Questo sito è a disposizione di tutti coloro che intendono inviare i loro pezzi, che dovranno essere firmati, articoli sulle gesta della Cavalleria Antica e Moderna, articoli di interesse Sociale, di Medicina,di Religione e delle Forze Armate in generale. Il sottoscritto si riserva il diritto di non pubblicare sul Blog quanto contrario alla morale ed al buon gusto. La collaborazione dei lettori è cosa gradita ed avviene a titolo volontario e gratuito, per entrambi.
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mercoledì 1 aprile 2009
IL LIONS DAY ALL'ONU
Venerdi 13 marzo oltre 170 lions italiani al Palazzo di Vetro di New York per la
31a edizione della giornata con le Nazioni Unite – L’Intervento del Segretario Generale
dell’ Onu Ban Ki Moon e del Presidente Internazionale Albert F. Brandel
In un’epoca segnata da grandi tensioni in tante regioni della terra, il messaggio di fratellanza di Melvin Jones, nella sua universalità, alimenta sempre più la speranza di un mondo migliore. Conflitti etnici, crisi alimentari, diritti umani violati attraversano la quotidianità di intere popolazioni, riproponendo drammaticamente il grave problema della giustizia sociale e di un modello di sviluppo costruito sulla pace, sulla tolleranza e sulla solidarietà.
E’ stato questo il leit motiv del “31° Lions day with the UN” al Palazzo di vetro di New York svoltosi, in una cornice di grande partecipazione, venerdi 13 marzo. Un evento che annualmente conferma il ruolo del lionismo a favore della pacifica convivenza fra i popoli e che rilancia la nostra mission di mediatori sociali, protagonisti nel processo di promozione umana, a sostegno dell’azione dell’ONU. Un impegno che il Lions Clubs International ha assunto solennemente nel 1945 con il determinante contributo fornito alla stesura della Carta delle Nazioni Unite, stella polare per i popoli in cammino verso una società libera, affrancata da ogni tipo di schiavitù. Un cammino certamente difficile, con molti ostacoli da superare.
Ne ha parlato nel suo intervento il Segretario generale dell’ONU, il coreano Ban Ki-Moon: dai cambiamenti climatici alla fame nel mondo, dalla sicurezza alla cooperazione internazionale, al progresso socio-culturale dei Paesi più poveri. “Una sfida mondiale per la sopravvivenza dell’umanità, ha dichiarato Ban Ki-Moon, che potrà essere vinta con la precisa assunzione di responsabilità da parte dei Paesi più industrializzati in termini di investimenti tecnici ed economici, con un accordo globale che rappresenta la mia più alta priorità.” Di particolare significato il saluto indirizzato alla platea dei delegati. “I Lions, con il loro impegno umanitario, ci ricordano che il nostro destino è nelle nostre mani, il mondo può cambiare. Camminiamo insieme, amici Lions, per costruire sulla pace e sulla prosperità un futuro diverso e garantire il diritto alla vita a tutti gli uomini della terra.”
Con questo spirito oltre 600 delegati lions, provenienti da ogni continente, si sono ritrovati a New York nella prestigiosa sede dell’ONU, luogo simbolo di ogni progetto di pace nel mondo, per partecipare a un appuntamento di grande valenza lionistica, accomunati dagli stessi sentimenti, al servizio di un’unica causa: abbattere i muri della incomprensione e costruire i ponti del dialogo per consegnare alla storia del XXI secolo pagine meno nefaste rispetto a quelle scritte in passato.
E con l’entusiasmo di sempre, la delegazione italiana, forte di oltre 170 rappresentanti del 108 Italy, la più numerosa dopo quella americana, ha portato a New York la passione e il calore del nostro lionismo. Una delegazione a lungo applaudita che, in un festoso sventolio di tricolori, con non poca commozione, ha intonato l’inno nazionale con un improvvisato accompagnamento musicale. Momenti indimenticabili di grande emozione per una squadra di…qualità! In “campo” il PIP Pino Grimaldi, il Direttore Internazionale Ermanno Bocchini, il Past Direttore Internazionale Massimo Fabio, il Presidente del Consiglio dei Governatori Salvatore Giacona, oltre a numerosi Governatori, officer distrettuali e tanti soci. Diverse le provenienze, da Domodossola a Caltanissetta, da Gallarate a Bari, ma una stessa maglia, quella dell’amicizia e della solidarietà, per una giornata davvero speciale, vissuta con l’orgoglio dell’appartenenza.
Una giornata che il Presidente internazionale Albert F. Brandel ha illuminato ricordando l’azione umanitaria dei lions nel mondo: dalla Cina (“abbiamo restituito il sorriso ai bambini scampati dal terremoto”) all’India, al Kenia (“con Sight First sono stati realizzati numerosi miracoli a livello oculistico”), dal Burkina Faso allo Sri Lanka (“combattere la mortalità infantile e la fame è un nostro impegno morale”). Proficua la collaborazione con le Agenzie delle Nazioni Unite quali l’Unicef, la Fao, il Pam. Tanti piccoli gesti compiuti dai Lions, “i grandi eroi di ogni giorno”, che Brandel, si è impegnato a far conoscere al neo Presidente Obama invitandolo nella nostra Associazione. We can!
Per la delegazione italiana una esperienza straordinaria racchiusa nella dichiarazione del CC Salvatore Giacona resa in occasione del ricevimento offerto dal Console Generale Francesco Talò nella elegante sede del nostro Consolato a New York: “il lionismo italiano, con la visita alle Nazioni Unite, vuole testimoniare il suo tradizionale spirito di servizio e la sua vicinanza di sentimenti all’umanità che soffre, nella consapevolezza che si può costruire un mondo migliore promuovendo…uno spirito di comprensione fra i popoli”.
lunedì 30 marzo 2009
VIGILI DEL FUOCO - CORPO NAZIONALE - "FIRMISSIMA EST INTER PARES AMICITIA"
Vasta eco sulla stampa pugliese ed ampia partecipazione delle scuole, per la conferenza indetta nel fine settimana sul progetto “Diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza civile” promosso dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, d’intesa con l’Ufficio Comunicazione Istituzionale del Ministero dell’Interno.
