Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.
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sabato 1 dicembre 2007
I Doni di Natale
Sulla via principale della città c’era un negozio originale.
Un’insegna luminosa diceva:
DONI DI DIO .
Un bambino entrò e vide un angelo dietro al banco.
Sugli scaffali c’erano grandi contenitori di tutti i colori.
---Cosa vendete?---chiese incuriosito
---Ogni ben di Dio!
Vedi, il contenitore giallo è pieno di sincerità, quello verde è pieno di speranza, in quello rosso c’è l’amore,
in quello azzurro la fede,
l’arancione contiene il perdono,
il bianco la pace,
il violetto il sacrificio, l’indaco la salvezza.
---E quanto costa questa merce?
---Sono doni di Dio e i doni non costano niente!
---Che bello! Allora dammi: dieci quintali di fede,
una tonnellata di amore, un quintale di speranza,
un barattolo di perdono e tutto il negozio di pace…
L’angelo si mise a servire il bambino.
In un attimo confezionò il pacchetto
piccolo piccolo, come il suo cuore.
---Ma come? Così poco?
--- Certo, nella bottega di Dio non si vendono frutti maturi,
ma i piccoli semi da coltivare. Vai nel mondo e fai germogliare i Doni di Dio che Dio ti ha dato.
Buon Natale a tutti- Pietro Vitale
(manoscritto trovato in una Cappella del 700°)
lunedì 26 novembre 2007
Il L.S. "Fermi di Bari" Istituto di qualità
* Il “Palazzuolo”
Il Vicedirettore
Bisceglie Bari
La partecipazione allo Sport crea un sentimento di fraternità, spirito di comunione e di solidarietà.
Educazione allo Sport degli alunni. Lo Sport praticato nel Liceo Scientifico Statale “E.Fermi”
e “l’educazione fisica” Relazione della Prof.ssa Laura RAIMONDI.
Per educazione fisica si intende una parte formale del curriculum scolastico riguardante lo sviluppo della fiducia in se stessi e delle capacità fisiche degli studenti, nonché la loro abilità nell’applicarle in tutta una serie di attività. L’attività fisica è strettamente legata all’apprendimento di competenze, allo sviluppo di attività specifiche condizionate dalla mente e alla comprensione necessaria per partecipare ad attività sportive, alla conoscenza del proprio corpo e a tutta una varietà di capacità motorie, nonché alle attività fisiche permanenti attente alla salute.
Il termine “sport”, d’altro canto, ha un significa molto più ampio e rappresenta un fenomeno sociale largamente diversificato che comprende varie forme di attività fisica, a partire da competizioni di alto livello promosse da scuole, clubs o programmi organizzati da enti, per finire con attività fisiche spontanee e informali. La scuola è il luogo ideale per promuovere sia lo sport sia atteggiamenti positivi nei confronti di attività fisiche regolari.
L’ora di educazione fisica, tuttavia, a scuola è sempre stata vista dai più solo come un momento di svago e gioia, una pausa salutare fra una versione di latino e un compito do matematica. Ma il suo significato va al di là della corsetta o della partitella di pallavolo…
Questo momento ginnico rappresenta di fatto l’unica materia di insegnamento che mira a educare gli studenti a una vita salutare.
Un compito divenuto sempre più difficile. In Europa, per esempio, il numero dei bambini in soprappeso o affetti da obesità aumenta ogni anno e il problema non sembra essere tanto l’eccesso delle calorie, quando piuttosto l’inattività fisica. Un’attività regolare sin dalla giovane età può sortire effetti positivi in termini di benessere psico-fisico. Lo sport, inoltre, è anche un metodo efficace contro il vizio del fumo, oltre che un antidoto alla vita sedentaria e, con i suoi valori di “onestà” e “libertà”, offre un terreno fertile per incoraggiare lo sviluppo sociomorale.
Lo sport e l’educazione fisica, in generale e in particolare presso l’Istituto Liceo Scientifico “E.Fermi” di Bari, dunque, possono fornire, continua la Professoressa Raimondi, una base solida per la promozione della responsabilità individuale e sociale. Si è notato che esiste un legame tra la partecipazione ad attività fisiche e sport, e l’integrazione e i rapporti sociali. Nella società moderne i giovani sono meno capaci di creare rapporti sociali duraturi rispetto al passato. Ciò attribuisce alle reti sociali – comprese la scuola e la classe – un’importanza considerevole. L’emarginazione dal gruppo e l’isolamento sociale conducono ad uno stress estremo; al contrario, l’integrazione è positiva per l’autostima. L’educazione fisica e lo sport in generale sono visti come elementi importanti per neutralizzare le tendenze disgreganti, in quanto lo sport offre l’opportunità di partecipare, di fare esperienza del sentimento di fraternità, dello spirito di comunione e di solidarietà. In ogni caso, ciò dipende soprattutto dal modo in cui l’educazione fisica e lo sport vendono insegnati e organizzati. Infatti anche l’isolamento e l’emarginazione possono essere conseguenza dello sport. Questa relazione mette in primo piano il ruolo dello sport e l’ora di educazione fisica a scuola e mira a rendere consapevoli e responsabili dello stretto legame che esiste fra sport a scuola e vita sana.
Un binomio che è messo in pericolo dall’aumento dei tassi di obesità e dalla diminuzione della ore concesse allo sport nel programma scolastico. In media, infatti, nella scuola superiore le ore disponibili sono passati dalle 117 alla 101 ore.
Per invertire la tendenze bisognerebbe puntare il dito sulle attrezzature obsolete e sul disequilibrio fra attività indoor e all’aperto, oltre a rilevare la necessità di adeguare l’attività sportiva scolastica alle esigenze di tutti gli studenti. La mancanza di attrezzature sportive moderne, così come di professori all’altezza, fa si che sovente l’attività sportiva sia sacrificata a discapito di altre materie. Ultimamente il Parlamento Europeo ha chiesto pertanto che gli Stati membri propongono almeno tre lezioni d i educazione fisica la settimana. Conclude la Raimondi: “ il consiglio ai bambini e ai ragazzi è quello di praticare attività fisica quotidianamente sia dentro che fuori la scuola, mentre agli adulti di fare sport almeno tre volte la settimana.
