presieduta dall’attuale Pontefice, precisava che niente era cambiato: coloro che facevano parte della massoneria erano da considerarsi in stato di peccato grave “… et ad Sacram Communionem accedere non possunt”. Le motivazioni dell’ostracismo verso la massoneria sono mutate nel volgere dei secoli, oggi ad esempio si insiste sul fatto che essa sia una sorta di scuola della critica corrosiva, volta a distruggere l’autorità della fede e il dogma. In realtà non è così, la massoneria non é né una religione né una filosofia. Non costringe nessuno fra i parametri di un pensiero precostituito, ognuno è libero di credere in ciò che vuole e a rispettare i capisaldi della fede alla quale appartiene. Infine non è “una dottrina del dubbio”, piuttosto mira a promuovere l’io pensante, di Cartesio, in modo tale che ciascuno sia veramente indipendente, nella propria coscienza, di ottemperare le scelte che ritiene opportune. Ci dispiace per queste pregiudiziali della Chiesa, noi desideriamo solo portare il nostro contributo per costruire un futuro di maggior libertà, cooperazione, giustizia, uguaglianza. Siamo aperti al dialogo e al confronto con tutti coloro che lo desiderano, se qualcuno rifiuta questa opportunità è un problema suo non nostro.La vostra Obbedienza ha annoverato sua Maestà il defunto re Hussein di Giordania che fu tra i principali protagonisti del processo di pace in Medio Oriente. Il dialogo con ebrei, cristiani e musulmani è ancora tra gli obiettivi principali della istituzione?Certo che lo è. Uno degli obiettivi principali della massoneria è quello di abbattere le barriere di ogni sorta e natura che dividono e contrappongono gli uomini. Non a caso la Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. di Palazzo Vitelleschi annovera a Beirut delle officine dove convivono, in uno spirito di perfetta fratellanza, massoni appartenenti alle più disparate confessioni religiose. Non solo, la nostra Comunione è la fondatrice e la coordinatrice permanente dell’Unione Massonica del Mediterraneo, un organismo internazionale che riunisce obbedienze massoniche dei paesi bagnati da questo mare. La finalità dell’Unione è, fra le altre, quella di facilitare il dialogo fra fedi e culture diverse, cercando sempre di esaltare il tanto che unisce e non il poco che divide. L’Europa può favorire una visione più equilibrata della Massoneria nel nostro Paese?Sicuramente. Nella maggior parte dei paesi che fanno parte della Unione Europea non esiste un pregiudizio antimassonico così radicato come nel nostro, inoltre in molti stati, con un antico e consolidato passato democratico, vi è un rispetto per la libertà di pensiero e di associazione molto più solido e diffuso che da noi. Tutto questo servirà sicuramente a favorire anche in Italia una visione della massoneria più equilibrata e rispondente al vero. D’altra parte il 2 Agosto del 2001 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò all’unanimità lo Stato italiano per aver consentito il mantenimento della legge 34/96 della Regione Marche, violando di conseguenza l’articolo 11 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle Libertà fondamentali. Tale legge, è bene ricordarlo, all’articolo 5, recitava che gli aspiranti alla nomine in organi regionali “dovranno presentare dichiarazione di non appartenenza alle logge massoniche”. Su questo articolo liberticida e discriminatorio fu sollevata in Parlamento un’interrogazione alla quale rispose l’Onorevole Sergio Zoppi, sottosegretario alla funzione pubblica e affari regionali. Egli, in modo stupefacente, confermò la legittimità del prefato articolo “al fine di accertamenti utili ad individuare situazioni di segretezza dell’associazione”. In tal modo un esponente del governo non solo dimenticava almeno gli articoli 13, 18 e 21 della Costituzione ma attribuiva alla Regione Marche anche la funzione riservata alla magistratura inquirente. Si spera che la contestualizzazione europea, contribuisca ad impedire nel futuro nuovi pasticci del genere.Lei è autore con altri di un “ Manifesto Massonico” per il Triennio 2007-2010 che l’ha portata al vertice della Gran Loggia d’Italia. Ce ne può riassumere brevemente gli elementi qualificanti?Il “Manifesto massonico” alla quale fa riferimento è un documento abbastanza complesso e articolato steso, oltre che dal sottoscritto, dai Fratelli che poi sono stati eletti insieme a me al vertice della Comunione. Inoltre si è avvalso dei contributi di numerosi altri iscritti, insomma è nato da un confronto e da un dibattito corale e coinvolgente. I suoi punti chiave riguardano l’organizzazione e la conduzione dell’Istituzione che deve essere condivisa, trasparente e supportata da una normativa chiara, rispettosa dei principi fondanti dell’Istituzione. Vi è poi un forte richiamo agli aspetti iniziatici della massoneria e alle sue finalità di promozione umana e di difesa di valori come la libertà di pensiero, la solidarietà, la pace, la giustizia, la difesa degli oppressi e delle minoranze. Particolarmente significativo e qualificante, specie in questo contesto, mi sembra sia pure il ruolo propulsivo che si vuol dare alla ricerca nella sfera dell’etica, all’attenzione sui modelli educativi e più in generale alla necessità di impegnarsi sul piano della cultura. La massoneria deve essere, in vero, anche una piattaforma di incontro, di analisi e di riflessione che contribuisca, attraverso il dialogo e la discussione, alla crescita dell’intera società.
L'opinione delle libertà
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THE INTERNATIONALE ASSOCIATION OF LIONS CLUBS

LIONS CLUB BARI HOST
50°
ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE
l’addetto Stampa:
Lions Pietro Vitale
Le nostre riunioni di Club
Corpo Militare
S.M.O.M.
Ausiliario Speciale dell’E.I.
di Pietro VITALE.


Il 25 febbraio u.s. si è tenuto presso la sala arupe –Parco Di Cagno Abbrescia la sede ufficiale del Lions Club Bari Host, una conversazione promossa dal presidente Pasquale Di Ciommo dal titolo: all’ombra di due Bandiere: i cavalieri dell’Ordine di Malta e il Corpo Militare Ausiliario Speciale dell’Esercito Italiano. I relatori: Avv. Ugo Patroni Griffi Nobile di Faivano, per i cavalieri, e il Dott. Pietro Vitale, per il Corpo Militare dell’A.C.I.S.M.O.M.

Pochi, pochissimi conoscono forse la storia e le attività di un Corpo Militare ausiliario del nostro Esercito – del Regio Esercito prima e dell’Esercito Italiano dopo, – che diede il suo prezioso contributo, nel campo della assistenza sanitaria, ai reparti in armi nel corso di tutti i conflitti cui l’Italia prese parte, dalla Grande Guerra ad oggi. E’ una di quelle realtà poco conosciute ma molto attive che offrirono uomini e mezzi con abnegazione e spirito di sacrificio per alleviare la sofferenze dei combattenti: Il CORPO MILITARE DEL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA.