All’incontro, tenutosi presso il distaccamento “Fiera” del Comando Provinciale di Bari, è intervenuto l’ing. Davide Meta, Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco di Puglia, l’ing. Giovanni Micunco, Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari, il Prof. Pasquale Martino, Assessore Pubblica Istruzione del Comune di Bari ed il Presidente Nazionale dell' ANVVF cav. Gianni Andreanelli.
A Bari l’iniziativa, seguita sul territorio in maniera particolare dall’Associazione del Vigili del Fuoco in congedo, ha coinvolto più di 20 scuole interessando una popolazione studentesca di circa 6.000 ragazzi.
In particolare ha colpito l’intervento del Comandante Provinciale Micunco, il quale ha sottolineato che in provincia di Bari su 837 strutture scolastiche (con fascicolo agli atti del Comando) solo 263 sono provviste di Certificato di Prevenzione Incendi. Di questi, però, 168 sono in corso di validità mentre altre 32 richieste sono in itinere. Questo non vuol dire che le scuole non siano sicure – ha sottolineato il Comandante- piuttosto che occorre una maggiore attenzione da parte di tutti i soggetti anche nell’assolvere quelle che sembrano degli adempimenti burocratici.
domenica 22 marzo 2009
DA ISTANBUL ALLO SHERATON NICOLAUS DI BARI
Sabato 21 marzo 2009, alle ore 19,30 ad Istambul
in simultanea alle ore 18,30 presso lo Sheraton Nicolaus Hotel di Bari e per tutto il periodo delle iniziative bioetiche di celebrazione del world water day in congiunzione con il 5 Forum Mondiale dell'Acqua
Inaugurazione Mostra di Gigantografie luminose dell'artista barese Titty Pignatelli Palladino, ad Istambul, presso la prestigiosa sede della Fratellanza Francescana. Fiocchi di manna, stelle d'arcobaleno faranno da sfondo alle immagini di San Nicola per illuminare il Festival itinerante del Dialogo Interreligioso.Il Frate di origini Messicane, Ruben Tierrablanca, responsabile dei progetti di dialogo interreligioso tra la Turchia e il resto del mondo, presentera' l'iniziativa insieme a rappresentanti delle tre Religioni monoteiste provenienti da tutto il mondo in occasione del 5 Forum Mondiale dell'acqua che si sta tenendo in questi giorni.
L'iniziativa e' patrocinata dal Ministro Egiziano dell'Irrigazione, sua Eccellenza Ing. Mahamoud Abu Zaid, ed e' coordinata da Accademia Kronos sede egiziana presieduta dal Professore Emerito Atef Hamdy,da Accademıa Kronos Internatıonal presıeduta Dott. Ennıo Lamalfa..Saranno presenti i Lions International del Distretto 118 E di Istambul con la presenza assıcurata del Vıcegovernatore Dott.ssa Latıfe Bastug.
Una occasione unica in cui nel nome dell'arte Musulmani . Cristiani ed Ebreı potranno festeggiare la giornata mondiale dell'acqua istituita dalle Nazioni Unite per il 22 marzo di ogni anno. Nella stessa sede sara, possıbıle firmare la petizione sulla via nicolaiana del dialogo interreligioso come itineario culturale inedito e ricco di promesse.
.www.firmiamo.it/lavianicolaianadeldialogointerreligioso.
Madrına della Serata La dott.ssa Alıce Aurelı dell,UNESCO PARIGI
La prossıma tappa sara la cıtta dı Valenzano ın provıncıa dı Barı con una madrına dı grande prestıgıo la dott.ssa Francesca Ferrı assessore alle parı opportunıta del Comune dı Valenzano
sabato 21 marzo 2009
RAFFAELE FITTO, SIMONE DI CAGNO ABBRESCIA, FRANCO SCHITTULLI. (ITALIANI!)
Giornalista e scrittore
Vicedirettore de il “Palazzuolo”
Direttore del Blog International
www.corpomilitaresmom.blogspot.com
CONGRESSO, NON CHIUSURA MA NUOVO INIZIO
ITALIANI!
ROMA - L'ultimo congresso di An ''non e' un congresso di chiusura'', ma ''un giorno di nascita, di ripartenza, un nuovo inizio''. Ignazio La Russa, 'reggente' di An, apre cosi' la sua relazione al congresso della Fiera di Roma. ''Non e' un congresso ordinario - dice - Nasce il partito degli italiani e' lo slogan, e non a caso. E' questa da sempre la grande ambizione, il traguardo che si sono posti gli uomini di destra dal Dopoguerra ad oggi''
GRAZIE GIANFRANCO PER CORAGGIO, NO COMPROMESSI - ''Un uomo di destra, quando ricopre un ruolo istituzionale, lo fa senza compromessi''. Lo dice il reggente di An Ignazio La Russa nel suo intervento al congresso nazionale parlando delle prese di posizioni di Gianfranco Fini. ''Quando indossa la casacca di presidente della Camera - sottolinea La Russa - Fini non lo dimentica: ha il dovere di svolgere il suo ruolo in modo impeccabile. Anche quando vorrebbe cambiare le regole che ci sono, e che sono un po' lente, ha il dovere di dire che tutto va fatto senza salti in avanti''. ''Gianfranco - dice La Russa rivolgendosi al leader del partito, seduto in prima filea - ti dobbiamo un grazie per il tuo coraggio, perche', sfidando le critiche, vai dritto per la tua strada''.