E i ragazzi cosa ne pensano?
C’è abbastanza spazio per l’educazione fisica a scuola?
Dott. Pietro VITALE
* Il “Palazzuolo”
Il Vicedirettore
Bisceglie Bari
Presso il Liceo Scientifico Statale “E. Fermi” di Bari uno Staff d’eccezione.
Il Prof. Giuseppe Mario FORENZA è il Capo d’Istituto ed è persona di grande intelligenza e di innate dopo manageriali egli si avvale, per l’andamento dell’Istituto della collaborazione del Prof. Alfonso MINICHELLI (Vice Preside) e della Prof.ssa Donata FERRARA. All’interno dell’Istituto “Fermi”, opera in concerto con gli altri uffici Amministrativi, l’ufficio del Personale.
L’ufficio del Personale Amministrativo come tutti sanno, in ogni Amministrazione che si rispetti, è sempre stato l’ago della bilancia ed il trainer di ogni sistema operativo Tecnico-amministrativo, come esattamente in questo Istituto. Cari Lettori, la qualità, la competenza, e la professionalità dell’Ufficio del Personale Amministrativo, presso il Liceo Scientifico Statale “E. Fermi” di Bari sono occupate, con le relative competenze di servizio dai sigg:
Sig.ra. Concetta NATALE (Capoufficio, collabora con il Preside ed interagisce con il C.S.A. per tutto il personale Docente ); Sig.ra. Angela DEBELLIS (coord. di tutto il personale Ausiliario); Sig.ra. Carmen RIGLIETTI (di supporto al personale Docente); Sig. Pietro VITALE al protocollo e servizi vari).
Tutto il personale della Redazione de * il “Palazzuolo” augura al Preside FORENZA ed a tutti i Suoi dipendenti: Docenti e personale A.T.A. Buon lavoro il classico AD MAJORA SEMPER.
El-Alamein: ignoto tenente e ignoto messaggio
L'episodio, della battaglia di El Alamein, che segue, merita la giusta considerazione perchè ricorda l'eroismo dimostrato dal sacrificio di un combattente. Durante i brevi istanti di una rara sosta notturna del fuoco, il tetro desertico veniva, improvvisamente, interrotto da strazianti lamenti di un ferito che in lingua tedesca e con una pessima pronuncia italiana disperatamente invocava l'aiuto di un infermiere. Invero sovente si verificavano le così dette "sacche", cioè una sorta di imboscata consistente nella simulazione, da parte inglese, di richiesta di aiuto, appunto in lingua italiana o tedesca, in modo da stimolare il senso umano di eventuali soccorritori che regolarmente venivano fatti prigionieri, per cui non era possibile un immediato intervento senza tentennare, anzi la circostanza imponeva rapida riflessione e valutazione del da farsi. Tuttavia, con le dovute precauzioni, il capitano Andrea Fundarò, ha ritenuto inviare, verso il luogo di provenienza dei lamenti, un infermiere e una pattuglia armata di due fucili mitragliatori e bombe a mano. Al ritorno, compiuta la missione, dal comandante della pattuglia, si veniva a conoscenza che effettivamente l'aiuto era invocato da un tenente tedesco che presentava gravissime e multiple ferite alle gambe e quasi sicuramente per tentare di strappare da sicura morte la sua giovane vita, si rendeva necessario e urgente l'idoneo intervento chirurgico per l'amputazione di entrambi gli arti inferiori e quindi si doveva trasportarlo in ospedale. Lo sfortunato, ma valoroso, ufficiale tedesco, balbettando appena malamente in lingua italiana, faceva comprendere che partito in motocicletta dal suo reparto per una delicata e importante missione, le ruote del suo mezzo investivano una mina e che, a causa dello scoppio, era saltato in aria unitamente alla sua motocicletta. Il tenente, grondando sangue dagli arti inferiori rifiutava il trasporto nelle retrovie e aveva implorato solamente la medicazione alla meno peggio per avere modo di proseguire e concludere la missione affidatagli consistente nel riferire verbalmente e personalmente un importantissimo urgente segreto messaggio al Maresciallo Rommel. L'Ufficiale, escludeva anche l'eventuale accompagnamento con mezzo meccanico; dopo le medicazioni nel migliore dei modi possibile, veniva rifocillato e rifornito di una borraccia piena d'acqua, quindi, ringraziando i soccorritori, con il lamento del dolore dovuto alle ferite subite ed a denti stretti si allontanava, nel buio tenebroso, molto lentamente e faticosamente aiutandosi con le mani e trascinando per terra i suoi lacerati e sanguinanti arti inferiori. Luminoso esempio di attaccamento al dovere nel volere con ostinazione e fino all'ultimo momento portare da buon soldato, personalmente a termine il compito affidatogli, nella consapevolezza delle responsabilità assunte. Non si conosce se il tenente tedesco, fedele al giuramento, sia risuscito a raggiungere il Maresciallo Rommel ma il suo dovere di soldato e di combattente era quello di proseguire a qualsiasi costo nel disperato tentativo di assolvere pienamente il suo compito anche a costo dell'estremo sacrificio. Le svariate e sfortunate avventure belliche di El Alamein e la successiva prigionia, non hanno consentito dare un nome all'eroico tenente tedesco, restandone ignoto sia il nome che il messaggio.