Il compito istituzionale del Corpo Militare SMOM prevede il suo intervento a sostegno del Corpo Sanitario dell’Esercito Italiano sia all’interno del territorio nazionale sia all’estero, ove operino contingenti delle Forze Armate Italiane.

Il marzo 1876 nasce la prima Convenzione tra lo stato italiano e il Sovrano Militare Ordine di Malta per la “Cooperazione del Servizio Sanitario dell’Esercito in guerra”

Il 29 gennaio 1877 viene costituito il Corpo Militare “con il precipuo scopo di provvedere all’assistenza sanitaria dei malati e dei feriti in guerra”. L’atto costitutivo fu suggellato da una convenzione firmata per l’Italia dal Ministro della Guerra, Generale Emilio FERRERO, e per l’Ordine di Malta dal Principe MARIO CHIGI della ROVERE.

Una nuova Convenzione precisa che il personale del Corpo Militare SMOM mobilitato verrà sottoposto, durante l’impiego presso le Armate, alle leggi e regolamenti militari e riceverà idonea indennità giornaliera.

Nel dicembre del 1908 il terribile terremoto che sconvolse le due città dello Stretto, Reggio e Messina, costituisce il vero banco di prova per il corpo Militare che nella circostanza impiega tutti i suoi mezzi sanitari, salvando centinaia di vite umane.

Una “Baracca Ospedale” capace di oltre 125 letti e completa di strumentazioni chirurgiche e di personale medico e infermieristico raggiunge la città di Messina ove si provvede pure all’impianto di una cucina da campo che fornirà gratuitamente tremila pasti al giorno alla popolazione rimasta senza casa. Da treni ospedale vengano adibiti al trasporto dei feriti dal campo di raccolta allestito a pochi km da Reggio fino a Roma. Per il suo tempestivo intervento e per i meriti acquisiti, S.M. Vittorio Emanuele III concede al Corpo Militare l’uso dell’uniforme grigioverde e delle stellette (circolare .156 il Giornale Militare Ufficiale del 9 aprile 1909)

Il 28 maggio 1911 veniva inoltre conferita la Medaglia d’oro per il terremoto calabro-siculo.
Solo altre otto bandiera ebbero questa ricompensa: l’Arma dei Carabinieri. L’Arma del Genio, quattro reggimenti di Fantaria e due Artiglieria.

Con la guerra di Libia (1911-1912) lo Stato Maggiore dell’Esercito chiede il supporto sanitario dello SMOM, assegnando al Corpo Militare la nave “Regina Margherita” che, trasformata che, trasformata e adattata a nave.ospedale, effettuerà la spola tra Napoli, Palermo e i porti del Nord-Africa trasportando e curando a bordo migliaia di feriti.

Il Corpo interviene ancora il 13 gennaio 1915 in occasione del terremoto della Marsica che rade al suolo la città di Avezzano.

Nel 1915 l’Esercito si mobilità per la Prima Guerra Mondiale e con esso il Corpo Militare. Vengono mobilitati 4 treni ospedale, posti di soccorso di prima linea, Ospedali da campo e Ospedali territoriali. S.A.R Tommaso di Savoia, Duca di Genova e Luogotenente Generale del Re emana il Decreto legge 29 Dicembre 1915 n. 1950 con il quale “gli iscritti al Corpo Militare sono considerati militari a tutti gli effetti e sono soggetti, in ragione di grado a cui a norma di regolamenti si trovano equiparati, alla disciplina militare, sia nei rapporti tra loro, sia reciprocamente nei rapporti con i militari del Regio Esercito e della Marina”.

Nel corso del conflitto i treni ospedale trasporteranno e cureranno a bordo ben 448.000 infermi, percorrendo 560.000 km per un totale di 641 viaggi. I posti di soccorso e gli Ospedali Territoriali cureranno circa 200.000 tra malati e feriti.

Il Gen. Armando Diaz, Duca della Vittoria, Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito invia il 16 febbraio 1919 il seguente encomio al Corpo Militare:

“Mentre i servizi delle benefiche Associazioni di soccorso, compiutasi con la vittoria e l’unità della Patria, si vanno smobilitando, mi è grato rivolgere a codesto SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA, un pensiero memore, il commosso ringraziamento mio e dell’Esercito mobilitato. Fedele alle sue nobili tradizioni, codesto insigne Ordine ha portato, nell’aspra e vittoriosa guerra, un largo e apprezzamento contributo di nobili intenti e di generose opere, ed ha provveduto, con l’ausilio dei ricchi mezzi onde è dotato, e con lo zelo e la fede dei suoi ufficiali e dei suoi militi, ad integrare l’opera delle unità sanitarie mobilitate, dando prova di rara sapienza, di organizzazione, di nobile slancio e di alto sentimento di fratellanza. E’ pertanto con viva gratitudine ch’io porgo agli ufficiali e militi del Sovrano Militare Ordine di Malta, il fervido saluto dei combattenti d’Italia”.

Il 23 ottobre 1921 veniva concesso al Corpo Militare del Sovrano Militare Ordine di Malta, l’uso di un labaro di modello analogo a quello stabilito per il Corpo Sanitario del Regio Esercito (R.D. n. 1418). Alcuni giorni dopo, veniva concessa al labaro la Croce al Merito di Guerra, con la seguente motivazione:

“Per i servizi resi durante la guerra, per le prove sicure e continue di abnegazione, di ardore, e di elevato sentimento del dovere, e ovunque spiegate, 1915-1918”.

A questa Croce, andava ad aggiungere una Medaglia d’Oro al Merito della Sanità.

Il 10 giugno 1940, allo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale, il Corpo Militare su determina del Capo di Stato Maggiore Generale – mobilita nuovamente tutti i suoi reparti ed interviene a fianco della Sanità Militare con tutti i suoi uomini e mezzi, contribuendo in maniera sostanziale all’assistenza sanitari con treni-ospedale, Ospedali da campo e ben 19 Ospedali territoriali.

I treni ospedale si dimostreranno preziosissimi durante le campagne di Grecia, Albania, di Jugoslavia e di Russia trasportando migliaia di feriti ed ammalati dai vari fronti verso gli ospedali territoriali fornendo loro cure e assistenza sanitaria e rinnovando le nobili gesta di carità e soccorso spirituale profuse nel corso della Grande Guerra. Per l’opera prestata con estrema abnegazione durante gli avvenimenti bellici e per l’estremo sacrificio di molti Ufficiali, Sottufficiali e Soldati, il Labaro del Corpo Militare SMOM viene decorato sul campo con una Medaglia D’Argento, una di Bronzo e una di Croce di Guerra al Valor Militare, oltre a due Croci di Guerra al Merito, alla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità e alla citata Medaglia d’Oro per il terremoto Calabro-Siculo.