LA RUSSA A LEGA, PASSI INDIETRO NON LI FARA' SOLO PDL - Nei rapporti fra il Pdl e la Lega Nord ''non c'e' bisogno di contrapporsi, al contrario bisogna competere'', restando ''pronti ad accettare correttivi'', ma cio' non vuol dire ''accettare l'ineluttabilita' che siccome per vincere bisogna stare insieme un passo indietro lo debba sempre fare il Pdl''. E' un passaggio dell'intervento di Ignazio La Russa, reggente di An, all'apertura del congresso di An.
Da Bari, il Senatore Luigi d’Ambrosio, comunica:
Carissimi,
Venerdì 20 marzo, alle 0re 18.00, al Teatro Piccinni di Bari, un appuntamento da non perdere: alla vigilia del congresso fondativo del Partito della Libertà previsto a Roma alla fine di marzo, il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, l'on. Simone Di Cagno Abbrescia, candidato sindaco della città di Bari e il prof. Franco Schittulli, candidato presidente della provincia di Bari, incontreranno i cittadini che credono e condividono il grande progetto della costruzione del nuovo grande soggetto politico nazionale, il partito degli Italiani che credono nei valori della libertà, della democrazia, del riformismo, del merito, della trasparenza e dell'efficienza amministrativa.
Un confronto non solo per illustrare temi, programmi e agenda del partito che traghetterà il nostro Paese nella modernità, ma anche per riempire di contenuti, energia ed entusiasmo il sogno voluto dal presidente Silvio Berlusconi che oggi, finalmente, si realizza.
Non puoi fare mancare la Tua presenza e il Tuo contributo: quello di venerdì prossimo è un appuntamento con la Storia, e a farla siamo noi.
Al Congresso erano presenti molti Dirigenti di Istituzionali ed Autorità Civili e Militari, tra cui il Dott. Giovanni Lacoppola (Dirigente dell’U.S.P. di Bari); il Prof. Domenico Palladino (Primario di Radiologia); e molti altri frateni amici.
Un breve profilo del futuro Presidente della Provincia di Bari:
Cambiare si può. Cambiare si deve.
Francesco Schittulli, Laureato in Medicina e Chirurgia si è specializzato in Chirurgia Generale e in Oncologia. Più volte consigliere dell’Ordine dei Medici di Bari è stato componente del Comitato del Comitato scientifico Eurispes della Puglia.
Già consigliere nazionale della Società Italiana di Chirurgia Oncologica e Direttore della Scuola Speciale di Senologia Chirurgica, è stato docente universitario dapprima alla Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia e poi alla scuola di Specializzazione in Oncologia delle Università di Bari e Tor Vergata di Roma. Direttore Scientifico dell’Istituto Oncologico di Bari dal 1993 dal 1997, è sin dalla sua costituzione (1993) componente della Commissione Oncologica Nazionale del Ministro della Salute. E’ stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra i quali: dal Santo Padre Giovanni Paolo II dell’onorificenza di “San Gregorio Magno”; dal Capo dello Stato di “Grande Ufficiale della Repubblica”; dall’Ordine al Merito Melitense della “Croce di Ufficiale”; Dal 2000 è Presidente Nazionale della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori. Nel 2005 il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azelio Ciampi, gli ha conferito la “Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica”. Dal 1986 Direttore Senologo-Chirurgo e Capo Dipartimento Donna dell’Istituto Tumori di Bari.
LA MIA TERRA, LA MIA GENTE, una NUOVA PROVINCIA.
“Ho accettato la candidatura alla carica di Presidente della Provincia di Bari con lo spirito di servizio, coinvolgimento e impegno. L’impegno di un professionista che, da cittadino, accetta una nuova sfida per contribuire al bene della sua terra. Alla Provincia di Bari occorre una politica pèiù vicina alla gente, un piano strutturale di rilancio che trovi idee innovative e soluzioni concrete anche in termini di occupazioni per guardare al futuro con più serenità. La mia Provincia sarà la Provincia del dialogo e della programmazione condivisa con i suoi Comuni. Sarà la Provincia che sosterrà con i fatti la sua utilità e la sua unicità. Sarà una nuova Provincia da ridisegnare insieme”.
giovedì 19 marzo 2009
SENATORE LUIGI D'AMBROSIO LETTIERI
SENATO DELLA REPUBBLICA------ XVI LEGISLATURA ------
176a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 19 MARZO 2009
(Antimeridiana)
_________________
Presidenza della vice presidente MAURO,
indi del presidente SCHIFANI
(stralcio)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, credo sia giusto ricordare, anche se è stato già fatto, che la questione del cosiddetto testamento biologico e delle tematiche ad esso collegate non è di oggi. Essa è infatti all'ordine del giorno del dibattito politico da trent'anni, da quando nel 1976 il caso Quinlan, come ha ricordato lo stesso professor Veronesi, prima scosse l'opinione pubblica statunitense e poi rimbalzò in tutti i Paesi avanzati, dove i crescenti progressi delle conoscenze tecnico-scientifiche avevano già prodotto interrogativi tali da mettere a soqquadro le convinzioni e dilaniare le coscienze.
Questa notazione è la dimostrazione di quanto laceranti, difficili, drammatici per la coscienza di ciascuno e al di là degli schieramenti di parte, siano gli argomenti che come questo aprono problemi etici di complessità incredibile. Non è davvero un caso, credo, che tre decenni non siano bastati ai legislatori che si sono succeduti in questa e nell'altra Aula del nostro Parlamento per iscrivere la materia in un quadro di regole certe e condivise, perché molto semplicemente si tratta di una materia difficile, di una materia delicata che, complice il processo ipertecnologico di crescita della nostra medicina, apre dilemmi fin qui estranei al percorso umano.