Discorso di S.A.R. Vittorio Emanuele
Oggetto: 90° Anniversario del Convegno di Peschiera del 1917 - Peschiera
del Garda – 11 novembre 2007 - Autorità, Guardie d’Onore, Gentili Signore, Cari Signori, sono molto felice di celebrare insieme a tutti voi questa storica ricorrenza, che ci dà l’opportunità di ricordare mio nonno Re Vittorio Emanuele III. Troppe volte la figura eroica di questo Sovrano d’Italia è stata sminuita e offerta alla critica di parte di chi non ha la minima conoscenza dei fatti storici; Vittorio Emanuele III fu un grande uomo, un grande re e soprattutto un autentico patriota. La sua condotta irreprensibile, in anni molto difficili per tutta l’Europa, consentì all’Italia di svilupparsi economicamente e socialmente. Durante il ventennio, certamente non accettò di buon grado la coabitazione con il fascismo: è doveroso ricordare infatti che proprio in quel complesso periodo Egli ebbe il grande merito di mantenere il controllo della Patria evitando le indicibili derive che il Nazismo disgraziatamente ebbe in Germania. Il suo acume, unitamente alla visione internazionale del ruolo dell’Italia, lo portò a rafforzare il ruolo della nostra Patria a livello mondiale. Vorrei anche riportare alla memoria un fatto che in molti hanno scordato: fu proprio Vittorio Emanuele III a volere fortemente la nascita dell’odierna F.A.O., unico organismo internazionale per combattere la fame nel mondo. Ma fu proprio a Peschiera che “il piccolo grande Re” divenne un simbolo per tutti gli italiani. Qui, dopo la disfatta di Caporetto, quando tutte le forze dell’Alleanza erano favorevoli ad una ritirata del Fronte, impose la sua coraggiosa visione, che ebbe il merito di mantenere la “linea del Piave”, portando l’Italia alla vittoria sull’Austria-Ungheria. Lo chiamarono “Re Soldato” proprio per la sua costante presenza in mezzo alle truppe al fronte. È vero, fu un Re Soldato che portò i suoi valorosi ed eroici soldati alla vittoria! A Peschiera, cari Amici, si giocarono le sorti della nostra Patria, e fu grazie a Re Vittorio Emanuele III se essa poté uscire vittoriosa da quel conflitto epocale che sancì la tanto attesa annessione di Trento e Trieste, portando così a compimento l’Unità d’Italia. Cari Amici vi ringrazio e vi saluto, rileggendo l’intervento che fece mio nonno novant’anni or sono, proprio qui a Peschiera: “Italiani, Cittadini e Soldati ! Siate un esercito solo. Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. Questo mio grido di fede incrollabile nei destini d’Italia suoni così nelle trincee come in ogni remoto lembo della Patria, e sia il grido del Popolo che combatte, del Popolo che lavora. Al nemico che, ancor più che sulla vittoria militare, conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponda con una sola coscienza, con una voce sola: Tutti siam pronti a dar tutto, per la Vittoria, per l’onore d’Italia.
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Nota di Casa Savoia
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Oggetto: nota Savoia su causa beni e lettera Principe Emanuele Filiberto
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Precisazioni in seguito alle notizie oggi riportate sulla stampa
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Si rende noto che relativamente alla causa contro lo Stato i Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia hanno al momento inviato una lettera di "messa in mora" per evitare la decadenza dei loro diritti. La scelta, pesata e ponderata, nasce dal fatto innegabile che il Principe Vittorio Emanuele, per 56 anni, ed il Principe Emanuele Filiberto, per 30 anni, hanno subito una gravissima privazione dei diritti fondamentali di un individuo sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. E' stato loro vietato l'ingresso nel loro Paese, è stato loro tolto il diritto fondamentale alla proprietà privata ed al voto. La Costituzione italiana ha palesemente violato quanto previsto dalla Convenzione dal 1948 in poi. È bene ricordare che in altri paesi sono stati trattati severamente dall'Europa, anche in maniera retroattiva. E' il caso della Grecia, che ha dovuto pagare un cospicuo risarcimento a re Costantino e alla sua famiglia per l'ingiusto esilio. Per quanto concerne i beni bisogna non confondere i beni della Corona che erano a disposizione della Casa Reale, come il Quirinale, ed i beni privati che erano di proprietà dei membri della Famiglia Reale da molti secoli. Ancora nessuna richiesta è stata avanzata i merito ai secondi e non è stato fatto un elenco del patrimonio personale. È inaccettabile un tale accanimento nei confronti di una richiesta legittima, sarà la giustizia a dare torto o ragione alla richiesta avanzata. In merito alla risposta del Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito al fatto che sarà il Governo a valutare una causa a Casa Savoia credo sia dettata dalla stizza più che da un'analisi serena della situazione. Si rende noto che i proventi dell'eventuale vittoria processuale del Principe Emanuele Filiberto andrebbero alla "Fondazione Emanuele Filiberto di Savoia" al fine di finanziare opere di beneficenza e di sostegno alle fasce sociali più disagiate. Filippo Bruno di Tornaforte, Portavoce Casa Savoia press@casasavoia.org
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Lettera di S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto di Savoia
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Nella stampa di oggi tutto è stato incentrato sulla causa che mio padre ed io abbiamo intenzione di intentare contro lo Stato Italiano per la violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Si è cercato di stravolgere con ironia il senso stesso dei fatti cercando di dipingerci come degli individui bramosi di denaro che in barba alle tasche degli italiani vogliono ottenere indennizzi milionari. Vorrei esprimere la verità sull’argomento e soprattutto i sentimenti che mi hanno spinto in una scelta quanto mai difficile: fare causa al mio Paese. Tutto inizia nel Giugno del 1946, all’indomani del Referendum Istituzionale che decretò la vittoria della repubblica (referendum i cui metodi e successivi risultati sono sempre stati oggetto delle più ampie riserve da parte di giuristi, la stessa Corte di Cassazione, e di storici) quando mia nonna e mio padre prima e mio nonno Re Umberto II poi, partirono per un esilio “temporaneo” che durò di fatto tutta la vita per mio nonno, cinquantasei anni per mio padre e trent’anni per me, che in esilio sono nato. Quel mese di Giugno fu per la nostra famiglia un momento drammatico ed indimenticabile; partimmo lasciando tutto nel nostro Paese, quello stesso Paese che divenne Patria Unita grazie alla mia famiglia, lo stesso Paese che ci ha condannati ad un’esistenza di cittadini