Nell’immediato dopoguerra il Corpo Militare si occupò, tramite una convenzione con il Ministro della Difesa, della riabilitazione dei reduci dalla prigionia, ai quali vennero successivamente aggiunte anche le vittime civili della guerra. Questa attività impegnò duramente il Corpo Militare, vedendolo impegnato in ben 18 Ospedali Territoriali, sparsi ovunque nella penisola, per un totale di 5.485 posti letto, attività che durò fino al 1961.

Nel 1947, al fine di scongiurare la demolizione di trentasei veicoli da trasporto S.M. 82 in dotazione all’aeronautica Militare Italiana come previsto dalle clausole del Trattato di pace firmato il 17 febbraio che prevedeva la drastica riduzione dei veivoli militari, su decisione del Ministro della Difesa Italiana e del Capo di Stato Maggiore dell’aeronautica gli aerei vengono ceduti allo SMOM che ne diviene formalmente il proprietario.

La croce ottagona sostituirà le insegne italiane garantendo l’intoccabilità dei veivoli, avvalendosi delle prerogative sovrane dell’Ordine e voleranno con le insegne dell’Ordine di Malta fino al 1956, impegnati in ogni tipo di emergenza e in ogni tipo di pubblica calamità. Arriveranno fino in Marocco, in occasione del terremoto di Agadir.

Il Corpo Militare interviene in soccorso delle popolazioni colpite da calamità naturali nel 1971, in occasione del terremoto di Tuscanica, nel 1976 in occasione del terremoto del Friuli e nello stesso anno in occasione dell’alluvione del Polesine con l’allestimento di un campo profughi a Calabrone, presso Pisa. Negli ultimi decenni il Corpo Militare opera in occasione del terremoto dell’Irpinia nel 1980 e del terremoto che colpisce l’Umbria e le Marche nel 1997. Nello stesso anno il Corpo Militare assicura l’assistenza sanitaria al campo profughi di Cassano delle Murge (Ba) impegnando 30 tra Ufficiali medici e personale di assistenza e assistendo 4 posti di soccorso con ambulanze, shelters sanitari e tende.

Nel 1999 è intervenuto presso il campo profughi di Crotone allestendo 2 posti di soccorso e di guardia medica e sei ambulatori specialistici ed effettuando centinaia di interventi di primo soccorso, pediatrici, ostetrici-ginecologici, cardiologici, odontoiatrici, urologici..

Dal 1992 al 1998 ha effettuato interventi a favore dei Paesi dei Balcani con l’invio di autocolonne di rifornimenti che trasportano viveri, vestiario e materiale sanitario, spesso sotto il fuoco di fazioni belligeranti. Per questi interventi è stata conferita al Corpo la Medaglia della Nato.

Con legge 2 agosto 1999 n. 276, in riconoscimento dei suoi meriti di guerra ed in pace, il Corpo Militare ha avuto assegnata la Bandiera di Guerra in sostituzione del vecchio Labaro.

Il 19 maggio 2000 il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, alla presenza di S.A.E., Fra Andrei Bertie, Gran Maestro dell’Ordine, nel corso di una cerimonia svoltasi presso la scuola di Fanteria di Cesano R.M.), ha consegnato al Corpo Militare la Bandiera di Guerra, madrina la signora Laura Ambrosio, sorella del tenente Vincenzo Ambrosio, Medaglia d’Oro al V.M. caduto sul fronte greco-albanese nel 1942.

Nel 2001 la bandiera del Corpo Militare viene decorata di Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito e della Medaglia d’Oro al Merito Civile.

ORGANIZZAZIONE ATTUALE DEL CORPO MILITARE SMOM

Attualmente il Corpo Militare dispone di un treno sanitario con tutte le apparecchiature diagnostiche di una moderno ospedale, una carrozza chirurgica, comprensiva di reparto di anestesia e rianimazione, una carrozza day.hospital, una carrozza polivalente (conferenze, refettorio e cappella), una carrozza cucina e magazzino, una carrozza con generatore di corrente che rende il convoglio completamente autonomo.

Il Corpo dispone inoltre di un’autocolonna sanitaria composta da automezzi da ricognizione, autocarri medi, shelters e ambulanze per il trasporto di feriti e malati.
All’interno di ogni shelters figura un ambulatorio di circostanza: chirurgia d’urgenza, ortopedia, cardiologia, pediatria, ginecologia, otorino e oculistica.

L’organico del Corpo Militare prevede un’aliquota di militari in servizio permanente effettivo, istituita come nucleo permanente di mobilitazione composta da Ufficiali, Sottoffuciali e Truppa amministrati dal Ministero della Difesa con lo stesso trattamento economico dei pari grado dell’Esercito.

Il personale volontario è distinto nel Ruolo Speciale e Ruolo Normale.
Al primo appartengono tutti i volontari che hanno ancora obblighi verso l’esercito Italiano, al secondo appartengono o transitano coloro che non hanno più tali obblighi.

Il personale volontario viene richiamato in servizio con apposito precetto per esigenze di esercitazione, aggiornamento, emergenze e guerra. All’atto del richiamo in servizio i volontari acquisiscono lo status di militari a tutti gli effetti e sono soggetti al regolamento di disciplina e ai codici militari di pace e di guerra. Il personale del Corpo Militare SMOM afferisce a tre distinti Reparti opportunamente decentrati sul territorio italiano:
Il 1° Reparto con sede a Milano presso la caserma del Reggimento di Artiglieria a Cavallo, con giurisdizione per l’Italia settentrionale fino al fiume Po.

Il 2° Reparto con sede a Roma presso la caserma “Artale” sede della Scuola di Sanità e Veterinaria Militare, con giurisdizione fino all’Abruzzo, compresa la Sardegna.

Il 3° Reparto con sede a Napoli, avente giurisdizione per l’Italia meridionale e Sicilia.

Infine, Teramo, è operativo un distaccamento d’emergenza del secondo Reparto dotato di mezzi e moderne strutture sanitarie.

Il Comando Generale del Corpo Militare SMOM si trova a Roma, presso la Scuola di Sanità Militare alla Cecchignola.