Credo di esprimere un pensiero che in quest'Aula sia stato largamente condiviso se affermo che l'accelerazione dell'iter legislativo del provvedimento in esame sia stato prodotto dalla controversa e drammatica conclusione del caso Englaro, che ha trovato la risposta ai dilemmi, agli interrogativi, alle istanze, alle richieste che prima ricordavo in una sentenza della magistratura; laddove questa è intervenuta evidenziando che non poteva farsi diversamente, atteso che vi era un vulnus legislativo, al quale peraltro la magistratura stessa chiedeva di porre rimedio. Un fatto grave, questo, che non sia l'organo sovrano espressione della volontà popolare a dare un'indicazione e una risposta, ma sia un altro potere costituito della nostra democrazia. Questo riferimento è utile ad inquadrare la cornice di oggettiva difficoltà dentro la quale dobbiamo provare a ragionare (e sottolineo provare a ragionare), rifuggendo dalle tentazioni di radicalizzare il confronto e di ingessarlo nei presunti dogmatismi di opposte e non conciliabili verità.
Sono sempre stato convinto fin dall'inizio dei lavori in Commissione sul testo del senatore Calabrò (al quale voglio indirizzare in questa sede, una volta di più e con grande affetto un pubblico attestato di stima e un sincero ringraziamento per l'onestà intellettuale e l'umiltà tenace con la quale ha portato avanti questo provvedimento), che il punto centrale della delicatissima questione che ancora discutiamo sia tutto nella risposta ad un'unica domanda: fino a che punto la vita di una persona può essere considerata un bene disponibile?
Un interrogativo che è andato ben oltre l'iniziale tema che lo aveva generato, caro collega Marino, relativo al fatto se l'alimentazione e l'idratazione fossero sostentamento vitale o trattamento sanitario e come tale dunque configurabile come accanimento terapeutico.
E' infatti sulla vita come bene disponibile che si registra la divaricazione tra chi ritiene che ciascuno, in nome del sacro ed inviolabile principio di libertà, possa fare della sua vita ciò che più e meglio ritiene e chi al contrario ritiene che la libertà assoluta di disporre di sé sia costitutivamente in antitesi con i princìpi e le regole del vivere civile e sociale e quindi non ammissibile. Come è evidente si tratta di posizioni inconciliabili, espressioni di concezioni, sensibilità e culture profondamente diverse dei valori fondanti dell'esistenza.
Dirò subito, per chiarezza, che sono tra coloro che ritengono che la vita sia un bene indisponibile e non negoziabile. Aggiungerò anche che avverto un po' di disagio quando, anziché confrontarci su argomenti opponendo posizione a posizione, vi è chi considera pregiudizialmente la mia convinzione come frutto di un dogmatismo confessionale e fideistico. A ben vedere, è proprio questo l'atteggiamento che rende più difficile il dialogo: il rifiuto di molti a prendere in considerazione, con la serenità che sarebbe invece necessaria, il fatto che il principio della indisponibilità della vita non è sostenuto solo da argomenti teologico-confessionali, ma anche da forti e ben radicati argomenti laico-razionali.
Vi è che come il professor Francesco D'Agostino, presidente onorario della Commissione nazionale di bioetica - ma vi sono accanto a lui illustri presidenti emeriti della Corte costituzionale - si è speso molto per affermare questa verità, spiegando - direi autorevolmente - come quello della indisponibilità della vita sia con buona pace dei laicisti un principio aristotelico ancor prima che cristiano, ricordandoci che la stessa verità è stata poi variamente ribadita da giganti del pensiero della statura di Kant o di Schopenhauer (sì, anche lui, il nichilista Schopenhauer!), entrambi concordi nell'affermare che la vita non è bene di cui il singolo possa disporre a suo piacimento, anche se sulla base di considerazioni del tutto diverse e per non dire singolarmente opposte.
È però all'Aristotele dell'Etica Nicomachea che bisogna riferirsi per significare come il concetto della indisponibilità della vita sia assolutamente precristiano. Il filosofo argomentava contro il suicidio, sostenendo che l'individuo appartiene alla polis e non ha dunque il diritto di privarla della sua presenza e della sua attività. Il professor D'Agostino non parla ovviamente né di polis né di Patria, né di Stato, ma osserva che ognuno di noi vive all'interno di una rete di relazioni interpersonali. Quindi, sostiene il bioeticista - che cito alla lettera - «chi ritiene di avere il diritto di poter disporre della propria vita arriva di fatto a disporre - magari senza rendersene conto - di tutta la rete di relazioni interpersonali (che sono familiari, amicali, lavorative, politiche, sociali), al cui interno si è formato come persona e che hanno contribuito a costituire e costruire la sua identità. Uscendo da questo mondo e ritenendo di averne il diritto, egli si comporta ingiustamente con tutti coloro che hanno interagito nel passato e che potrebbero in futuro ancora interagire con lui, che cioè hanno messo, o comunque potrebbero aver messo a disposizione sua il proprio patrimonio di esperienze».
In questa interdipendenza di individui, che è l'elemento irrinunciabile e fondante dell'esperienza umana e della stessa idea di società, risiede dunque il nocciolo della questione.
Non apparteniamo solo a noi stessi ma anche alla rete di relazioni interpersonali che ha fatto e fa di noi quel che siamo. Ritenere disponibile dunque la vita umana significa infliggere un vulnus fatale alla possibilità stessa della dimensione sociale, per la quale la vita non è soltanto un valore accanto ad altri valori ma è il presupposto della stessa elaborazione sociale di ogni valore. Ecco perché il principio dell'indisponibilità della vita non è negoziabile, perché se lo discutessimo mineremmo le pietre d'angolo su cui appoggiano le fondamenta del nostro modello di civiltà, con conseguenze incalcolabili per il futuro.