diseguali, privati, da una Costituzione iniqua, di ogni diritto civile (cittadinanza, diritti elettorali, diritti alla proprietà, diritti alla libertà di espressione e di circolazione nella propria nazione). Vorrei per un momento portare l’attenzione del lettore su questo aspetto perché è fondamentale per comprendere la nostra vita dimezzata: in un mondo in cui i diritti dell’Uomo sono garantiti da un’apposita normativa internazionale l’Italia ha emanato una Costituzione contraria a queste leggi che ha modificato, sospendendo parzialmente gli effetti dei commi in contrasto, solo cinquantasei anni dopo la sua entrata in vigore. Ma in questi anni cosa è accaduto alla mia famiglia? Mio padre Vittorio Emanuele conserva preziosamente l’ultimo ricordo della sua infanzia italiana: era sul balcone del Quirinale davanti ad un’immensa folla plaudente tenuto per mano da suo padre Umberto II appena divenuto Re d’Italia. D’un tratto si è trovato trasportato con mille peripezie in un paese lontano, il Portogallo, poi dopo pochi mesi è stato trasferito in Svizzera per frequentare un collegio: lontano dalle persone care, dagli affetti, dalla sua Patria. Per tutta la vita ha vissuto come un uomo incompleto, e per tutta la vita a lavorato sodo per mantenere la sua famiglia privata di ogni proprietà e di ogni diritto. Nonostante questo ha cercato di essere utile all’Italia sostenendone l’imprenditoria a livello internazionale. Mio nonno, Re Umberto II, fu un uomo dalla dignità insuperabile con un profondo amore per gli italiani: fu un esempio per tutti. Ha lasciato l’Italia per evitare una guerra civile, nonostante i brogli elettorali; ha sofferto in Portogallo con il solo sogno di poter un giorno rivedere la sua Patria, purtroppo non gli è stato consentito neppure morire in Italia e ancora oggi riposa in terra straniera. Nonostante questo ha donato al popolo italiano l’ultima sezione del Corpus Nummorum Italicorum: la più vasta collezione di monete antiche d’Italia dal valore inestimabile. E veniamo a me: è vero ho vissuto una bella infanzia con una famiglia unita ed amorevole, non mi è mancato materialmente nulla ma certamente mi è mancata la mia Patria che vedevo dalle cartoline che i tanti italiani mi spedivano. Tutta questa sofferenza è stata provocata da una norma non solo ingiusta ma contraria a leggi internazionali chiare e limpide. Dopo una lunga e sofferta riflessione mio padre ed io abbiamo deciso di procedere mettendo in mora lo Stato Italiano per i danni patiti a causa dell’esilio per un importo di circa 260 milioni di euro. Abbiamo anche voluto evidenziare che lo Stato ha avocato a sé tutti i beni privati di Casa Savoia: beni che provenivano dal patrimonio personale che nulla aveva a che fare con la dotazione del Capo di Stato. Questa causa verrà dibattuta nelle sedi di giustizia e sarà la giustizia a decidere se la ragione è dalla nostra parte. La Convenzione sui Diritti dell’Uomo lo ha già sancito: molti sono gli esempi di Stati che hanno dovuto versare indennizzi a famiglie reali ingiustamente private dei diritti civili. Vorrei, cari lettori, spiegare che ben prima dell’iniziativa legale avevo dato mandato ai miei legali Avvocati Murgia e Calvetti di costituire la Fondazione Savoia a cui sarebbe andata la cifra ottenuta dalla causa contro lo Stato. Questa cifra dovrà essere utilizzata per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro. Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà, questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani. La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me, ma chi ha sbagliato è giusto che paghi.
Tratto da La Circolare Spigolosa.
mercoledì 14 novembre 2007
Un film di Roberto Faenza
Scrittore e Giornalista
Officer Distrettuale
Resp. Educazione allo Sport
Lions Club Bari Host
La Scuola. Cultura e Sport.
I VICERE’
Un film di Roberto Faenza
Il prossimo 9 novembre uscirà nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Roberto Faenza i Vicerè, tratto dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto, uno degli autori più grandi e insieme più sottovalutati, della nostra letteratura, secondo Leonardo Sciascia il più grande scrittore italiano insieme a Manzoni.
Il film è stato dichiarato di interesse culturale nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e si avvale di un cast d’eccezione, nel quale figurano Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Lucia Bosè. I costumi sono filmati da Milena Canonero, che è appena stata premiata con il suo terzo Oscar, dopo Barry Lyndon e Momenti di gloria
Il recente nuovo interesse per I Vicerè (si è recentemente svolto lo scorso marzo a Cambridge un importante convegno di studi dedicato a De Roberto), si deve alla straordinaria analogia tra la scena storica rappresentata nel romanzo (la nascita dello stato italiano nel 1870) e la percezione dell’odierno scenario della politica italiana, della sua crisi ideologica, mortale, valoriale. Una serie di dialoghi profetici, usciti dalla penna di De Roberto e riportati fedelmente nel film, sono così lungimiranti e attuali da sembrare essere scritti oggi.
Proposto dalla Jean Vigo Italia di Roma - I Vicerè ribadisce la continuità di un costante impegno produttivo svolto, come già accaduto con altri film di Roberto Faenza, per esempio Alla luce del sole sulla vita di don Pugliesi (che in sala è stato visto da oltre 500.000 studenti italiani), alla realizzazioni di opere capaci di generare una partecipazione attiva, soprattutto da parte dei più giovani, alimentando la tensione critica e la lucidità di giudizio, messi in discussione in momenti di crisi culturale come avviene oggi.
Nel film, mentre si forma l’Italia, attraverso gli occhi di Consalvo (Alessandro Preziosi), l’ultimo erede degli Uzeda, discendenti degli antichi Vicerè di Spagna, si svelano misteri, gli intrighi, le complesse personalità della famiglia, in uno scenario dove i sentimenti sussistono solo nella prospettiva dell’interesse e della prevaricazione, sino al sacrificio della giovanissima Teresa (Cristina Capomondi), sorella di Consalvo, costretta a chiudersi all’amore per obbedire al volere di un padre padrone. In un mondo siffatto, la sete di potere e di dominio non può salvare nessuno.
La proposta di organizzare, a partire dal 9 novembre 2007, delle matinèes rivolte agli studenti, dalle scuole medie alle superiori, viene avanzata con antico per consentire ai Dirigenti Scolastici e ai Docenti di poter valutare il nostro progetto nel selezionare proposte valide per gli alunni.
La Jean Vigo Italia ha predisposto in vista delle proiezioni per le scuole e in esso ha creato la specifica sezione “Progetto Scuole”, nella quale nel messaggio sono stati inseriti alcuni saggi di esperti dell’opera di Federico De Roberto.