APPUNTI SULL’ORDINE DI MALTA

900 anni di storia sono molti, qualcosa significheranno!
Le caratteristiche dell’Ordine
- servizio per i “Signori malati”
- difesa della Santa Religione
- dal servizio per i Signori malati il concetto si estende alle opere di bene in genere. Non è anacronistico parlare di “opere di bene”, in un’epoca in cui lo Stato provvede in maniera quasi totale ad ogni necessità? No
- innanzi tutto lo Stato non può provvedere a tutto e le emergenze che nascono in modo più veloce di quanto la vischiosità delle strutture riesca a far fronte
- il volontariato ha comunque sempre un aspetto di partecipazione umana superiore a quanto i dipendenti di un qualsiasi Ente riescano a fare
- impegnarsi a favore degli altri è comunque occasione di crescita personale l’Ordine di Malta e la Nobiltà
- Nei secoli la nobiltà ha scelto l’Ordine di Malta come luogo privilegiato per il proprio servizio sia di volontariato, sia di impegno globale e totale.
- Far parte dell’Ordine di Malta era un onore e un motivo di distinzione (non è così oggi per il balli della Croce Rossa, che pure son ben poca cosa in confronto?)
- Nelle nostre case si conservano ritratti di antenati con la grande croce ad otto punte sull’armatura o sul mantello: essi sono un richiamo, un ammonimento che parla ancora attraverso i secoli: ecco il valore della tradizione
- La nobiltà ha altri luoghi di ritrovo esclusivi (basti pensare al Club del Whist) perché la nobiltà ha saputo mantenere dei legami di affinità spirituale essendo comunque una sorta di casta che si è venuta formando attraverso i secoli
- La nobiltà è stata l’elite di governo dell’Europa, ed era contraddistinta da alcuni elementi comuni:
- Internazionalità
- Attaccamento alla religione
- Aiuto reciproco
Superamento con dignità delle sanguinose rivoluzioni (oltre alla rivoluzione francese si pensi agli eccidi nella Russia del 1917) che solo oggi vengono riscoperte nei loro aspetto sanguinari e ignoranti
Capacità di riprendere un ruolo di leadership nella società.
Profondo senso di carità (basti pensare a Torino alla marchesa di Barolo o al canonico Faa di Bruno, alle fondazioni Taparello d’Azeglio, Alfieri Carrù e tante altre)

Alcuni di questi aspetti si sono persi, soprattutto il ruolo di leadership, ma gli altri valori si sono mantenuti e si ritrovano nell’Ordine di Malta. E sono gli aspetti che fanno della nobiltà, a parte i romanzetti rosa che vedono solo il mondo dorato fatto di castelli e carrozze, un qualcosa di ancora vivo e valido come proposta per tutti.
Del resto lo diceva già Giovanale nella sua satira ottava:
“Che fanno gli stemmi? A che serve, o Pontico, essere quotato per antico sangue ed ostentare quadri di antenati, se poi davanti ai Lepidi si vive male? A che pro tante effigi di guerrieri, se sotto gli occhio dei conquistatori di Numanzia si gioca ai dadi tutta la notte? A che pro, se incominci a dormire quando si leva la stella del mattino, all'ora in cui quei condottieri movevano le insigne dell'accampamento? Nobilitas sola est atque unica virtus.”

E il Parini aggiungeva:
E voi dell'altro secolo feroci
Ed ispid'avi, i vostri almi nipoti
Venite oggi a mirar.
(con quel che segue)
Mi piace ancora citare Michel de Saint-Pierre (1916 - 1986) e il suo libro Les Aristocrates.

Essi vogliono assolutamente farsi uccidere in tutte le guerre. Hanno un gusto contagioso per delle cose che sembrano inutili. Che dirti ancora? Hanno a volte la tentazione di disprezzare e il gusto di servire. Ovunque essi siano, Filippo, il livello cresce. Non vedi questa piccola armata dai bei nomi che marciano su tutta la tappezzeria della storia e delle tradizioni? Voglio dirti una cosa ancora: quando la Francia avrà perduto questa gente, sarà morta.

Dunque gente un po’ particolare, che aveva in alcuni aspetti precipui i suoi punti di forza.
In particolare
L’attaccamento alla religione
Il coraggio
Il senso di carità
L’internazionalità

E’ su questi valori che si fonda ancora oggi l’Ordine.
Il Gruppo Giovani.
Ancora una osservazione: il ruolo di grande momento formativo che ha per il nutrito gruppo di giovani facenti parte dell’Ordine.
Troppo spesso si pensa ai ragazzi di oggi come giovani privi di valori. L’Ordine di Malta proprio con il servizio ai Signori malati propone un impegno che commuove, quando si vedono ragazzi e ragazze che vanno in pizzeria, a prendere un gelato con malati su carrozzelle e barelle. E per questo ci vuole coraggio.
E l’esempio dei padri, ma anche dei nonni e degli antenati che parlano dai ritratti di famiglia, certamente invogliano i ragazzi a questo tipo di impegno. Ho detto!

sabato 1 marzo 2008

PERCHE' PRENDERSELA CON GLI ITALIANI?