E a tutti coloro che arrivando talvolta a promuovere, sotto le spoglie suadenti della pietas, la causa del diritto a disporre della propria esistenza, aprendo così la porta ad una deriva nichilista, gioverà ricordare che se questa civiltà, della quale siamo al tempo stesso eredi e artefici, è stata possibile è esclusivamente sulla base dell'affermazione di questo principio: se avesse prevalso, al contrario, il concetto della vita come bene disponibile, forse saremmo ancora dalle parti della Rupe Tarpea. Su questo punto fondamentale non mi è sembrato di registrare, a meno di colpevoli distrazioni, controargomentazioni convincenti condotte in punta di ragionamento; eppure, torno a dirlo, proprio su questo punto nodale dell'intera questione si svolge il ragionamento. Se infatti attraverso un confronto aperto, sereno e maturo arrivassimo a condividere la convinzione, tutta laica, razionale e soprattutto fondata sull'irrinunciabile dimensione sociale del nostro essere persone, in ordine all'indisponibilità della vita, credo che al provvedimento che oggi stiamo discutendo in Aula si aprirebbe una strada in discesa.
Il lavoro in Commissione ha dato ampia prova del fatto che esistono margini per arrivare ad una legge formulata con il contributo, anche necessario, di culture e sensibilità differenti. Lo ha ribadito il senatore Calabrò, con specifico riferimento ad alcuni aspetti critici che sono stati utilmente dibattuti, analizzati e migliorati, e lo ha confermato, con un'onestà intellettuale che è tutta da apprezzare, il senatore Gustavino, riconoscendo che il testo della legge è uscito dalla Commissione migliore di come vi era entrato.
Mi avvio alla conclusione, signora Presidente, chiedendo un ultimo minuto. Voglio coltivare l'auspicio che questa discussione generale, per questa volta e per questa specialissima occasione, si sottragga alle logiche dei discorsi fatti per lasciare traccia nei resoconti; che questa Aula torni ad essere, come siamo in tanti ad auspicare, come emerso nell'interessante dibattito sulle riforme che abbiamo svolto ieri, il luogo dove non solo si approvano le leggi ma dove si forma e si costruisce il pensiero che le origina.
Eppure non può prendersi atto delle oggettive difficoltà a trovare le necessarie convergenze, attese le dichiarazioni tanto amare quanto vere della vice presidente Bonino, quando afferma che a dividerci nella sostanza è una diversa lettura dell'articolo 32 della Costituzione. Ragionando ai bordi di questo solco, dunque, potrà forse anche essere vero che in democrazia - mi rivolgo soprattutto alla illustre collega Bonino - i numeri non sempre coincidono con il diritto, ma è ancora più vero che dietro la forza dei numeri in questa occasione c'è anche la forza dei princìpi, dei valori, delle convinzioni e anche dei ragionamenti svolti con la massima apertura al confronto con le ragioni altrui. Non c'è una logica muscolare dietro e dentro il testo di questa legge, ma la traduzione, anche difficile e sofferta in alcuni momenti, di un lungo percorso di impegno, di riflessione e confronto. Questo ritengo giusto ricordarlo, con serenità, con pacatezza e con grande convinzione, assumendo la responsabilità, non solo etica, del mio sostegno alla legge. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Fosson).
martedì 17 marzo 2009
DOPO 700 ANNI I TEMPLARI CITANO IL PAPA IN TRIBUNALE
Giornalista e scrittore
Articolo di Rosanna Pirolli pubblicato da “Pontediferro.org – Il giornale online della Capitale” del 17 settembre 2008,
Nel clima politicamente difficile e niente affatto rassicurante dell'estate non ancora trascorsa, una notizia clamorosa e bizzarra nella sua, diciamo, originalità: il Papa di Roma, Benedetto XVI, denunciato davanti ad un Tribunale di Madrid dall'Asociaciòn Orden Soberana del Temple de Cristo, che si considera erede legittima delle leggendarie armate medioevali dei “Cavalieri di Cristo”: i Templari, le cui gesta, le ricchezze, i misteri ed i mitici riti di iniziazione al limite dell'eresia, non hanno mai smesso di interessare la storia e la letteratura, in particolare l'attuale grasso filone di “fanta-mistero” con i suoi milioni di lettori in tutto il mondo.
L'Associazione spagnola, con la sua iniziativa giudiziaria, vuole recuperare l'onore che quei “Cavalieri di Dio” perdettero settecento anni fa quando l'ordine venne sciolto dal Papa Clemente V su istigazione del Re di Francia Filippo il Bello. Fu poi il re, braccio secolare, ad imprigionare e spedire sul rogo, gli ingombranti “miliziani della fede”, i più integralisti di tutta la storia cristiana.
Il tesoro dei Templari venne presumibilmente incamerato dalla Corona. Non si tratta soltanto di onore. Negli atti di causa, accanto alla richiesta di riabilitazione dell'Ordine, si allude con insistenza ai beni accumulati dai monaci guerrieri: un valore di 100 miliardi dei quali l'Ordine venne espropriato.
Il Papa Benedetto è chiamato in giudizio come successore di quel Clemente V il quale, agli inizi del 1300 fu costretto a sciogliere il potentissimo Ordine sul quale gravava da tempo, a torto, il sospetto di eresia. Erano gli anni della “schiavitù di Avignone”, il papato si trovava in una situazione di enorme debolezza politica e, riparato in terra francese, era di fatto soggetto alle fortissime pressioni ed ai ricatti finanziari del re.
Fuori da ogni leggenda, i Templari, furono veri e propri soldati della fede, capaci di uccidere e sterminare gli "infedeli" nel nome del Signore, per la tutela del Santo Sepolcro e la sicurezza della città di Gerusalemme in mano cristiana al momento della fondazione della loro milizia. Ma non furono soltanto “Cavalieri della Trascendenza”. Furono anche “Cavalieri di banca” particolarmente versati nei commerci “multinazionali”.