La sceneggiatura del film, pubblicata da Gremese Editore in un volume che includerà anche una prefazione del regista, interviste inedite a Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca e Cristina Capotondi, il saggio L’attualità de I Vicerè di Margherita Ganeri e molte foto del film, che avvalso di collaboratori di valore internazionale, come Milena Cononero, Premio Oscar 2007 per i costumi, Francesco Frigeri, scenografo di The Passion e molti altri.
Protocollo di intesa: Parco Di Cagno Abbrescia
* il “Palazzuolo”
I Lions ospiti della prestigiosa struttura del Parco Di Cagno Abbrescia di Bari.
Tutti i Soci del Lions Club Bari Host, il 12/11/2007 hanno inagurato la loro nuova Sede Amministrativa presso il Parco Di Cagno Abbrescia.
La notizia è stata annunciata dal Presidente, Lions Pasquale Di Ciommo e dal Segretario, Lions Berardino Dell’Erba.
Il Progetto Parco Di Cagno Abbrescia ha l'obiettivo di realizzare un centro polivalente di cultura, sport, spettacolo, residenziale e interscambio di iniziative socio-culturali.
La missione del Parco Di Cagno Abbrescia è di supportare una serie di Aziende e/o Enti al raggiungimento del loro oggetto sociale mettendo a disposizione una serie di servizi e strutture. Il Progetto Parco Di Cagno Abbrescia e’ quella di far usufruire e dotare tutte le Aziende ed Enti firmatari di un protocollo d’intesa di una delle piu’ belle e attrezzate zone del comune di Bari
Più precisamente, Il parco Di Cagno Abbrescia lavorerà perseguendo i seguenti obiettivi:
Unire le proprie forze con le societa’, gli Enti, comunità locali, regionali e nazionali affinche’ Il Parco sia un riferimento culturale per tutta la citta’ di Bari.
Incoraggiare gli imprenditori a intraprendere una attivita’ consortile e collaborativa, presentandosi alla citta’ come un entita’ unica.
Le motivazioni delle Aziende e/o Enti collaboratori
Ogni Azienda e/o Ente del Parco Di Cagno Abbrescia ha la propria personale motivazione per dedicare tempo e energia a un simile progetto collettivo. Ecco alcune delle risposte più diffuse:
1. Poter realizzare e gestire insieme un Parco Culturale unico nella citta’ di Bari e diventare un punto di riferimento cittadino, regionale, nazionale ed europeo
2. Il piacere di condividere e fare sinergia con una serie di imprenditori e Enti affinche’ il parco diventi e rimanga un punto di riferimento di crescita sociale e culturale della citta’ di Bari.
3. La possibilità di partecipare a un progetto che si estende in tutto il mondo, abbracciando culture, lingue, continenti e fusi orari diversi.
Gruppo direttivo di Parco Di Cagno Abbrescia:
Tomasicchio Nicola, (Presidente)
Negli ultimi 30 anni, Il Professor Tomasicchio Nicola ha sempre lavorato prima come professore di educazione fisica nell’ambito dell’Istituto Di Cagno Abbrescia e poi come gestore del centro sportivo. Magis srl.
Olivier Meunier, (proponente)
Olivier è uno sviluppatore del programma culturale Nuova Europa. Come tale, ha creato e mantiene tuttora il progetto DotClear, uno strumento di weblog accessibile e aderente agli standard nell’ambito universitario e per l’interscambio di informazioni tra Enti che promuovono cultura. .
Pascal Chevrel, (proponente)
Pascal gestisce un Ente di interscambio culturale a Lille (Francia) utilizzate dalla comunità francese e ha creato i primi interscambi in lingua spagnola, ora parte integrante del progetto DotClear. Nel 2005, Pascal ha scritto un libro in francese sul Sistema Parco, parla inglese, francese, castigliano (spagnolo) e un po' di catalano.
'INVENTARE IL FUTURO'
L’idea parco progetto per un concorso di idee
L'idea progettuale è frutto della sinergia di tutti i sottoscrittori del protocollo d'intesa. L'elaborazione è stata possibile grazie al lavoro svolto da un' èquipe composta da: Giovanni Di Bari, Tomasicchio Nicola, Zaccaria Laura, Caldarulo Anastasia, Giuseppe Fiore, Vito La Fata, Daniele La Rocca, Maria Giovanna Mulè, Giovanni Zanobini, Gioacchino Murri.
Nella citta’ di Bari si è mosso un processo di superamento della soggezione, della passività, della paura. Si è mossa un'esperienza di essenziale lotta, di maturazione civile, che a poco a poco sta bonificando tutta la vita della citta’. Esperienza che però si dovrà, con ogni generazione, ricreare.
Alcuni mesi prima un gruppo di lavoro impegnato in una ricerca sullo sviluppo del territorio della citta’ di Bari crea un appunto che avrebbe potuto interessare l'esperienza di quel gruppo. Nulla sapeva a quella data (marzo 1997) delle disposizioni dell'Unione Europea sui Parchi letterari. Era una sorta di pro-memoria di cose da fare, articolato in vari punti. Vi si potevano leggere, i punti seguenti, quì un po’ sintetizzati:
contribuire a fare funzionare compiutamente, completandolo, il Centro educativo sperimentale;
contribuire a fare funzionare compiutamente il Centro di formazione;
valorizzare la produzione letteraria nella citta’ di Bari;
valorizzare la produzione enogastronomia del territorio;
istituire una mostra dell'"artigianato attivo" valorizzando alcuni artigiani locali: tutti direttamente artigiani, volontari, senza intermediari parassiti";
promuovere la cultura e le tradizioni della terra di Bari".
E continuava:
"In seguito, maturate le singole iniziative, potrebbe essere pubblicato un sito internet che comprenda fotografie del tutto (comprendeva sia tutte le attivita’ del parco, e l’organizzazione di concerti e spettacoli teatrali, compresa l’attivita’ enogastronomia e il progetto residenziale all’interno del Parco Di Cagno Abbrescia
E nell’ambito dell’ Associazione Culturale La Nuova Arca presente nel progetto Parco, non sarebbe da escludere la proposta di alcune gite da qui (con foto e indicazioni): per la promozione turistica nell’aria appulo-lucana e per l’intrecciarsi e il confronto tra religioni occidentali e orientali.