di Angelo Scialpi /opinionista

Caro direttore,
da qualche anno si ripete puntuale la domanda se conviene continuare ilfestival di San Remo o cambiare qualcosa. Il direttore Fabrizio Del Noce, ha affermato che "serve una riflessione di marketing per il futuro."Affermare che le liti in TV aumentano lo share di ascolto e, di conseguenza,alimentando quella aspettativa, "fottiamo il pubblico e abbiamo una Italia di m,", non mi pare che sia accettabile dal momento che la televisione ècertamente partecipe del modo di pensare e di agire degli italiani, masottolineare formule che molti italiani hanno letteralmente eliminato dallaloro visione, mi sembra abbastanza leggero e inopportuno. Ha ragione lostesso presentatore Baudo ad affermare che occorre fare una riflessionesulla deriva della TV, e dice bene quando afferma che" la televisione nondeve essere pedagogia, ma nemmeno devastante" (anche se si ritiene che debba essere più pedagogica che altro, vista la facile influenzabilità che esercita sulla gente) ed ha fatto bene lo stesso Baudo a "dispiacersimoltissimo che sia andata così". E' servito un tantino a riconciliarsi con itanti italiani che sono abituati alla sua presenza. L'onorevole Gianfranco Fini ha risposto adeguatamente, consigliando di nonprendersela con gli italiani, ma con gli stessi operatori televisivi.Credo che sia emerso il problema vero, e forse in questo qualche merito vaallo stesso presentatore dal momento in cui riesce ad aprire una discussioneforte e severa sulla spettacolarità, ma non solo, della televisioneitaliana. Certo sono tanti gli spettacoli che potrebbero essere evitati, masono anche tanti gli opinionisti, o sedicenti tali, che ormai passano comeconsiglieri, come professionisti scientifici degli eventi di cronaca e dipolitica, come autori di metafore linguistiche che hanno la pretesa dirisolvere i problemi della gente.Non so, ma si ha l'impressione che certi modi di vedere e di sentire le coseabbiamo finito con il coinvolgere proprio tutti i settori della società.Direttore, il servizio di informazione è un servizio di elevata cura moralee intellettuale, di spiccata onestà intellettuale e di utile servizio aldivenire della società e della persona. A mio parere, ci sono forze naturaliche impongono cambiamenti talmente energici che anche quando vogliamonascondere la verità essi emergono dirompenti e forti fino al punto da farciesplodere nell'ira e nella invettiva. Ma perdere la calma, quando serveserenità e riflessione, mi pare sia la forza grande dell'uomo per nontrascinare in difficoltà chi la forza di comprendere la possiede in manierarelativa e specialmente quando si è alle prese con una elezione generalescaturita da una crisi politica e in una situazione di estrema difficoltàeconomica per le famiglie italiane. La vera Italia, almeno quella che pensa,sta vivendo con dispiacere e con tristezza questo particolare periodostorico e vorrebbe tanto che da qualche parte ci fosse una sinergiaoperativa che andasse nella direzione giusta, e cioè a favore della gente edel progresso.Personalmente riesco a ricordare soltanto le vecchie canzoni, molto poco lenuove che si sono presentate al festival negli ultimi anni e questosignifica che il festival ha avuto un suo preciso tempo di appartenenza euna sua precisa valenza che era la novità, l'attesa, l'ascolto, il piaceredi conoscere nuove canzoni per abbellire l'animo della gente. Era unappuntamento con la novità. Il tempo cambia inesorabilmente molte abitudinie suggerisce molte indicazioni nuove per continuare a sviluppare le idee .Nel passato si ricorreva al mutuo per acquistare la casa, oggi si ricorre adesso per andare a fare la spesa ed assicurarsi alcuni anni disopravvivenza. Il fatto vero è che a furia di risentirsi individualmente,alla gente non è rimasto che aspettare, passivamente, il ritorno dei tantiavvenimenti sportivi, di spettacolo che ormai esigono formule diverse pertornare ad interessare la gente.

mercoledì 27 febbraio 2008

"NE ATEI NE LIBERTINI"?

Credere?

Avrebbe senso sostenere una crescita spirituale individuale e collettiva o percorrere una via iniziatica o Lavorare a lode del Grande Architetto dell’Universo se esistessero solo verità materiali?
Sarebbe lecito celebrare l’Oriente Eterno se si credesse che tutto termini con la morte fisica?
Se la ragione è l’unico mezzo di cui disponiamo per comprendere, possiamo aggiungere che è anche l’unico mezzo per arrivare alla verità? Oppure possiamo sostenere, come già molti hanno fatto, che esistono verità che non si vedono con gli occhi e che non si intendono con la ragione?
Ognuno è libero di credere o di non credere, ma un Massone no, e non per dogma, ma per scelta personale. Una scelta direi assolutamente logica ancorché fosse su base istintiva ed induttiva, infatti, se non è possibile dimostrare l’esistenza né l’inesistenza di Dio, proprio per questo, è lecito optare per una delle due possibilità, ben sapendo che in linea teorica ognuna delle scelte ha pari dignità e valenza.
Tuttavia dobbiamo anche valutare che la scelta di credere è sostenuta, da molti, con dignità e rigore, infatti, da quando esiste la scrittura,sapienti ed uomini comuni hanno spesso sostenuto l’esistenza di un mondo sovrannaturale, riportando fatti dei quali sono stati testimoni. Sono stati tutti bugiardi o visionari? Non dobbiamo dimenticare inoltre che circa il 90% dell’Umanità crede in qualcosa di spirituale; questa diffusa comune convinzione non ha alcun valore?
Certo, più si è “dotti” più si è in grado di sostenere con logicità e raziocinio, tutto ed il contrario di tutto, io, però non voglio lasciarmi coinvolgere dall’insostenibile convinzione di poter dimostrare la Teoria dei Massimi Sistemi, preferisco ricordare solo che siamo Massoni per libera scelta e che, quindi, abbiamo scelto di credere in un mondo metafisico e di non essere né “atei né libertini”.
La Massoneria lascia ognuno libero di sostenere le proprie convinzioni religiose riconoscendo a tutte pari dignità, non per relativismo ma per sincretismo, partendo dall’idea di un’unica Tradizione che nei secoli ha assunto moltissime sfaccettature e diversità.
Perché credere dunque? Perché lo fanno quasi tutti? Perché moltissimi hanno proclamato l’esistenza di Dio? Non potendo farci guidare solo dal razionalismo ciascuno segua il suo istinto, creda in ciò che intuisce con il “sesto senso” o si affidi all’esempio di qualcuno di cui si fida. Abbia fiducia, dunque; abbia Fede, quindi.
Fede, con Speranza e Carità, una delle Virtù cui elevare templi. Scrive Vittorino Andreoli (quotidiano City del 4/12/2007): “La fede è staccata dalla ragione poiché non la si raggiunge attraverso l’applicazione dei principi razionali. Dimostrare l’esistenza di Dio razionalmente non significa necessariamente credere. E’ più facile che una creda sulla base di un’esperienza assurda, che uno arrivi a credere grazie ad un teorema logico. Mi è più simpatico il credo quia absurdum (credo perché è assurdo credere) di Tertulliano che tutte insieme le vie razionali alla dimostrazione di Dio di san Tommaso d’Aquino.”

Anche l’apparente semplicità di Trilussa può mostrarci una via logica da seguire per arrivare a credere, per giungere alla fede, basta leggere questa sua poesiola:

Credo in Dio Padre Onnipotente ma…
Ciai quarche dubbio? Tiettelo pe’ te.
La Fede è bella senza li chissà,
senza li come e senza li perché.

E’ un grande giorno quello in cui si è pienamente convinti di credere, forse il giorno più bello della nostra vita. Chiesero a Madre Teresa di Calcutta quale fosse stato il giorno più bello della sua vita. La sua risposta fu: “Oggi. Perché posso ancora riempire questo giorno di amore e di carità”.
Questo è il modo più logico e razionale di credere, di avere Fede, quello di comprendere che ciascuno deve rispecchiarsi nell’altro, parlando l’unico linguaggio universale che Dio ha dato all’uomo per comprendere e comprendersi “Amore e Carità” ed è un linguaggio spirituale, non materiale.
La Fede in qualcosa deve insegnarci a vivere, non a morire, perché la morte è solo un momento della vita ed è solo per quello che avremo fatto da vivi che saremo ricordati e giudicati.