L'Ordine fu fondato nel 1120 da Ugo de Payns, un nobile dello Champagne che lasciò la patria, i beni, la moglie e i figli per farsi crociato in Terra Santa. I Cavalieri del Tempio, all'inizio soltanto otto, erano monaci, non sacerdoti. Non potevano, cioè, celebrare messe e, benché consacrati non possedevano lo “status” sacerdotale. Ma avevano la licenza di portare armi e, devotamente, di servirsene. Una Regola di 72 articoli, estremamente dura e spesso assurda, costituiva l'asse portante della comunità templare. In pratica era vietato tutto. Nessun motto di spirito, silenzio assoluto durante i pasti. Gli stivali non andavano tolti nemmeno a letto. Vietatissimo baciare qualsiasi donna, perfino le madri e le sorelle; i baci di tutte le figlie di Eva erano considerati distorsivi per la integrità e per la purezza maschile. Ogni altro aspetto della vita rigidamente regolato: la dieta povera di carne e ricchissima di legumi, l'abbigliamento bianco privo di ornamenti preziosi. Preghiere estenuanti, porta delle celle aperte, nessuna privacy.
Pochi anni dopo la sua fondazione, l'Ordine dei Templari, posto sotto la diretta autorità del papa, ottenne l'enorme privilegio di non pagare più le decime sui beni ricevuti in elemosina. Fu questa l'origine della ricchezza che i Cavalieri di Cristo accumularono in brevissimo tempo e che servì da base d'investimento alle loro sapienti attività bancarie ed imprenditoriali. Ma che fu anche la causa della loro fine ingloriosa. Non appena, infatti, con la fine delle Crociate in Terra Santa, il ruolo storico dei Monaci guerrieri divenne fragile, sul ricchissimo Ordine piovvero accuse gravissime e persistenti di eresia, idolatria e perfino di sodomia. Pur pressato dal Re di Francia, Clemente V tentò invano di porre le ricchezze dei Templari sotto tutela. La "ragion di Stato" dell’indebitatissimo Filippo il Bello fu più forte.
In risposta indiretta alla denuncia dell'Associazione spagnola, l'Osservatore Romano ha pubblicato gli atti del “Processo contro i Templari” scoperti negli archivi vaticani della ricercatrice italiana Barbara Frale. Risulta da questi importanti documenti processuali che i Cavalieri di Cristo, settecento anni fa, furono assolti dall'accusa di eresia, ma la loro comunità dispersa per sempre. Il Capo dell'Ordine, Jacques de Molay, fu arso vivo a Parigi nel 1314. Nell'andare a morte, il monaco guerriero lanciò l'anatema contro Filippo il Bello ed il Papa Clemente V responsabili della sua rovina. La maledizione andò a segno: il papa e il Re di Francia morirono entrambi nello stesso anno.
Il giudice spagnolo incaricato di giudicare il caso straordinario di un Papa chiamato in causa, ha dichiarato, in prima istanza, la propria incompetenza ad un giudizio su fatti accaduti settecento anni fa e dei quali è ormai competente soltanto la storia.
Contro la pronuncia che non cambia una oscura pagina del medioevo, è stato proposto appello.
Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi. (John Fitzgerald Kennedy)
lunedì 16 marzo 2009
GRANDE UFFICIALE DELLA REP. ITALIANA, BEPPE ROSSI
Giornalista e scrittore
Direttore del blog Internazional
www. Corpomilitaresmom.blogspot.com
Un grande Lions di tutti i tempi: Grand’Uff. Dott. Giuseppe ROSSI
Cari lettori del Blog International e del “Palazzuolo”, è mio grande desiderio porre alla V/s attenzione un grande personaggio, il Grand’Uff. Beppe ROSSI, che ho avuto modo già in passato, di intervistarlo per le l’attività sociali e umanitarie precipue e, innate, oserei dire uniche nel suo genere, un personaggio di grande spessore.
Orbene amici, vediamo chi è il Grand’Uff. Beppe Rossi:
Il Presidente Napolitano, con proprio Decreto del 27 dicembre 2008, ha nominato Beppe Rossi Grande Ufficiale, una delle più alte onorificenze della Repubblica Italiana.
Beppe Rossi, Direttore della Rivista Internazionale ‘Lions Insieme’, è imprenditore nel settore delle costruzioni e fa parte del Direttivo provinciale di Confindustria. E’ attivo in diversi Enti economici, culturali ed assistenziali: Vicepresidente della Fondazione museale del Risorgimento, di quella musicale Mariani, garante del Premio Guidariello di Giornalismo, Console del Touring Club Italiano, Presidente del Circolo Ravennate e dei Forestieri, Consigliere della Fondazione bancaria del Monte e di UniCredit.
Ancora, negli anni ottata fu Vicesindaco ed Assessore della Cultura del Comune di Ravenna, poi Presidente dell’Azienda Provinciale del Turismo; dal 1983 al 1998 è stato membro del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Vicepresidente della Commissione Ministeriale per la Salvaguardia dei Centri Storico – Artistici. Il Dottor Rossi ancora si ricorda che, nel 1962, gli fu assegnata, dal Ministero dell’Istruzione, la Medaglia d’oro di benemerenza. E’ pure insignito della massima onorificenza internazionale dei Lions International: Melvin Jones Fellow.
Ecco, amici, vedete che ho ragione. Il Dott. Beppe Rossi, la generosità d’animo che gli è innata, ha forse volutamente omessa la carica internazionale, che gli è stata conferita recentemente, dal Capo dello Stato Italiano Napoletano: la nomina a Ufficiale del Corpo Militare del Sovrano Ordine di Malta, (A.C.I.S.M.O.M.)
Tanti e tanti auguri al Grande Ufficiale Dott. Giuseppe ROSSI
domenica 15 marzo 2009
ORDINE DEI GIORNALISTI CONSIGLIO REGIONALE DI PUGLIA
Al concorso possono partecipare gli iscritti all’Ordine regionale pugliese con lavori (articoli di carta stampata, servizi radio-televisivi, di agenzia o pagine web) pubblicati nel corso del 2008.