Per la pubblicazione del depliant e materiale multimediale (con traduzione in tedesco, inglese, francese).
Il parco cerchera’ di incidere sul territorio anche sotto il profilo dei mutamenti che in esso, grazie a quello che sara’ la sua opera, rispondendo ai bisogni più urgenti della popolazione, si sono realizzati interessanti centri culturali e studio del territorio che potranno migliorare lo stato occupazionale della citta’, innalzando il reddito delle famiglie (basti pensare alla diffusione e alla possibilita’ di promuovere la nostra cultura e tradizioni nell’ambito di una attenta promozione turistica e scambio culturale, diffondendo una nuova consapevolezza, un maggiore senso di responsabilità individuale e collettiva.
Ma a parte tali elementi che costituiscono già delle risorse immediatamente spendibili per il Parco che si propone, resta il notevole patrimonio presente sia nel territorio, come luogo reale della speranza di un mondo tutto da inventare, sia la stessa opera complessa e ricca che il progetto Parco vuole offrire, con i suoi molteplici collegamenti nazionali e internazionali: fondamentali risorse per continuare la sua opera seguendo il reticolo dei numerosi gruppi culturali che ad esso si vogliono affiliare.
Sintesi della proposta
Il nucleo centrale del Parco è costituito dall'asse del turismo e interscambio culturale, attraverso il quale il 'Parco Di Cagno Abbrescia' coglie l'occasione per diffondere la cultura della nonviolenza, dell'accoglienza e dello sviluppo contro i rischi della cultura della morte. L'area cittadina è caratterizzata dalla persistenza storica di clan mafiosi fortemente radicati in citta’, che reprimono il concetto di sviluppo e apertura a pensieri e culture nuove nel rispetto della grande tradizione barese.
Il progetto del Parco prevede un investimento in quattro aree principali: 1) quella turistica 2) culturale, 3) sportiva, 4) spirituale
I soggetti proponenti agiscono in sinergia tra di loro dandosi un proprio coordinamento in sedi dislocate nel parco, in collaborazione con l’amministrazione comunale, provinciale e regionale.
6)Descrizione dei soggetti proponenti
I soggetti proponenti sono oltre a Associazioni culturali. Associazioni sportive, Associazioni dello spettacolo, cooperative, enti ecclesiastici e sociali, e tutti coloro che vogliono dare un contributo affinche’ si realizzi a Bari Un centro culturale multi etnico e nella promozione della cultura e tradizioni baresi
7) Responsabile della realizzazione degli interventi Il Parco è rappresentato da un responsabile, scelto all’interno del soggetto proponente, che si assumerà il compito di coordinare le attività di promozione e realizzazione del Parco Di Cagno Abbrescia
SEZIONE 2
MODALITA' IPOTIZZATE PER LA GESTIONE DEL PARCO
La gestione del Parco sarà affidata ad un soggetto formale costituito da tutti i rappresentati delle singole Aziende e Associazione insediate nel Parco, proponenti citati nel protocollo d’intesa, salvo eventuale aggiunte in fase di realizzazione pratica del progetto stesso.
Detto organismo avrà riunioni periodiche per adempiere di concerto a tutte le esigenze che di volta in volta si presenteranno, verificando che ogni aspetto progettuale, obiettivo e attività coincidano con quanto preventivamente concordato.
Ogni organismo proponente, firmatario del protocollo d’intesa, eleggerà un proprio rappresentante per la costituzione del consiglio di gestione. Detto consiglio è l’organo preposto a designare il presidente del Parco Di Cagno Abbrescia.
Il presidente dovrà avvalersi di un esecutivo operativo che sarà nominato dal consiglio di gestione del Parco.
I ruoli e le funzioni specifiche di ciascun soggetto coinvolto sono stati specificati nel protocollo d'intesa.
lunedì 12 novembre 2007
I Pugliesi nel mondo-Crate
il giorno venerdì, 22 aprile 2005 alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare della Provincia di Bari, con la collaborazione dell’INTERNATIONAL ASSOCIATIONS OF LIONS CLUB Distretto 108/AB “Apulia”-Italy-Il Direttore dell’Archivio di Stato Prof. Giuseppe Di Benedetto e il Presidente del C.R.A.T.E. dott. Antonio Peragine. Invitano la S.V. alla presentazione del libro: “LA STORIA…TANTE STORIE. (selezione di testi elaborati dagli alunni partecipanti al concorso)
“L’EMIGRAZIONE PUGLIESE NEL MONDO”
Relatore prof. Salvatore DISTASO
Docente di scienze demografiche presso l’Università degli Studi di Bari
Interverranno
Vincenzo DIVELLA
Presidente Amministrazione Provinciale-Bari
Prof. Giuseppe FIORE
Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale-Puglia
Prof. Franca Pinto MINERVA
Presidente IRRE Puglia
Moderatore
dott. Gustavo DELGADO
Alla selezione-concorso parteciperanno alcuni alunni di 20 scuole della prov. di Bari, Foggia, Brindisi, Taranto e Lecce.
Mentre per il CRATE ed il suo presidente Nazionale dott. Antonio Peragine e il suo delegato dott. Pietro Vitale per la città di Bari.
…….I nostri connazionali nel mondo, in fatto di orgoglio italiano, hanno molto da insegnare a tutti noi: per decenni sono stati i cultori della nostra storia, delle nostre tradizioni, della nostra cultura e dei nostri valori e sono stati dimenticati e discriminati dalla classe politica italiana. Hanno onorato e difeso il Tricolore, e non hanno mai dimenticato la loro Patria. Oggi il testimone è stato passato alle nuove generazioni che fanno delle loro origini un vanto…..così in un incontro si espresse a favore degli emigrarti italiani l’On. Mirko Tremaglia.
Il C.R.A.T.E attraverso il suo Presidente Nazionale il Dott. Antonio Peragine e i suoi collaboratori in particolare del Dott. Pietro Vitale, e in collaborazione dell’Ufficio Politiche Migratorie della Regione Puglia (Centro Assistenza e Tutela degli Emigrati Puglia nel Mondo), per la città di Bari.