Morire è tremendo, ma morire senza aver saputo vivere è insopportabile (Eric Fromm)
Tratto dai Quaderni di Serenamente-S.O.M.I. d'Italia

IL PRINCIPIO DELLA TOLLERANZA.LA RICETTA CHE I MASSONI SPERIMENTARONO NEL 700.

«La massoneria esiste da sempre», scriveva il Lessing nel 1776 nei suoi dialoghi massonici. Essa consiste in un modo di pensare e d’agire comune, una scuola di vita, una «forma mentis».
La massoneria è, di per sé stessa, un approccio filosofico della vita che permette all’essere umano di approfondire il suo mondo interiore e di accedere a un livello di coscienza più elevato. In questo modo egli può elaborare una filosofia di vita personale, basate su convinzioni profonde, pienamente vissute. La ricerca comune del senso della vita, vissuta in seno alla massoneria, diventa un’interrogazione costante sui valori dettati dalle abitudini culturali.
Il principio della tolleranza, descritto nella «Ringparabel» – sempre di Lessing – prende così un senso più vasto. La massoneria si inserisce nel contesto attuale della conoscenza per incrementare il lavoro dell’individuo, tanto a titolo personale, quanto a livello del gruppo. Nell’ambito evolutivo della conoscenza agognata dai Liberi Muratori i valori fondamentali, quali per esempio la tolleranza e l’umanità, diventano vere e proprie colonne di sostegno della ricerca dell’essere umano da realizzare attraverso la via del dialogo massonico.
Essa viene percorsa creando degli spazi dove uomini di diversa estrazione sociale, di diversa cultura, di diversa religione e di diverse idee politiche, si possono riunire per dialogare fra loro, ascoltarsi e ricercare il punto di unione, attraversando il percorso comunicazionale che il Rito propone con forza in tutte le sue espressioni... La Loggia Massonica è questo spazio.
Per il Libero Muratore, uomo di dubbio, che si interroga e sottopone a verifica le proprie conquiste,la stessa scoperta dell’errore non rappresenta una sconfitta, bensì un passo avanti, ovvero l’acquisizione di un nuovo spezzone di verità: “ho capito che ho sbagliato, ho fatto un p asso avanti verso la conoscenza”.
... Nel dialogo c’è il rispetto dell’altro, nel dialogo on devi convincere nessuno, nel dialogo devi trovare valori condivisibili...
Questa è la ricetta che i massoni sperimentarono nel 1700. Allora si chiama principio della tolleranza, che non proponeva la sopportazione di chi la pensava diversamente, ma poneva il problema del rispetto dell’altro, del confronto, del capire che solo il dialogo civile e non l’uso della forza avrebbe fatto progredire l’individuo.
Non abbiamo verità da imporre, ma possiamo insegnare un metodo.
Noi uomini del dubbio non neghiamo la verità, la cerchiamo; altri ritengono di esserne detentori ed è li che nasce il dramma, perché costoro vogliono imporla agli altri, convinti di salvare loro l’anima.
E’, quindi, indice di correttezza, stima e, se vogliamo, anche di simpatia, di crescita e di forza per chi l’instaura, poiché esclude i comportamenti profani, quali la condanna aprioristica, la polemica offensiva nonché la vanità di una inutile conversazione…
La via del dialogo massonico inoltre elimina la superbia del soliloquio che ha in vari tempi dominato, dando luogo a quegli arresti e a quei ristagni rendendo possibile un contraddittorio leale, per quella crescita, che ha vero significato di vita.
Infatti, caratteristiche di un vero confronto umano sono la comprensibilità che permette al livello del pensiero un reciproco scambio... la mitezza che raccoglie tutto il suo vigore nel nodo di valore della verità... la fiducia che promuove la confidenza e l’amicizia in un intreccio di adesioni verso un bene oltrepassante ogni egoismo... la Saggezza che sa cogliere l’opportunità dei rapporti e sa adeguarsi alla sensibilità altrui e, soprattutto, sa assecondare la logica degli sviluppi.
La nostra bandiera è il dialogo, perché la massoneria è uno spazio adogmatico neutrale che può assicurare a uomini diversi, per fede politica...,un luogo di incontro e conoscenza..
Nel Dialogo massonico, così condotto, si realizza l’unione della verità e della carità... dell’intelligenza e dell’amore.
Il tema dei dialogo, cari Fratelli, è immenso e meraviglioso e quello vero, quello che applicano i Liberi Muratori vuole essere progresso di tutto l’uomo, vuole essere un farsi sempre più perfetto della vera humanitas.
Tratto dai quaderni di Serenamente-S.O.M.I. d'Italia

sabato 16 febbraio 2008

RIFLESSIONI SUI GIOVANI E LA POLITICA D'OGGI

di Angelo Scialpi (Componente Comitato Scientifico)