Il premio è suddiviso in due sezioni: carta stampata-internet e radio-tv-agaenzie. Per ciascuna sezione saranno premiati i migliori articoli nei tre settori: sport, cronaca e cultura/costume. Ai vincitori è stato assegnato un premio di 1.000 euro e la riproduzione di un’opera del maestro Manlio Chiappa. La consegna del Premio è stato consegnato nella sala Murat di Bari borgo antico, nella mattinata di domenica 15 marzo 2009. Al Premio ‘Giornalista di Puglia’ Michele Campione hanno partecipato al completo la famigli Campione, Paola Laforgia (Pres. Ordine dei Giornalisti); Michele Emiliano (Sindaco di Bari); Vincenzo Divella (Pres. della Provincia); Nichi Vendola (Pres. della Reg. Puglia) Corrado Petrocelli (Rettore dell'Università di Bari) Lorenzo Del Boca (Pres. Nazionale Ord. dei Giornalisti); Pietro Vitale (direttore del blog internationale me vice direttore de il "Palazzuolo), a cui gli è stato consegnato un attestato di partecipazione al Premio Campione.
nel corso della premiazione è stata recitata una bellissima poesia del compianto Michele Campione:
"Ho piantato un ulivo dal tronco sottile e flessuoso come i corpi delle ragazze quindicenni che sorridono congli occhi. Ho affondato le mani nel terreno soffice e umido per raccoglievi le radici come in una culla. Ho contato le foglie grigio- argento e le influorescenze inpotenti ancora a trasformarsi in frutto come gli amori precoci dei ragazzi".
Grazie Michele, per il Tuo calore e senso della vita...la Tua testimoniaza di vita sarà sempre nei nostri cuori. Un abbraccio, Pietro Vitale
giovedì 12 marzo 2009
VENI SANCTE SPIRITUS REPLE TUORUM CORDA FIDELIUM ET TUI AMORIS IN EIS IGNEM ACCENDE
Giornalista e scrittore
...un lettore mi scrive, dopo aver letto i miei pezzi: Ill.mo cav.Vitale, sono d’accordo con Lei, che bisogna essere documentati storicamente per poter parlare di ‘qualcosa’ e di più se questo qualcosa ha un alone di mistero. ‘C’è un vecchio proverbio contadino che dice più o meno così: ‘quando senti il rumore dei fiumi è perché nel fondo rotolano le pietre…’
Cari amici e confratelli, rivolgendomi a Voi con un cordiale e deferente ossequio, emergo per la prima volta dalle mie elucubrazioni, mosso dalla coinvolgente discussione, reduce da un’entusiasmante nottata…dedicata ai festeggiamenti in onore di una Santa protettrice della vista, dal latino lux, cui i cavalieri Rossocrociati ebbero in comune il martirio. La Vergine Lucia, nata verso la fine del III secolo da una nobile e potente famiglia che si era convertita al cristianesimo, pronunciò giovanissima il voto di castità; così come lo fecero i Cavalieri del Tempio, pure nobili, potenti e cristiani. Vuole la leggenda, che prima del supplizio le siano strappati gli occhi. Dopo lunghi ed atroci torture, la santa fu finita con un colpo di spada, arma piatta ed appuntita, con impugnatura a formare una croce, strumento atto ad insignire ogni cavaliere.
Risaputo che, di fronte un sempre crescente interesse per il mondo della cavalleria medioevale e degli Ordini Cavallereschi in particolare quello dei Templari, è forte l’esigenza di riuscire a distinguere ciò che è realtà storica da quando è mito e leggenda, specialmente di fronte al dilagare di una crescente diffusione di pubblicazioni che mirano ad esaltare un aspetto misterioso ed ‘esoterico’, per altro tutto da dimostrare. Orbene, stiamo attenti, noi cultori e studiosi medoevalisti, alle posizioni di storia, tra romanzo e religione: la leggenda è dietro l’angolo.
Sicuramente la distanza doverosa tra Storia e leggenda passa attraverso l’esame dei documenti d’epoca, le cronache che i cronisti del tempo hanno deciso di tramandare ai posteri; e pur volendo ammettere che ogni mito trova la sua ragione d’esistere in un fatto storico concreto, magari ‘romanzato’ dai contemporanei o dalle generazioni successive, per parlare di Storia è necessario attendersi a quanto è documentato. Su ciò che non è scritto, su notizie il cui fondamento non è dimostrabile, si possono formulare solo ipotesi e congetture, chiarendo che la loro esposizione va introdotta con un : “Si dice…”, ad onore di questo Sito intitolato appunto: “www.corpomilitaresmom.blogspot.com’.
Tutta questa precisazione può risultare antipatica oltre che triste, dato che in questa maniera si spoglia del fascino della quale è sicuramente rivestita la storia dell’Ordine del Tempio.
Cari amici e fratelli, difficilmente un Cavaliere Templare si presenterà pure in forma anonima. La segretezza ormai conta nulla, dai tempi andati dell’inquisizione. L’insormontabile questione è il giuramento intrinseco della parola data, che pone alla coscienza del cavaliere stesso il giudizio di un tale gesto. Una sorta di riservatezza…
Un’epoca breve quanto straordinaria, rappresenta la storia dei Templari: nati in seguito alle Crociate, nel 1118, grazie all’opera di alcuni nobili francesi, in pochi anni diventarono protagonisti nella storia del loro tempo, costruendo in Europa centinaia di castelli, chiese, conventi. Il prestigio e la potenza erano tali che la tesoreria del Tempio a Parigi diventò, per forza di cose, anche quella del re di Francia. Ma l’Ordine del Tempio rappresentava nella Francia e in altre Zone dell’Europa, una specie di stato nello stato. Questo rappresentò anche il proprio declino: all’inizio del XIV secolo il re di Francia, Filippo il Bello, grazie alla complicità della sua creatura papa Clemente V, tramò per sopprimere l’ordine e incamerarne i beni. Il rogo sulla Senna nel 1314, però non fece che accrescere l’alone mitico e leggendario su questo esercito di monaci-cavalieri-armigeri, ammirato tanto dai contemporanei quanto ai nostri giorni.