Il C.R.A.T.E. si propone di curare l’assistenza nelle forme e nei modi più estesi: attività culturali, professionali, educative, manifestazioni sportive, artistiche e teatrali, stampa periodica dei cittadini italiani pugliesi emigrati e delle loro famiglie, per quanto concerne la risoluzione dei problemi l’emigrazione e l’immigrazione straniera, con particolare riguardo ai problemi tecnici (legali ed amministrative.
domenica 11 novembre 2007
Tregua del Fuoco El Elamein 30 10 1942
Con lo svilupparsi della sempre più accanita battaglia di El Alamein, aumentavano considerevolmente il numero dei combattenti caduti con inevitabile e conseguente disagio per i combattenti di ambo le parti, per le esalazioni di fetore cadaverico che infestava l'aria; Quindi si riteneva urgente ed improrogabile l'attuazione di una tregua dal fuoco per la rimozione delle salme e per soccorrere i numerosi feriti. Avvertita l'esigenza, i comandi delle truppe opposte, prendevano opportuni accordi ed il giorno 30 ottobre 1942 attuarono una concordata tregua dal fuoco dalle ore 9,00 alle ore 12,00 per dare modo a chi di dovere di raccogliere le salme dei gloriosi caduti e prestare dovuti soccorsi ai numerosi feriti. Durante le ore della tregua del fuoco, sulla terra di nessuno e specificatamente sul campo di battaglia, potevano circolare, esclusivamente, le autoambulanze militari, gli ufficiali medici, gli infermieri ed i cappellani; Detto personale doveva essere disarmato e riconoscibile dal bracciale internazionale della Croce Rossa al braccio sinistro. I combattenti da ambo le parti dovevano rimanere accovacciati ed occultati dentro le buche o le postazioni. La tregua del fuoco in quel settore era stata una decisione necessaria, urgente e pietosamente umanitaria e igienica per tutti; Infatti il recupero delle salme dei caduti sul campo di battaglia era un sacrosanto diritto/dovere sentito da tutti i soldati a prescindere dal colore e dalla nazionalità. Pertanto, con i dovuti soccorsi ai numerosi feriti, si affievolivano momentaneamente i loro strazianti lamenti di dolore... la speranza di strappare da sicura morte giovani vite. Purtroppo, però, i feriti più gravi erano già deceduti per dissanguamento e altri perivano durante la fase di recupero e di trasporto a causa della gravità delle ferite riportate. In precedenza e durante l’irruenta battaglia, apposite pattuglie avevano il compito di recuperare i feriti, esse agivano nelle ore notturne ma poche volte riuscivano a salvare i commilitoni; Ciò principalmente a causa dell'intenso fuoco avversario proveniente da ogni direzione, sia per via terrestre che marina e aerea. Pochi soldati componenti le dette pattuglie notturne ritornavano alla base e molti non tornavano, immolandosi volontariamente ed eroicamente nel pietoso tentativo di soccorrere i commilitoni feriti. Con l'attuazione della tregua del fuoco, si rendeva possibile il recupero delle salme e dei feriti, di guisa che si veniva a limitare le esalazioni di fetore cadaverico che non solo infestava l'aria ma incrementava l'afflusso delle mosche che sovente si era costretti ad ingoiare, involontariamente, parlando e bevendo qualche ripugnante sorso di caffè o di acqua mista a benzina, anche se i vari bidoni adibiti al trasporto della benzina erano segnati con una croce di colore rosso. Le rare lettere che da El Alamein pervenivano ai familiari, nell'interno contenevano anche alcune mosche, ciò perchè mentre veniva chiusa la busta, qualche mosca, riusciva ad infiltrarsi dentro la busta e rimaneva chiusa. Alle ore 12.00, come stabilito in precedenza dai comandi delle truppe avversarie, terminava la tregua del fuoco, con conseguente ripresa del combattimento. Dopo le ore 12 del 30 ottobre 1942, trascorsi alcuni minuti di incertezze e silenzio, con estrema violenza riprendeva la battaglia inondando di fuoco e di terrore tutta la zona di El Alamein.
Tratto da La Circolare Spigolosa
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Il "Popolo di Internet" non esiste
Le manovre psicologiche per diminuire l’importanza di un media
Il popolo di internet non esiste ma è una definizione che fa comodo ai poteri forti, e soprattutto alla ‘casta’, che domina quasi tutti i mass-media ma che non riesce (ancora) a controllare internet. Da ciò derivano i goffi tentativi di affondare gli artigli sull’uso libero di internet, blog, siti... insomma restringono le libertà dei cittadini in qualsiasi campo. Vogliono mettere le mani anche sul web... il motivo? Semplice: hanno paura! Definire i cittadini che utilizzano il web in un qualche modo, appunto ‘popolo di internet’, come piace a Romano Prodi, non è offensivo ma sottilmente dice: sono un altro popolo, un popolo di quelli che non contano un cavolo... ne consegue che molti vengono influenzati da questo ragionamento e non danno peso a ciò che avviene sul web. Non è così, perché proprio per il fatto di non dover dire ‘grazie’ a qualcuno, di non percepire stipendi, bustarelle, favori e via dicendo, chi scrive su internet agisce liberamente e quindi esprime una opinione svincolata dai giochi di potere e di segreterie di partito... Perlomeno questo è quello che accade in linea generale. Noi non siano un altro popolo, siamo solo una parte del popolo che si è svincolata dalla sudditanza dell’informazione! Dal canto suo Silvio Berlusconi nel suo ultimo periodo di delirante governo ha introdotto una legge, anche questa liberticida, che obbliga chiunque voglia accedere alla rete tramite un centro internet, a presentare i propri documenti; Questo obbliga il cartolaio, il gestore, il barista a doversi recare ogni giorno in Prefettura per la vidimazione... ma siamo in Italia, se lo sono dimenticati? Difatti la quasi totalità dei centri internet si sono trasformati in una sorta di ‘club’, ovvero presenti il documento una volta e loro ti danno un tesserino. Privacy addio in ogni caso; Dissero che questo serviva a controllare i movimenti terroristici... una barzelletta! Come se i terroristi avessero bisogno di centri internet e soprattutto non avessero documenti falsi... Ma parliamo proprio di terroristi, difatti una delle ultime volte che sono andato in un centro internet a Milano, dove sono gestiti nella maggioranza da nordafricani, ho presentato il mio documento a uno che, guarda caso, mi pare fosse stato indagato per terrorismo... buffoni! i nostri politici sono degli emeriti buffoni, con la loro mentalità da burocrati e squali mangia soldi, non fanno altro che far crollare il nostro Paese. Adesso la destra, che ha perduto le ultime elezioni, non per un aumento dei voti della sinistra ma per un calo dei suoi, parla di statistiche che li danno vincenti alle prossime elezioni... solo che sarà, se sarà, per il calo degli elettori che andranno a votare per la sinistra, che fa schifo come la destra. Parlavano di voto truffa, di tornare alle lezioni... suonando il corno, scusate: le loro corna, quella di destra e quella di sinistra.