La politica deve pensare ai giovani
Mi piace, ma questo è sempre più evento raro, registrare quando qualcuno riesce a fare critica, a commentare, a riflettere, a donare dei personali punti di vista, dettati dalla libertà di pensiero e dalla ragionevolezza. Molto spesso si tratta di grida di allarme, purtroppo, oppure della consapevolezza che la questione è rovinata del tutto.
Per comprendere le verità occorrono le diversità, tanto tutto è ormai inquadrato e privo di autonomia operativa. Non possiamo sottrarci dall’interagire con la società, anche quella in difficoltà, come quella dei giovani: gli adulti di domani. Emergono sempre più diffusamente episodi di bullismo, di mobbing e quindi di dispersione scolastica e civile. Il dubbio che sorge è se tutto questo non sia il risultato di una governance non adeguata, di una mission non sentita, di un accountability (bilancio sociale) non accertato. Le cose non degenerano da sole, tanto meno all’improvviso!
Ci si chiede spesso: “ Ma i giovani, dove stanno andando?”
Molti dicono che si muovono e che sono in cammino; tanti dicono che sono fermi; altri dicono che sono stati cacciati da casa, o meglio estromessi da qualsiasi attività sociale, politica, associativa, culturale, imprenditoriale, forse anche religiosa. Però sanno fare tante altre cose (ma molti possono essere veramente bravi) che non sempre sono gradite agli adulti.
Ho sentito alcuni giovani parlare di politica. Sono distanti, e sentono distanti gli stessi politici. Un abbandono o un disinteresse? I nostri giovani hanno poche possibilità di realizzarsi, di riuscire ad ottenere persino un posto di lavoro. Qualcuno è anche felice quando riesce a guadagnare 500 euro al mese per comprarsi il nuovo cellulare, fare benzina e recarsi in discoteca. Ma è anche vero che non potranno mai sposarsi, avere una famiglia, crescere dei figli. Il dubbio per il loro futuro è forte, e in questo gli adulti non possono non sentirsi responsabili. La politica non può continuare a non considerarli, demandando alla scuola ogni possibile soluzione e trascurando una intera generazione.
Una società si evolve, cambia, si trasforma, ma non possiamo permettere che si ribalti del tutto, magari a favore di chi decide di venire a vivere in Italia, magari anche da clandestino. Ma questa è storia diffusa, sia se si parla di immigrazioni che di emigrazione, specialmente in materia di artigianato e di industria manifatturiera. Si produce altrove ciò che un tempo era di origine italiana.
Il rischio che questa situazione possa ritorcersi contro di noi tutti è davvero dietro l’angolo, ad un passo da noi, ad un secondo di distanza. Ad osservarli si rimane disarmati perchè non hanno parole, non si rendono conto della gravità della situazione in cui vivono e continuano a vivere. Sono, molto spesso, alle prese con problemi più grandi di loro che noi adulti, forse, non abbiamo mai incontrato e conosciuto. Si prova un senso di rabbia nel vedere barattata la ricerca di una vita con l’agire diverso dei nostri giovani. Sembra di assistere ad un saccheggio dell’anima collettiva.
Si vive nel gruppo! Lo si ricerca e si vuole appartenere a tutti i costi. Il gruppo ha una valenza ben superiore all’amico del cuore di una volta, al fidanzatino, all’amicizia, forse anche alla famiglia. Vedo giovani tristi e arrabbiati perché vittime di esclusioni dai gruppi, vittime della derisione, vittime della solitudine, vittime della nostra incuria di adulti.
Vanno difesi, questi giovani, e vanno ricondotti verso sentieri razionali e di autonomia di pensiero. Non possono essere considerati massa che consuma a beneficio di poche persone, ma a danno della generazione prossima, ma anche delle famiglie e della società tutta che finirà col trovarsi senza cittadini.
Da un lato la realtà amara dei balordi e degli insensibili, dall’altro la difficoltà esistenziale, sfiduciata e sfilacciata, di chi ha contribuito, pur tra mille difficoltà, alla creazione della moderna civiltà italiana.

LA POLITICA DEVE PENSARE AI GIOVANI

di Angelo Scialpi, (del Comiotato Scientifico)


Mi piace, ma questo è sempre più evento raro, registrare quando qualcuno riesce a fare critica, a commentare, a riflettere, a donare dei personali punti di vista, dettati dalla libertà di pensiero e dalla ragionevolezza. Molto spesso si tratta di grida di allarme, purtroppo, oppure della consapevolezza che la questione è rovinata del tutto.
Per comprendere le verità occorrono le diversità, tanto tutto è ormai inquadrato e privo di autonomia operativa. Non possiamo sottrarci dall’interagire con la società, anche quella in difficoltà, come quella dei giovani: gli adulti di domani. Emergono sempre più diffusamente episodi di bullismo, di mobbing e quindi di dispersione scolastica e civile. Il dubbio che sorge è se tutto questo non sia il risultato di una governance non adeguata, di una mission non sentita, di un accountability (bilancio sociale) non accertato. Le cose non degenerano da sole, tanto meno all’improvviso!
Ci si chiede spesso: “ Ma i giovani, dove stanno andando?”
Molti dicono che si muovono e che sono in cammino; tanti dicono che sono fermi; altri dicono che sono stati cacciati da casa, o meglio estromessi da qualsiasi attività sociale, politica, associativa, culturale, imprenditoriale, forse anche religiosa. Però sanno fare tante altre cose (ma molti possono essere veramente bravi) che non sempre sono gradite agli adulti.
Ho sentito alcuni giovani parlare di politica. Sono distanti, e sentono distanti gli stessi politici. Un abbandono o un disinteresse? I nostri giovani hanno poche possibilità di realizzarsi, di riuscire ad ottenere persino un posto di lavoro. Qualcuno è anche felice quando riesce a guadagnare 500 euro al mese per comprarsi il nuovo cellulare, fare benzina e recarsi in discoteca. Ma è anche vero che non potranno mai sposarsi, avere una famiglia, crescere dei figli. Il dubbio per il loro futuro è forte, e in questo gli adulti non possono non sentirsi responsabili. La politica non può continuare a non considerarli, demandando alla scuola ogni possibile soluzione e trascurando una intera generazione.
Una società si evolve, cambia, si trasforma, ma non possiamo permettere che si ribalti del tutto, magari a favore di chi decide di venire a vivere in Italia, magari anche da clandestino. Ma questa è storia diffusa, sia se si parla di immigrazioni che di emigrazione, specialmente in materia di artigianato e di industria manifatturiera. Si produce altrove ciò che un tempo era di origine italiana.
Il rischio che questa situazione possa ritorcersi contro di noi tutti è davvero dietro l’angolo, ad un passo da noi, ad un secondo di distanza. Ad osservarli si rimane disarmati perchè non hanno parole, non si rendono conto della gravità della situazione in cui vivono e continuano a vivere. Sono, molto spesso, alle prese con problemi più grandi di loro che noi adulti, forse, non abbiamo mai incontrato e conosciuto. Si prova un senso di rabbia nel vedere barattata la ricerca di una vita con l’agire diverso dei nostri giovani. Sembra di assistere ad un saccheggio dell’anima collettiva.
Si vive nel gruppo! Lo si ricerca e si vuole appartenere a tutti i costi. Il gruppo ha una valenza ben superiore all’amico del cuore di una volta, al fidanzatino, all’amicizia, forse anche alla famiglia. Vedo giovani tristi e arrabbiati perché vittime di esclusioni dai gruppi, vittime della derisione, vittime della solitudine, vittime della nostra incuria di adulti.
Vanno difesi, questi giovani, e vanno ricondotti verso sentieri razionali e di autonomia di pensiero. Non possono essere considerati massa che consuma a beneficio di poche persone, ma a danno della generazione prossima, ma anche delle famiglie e della società tutta che finirà col trovarsi senza cittadini.
Da un lato la realtà amara dei balordi e degli insensibili, dall’altro la difficoltà esistenziale, sfiduciata e sfilacciata, di chi ha contribuito, pur tra mille difficoltà, alla creazione della moderna civiltà italiana.

venerdì 15 febbraio 2008

LA DANZA DELL'OMBELLICO

Dott. Pietro Vitale
Vicedirettore
Il * “Palazzuolo”
Bisceglie Bari

Questo pezzo mi è stato recapitato personalmente dalla Prof.ssa Anna Vitale, docente di E. Fisica presso il Liceo Sc. “E.Fermi di Bari.