Documentata è l’organizzazione templare in Europa ed in Oltremare che poteva mobilitare 3.000 combattenti, dei quali circa quattrocento-cinquecento cavalieri. Il resto era formato da sergenti a cavallo, sergenti appiedati, e dalla cavalleria leggera: i Turcopoli.
Responsabile sia dell’arruolamento sia dell’addestramento di cavalieri, sergenti e scudieri era il maresciallo, che provvedeva inoltre all’equipaggiamento ed all’approvigionamento dei cavalli.
Onorevolmente, vero e proprio “capo di stato maggiore”, come diremmo oggi, il maresciallo comandava anche le operazioni militari in caso di assenza del gran maestro e del suo luogotenente, il siniscalco. Era coadiuvato nei suoi compiti dal turcopiliere, l’ufficiale comandante i reparti turcopoli ed i sergenti a cavallo; dal sottomaresciallo, responsabile sia delle armi, che dei finimenti e delle sellerie dei cavalli, ed infine, il gonfaloniere, comandante del personale mobilitato non appartenente al Tempio nonché responsabile del gonfalone Baussant e della scorta. Il gonfalonier era un sergente, come pure sergenti erano i militari di scorta al Baussant, scelti tra i più coraggiosi e tra i più disciplinati.
Molti, come la maggior parte dei cavalieri laici di quel tempo, i templari erano illetterati, molti ancora non conoscevano il latino, tanto che nel refettorio durante i pasti, i brani delle Sacre Scritture venivano letti in francese.
Intrinseco con la perdita della Terra Santa, si ridusse la necessità di reclutare soldati da spedire oltremare, e l’esperienza dei monaci guerrieri era piuttosto quella di amministratori di proprietà terriere; in Europa l’ordine era ormai rappresentato per lo più da personale non militare, con compiti dl tutto simili a quelli di altre realtà monastiche….
Non v’è dubbio che i Templari, erano di fatto, un Ordine religioso, nel quale i Fratelli professavano i voti monastici di povertà, castità ed obbedienza, oltre al voto di combattere i nemici della Chiesa. Quali ecclesiastici, per il loro status di ordine monastico, non potevano versare sangue. Di rappresentanza, San Bernardo di Chiaravalle, dovette ottenere dal papa, la licenza, per i monaci, di uccidere, per non commettere omicidio ma malicidio. Una sorte di carnefici autorizzati da Cristo. Unilaterali verità storiche a riguardo ce ne sarebbero moltissime da elencare: gli itinerari, le gradi battaglie, la vita quotidiana, il templarismo, vitivinicultura templare, l’architettura, la cavalleria, l’alimentazione, i costumi, i luoghi di culto, le regole, eccetera. Rimando gli interessati a numerevoli letture specifiche.
Merita dire che esiste una associazione dedicata alla ricerca storica sui Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone. Il Presidente, residente nel Veneto, è senza dubbio una delle figure più note negli campo degli studi specialistici sull’Ordine del Tempio.
Ogni anno viene organizzato un convegno a riguardo nel territorio italiano, in sedi ‘con passato templare’. Da poco tempo gli sforzi del gruppo si sono proficuamente gemellati con quelli di un consimile Francese, generando una nuova sigla.
Non mi prolungo molto e come avete modo di capire per quel riguarda il Priorato di sion. Si dice che,. Goffredo di Buglione, discendente della linea merovingia tramite i bisnonni Hugues di Long Nez e Agnès la Bella (Hugues Nez era pronipote di Sigebert VI duca del Razès), nel 1099, dopo la presa di Gerusalemme, fondò l’Ordine dei Cavalieri di Nostra Signora di Sion.
Orbene, amici e fratelli, l’ordine dei cavalieri deriva da tre società cosiddette segrete: Esseni, i Saggi della Luce (discepoli di Ormus) ed i monaci dell’abbazia di Sion. Mi fermo qui, riassumere oltre, avrebbe voluto dire scivolare nell’incomprensibile! Un saluto di luce a tutti…
VIA CRUCIS-SAN GIOVANNI ROTONDO-FOGGIA
Officer distrettuale 08/09
(Giornalista, scrittore e conferenziere)
“…chi non conosce la verità é soltanto uno sciocco;ma chi, conoscendola, la chiama bugia, é un malfattore”
Cari amici ed amiche, anche quest’anno si terrà a San. Giovanni Rotondo la tradizionale Via Crucis, che da oltre venti anni è un appuntamento irrinunciabile per Noi Lions, Distretto 108/Ab Apulia. Pur affidandone l’organizzazione, il nostro Governatore Dott. Nicola Tricarico, agli amici Lions, Leo ed amici, di San Giovanni Rotondo, ha voluto dare quest’anno un risalto particolare all’evento, imprimendovi la “sottolineatura” di evento distrettuale, ed estendere l’invito a tutti gli amici Lions italiani e parenti.
Orbene, la nostra generosa terra garganica, che da oltre un millennio accoglie lungo la Via Sacra Langobardorum pellegrini umili e potenti in cerca del perdono e delle pace interiore, ha avuto in dono di avere fra i suoi figli più amati San pio da Pietrelcina, universalmente conosciuto e venerato. Il suo esempio, cari amici, che richiama al sollievo della sofferenza umana, della solidarietà nei confronti dei bisognosi, rappresenta un messaggio di grande sintonia ed affinità con le finalità della nostra Associazione dei Lions International, notoriamente aconfessionale.
Lo spettacolare percorso sul Monte Castellano, sovrastante il Convento e l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza vero miracolo vivente di carità, la vista alla nuova chiesa, ideata dall’Arch. Renzo Piano, con le sue opere artistiche e l’opportunità di sostare in preghiera innanzi alle spoglie terrene di San Pio, renderanno l’evento particolarmente suggestivo ed indimenticabile.
Cari amici, Vi aspetto pertanto numerosi, il 04 aprile 2009 (ore 9.00 Auditorium Chiesa San Pio), per continuare insieme a Voi a “credere nel servire e servire per credere”.
Un abbraccio a tutti, Pietro Vitale