Tratto da La Circolare Spigolosa
Omaggio a Capodimonte
A cura di Achille della Ragione
Per festeggiare i 50 anni di vita del museo sono giunti a Capodimonte dalle più famose pinacoteche del pianeta oltre settanta dipinti allo scopo di dialogare con le tele napoletane ed il risultato, superate le incertezze ed i dubbi dei primi giorni, appare sorprendente e si rivela sempre più un’idea vincente del vulcanico soprintendente Spinosa, infaticabile organizzatore di eventi artistici memorabili, aduso a lavorare in una realtà difficile come quella napoletana, con scarse risorse economiche e nel criminale disinteresse degli sponsor privati. Gli autori in mostra rappresentano il top assoluto da Caravaggio agli Impressionisti e rispondono a nomi quali Cezanne, Gauguin, Goya, Manet, Murillo, Picasso, Rembrandt, Renoir, Van Dick, Van Gogh, Velazquez e Zurbaran, per citare soltanto alcuni tra i maggiori. Le opere sono distribuite lungo i tre piani dell’antica reggia affianco a quelle normalmente esposte, per cui per visitare la mostra è necessario confrontarsi con il cospicuo patrimonio permanente del museo poco noto ai turisti e misconosciuto dagli stessi napoletani. Alcuni colloqui sono sorprendenti ed i quadri esposti sembrano conoscersi da sempre ed hanno rapidamente familiarizzato, come il Guercino al fianco di Mattia Preti o la dolcissima Donna con la perla di Corot in perfetta sintonia con la Madonna col Bambino e cherubini del Botticelli, lo stesso dicasi per alcune splendide nature morte come le Mele cotogne di Zurbaran rese con la stessa petrosità materica degli omonimi frutti di Luca Forte e la Cesta con piselli e ciliegie di Van der Hamen y Leon impregnata dello stesso profumo che emana prodigioso dalle tele dei Ruoppolo o di Brueghel. Altre volte il forte contrasto è stato fautore di un fecondo dibattito come per i dipinti metafisici di De Chirico e di Carrà a colloquio con le certezze geometriche del celebre ritratto di Luca Paciolli o il sorprendente volto del graffittaro Basquiat al cospetto degli esiti di un Rosso Fiorentino o di un Salviati. E che dire davanti a quella coppia di anziani contadini di George La Tour ripresi dal vero mentre mangiano pane e miseria in compagnia delle tele a lume artificiale di un artista come lo Stomer o lo stralunato Doppio ritratto di Bacon posto in antitesi ai volti severi impressi sulla tela col suo tremendo impasto dal Maestro dell’Annuncio ai pastori, del quale, oltre alle sue tele partenopee, è in mostra una stupefacente Testa di vegliardo, di recente andata in asta a New York, nella quale sembra si possa scorgere, finalmente in maniera chiara, una J come iniziale della firma, ad avvalorare le teorie del De Vito, che da anni si batte per attribuire all’ancor ignoto artista il nome di Juan Do. In alcune occasioni si è voluto operare un confronto tra tele di epoche diverse ma di soggetto affine, come la ipercolesterolemica Betsabea di Rembrandt vicino alla seducente Danae del Tiziano o la Antea del Parmigianino, uno dei più misteriosi ed affascinanti ritratti di tutti i tempi in compagnia delle due fanciulle immortalate da Picasso, una solare donna di Majorca ed una malinconica Olga Khokhlova, compagna del pittore. Ed a pochi passi la Susanna ed i vecchioni di Rubens di prosperosa procacità a paragone dell’algida bellezza della casta fanciulla raffigurata dal Ribera. Ed a proposito di questa ultima tela vogliamo aggiungere che essa ha finalmente trovato una ragionevole paternità dopo aver vagato nelle aste internazionali prima come anonima e poi sotto le paternità più strampalate da Stanzione a Paolini. Nei lunghi corridoi seicenteschi in perfetta sintonia i dipinti di Van Dick vicino alle tele del Novelli, divulgatore del suo verbo nelle regioni meridionali ed i quadri del Poussin dai quali si ispirarono i nostri Falcone e Gargiulo. Concludiamo la nostra carrellata con il luminoso Festino di Erode di Rubens, un felice ritorno in città di un quadro, una volta nella collezione napoletana di Gaspare Roomer, il facoltoso banchiere fiammingo, che possedeva una raccolta con oltre 1500 pezzi ed oggi di proprietà del museo di Edimburgo. Il dipinto, un diluvio di colori di calda e seducente sensualità, fu la palestra visiva per tanti giovani pittori locali da Bernardo Cavallino a Luca Giordano, i quali prelevarono la gioia del più acceso cromatismo e la trasfusero nelle loro opere, inaugurando le felici stagioni del pittoricismo e del barocco. Potremmo proseguire a lungo, ma tedieremmo il lettore e toglieremmo al visitatore la gioia di cogliere personalmente analogie ed antitesi come in un ideale contrappasso. Per chi volesse visitare la mostra in compagnia del sottoscritto, usufruendo anche delle letture critiche sugli impressionisti di mia moglie Elvira, appuntamento alla biglietteria: venerdì 16 novembre alle ore 16, domenica 25 novembre alle ore 10,30 e sabato 29 dicembre alle ore 10,30. http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo42/articolo.htm
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