Il mio approccio con la danza del ventre è conseguenza dell'interesse per le discipline orientali e, in particolare, per le tecniche terapeutiche
che hanno come oggetto di studio l'addome considerandolo elemento fondamentale nella ricerca dell'equilibrio psico-fisico. In questa
espressione corporea infatti, l'ombelico che è al centro dell'addome è il punto fisso, il ponte che equilibra e armonizza i movimenti che tendono verso il cielo e la terra e che funge da perno per le diverse rotazioni; movimenti propri della cosidetta danza del ventre.

Secondo questi studi, localizzati sopra e sotto l'ombelico, sono situati tre punti che corrispondono rispettivamente: alla forza fisica, alla
forza vitale e alla forza di volontà; quest'ultima è collegata a sua volta al chakra della sessualità. Nell'ombelico (non soltanto simbolicamente)
è racchiuso il mistero della vita, della sua sacralità che coinvolge tutti i sentimenti umani e questa danza, facilitando la concentrazione,
suscita la riscoperta di assopite emozioni ancestrali. Le origini di questa danza risalgono presumibilmente al neolitico se non addirittura
al paleolitico, ricollegandosi ad antichi culti religiosi legati alla "madre terra" raffigurata nelle stutuine dal ventre fertile, fianchi e seno
generosi, che propiziavano e celebravano la fertilità nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia. Originariamente veniva danzata
in cerchio intorno alla partoriente dalle altre donne che partecipavano simbolicamente al suo travaglio, come ancora avviene in alcune zone
dell'Arabia Saudita e inoltre, veniva utilizzata per propiziare un buon raccolto durante le festività legate alle fasi lunari. Lo spirito creativo
del ventre, collegato al ritmo cosmico della fertilità della terra ci ha lasciato un messaggio che si è perpetuato fino ai nostri giorni e che rimarrà
sempre attuale come espressione dell'essenza femminile. Conoscere questa danza, per una donna occidentale, significa anche aprirsi
ad un linguaggio solo in apparenza estraneo ed esotico. Gran parte della sua vitalità ci è stata tramandata da intrecci di diverse culture
attraverso le immigrazioni che risalgono al V secolo d.c. del popolo nomade ROM. Grazie alla loro natura non conformista che li
portava a vivere ai margini della società, i ROM sono stati meno soggetti ai tabù religiosi che fecero della danza e della sussualità
espressioni da reprimere. La loro vocazione nomade ne ha facilitato la diffusione nel mondo. Assorbendo l'influenza di altre culture,
la danza del ventre si trasformò, assumendo via via caratteri locali. In India e, in particolare, in Rajasthan prese il nome di "Khalbely" o
Capera"; in Egitto prese il nome di "Ghawazee o Ghaziya" derivata dal ritmo "Saidi"; in Turchia prese il nome di "Karcilama" dal ritmo
di 9/8; nei Balcani e in Macedonia prese il nome di "danza Ciocek" e, infine in Russia dove se ne riscontrano tracce nelle danze popolari.
Il momento di maggiore espansione di questa danza fu nel 1983 a Chicago e provocò inizialmente un grosso scandalo a cui seguì un clamoroso successo che la catalogò con il nome di "danza harem", nome che entrò più facilmente nell'immaginario occidentale, alimentando
la moda dell'oriente quale luogo privilegiato della sessualità e dell'erotismo. In realtà, la "danza harem" ha un 'origine molto più antica ed iniziò
come un'arte segreta riservata alle donne, alle compagne di segregazione, per le quali questa danza costituva un passatempo, un gioco di
improvvisazione e complicità femminile, unico piacere rimasto dietro le porte chiuse della loro gabbia d'oro, simbologia che ritroviamo
nel personaggio della giovane sposa Sharazad che racconta le storie delle "Mille e una notte".
Il suo significato antico è strettamente connesso alle sue valenze terapeutiche psico-fisiche che non escludono nè la socializzazione nè
la sensualità. E' una scoperta vedere come la danza del ventre non è solo uno spettacolo che allieta gli uomini, bensì una danza delle
donne per le donne con numerosi effetti benefici per il corpo e per la mente tanto da rappresentare una forma di sintesi tra la musico-
terapia e la danzaterapia. La musica orientale e gli strumenti utilizzati, nella loro varia gamma espressiva, hanno una risonanza
sui ritmi fisiologici, generando emozioni positive e un senso generale di benefico rilassamento. Le cinture ricche di medaglie allacciate
in vita, attraverso movimenti caratteristici (cerchi, otto, onde, cammelli e gabbiani) che coinvolgono busto, fianchi e braccia, lasciano
ampio spazio all'immaginazione e permettono di manifestare liberamente i propri sentimenti seguendo le combinazioni dei passi base.
A livello fisico migliora la circolazione sanguigna, quella del tratto intestinale, l'elasticità della colonna vertebrale (sia a livello cervicale che
lombare) e scioglie le tensioni muscolari di ogni segmento corporeo. Il contesto in cui si danza è quello di gruppi di donne che sviluppando
complicità e unione permettono un naturale confronto sul femminile e le sue dinamiche e problematiche. Ciò assume un valore fonda-
mentale nei momenti critici di trasformazione quali la pubertà e l'adolescenza che possono essere in queste fasi esplorate, elabo-
rate ed accettate con maggiore facilità, oltre a generare effetti fisici stabilizzanti sui disturbi mestruali
più comuni come nelle amenorree e dismenorree. Un 'altro aspetto terapeutico si evidenzia durante il periodo della gravidanza e
post gravidanza, attraverso la sperimentazione di movimenti morbidi, lenti e dolci, durante i quali, le future mamme entrano a contatto con il
nascituro avvertendo la sua presenza e cullandolo morbidamente comunicandogli così un senso di tranquillità .
Concludendo, la danza del ventre può essere praticata a tutte le età e non sono necessarie doti particolari per cimentarsi, questa è la motivazione principale che mi ha spinto a studiarla e praticarla. Il mio intento non è solo di formare delle danzatrici ma di creare un momento
diverso di aggregazione e complicità, ma anche di piacere e rilassamento oltre all'ovvio fascino esotico che non trascura l'elemento culturale
ma che favorisce la riscoperta, la conoscenza e, finalmente, un' atteggiamento tollerante e positivo nei confronti di una cultura che, seppure attigua, viene spesso grossolanamente fraintesa e, a volte, aprioristicamente rifiutata.










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